Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Gli ebrei nell’Italia fascista

Sergio Paolo Ronchi

Un capitolo ineludibile nella storia nazionale

Ernesto Nathan (Giacomo Balla)

Quarto appuntamento con la serie di pubblicazioni utili a non perdere il filo della storia. Dopo il primo articolo a cura di Sergio Ronchi, dopo la recensione di Eliana Bouchard al volume di Giuliano Bascetto, Cognomi valdesi nel casellario politico centrale, e  dopo la recensione dell’ultimo libro di Francesco Filippi che svela «le idiozie che continuano a circolare sul fascismo», oggi è il turno della condizione degli ebrei nell’Italia fascista. Per non dimenticare. Buona lettura.

Quando si parla della storia d’Italia bisogna fare i conti con la memoria: con il razzismo e l’antisemitismo degli anni Venti. Infatti, «sia la vita sia la persecuzione degli ebrei costituiscono parte integrante e irrinunciabile della vicenda storica nazionale». Ce lo ricorda il maggiore esperto di storia degli ebrei in Italia e della Shoah in Italia e in Europa, lo storico Michele Sarfatti con la nuova e definitiva edizione del suo lavoro maggiore*.

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20 Giu 2019 Comunità Ebraiche

Il culto e i suoi adepti

OPINIONI Niram Ferretti

Alexandra Ocasio Cortez, la pasionaria de sinistra, mucho de sinistra in dotazione partito democratico, non perde mai occasione di farci conoscere il proprio pensiero sulla ferocia di Donald Trump, lo conoscete, il primo presidente fascista americano. E così, attingendo dal suo vasto repertorio culturale ci informa che i centri di raccoglimento per le migliaia di migranti al confine con il Messico, sarebbero “campi di concentramento”. 

E’ giusto in fondo, Trump-Mussolini, pardon, Hitler cosa potrebbe fare se non allestire negli USA dei campi di concentramento per gli indesiderati?

Bisogna dire però che la Cortez è stata preceduta da altre voci analoghe. Il paragone tra i campi di concentramento e i centri di raccoglimento per i migranti lo ha fatto una figura assai più illustre, l’attuale papa, per non parlare dell’altra associazione, tanto ma tanto cara alla sinistra, quella tra migranti ed ebrei. 

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19 Giu 2019 Comunità Ebraiche

Ruth Dureghello confermata alla guida della Comunità Ebraica di Roma

Ha ottenuto il 48% dei consensi con la lista Per Israele: «Felice per la fiducia ci occuperemo delle fasce più deboli e dell’educazione ebraica» 

Ariela Piattelli 

Con il 48% dei consensi, la lista «Per Israele» guidata dalla presidente Ruth Dureghello si conferma la più votata alle elezioni delle Comunità Ebraica di Roma. In una competizione elettorale che vedeva ben 6 liste candidate, quella della Dureghello raggiunge la maggioranza assoluta in Consiglio, grazie al premio di maggioranza, scattato dopo 45% delle preferenze. «Four more years», scrive ringraziando i suoi elettori su Facebook la presidente, riconfermata alla guida della Comunità ebraica più numerosa di Italia per i prossimi 4 anni. 

«E’ una grande soddisfazione il riconoscimento del risultato di questi ultimi quattro anni. – commenta Dureghello – Sono felice per la fiducia che gli elettori hanno rinnovato a me e alla mia squadra. Continueremo a rappresentare la Comunità ebraica più antica d’Europa con orgoglio e impegno. Come promesso in campagna elettorale ci occuperemo delle fasce più deboli e dell’educazione ebraica. Vogliamo continuare ad essere con i nostri valori un punto di riferimento per questa città e per questo Paese».

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18 Giu 2019 Comunità Ebraiche

Pacifici: «Io commendatore come nonno Riccardo ucciso a Auschwitz»

Pacifici: questa onorificenza è un risarcimento a lui. «Il cardinale di Genova, Pietro Boetto, gli aveva procurato un passaporto. ma lui restò fin all’ultimo al suo posto» 

Paolo Conti 

Rav Riccardo Pacifici z.l.

«Questa onorificenza che il capo dello Stato ha voluto concedermi mi onora moltissimo. E mi commuove anche perché rappresenta, ai miei occhi, un risarcimento dello Stato italiano nei confronti di mio nonno Riccardo, rabbino capo di Genova, che fu nominato da Vittorio Emanuele III Cavaliere della Corona d’Italia e poi, con le leggi razziste, perse i diritti civili e venne privato anche di quell’onorificenza… Infine fu prima torturato e poi trucidato ad Auschwitz. Anche mia nonna Wanda morì lì».

La nomina di Mattarella
Riccardo Pacifici, esponente di spicco della comunità ebraica italiana, è stato nominato dal capo dello Stato Sergio Mattarella Commendatore dell’ordine al Merito della Repubblica italiana. Pacifici è stato presidente della Comunità ebraica romana dal 2008 al 2015, fondò da ragazzo — con Dario Coen e Maurizio Molinari — il Movimento culturale studenti ebrei. Negli anni ha strenuamente difeso i diritti e le ragioni dell’ebraismo italiano favorendo il dialogo culturale, sociale e interreligioso. Oggi è nell’Executive board dell’Israeli Jewish Congress, ed è nel collegio della Fondazione Museo della Shoah. Una vita di impegni molto densi, ecco la ragione della nomina: «L’idea originaria fu dell’allora sottosegretario Maria Elena Boschi. L’iter si è concluso con la firma del presidente Mattarella e dell’attuale presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Mi piace che sia una iniziativa bipartisan… Ma per me, ripeto, è un simbolo legato a mio nonno Riccardo». 

