Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Orrore per la minorenne stuprata dal branco, Israele scende in piazza

Sarebbero 30 i ragazzi responsabili dell’aggressione avvenuta il 14 agosto in un hotel sul Mar Rosso, ma finora solo uno è stato arrestato. Netanyahu: “Crimine contro l’umanità”

Sharon Nizza

Israele è sotto shock per un’agghiacciante aggressione avvenuta nei giorni scorsi a Eilat, la località di villeggiatura israeliana sulle rive del Mar Rosso. Il 14 agosto, una sedicenne ha denunciato una violenza sessuale di gruppo, avvenuta due giorni prima nella stanza di un hotel della città all’estremo sud d’Israele. Secondo indiscrezioni dalle indagini in corso, si tratterebbe di 30 uomini. La notizia è stata diffusa solo mercoledì sera con l’arresto di un primo sospettato. Ma il nome della ragazza è uscito sui social media e i servizi sociali hanno chiesto di trasferire la giovane in un posto sicuro “per evitare che possa essere minacciata dagli aggressori o loro famigliari”.

Ieri sera, un migliaio di manifestanti si è radunato in sedici presidi sparsi per tutto il Paese. A Gerusalemme qualche centinaio di partecipanti hanno presenziato al raduno spontaneo, donne e uomini che hanno gridato il loro dolore e la loro solidarietà con le vittime della violenza sessuale.

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21 Ago 2020 Comunità Ebraiche

Secondo uno studio inglese, l’algoritmo di Facebook «promuove attivamente» la negazione dell’Olocausto. Ecco come

Giada Giorgi

Nei divieti di incitamento all’odio stabiliti da Facebook non rientrano quelli per i contenuti negazionisti dell’Olocausto. È quanto emerge dall’indagine condotta dall’organizzazione antiestremista inglese ISD (Institute for Strategic Dialogue), che riporta come l’algoritmo di Facebook «promuova attivamente i contenuti di negazione». Una ricerca che sconcerta e che coincide con le crescenti richieste internazionali dei sopravvissuti all’Olocausto al fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, di rimuovere tale materiale dal social network. 

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17 Ago 2020 Comunità Ebraiche

Ghenizà, involontario archivio di un mondo

Nelle stanze dei libri /4. Il tesoro nascosto nella sinagoga Ben Ezra, a Fostat, la vecchia Cairo egiziana. La soffitta sopra il matroneo, secolo dopo secolo, ha continuato a riempirsi. E un giorno, Solomon Schechter vide un antro polveroso zeppo di parole, rotoli, piccoli frammenti

Lia Tagliacozzo

Su quel nascondiglio misterioso giravano in Europa solo voci nella ristretta cerchia degli studiosi e dei mercanti d’arte. I guardiani della sinagoga Ben Ezra, a Fostat – la vecchia Cairo egiziana – ne custodivano invece il segreto tra superstizioni e inconsapevolezza. Per loro era solo un vano sopra il matroneo, una soffitta senza finestre a cui si accedeva da una traballante scala a pioli. Si mormorava che al suo interno si nascondesse un serpente velenoso e che a colui che vi fosse entrato sarebbe accaduto qualcosa di male.

LÌ, AL SECONDO PIANO della sinagoga, era posta la Geniza – parola ebraica di origine persiana con una radice che rimanda a riserva o a tesoro nascosto. Ogni comunità ebraica ha una Geniza, il deposito dove riporre i testi che il tempo o l’errore umano hanno reso inutilizzabili in attesa di seppellirli in un cimitero. Ha fascino l’idea che le parole abbiano un’anima che non vada profanata. Così, nella Geniza del Cairo, vennero accumulate parole vergate su pergamena, su papiro o su carta di stracci. Parole sacre e profane, accatastate e poi dimenticate.
Il secco clima egiziano ha preservato molti documenti, altri sono stati mangiati dalle pulci, altri ancora rovinati dall’incuria ma una strana forma di dimenticanza ha impedito alle generazioni che si sono susseguite di provvedere alla sepoltura e la soffitta sopra il matroneo, secolo dopo secolo, ha continuato a riempirsi.

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16 Ago 2020 Comunità Ebraiche

I Ribelli, un progetto fotografico israeliano che racconta la vita dei più deboli che non si sono arresi

David Zebuloni – Mosaico-Cem.it

Oltre alla crisi sanitaria mondiale generata dal Covid-19, una crisi economica altrettanto devastante sembrerebbe aver messo in ginocchio numerosi Stati colpiti dal virus. Accade così che le piazze israeliane si riempiono di manifestanti, piccoli e grandi imprenditori accusano serie difficoltà ad arrivare a fine mese e centinaia di imprese dichiarano fallimento. Il virus spietato non guarda in faccia nessuno, ma il governo Netanyahu-Gantz garantisce di avere a cuore la causa e di fare ogni sforzo possibile per sostenere i cittadini israeliani in difficoltà. 

