Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Rav Lau: «La vita è un mistero, la fede ci insegna che non si può spiegare tutto»

È il più giovane superstite del campo nazista di Buchenwald ed è diventato Rabbino Capo di Israele. Amato da tutti, laici e religiosi, vero maestro della mediazione, spiega: «Bisogna educare alla conoscenza reciproca; senza non può esserci rispetto». Nella sua storia, un forte legame con l’Italia

David Zebuloni

Esistono poche figure concilianti quali quella di Rav Yisrael Meir Lau, specie in uno Stato complesso come Israele, specie in un’epoca tormentata come la nostra. Mettere d’accordo tutti, o quasi tutti, risulta pressappoco impossibile, considerato il solco profondo che divide il mondo ortodosso da quello laico: non solo da un punto di vista religioso, ma anche politico e culturale. Eppure Rav Lau sembra riuscirci senza troppi sforzi e senza fare sconti a nessuno. Con quel suo sorriso da nonno comprensivo e complice, le sue parole spesso taglienti vengono accettate con più tolleranza da chi solitamente non si manifesta bendisposto a esternazioni di natura religiosa.

Nato in Polonia nel 1937, Rav Lau, all’epoca conosciuto come il piccolo Lulek, era l’ultimo dei quattro figli del Rabbino Capo della Comunità di Piotrków Trybunalski, Rav Moshe Chaim Lau. All’età di otto anni Lulek entrò con il fratello Naphtali nel campo di Buchenwald e quando, il 12 aprile del 1945, il campo venne liberato, Lulek fu il più giovane prigioniero a sopravvivere. Lui e il fratello Naphtali furono dunque gli unici membri della famiglia Lau a rimanere in vita, nonché gli ultimi eredi di una delle dinastie rabbiniche più antiche d’Europa.

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23 Gen 2020 Comunità Ebraiche

Il re dello street food è arabo, anzi no: Palermo deve agli ebrei il pane con la milza

La comunità ebraica fu fiorente per 1500 anni a Palermo. I macellai non potevano essere pagati e venivano quindi ricompensati con le interiora degli animali abbattuti

Alessia Rotolo

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. A Palermo e in tutta la Sicilia gli ebrei furono espulsi dall’Isola l’anno della scoperta delle Americhe. All’epoca Palermo era sotto il dominio spagnolo e in quel periodo fu emanato il decreto dell’Alhambra, noto anche come editto o decreto di Granada: un decreto emanato il 31 marzo 1492 dai re cattolici di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, con il quale diventava obbligatoria l’espulsione delle comunità ebraiche dai regni spagnoli e dai loro possedimenti a partire dal 31 luglio di quello stesso anno.

Quelli che per difendere la propria famiglia dovettero convertirsi al cristianesimo vennero chiamati “marrani”. Chissà se veramente divennero cristiani, i convertiti o se nelle grotte numerose del quartiere continuarono di nascosto a celebrare i loro riti giudei.

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22 Gen 2020 Comunità Ebraiche

Ho redatto la definizione di antisemitismo. Gli ebrei di destra la stanno trasformando in arma

Kenneth Stern

Quindici anni fa, in qualità di esperto di antisemitismo del Comitato Ebraico Americano, ero il principale estensore di quella che allora veniva definita la “definizione operativa di antisemitismo”. È stata creata principalmente per consentire ai raccoglitori di dati europei di sapere cosa includere ed escludere. In questo modo l’antisemitismo potrebbe essere monitorato meglio nel tempo e oltre i confini. Non è mai stata pensata per essere un codice di incitamento all’odio nel campus, ma è quello che l’ordine esecutivo di Donald Trump ha realizzato questa settimana. Questo ordine è un attacco alla libertà accademica e alla libertà di parola e danneggerà non solo i sostenitori filo-palestinesi, ma anche gli studenti e la facoltà ebrei e la stessa accademia.

Il problema non è che l’ordine esecutivo offra protezione agli studenti ebrei ai sensi del titolo VI della legge sui diritti civili. Nel 2010 il Dipartimento della Pubblica Istruzione ha chiarito che ebrei, sikh e musulmani (come etnie) potevano lamentarsi di intimidazioni, molestie e discriminazioni ai sensi di questa disposizione. Ho supportato questo chiarimento e ho presentato una denuncia di successo per gli studenti delle scuole superiori ebraiche quando sono stati vittime di bullismo e persino calci (c’è stato un “Kick a Jew Day”).

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21 Gen 2020 Comunità Ebraiche

Ce l’hanno con noi?

La laicissima rivista Ha Kehillah rasenta il misticismo quando si interroga sull’identità ebraica dettata dall’antisemitismo. Bel numero da leggere con attenzione

Anna Segre

Perché ci odiano? Manuel Disegni sul numero scorso di Ha Keillah ci ha messo in guardia da questa domanda con argomentazioni assolutamente stringenti. Cercare una caratteristica peculiare comune a tutti gli ebrei, sia pure positiva, che spieghi l’antisemitismo significa fare il gioco degli antisemiti. Eppure è una trappola in cui cadiamo spesso: ci odiano perché siamo colti, ci odiano perché amiamo lo studio, ci odiano perché siamo anticonformisti, ci odiano perché combattiamo tutte le idolatrie, ci odiano perché siamo così, ci odiano perché siamo cosà. 

