Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Una società più giusta parte dalla famiglia

Parashà di Vayèshev

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

La Mishnà in Pirke Avot (3:18) ci dice: “Egli [Rabbi Akiva] diceva: Amato è l’uomo che è stato creato a immagine di D-o. È un amore ancora più grande che gli sia stato fatto sapere che è stato creato a immagine di D-o”. Cosa significa questo? Immaginiamo un povero che ha un conto in banca con pochi soldi depositati. Non ha guardato se ha fatto soldi in trent’anni. Un giorno, un suo amico si reca di nascosto in banca e deposita un milione di euro sul suo conto. Il pover’uomo, tuttavia, non ha idea che il suo amico lo abbia appena reso milionario. Vaga ancora per le strade e indossa abiti sporchi. Non pensa mai di controllare il suo conto perché non sogna mai che qualcuno gli dia così tanti soldi. Quest’uomo è milionario? Non ha idea di avere i soldi, vive come un mendicante e continuerà a vivere come un mendicante per il resto della sua vita. La risposta è che può avere un milione di euro, ma mentalmente è un uomo povero. La Mishnà insegna che D-o non solo ci ha mostrato il Suo amore perché ci ha creati a Sua immagine, ma ha mostrato un amore extra dicendoci che lo ha fatto. Se D-o ci avesse creato con il potenziale per raggiungere livelli spirituali così elevati, ma non ci avesse mai informato di tale potenziale, non saremmo mai stati all’altezza di poter arrivare alla grandezza.

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26 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Doni per il nemico

Parashà di Vayishlàch

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – MIlano

Yaakov si prepara per la sua temuta riunione con suo fratello, che includeva dei grandi doni da consegnare a Esav. La Torà racconta le istruzioni di Yaakov ai suoi servi, in cui anticipava ciò che Esav avrebbe chiesto loro: “A chi appartieni, dove stai andando e di chi sono questi che ti hanno preceduto?” (32:18). Yaakov disse di spiegare ad Esav che erano i suoi servi e stavano portando questi doni come umile tributo allo scopo di trovare favore ai suoi occhi.

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19 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Intelligenza artificiale ed Ebraismo

Un rapporto che ha radici antiche

Rav Scialom Bahbout

Il tema dell’intelligenza artificiale occupa ultimamente i media e, come spesso avviene, le informazioni su cosa si debba intendere con questo  termine sono scarse. L’obiettivo finale sembra debba essere quello di creare un oggetto che, in ultima analisi, possa sostituire l’essere umano. L’ebraismo è chiamato a confrontarsi su tutto e in particolare su ogni novità. Gli interrogativi che impone questo tema sono molti e di diversa natura: esistono dei precedenti descritti nella letteratura talmudica? Come affronta il problema il pensiero ebraico e che influenza può avere sulla Halakhà?  

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18 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Rabbini di Roma nell’800 – Rav Giacobbe Fasani e l’epidemia del 1836

Gianfranco Di Segni

Per buona parte dell’Ottocento la Comunità ebraica di Roma fu priva di un rabbino capo diplomato. In parte ciò fu dovuto alle difficoltà economiche in cui la popolazione ebraica romana versava, in parte al fatto che non c’era a Roma una Scuola rabbinica che conferisse titoli superiori. Quei pochi rabbini maggiori che ne ricoprirono la cattedra vennero da lontano, dalla Terra d’Israele o da altre città d’Italia o d’Europa. Nei lunghi intervalli fra un rabbino maggiore e l’altro la Comunità di Roma dovette contare solo sulle proprie forze.

Fra i rabbini romani “facenti funzioni” di rabbino maggiore, rav Giacobbe Fasani (1790-1866) fu certamente quello di maggiore preparazione e spessore culturale. A lui si rivolgevano gli alti funzionari dello Stato Pontificio e i più importanti rabbini di Livorno, di Ancona e di Firenze. Intrattenne una fitta corrispondenza con Samuel David Luzzatto, il principale studioso italiano nella “Scienza del Giudaismo”. Incontrò più volte Sir Moses Montefiore, il grande filantropo ebreo nato a Livorno ma vissuto a Londra, che durante i suoi numerosi viaggi in Europa, nel Mediterraneo e nella Terra d’Israele passò più volte da Roma. 