In preda a un apparente caos totale, l’ambizioso progetto fotografico sui piccoli imprenditori che lottano per sopravvivere realizzato da Assi Haim nel 2011 torna ad essere più attuale che mai e ricomincia a circolare sui media israeliani, ben 9 anni dopo dalla sua realizzazione.

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10 Ago 2020 Comunità Ebraiche

Nathan Englander, un internauta di fronte a lutti, gioie, nodi talmudici

Scrittori americani. Fuggito dal rigore dei rituali e di gesti immutati da secoli, l’ebreo newyorkese dell’ultima trama di Nathan Englander si tuffa nella modernità più sguaiata e multicolore: «Kaddish.com», da Einaudi

Massimiliano De Villa

Larry è un ebreo di New York. I suoi trent’anni hanno addosso i primi segni dell’invecchiamento, mentre la sua quotidianità si srotola pigramente, i giorni trascorsi nel settore della pubblicità, le notti strafatte di canne e junk food. Solo la pornografia del web, di cui è avido consumatore, riesce a provocare qualche sussulto nella sua esistenza indifferente e consegnata, con piena avvertenza, alla più meccanica pulsionalità. La famiglia di origine è ortodossa, con le radici nel quartiere chassidico di Brooklyn. La madre è fuggita in seconde nozze con un ebreo un po’ osservante e un po’ ingrigito hippie, il padre è appena morto, la sorella Dina vive a Memphis, a miglia di distanza da tutto, con un marito e tre figli, ancorata saldamente al tronco dell’ortodossia. Questo l’identikit che raggiunge, rapido ma con sapiente gradualità, il lettore dell’ultimo romanzo di Nathan Englander, Kaddish.com (Einaudi, bella traduzione di Silvia Pareschi, che lascia intatta la freschezza dell’originale, pp. 208, € 18,50).

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9 Ago 2020 Comunità Ebraiche

Adin Steinsaltz Even Israel z.tz.l.

Ci ha lasciato stamattina il rabbino che con il suo monumentale lavoro di una vita ha reso il Talmud accessibile anche agli ebrei lontani

Scialom Bahbout

Ho avuto modo di conoscere personalmente Shteinzalz fin dai primi anni in cui veniva a Roma e passava per la Pensione Carmel che gestiva mia madre z.l. Lo conoscevo per i suoi commenti al Talmud e non solo. Aveva un modo di parlare affabile e con una voce che sembrava un sussurro e una faccia sorridente. Per chi studiava al Collegio Rabbinico sui testi logori di Talmud del Settecento e ottocento fu una vera grande scoperta. La domanda che ci facevamo era se sarebbe riuscito a terminare il commento, cosa che gli riuscì andando ben oltre. Il rapporto si fece più forte quando mi trasferì per diversi anni in Israele e andai ad abitare a cinquanta metri dal Centro Steinzalz. Potevo entrare a qualsiasi ora e avevo sempre la possibilità di entrare nel suo studio e fargli qualche domanda. Fu questo rapporto che mi permise di chiedergli di essere presente all’inaugurazione del Beth hamidrash che avevo fondato a Gerusalemme, poco lontano dal suo centro. Accettò l’invito e fece un discorso che sbigottì tutti per la sua capacità di spaziare e andare ben oltre le fonti ebraiche. Subito dopo la malattia, avevo in programma una visita in Israele che purtroppo dovetti rinviare a causa dell’epidemia.

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7 Ago 2020 Comunità Ebraiche

Business dell’orrore: il florido mercato degli oggetti appartenuti alle vittime del nazifascismo

Gerardo Verolino (Italia-Israele-Today

Da Militalia, la fiera del collezionismo militare che quest’anno non si è tenuta a causa del covid, alle offerte su e-bay, esiste un mercato ripugnante degli oggetti appartenuti alle vittime dei campi di concentramento nazisti che attira schiere di “collezionisti”. 

Negli anni scorsi, a Novegro, in provincia di Milano, a Militalia, la più grande fiera di cimeli di guerra, è stata venduta per 11 mila euro la divisa di un deportato ebreo del campo di concentramento di Dachau, ancora sporca delle macchie del suo sangue. “È la seconda – ha detto il venditore – la prima l’ho venduta ad un museo di Vancouver”. 

Ma anche i capelli e i denti dei prigionieri della Shoah vanno molto forte. Così come i barattoli di Zyklon B, in uso nelle camere a gas, venduti a 400 euro. 

È il supermarket dell’orrore che attira schiere di collezionisti del macabro da ogni parte del mondo. Ma il fenomeno non è nuovo. E gode di molte imitazioni. 

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7 Ago 2020 Comunità Ebraiche