Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Quando la mafia ebraica spezzò le ossa ai nazisti di New York

Il 20 febbraio del 1939 i nazisti americani fanno la loro festa più bella, un grande raduno al Madison Square Garden di New York. Ce lo ricorda un breve documentario di Marshall Curry, sette minuti in presa diretta piuttosto impressionanti (da vedere assolutamente qui, mi raccomando). I nazisti, vestiti da nazisti, con insegne e coreografie naziste, si riuniscono in 20.000 per celebrare con il saluto nazista la loro fedeltà all’America, l’America come la intendono loro. C’è il giuramento alla bandiera, c’è l’inno nazionale, c’è la gigantografia di un George Washington ducesco. L’intervento principale è del loro führer, il carismatico Fritz Julius Kuhn che, come è d’uso per tutti quelli che non sono al governo, chiede che il governo del paese sia restituito al popolo che quel governo ha fondato. In più aggiunge che il paese dovrebbe essere bianco e controllato dai “gentili” e che i sindacati dovrebbero essere liberati dai leader ebrei controllati da Mosca. Nei suoi discorsi è solito attaccare il presidente e il suo programma chiamandoli Frank D. “Rosenfeld” e “Jew Deal”.

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17 Feb 2020 Comunità Ebraiche

Per la prima volta a una donna l’Israel Prize For Talmudic Scholarship

Iaia Vantaggiato 

Il premio assegnato l’altro ieri alla professoressa Vered Noam, della Chaim Rosenberg Shool for Jewish Studies and Archaeology di Tel Aviv, andrebbe dedicato a tutte le donne ebree che avrebbero voluto, potuto e forse dovuto studiare la Torah. Donne cui, però, l’accesso allo studio non è stato concesso. Se se ne dovesse indicare una la cui drammatica parabola le riassume tutte, quella sarebbe probabilmente Esther Kreitman, scrittrice il cui valore non è ancora abbastanza riconosciuto, sorella maggiore di due autori la cui grandezza è invece nota a tutti: Israel Joshua e Isaac Bashevis Singer.

Vered Noam, sessantenne, è la prima donna insignita dell’Israel Prize for Talmudic Scholarship. Il presidente della giuria, il rabbino e docente di Talmud Daniel Sperber, ha ricordato ed esaltato il contributo della professoressa Noam alla “comunità scientifica e al pubblico in generale”, sottolineando il suo ruolo “nel rendere la letteratura rabbinica e Talmudica accessibile a tutti gli studenti in Israele”. Sono spesso i particolari, gli eventi apparentemente meno clamorosi, a siglare e segnalare grandi cambiamenti e ad aprire nuove strade. Il premio assegnato a Vered Noam è uno di quelli.

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13 Feb 2020 Comunità Ebraiche

Le morti di George Steiner, il sionista antisionista

Emanuele Calò

Fra le rievocazioni di George Steiner, critico letterario, linguista, scrittore e accademico, appena deceduto, abbiamo quella di Wlodek Goldkorn, valido intellettuale e giornalista, il quale scrive su Repubblica che costui “si proclamava ebreo diasporista perché negava la centralità dello Stato ebraico e dell’esperienza sionista nel vissuto del proprio popolo. Era molto critico nei confronti della politica e dello stesso uso di violenza da parte dello Stato d’Israele. Ripeteva che la sua patria fosse ovunque ci sia una macchina da scrivere. Ebraismo insomma come testo, invenzione e interpretazione. Per lui la vera patria, se ne aveva una, era l’Europa, con la sua architettura e i suoi modi di vita”.

Sennonché, sul Corriere della Sera dello stesso giorno, in un’intervista che Goldkorn non poteva conoscere perché destinata ad essere diffusa dopo la sua morte, dichiara a Nuccio Ordine: “Sono antisionista (posizione che mi è costata molto, fino al punto di non riuscire a immaginare la possibilità di vivere in Israele) e detesto il nazionalismo militante. Ma adesso che la mia vita volge al tramonto, ci sono momenti in cui ho qualche vivo rimpianto: forse mi sono sbagliato? Non era meglio lottare contro lo sciovinismo e il militarismo vivendo a Gerusalemme? Avevo il diritto di criticare, comodamente seduto sul divano della mia bella casa a Cambridge? Sono stato arrogante quando, dall’esterno, ho cercato di spiegare a persone in pericolo di morte come avrebbero dovuto comportarsi?»

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12 Feb 2020 Comunità Ebraiche

Gli ebrei di Miller

Al Teatro Eliseo di Roma torna “Vetri rotti”, un testo accidentato e complesso di Arthur Miller sull’identità ebraica e i suoi tormenti (non solo storici). Un’occasione ghiotta per una curiosa coppia di ottimi attori: Elena Sofia Ricci e Maurizio Donadoni.