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14 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Il dono della gratitudine

Parashà di Vayetzè

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

In parashat Vayetze, Yaakov lascia Canaan per raggiungere suo zio Lavan a Charan. Lungo la strada, si sdraia per riposare, proteggendosi con pietre, e fa il famoso sogno degli angeli che salgono e scendono per una scala che arriva fino al cielo. Al risveglio, Yaakov si rende conto che il luogo in cui ha trascorso la notte è un luogo sacro e giura quanto segue: “Se sarai con me … veglia su di me … mi fornirai cibo da mangiare e vestiti da indossare … mi riporterai in pace …e sarai il mio D-o….questa pietra che ho eretto come colonna diventerà una casa di D-o e qualunque cosa Tu mi darai, io Ti darò ripetutamente la decima” (Bereshit 28:20-22). Yaakov, padre della nazione di Israele, può davvero negoziare con D-o? Inoltre, come può promettere di costruire il Beit haMikdash come parte di un patto?

Rashi spiega che le parole di Yaakov sono in effetti parole di umiltà. Yaakov qui sta dicendo a D-o che sebbene abbia promesso di prendersi cura di lui, proteggerlo e farne una grande nazione attraverso i suoi discendenti, spera di rimanere degno di questo grande dono e che farà tutto ciò che è in suo potere perchè i suoi discendenti alla fine costruiscano il Beit Hamikdash. Da parte sua, promette di dare in tzedakà la decima dei suoi beni. Nella sua umiltà, riconosce che tutto ciò che ha e tutto ciò che avrà è un dono di D-o, un dono per il quale esprime la sua speranza di essere degno.

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12 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Dopo 54 anni di pregiudizi, finalmente un libro che dà voce ai “coloni”

E anche Shalom rompe il tabù della stampa ebraica in Italia. Chi sono gli ebrei che vivono oltre la linea armistiziale del 1949? Lo spiegano loro stessi in un libro di interviste

Ugo Volli

Anche senza contare i quartieri di Gerusalemme, oggi ci sono almeno seicentomila israeliani che vivono oltre le linee armistiziali del 1949 in Giudea e Samaria, cioè in quella zona, che ha la dimensione della metà dell’Abruzzo, che spesso viene definita con un nome inventato “Cisgiordania”. I media e buona parte dei politici internazionali si ostinano a chiamarli “coloni”, richiamando ricordi ottocenteschi di sfruttamento di popolazioni asiatiche e africane da parte delle potenze europee. Ma la situazione è del tutto diversa, perché la nazione ebraica proviene proprio da queste terre e vi è stata sovrana per oltre un millennio, prima di essere espulsa con la forza. E poi perché gli abitanti ebrei di queste zone non vivono affatto sfruttando gli altri, semmai li arricchiscono con la loro industriosità; né si sono impadroniti di materie prime che qui mancano.

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11 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Gli ebrei italiani: un panda da proteggere?

Rva Scialom Bahbout

L’attuale situazione demografica dell’Ebraismo italiano e la progressiva diminuzione del numero degli iscritti e la scomparsa di alcune comunità, al di là della loro presenza “ufficiale” sulle pagine dei lunari odierni, è un dato che fa riflettere. Le comunità italiane hanno accolto nel dopoguerra molti immigrati soprattutto ma non solo dai paesi orientali, cosa che ha permesso di mantenere un certo equilibrio demografico e “religioso”.

Comunque c’è una naturale tendenza a non voler vedere in faccia la verità: con questo trend varie comunità saranno destinate a scomparire, e anche le due comunità maggiori nel giro di pochi anni saranno progressivamente ridimensionate. In genere la responsabilità della situazione viene addossata ai rabbini “incapaci” di avvicinare gli ebrei alla tradizione e insensibili alle richieste di conversione provenienti da varie persone e alla richiesta di facilitazioni nell’osservanza delle mizvoth, alla mancanza di lezioni ecc.

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7 Nov 2021 Comunità Ebraiche