Yeshayahu Leibowitz | Kolòt-Voci

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Yeshayahu Leibovitz, il mio ricordo

Il 18 agosto del 1994 scomparve a Gerusalemme il professor Yeshayahu Leibovitz, uno dei principali protagonisti della cultura israeliana del ventesimo secolo.

Daniel Haviv

Leibovitz era laureato in medicina, in biochimica e in chimica ed era stato professore di chimica e di neurologia fino al 1970 all’Università Ebraica di Gerusalemme, ma il suo nome è più legato al suo pensiero etico e filosofico, soprattutto ebraico (ma non solo), che alle scienze. Egli era una figura poliedrica e controversa, un raro esempio di persona nella quale la stretta osservanza della halakhah e la conoscenza profonda della Torah scritta e orale si accordavano perfettamente con la sua qualità di scienziato e ricercatore rigoroso e prolifico. Tant’è vero che Leibovitz è un solido punto di riferimento per coloro che cercano di mettere d’accordo fede e scienza.

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Riflessioni su Yeshayahu Leibowitz

Dalla rivista SeFeR dell’aprile-giugno 1995 un bel ritratto del controverso maestro il cui libro verrà presentato a Milano questo giovedì 24 febbraio (vedi sotto).

Massimo Giuliani

Da più voci Yeshayahu Leibowitz, che la morte ha sorpreso nel sonno nell’agosto dell’anno scorso (1994 NdR), è stato commemorato come il più famoso e controverso filosofo della società israeliana, come un profeta contemporaneo, come un grande spirito e una benedizione per il popolo ebraico.

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La Shoah non ha alcun significato religioso

CONTROMEMORIA Conversazione tra i professori Yirmiyahu Yovel e Yeshayahu Leibowitz sul significato della shoah. Marzo 1983

Yirmiyahu: Avraham Yehoshua Heshel sostiene che sono tre le questioni fondamentali riguardanti la riflessione della nostra generazione: la shoah, la salvezza e la perplessità della generazione; e aggiunge: «Esse sono l’essenza della Torah, e la nostra generazione le denigra». È d’accordo che la riflessione sulla shoah faccia parte dell’«essenza della Torah»?

Yeshayahu: No. La storia non possiede un significato religioso. Un’azione per avere un significato religioso deve essere compiuta in nome del cielo, e solo da questo punto di vista è possibile attribuire un significato religioso alle azioni storiche sia attive, come la guerra degli asmonei combattuta per la Torah, sia passive, come le sofferenze a causa della Torah nelle persecuzioni del 1096, e dei decreti del 1648, quando sante comunità sacrificarono la propria vita per la santificazione del nome divino: questi avvenimenti hanno un significato religioso.

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Per gli ebrei la Storia non ha nessun significato religioso

Nonostante se ne parli molto, il pensiero messianico è secondario nella fede ebraica.

Yeshayahu Leibowitz 1903-1994

Un grande storico inglese ha definito la Storia come “La cronaca dei crimini, delle follie e delle tragedie del genere umano”. Ciò che ha detto Edward Gibbon è vero ma non è completo: certo la Storia è tutto questo ma è anche la cronaca della lotta del genere umano contro i crimini, contro le follie, e contro le tragedie. Queste infatti hanno origine dalla natura del creato e dello stesso genere umano perciò combatterle richiede all’uomo, sia come singolo e come collettività, uno sforzo enorme in quanto deve opporsi a tale natura; si tratta cioè della lotta dell’uomo contro se stesso; una lotta antica quanto la Storia umana, che deve necessariamente continuare costante in tutti i tempi. Impariamo inoltre, sia dalla Storia e sia conoscendo l’uomo e la natura, come in questa lotta non esista certezza di vittoria ma sono gli sforzi impiegati nella lotta che costituiscono certamente la vera sostanza del significato e del valore della Storia stessa. Continua a leggere »

La religione olocaustica

Un articolo al vetriolo dell’antisionista Gilad Atzmon che vive a Londra e scrive sulla rivista di estrema sinistra Counterpunch. Tradotto in italiano da un sito cattolico integralista e negazionista di estrema destra. Gli estremi si toccano.

Trattenete le tastiere: Kolot si dissocia, ma decide di pubblicare.

Ghilad Atzmon

Yeshayahu Leibowitz, il filosofo che era anche un ebreo osservante, disse una volta ad Uri Avneri (figura storica del pacifismo israeliano, ndr): «La religione ebraica è morta due secoli fa. Oggi nulla unisce gli ebrei nel mondo, a parte l’olocausto». Il filosofo Leibowitz , nato in Germania, è stato il primo a vedere che l’olocausto è diventato la religione degli ebrei. L’olocausto è ben più che una narrazione storica, contiene anzi molti elementi di una religione. Ha i suoi grandi sacerdoti (Elie Wiesel, Simon Wiesenthal, ecc.), i suoi profeti (Shimon Peres, Benjamin Netanyahu e tutti quelli che «profetizzano» l’imminente giudeocidio da parte dell’Iran). Ha i suoi comandamenti e dogmi («Mai più», «Sei milioni» e così via). Ha i suoi rituali (Giorno della Memoria, pellegrinaggi ad Auschwitz). Ha i suoi santuari e templi, Yad Vashem, il museo dell’olocausto e oggi l’ONU.

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Alcune risposte a rav Somekh

Una ricorrenza più condivisa?

David Piazza

Rav Somekh in un suo intervento diffuso da questa lista, si lamenta dello spostamento della data di Yom Haatzmaut perché suppone che sia stato deciso per compiacere quella fetta di popolazione osservante ma non sionista, i cosiddetti ultraortodossi, in ebraico “charedim”.

Proviamo a chiederci: se pure fosse? Continua a leggere »

Rivolta contro la religione

Yeshayahu Leibowitz z”l

La questione dell’ebraismo riformato – o della Riforma nell’ebraismo – non assume di per sé carattere religioso. Non è espressione di uno scontro interno all’ebraismo sul proprio significato o sulla propria identità, ma nasce piuttosto da una lotta fra religione e laicismo, fra i valori dell’una e dell’altro. Affermare questo non comporta di per sé la presa di alcuna posizione verso la riforma; si tratta solo di stabilire dei fatti senza che da ciò derivi alcun accordo o disaccordo nei suoi confronti.

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