Nel 1994 Arthur Miller scrive Broken Glass (Vetri rotti): affronta il tema del semitismo, filtrato attraverso lo sguardo di un americano colto e raffinato quale è sempre stato, quasi per liberazione delle ripercussioni subite sulla propria pelle agli inizi della sua carriera, in quanto rampollo di una famiglia ebrea benestante. Semitismo, termine coniato e decodificato nel XIX secolo, come forma di persecuzione razziale alla popolazione discendente dal mitico Shem, figlio di Noè e capostipite della popolazione Semita, la parola in realtà oggi non dovrebbe avere più alcun significato, eppure siamo ancora qui a discutere sulle etnie o sulle razze privilegiate. Il tema principale nel sostanzioso dramma, attraverso una serrata scansione degli avvenimenti in undici scene, è quello di come un ebreo americano possa aver vissuto e tollerato – oltreoceano – il grande affronto all’umanità compiuto da alcuni tedeschi impazziti attraverso l’Olocausto ai danni della popolazione ebrea che deteneva il potere politico ed economico in Germania. 

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11 Feb 2020 Comunità Ebraiche

Fantasmi di sangue. Ebrei eterni colpevoli

Piero Stefani

Le Sacre Scritture ebraiche proibiscono non solo di uccidere, ma anche di toccare i cadaveri, eppure a Pasqua gli ebrei sono accusati, a torto, di dividersi il cuore di un bimbo cristiano. Se in qualche posto viene trovato un cadavere, gli ebrei sono perfidamente accusati di omicidio e con questo pretesto vengono perseguitati, spogliati dei loro beni e torturati. Le parole qui sunteggiate non sono di un apologeta ebreo, si trovano in una bolla di papa Innocenzo IV del 1247. Eppure si presentano come una specie di cronaca di quanto sarebbe avvenuto a Trento nel 1475.

L’accusa antiebraica di usare il sangue cristiano per scopi magico-rituali è attestata in Europa a partire dalla metà del XII secolo; proseguì per centinaia di anni. Le reiterate smentite da parte del magistero pontificio rientrano nella sfera delle «grida manzoniane». Specie in area tedesca e alpina, l’accusa di omicidio rituale restò fortemente radicata. Una dozzina di anni fa il libro di Ariel Toaff “Pasque di sangue” (il Mulino) non ne escluse, in alcuni casi, la fondatezza. Le polemiche furono accesissime.

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10 Feb 2020 Comunità Ebraiche

Nasce la Federazione Sefardita Italiana

Il 29 gennaio 2020 è una data storica per gli Ebrei sefarditi italiani: segna, infatti, la nascita della Federazione Sefardita Italiana (Fesei), federazione che raccoglie le associazioni “I Love Libia” e l’ “Associazione Sefardita Italiana”. Il percorso che ha portato alla creazione di una federazione di Ebrei sefarditi è partito poco meno di due anni fa, dall’incontro di David Gerbi, ebreo originario della Libia, cittadino italiano e dal 2018 anche cittadino spagnolo, da sempre molto attivo nel proteggere e conservare l’eredità del mondo sefardita, e la Federazione Sefardita Mondiale, che ha sede a Gerusalemme.

Nella serata inaugurale della Federazione Sefardita Italiana, tutti i partecipanti hanno potuto presentarsi e raccontare le loro storie personali. Ne è nato un racconto corale, che ha idealmente ripercorso le grandi tragedie degli Ebrei nel secolo scorso: la Shoà, la cacciata dai Paesi arabi a seguito delle guerre dopo la costituzione dello Stato di Israele, fino all’attentato di terroristi palestinesi alla Sinagoga di Roma.

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9 Feb 2020 Comunità Ebraiche

La virtù del nazionalismo

Un libro eterodosso che, sin dal titolo, sa di ispirare sospetto e finanche avversione. Le virtù del nazionalismo, tra i libri più discussi dell’anno negli Stati Uniti, è una riflessione scomoda, meditata e attualissima sulle radici storiche e religiose del nazionalismo.

E se il nazionalismo non fosse la piaga che in molti oggi credono, ma piuttosto la migliore speranza per l’umanità? Un libro eterodosso che, sin dal titolo, sa di ispirare sospetto e finanche avversione. Le virtù del nazionalismo, tra i libri più discussi dell’anno negli Stati Uniti, è una riflessione scomoda, meditata e attualissima sulle radici storiche e religiose del nazionalismo. La tesi di Yoram Hazony, insieme audace e controcorrente, è che lo stato-nazione sia la migliore forma di governo che l’uomo abbia sinora mai inventato. E, forse, l’unica opzione davvero percorribile se vogliamo difendere la nostra libertà.

«Dovremo fare una scelta: o un mondo di stati indipendenti, o un rinnovamento dell’ideale dell’impero universale – il che significa, inevitabilmente, l’impero americano. Le virtù del nazionalismo mette a confronto le opzioni che abbiamo di fronte e suggerisce che, se vogliamo la libertà, dovremmo lottare per preservare un mondo di nazioni indipendenti.»

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7 Feb 2020 Comunità Ebraiche