Peraltro, sarà poi vero che gli ebrei nel corso della storia sono stati odiati/perseguitati/discriminati più di altri gruppi che si trovavano in condizioni analoghe? È mail esistita nella storia dell’umanità una religione o etnia che sia vissuta per secoli come minoranza in un luogo senza essere prima o poi perseguitata o per lo meno malvista? Sospetto di no. Il fatto è che noi ebrei siamo stati odiati e perseguitati molto, e da molti popoli diversi; ma questo ovviamente accade perché esistiamo da millenni e siamo stati presenti in molti luoghi e contesti storici diversi. Molti popoli sono stati odiati solo per periodi brevi, al termine dei quali sono stati completamente annientati, o costretti a forza ad assimilarsi alla cultura egemone. Insomma, hanno smesso di essere odiati perché hanno smesso di esistere. Non mi sembra un grande vantaggio.

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16 Gen 2020 Comunità Ebraiche

Salotti parigini e bassifondi russi

L’inutile conversione al cattolicesimo di Irène Némirovsky che finì ad Auschwitz e poi fu accusata di antisemitismo

Luca Scarlini

Irène Némirovsky (19031942) è una presenza importante di quel variopinto mondo di emigrés russi, stabilitosi a Berlino e Parigi, prima di ulteriori esodi sulle rotte della storia, dopo la Rivoluzione d’ottobre, dai cui ranghi sono uscite voci come quella di Mark Aldanov, Nina Berberova e soprattutto, ovviamente, Vladimir Nabokov. Ucraina di Kiev, figlia di un facoltoso uomo d’affari, Irène Némirovsky giunse nella capitale francese dopo un soggiorno in Finlandia, scegliendo di scrivere immediatamente nella lingua del paese di adozione, parlata fin dall’infanzia nelle famiglie facoltose della Russia prerivoluzionaria. L’esordio con David Golder (1929) la definisce immediatamente per i suoi interessi principali: il racconto della relazione con un universo familiare claustrofobico, di difficile se non di impossibile comprensione, osservato con uno sguardo acuto in cui entrano in gioco anche considerazioni sui risvolti più amari dell’esistenza, con un’attenzione alla dimensione etica delle azioni che la apparenta talvolta a certi percorsi di François Mauriac e Georges Bernanos. Il rapporto tra il protagonista, un finanziere rovinato, e la figlia Joyce è infatti l’asse principale di questa cronaca di abiezione e di riscatto, che ha una dimensione esplicitamente autobiografica. Grande successo raccolse questo lavoro, come testimoniano ben due versioni cinematografiche dell’opera: una di Julien Duvivier (1930) e l’altra, forse più nota, di ambientazione statunitense, realizzata nel 1951 da Gregory Ratoff con il titolo di My daughter Joy, in cui il ruolo del protagonista era magnificamente interpretato da Edward G. Robinson.

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15 Gen 2020 Comunità Ebraiche

No, gli ebrei non erano schiavisti di prim’ordine

La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto di Robert Hughes

Emanuele Calò

Robert Hughes è l’autore del libro “The Culture of complaint. The fraying of America”, NY, 1994 (in italiano: “La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto”, Adelphi, 1995), ed è anche autore di “The jerk on one end.  Reflections of a modest fishermen”, NY, 1999 (in italiano, significativamente ma senza l’intenzionalità di un profeta a sua insaputa: “La filosofia della sardina. Riflessioni di un pescatore mediocre”, Piemme, 2000).  All’inizio di “The culture of complaint”, Hughes cita “For the time being. A Christmas Oratorio”, del poeta W.H. Auden (1907/1973), dove si profetizza che la Ragione lascerà il posto alla Rivelazione e che al posto della legge razionale (verità oggettive, evidenti a tutti coloro che si assoggettano alla disciplina intellettuale, e per tutti uguale) la conoscenza dirazzerà in una sommossa di visioni soggettive, con gli sgorbi fanciulleschi apprezzati al pari dei maggiori capolavori, prevedendo che l’idealismo sarà sostituito dal materialismo e che la giustizia verrà rimpiazzata dalla pietà; tutti i timori del castigo svaniranno, laddove la nuova aristocrazia consisterà esclusivamente di eremiti, barboni e invalidi permanenti.

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14 Gen 2020 Comunità Ebraiche

Gli urtisti della comunità ebraica si affidano a Matteo Salvini contro Virginia Raggi

È così forte la sovrapposizione tra una parte dei venditori ambulanti e gli ebrei romani che Angelo Pavoncello, candidato con la Lega alle ultime europee e fan sfegatato di Matteo Salvini, è arrivato a parlare di antisemitismo in relazione alle nuove regole volute dalla giunta di Virginia Raggi. Gli urtisti hanno il diritto di protestare e tutelare i loro interessi, ma sarebbe meglio lasciare perdere le Leggi Razziali.

Valerio Renzi

Perché alcuni urtisti che protestano contro i provvedimenti di allontanamento dalle vie e dalle piazze del centro storico di Roma sventolano la bandiera di Israele? La Comunità ebraica di Roma da tempo tutela gli interessi di una parte consistente del proprio tessuto sociale. Non tutti sanno che molti dei venditori ambulanti della città sono di religione ebraica, una circostanza che ha anche ragioni storiche: nella capitale dello Stato Pontificio, dove la vergogna del ghetto ebraico è venuta meno solo con la breccia di Porta Pia e l’arrivo dell’Italia unitaria, agli ebrei era vietato svolgere moltissimi mestieri ma non quello dello “stracciarolo”, ovvero del venditore ambulante di tessuti e altra mercanzia.

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13 Gen 2020 Comunità Ebraiche