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17 Giu 2019 Comunità Ebraiche

Vendette e intrighi in sinagoga

Era Chaim Grade il vero autore da Nobel dell’ebraismo newyorchese. Leggere il suo libro per credere

Wlodek Goldkorn

Quando, nel 1978, l’Accademia di Svezia conferì il Nobel per la Letteratura a Isaac Bashevis Singer, molti tra gli scrittori, giornalisti, critici – tra i superstiti della catastrofe del mondo yiddish – erano scontenti, amareggiati, indignati. Il Nobel, dicevano, spettava a un collega ben più bravo, un autore capace di una scrittura che sfiorava il sublime, Chaim Grade. Salvo che Grade, un signore piccoletto, tozzo, che parlava a voce altissima, scambiata per rabbia, non era mai stato candidato al prestigioso premio; e non lo è stato perché a differenza del suo avversario, Bashevis Singer appunto, è stato poco tradotto e anche perché non gli interessava il parere degli accademici di Stoccolma sui romanzi e sulle poesie. Il suo ritiro dal mondo era dovuto alla moglie, Inna Hecker, una donna talmente gelosa da voler le opere del marito tutte per sé, lontane dagli occhi dei lettori. 

In questi giorni, Giuntina manda in libreria La moglie del rabbino, il primo dei romanzi di Grade tradotto (in un modo esemplare) da Anna Linda Callow. Al libro ci torneremo. Intanto, raccontiamo la storia dell`autore, partendo dalla fine. Grade morì a New York, nel 1982. Aveva settantadue anni. Lasciò sola Inna Hecker, scomparsa a sua volta nel 2010. I due non ebbero eredi e così quando il rappresentante delle autorità entrò nel loro appartamento nel Bronx (due stanze più un salotto), vi trovò, in totale disordine, una biblioteca di svariate migliaia di libri e un gigantesco archivio di lettere e manoscritti che documentavano la vitalità di una letteratura del Novecento assassinata da Hitler. Oggi quel materiale è di proprietà della Biblioteca nazionale di Gerusalemme e dello Yivo (Istituto delle scienze yiddish) di New York, fondato a Vilnius: Sigmund Freud e Albert Einstein tra i membri onorari. E a Vilnius, ne 1910, era nato anche Grade. 

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16 Giu 2019 Comunità Ebraiche

Blogger si inventa lo sterminio di 22 parenti ebrei ad Auschwitz

Marie-Sophie Hingst si era inventata tutto. Ritirato il premio quale Blogger dell’anno che vinse nel 2017 e chiuso il sito da 250mila lettori

Un’intera famiglia cancellata dall’odio antisemita. Una sola nonna sopravvissuta e ventidue parenti ebrei sterminati ad Auschwitz o in altri campi di concentramento. È questa la storia che Marie-Sophie Hingst, una storica di 33 anni, ha raccontato su un blog di grande successo. Una storia pazzesca, toccante. Peccato “solo” che fosse inventata dall’inizio alla fine. Con le sue storie fantasiose, la Hingst è riuscita a conquistare l’attenzione di ben 250mila lettori.Ma non solo: grazie alle toccanti storie, nel 2017 la donna si assicurò anche il premio di bloger dell’anno della Golden Blogger e si ritagliò uno spazio sul settimanale Die Zeit.

Ma, si sa, le bugie hanno le gambe corte. E così si è cominciato a scavare sulla vita famigliare della Hingst. La dottoressa Gabriele Bergner ha messo a nudo le sue frottole scoprendo che la nonna ebrea non è mai esistita in realtà, ma aveva fatto la dentista ed era cristiana e sposata con un protestante di nome Rudolf Hingst.

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13 Giu 2019 Comunità Ebraiche

Ortodossa, cinque figli e maratoneta da record

Silvia Gambino

Il suo nickname social dice già tutto: Marathon MotherBracha Deutsch, detta Beatie, vive nel quartiere di Har Nof a Gerusalemme, è una mamma di cinque figli e una campionessa sportiva. Nata e cresciuta in New Jersey, ha solo 19 anni quando si sposa e si trasferisce in Israele. Oggi, dieci anni dopo, ha appena festeggiato la sua prima vittoria internazionale. Tutto è cominciato appena quattro anni fa, quando Beatie, arrivata al quarto figlio, ha deciso che ne aveva abbastanza di sentirsi fuori forma. E siccome è un tipo “tutto o niente”, ha messo in pratica il suo proposito allenandosi per correre la sua prima maratona. Alla nostra domanda sulle ragioni del suo amore per la corsa rispetto ad altri tipi di allenamento, risponde: “Ho scelto la corsa per la flessibilità che offre – puoi farlo in qualsiasi momento della giornata –  e perché mi dà la carica, l’opportunità di apprezzare il mio corpo, di avvicinarmi alla mia anima e staccarmi dalla follia del nostro mondo”.

Beatie corre la sua seconda maratona nel 2017 a Tel Aviv, incinta di sette mesi del quinto figlio. Un anno dopo, nel 2018vince la maratona di Gerusalemme (stabilendo un nuovo record per la corsa femminile israeliana) e la mezza maratona di Beit She’an. Meno di un mese fa, il 19 maggio, ecco la consacrazione internazionale, con la vittoria nella mezza maratona di Riga.

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12 Giu 2019 Comunità Ebraiche