Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Fare l’impossibile

Parashà di Lekh Lekhà

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – MIlano

Nella Parashà di Lech Lechà è scritto che quando i re della Mesopotamia invasero Sodoma e Gomorra, (Bereshit 14:13) “il rifugiato venne e riferì ad Avram” che suo nipote Lot e la sua famiglia erano stati fatti prigionieri. Avram radunò rapidamente le sue forze, diede la caccia ai re della Mesopotamia e liberò i prigionieri. Chi era questo misterioso fuggitivo che riferì questo importante messaggio?

I nostri Maestri identificano il fuggitivo come Og, re dei Bashan, famoso perchè sfuggì alla morte durante il Diluvio universale aggrappandosi all’arca di Noach. Il suo tempestivo rapporto dal campo di battaglia ha permesso ad Avram di salvare suo nipote prigioniero dei re della Mesopotamia. Molti anni dopo, quando il popolo ebraico si preparò a lanciare la conquista di Eretz Canaan, il regno di Og si mise in mezzo per impedire la conquista. La Torà ci dice (Bereshit 21:34): “E D-o disse a Moshe: ‘Non temerlo, perché Io l’ho consegnato nelle tue mani.'” Da questo versetto, possiamo dedurre che Moshe aveva paura di Og. Perché aveva paura?

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15 Ott 2021 Comunità Ebraiche

Ariel Disegni, medico a Torino

Storie di ebrei torinesi
 

Intervista di Bruna Laudi

Ariel Disegni è stato medico di base per circa quarant’anni e dopo il pensionamento del dottor Marcello Tedeschi è subentrato a lui come medico alla Casa di Riposo ebraica. Chi lo conosce sa che è una persona molto riservata e di pochissime parole: è dotato di un’ironia pungente che usa anche con se stesso e, quando fa le sue brevissime battute, assume un’espressione particolare che, personalmente, ho sempre trovato molto divertente. La premessa per dire con quanta difficoltà mi sono accinta a dismettere i panni della vecchia cugina conosciuta da una vita e assumere quelli dell’intervistatrice seria e compunta: ci siamo comunicati il reciproco imbarazzo e abbiamo cominciato.

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14 Ott 2021 Comunità Ebraiche

Quello che ancora manca a Michetti e alla Meloni

Emanuele Calò

È venuto fuori che il 19 febbraio 2020, sul sito web di una radio, il candidato giunto col maggior numero di voti al ballottaggio per la carica di sindaco di Roma per il centrodestra, Enrico Michetti, aveva scritto che “Ogni anno si girano e si finanziano 40 film sulla Shoah, viaggi della memoria, iniziative culturali di ogni genere nel ricordo di quell’orrenda persecuzione. E sin qui nulla quaestio, ci mancherebbe. Ma mi chiedo perché la stessa pietà e la stessa considerazione non viene rivolta ai morti ammazzati nelle foibe, nei campi profughi, negli eccidi di massa che ancora insanguinano il pianeta. Forse perché non possedevano banche e non appartenevano a lobby capaci di decidere i destini del pianeta».

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13 Ott 2021 Comunità Ebraiche

Nove domande sull’attentato alla Sinagoga di Roma del 1982

David Pacifici

Nel corso della serata con cui abbiamo segnato a Gerusalemme nel 2012 i 30 anni dall’attentato al Tempio di Roma e ricordato la tragica morte di Stefano Michael Gaj Tachè z”l (l’audio della serata è qui: www.archivio-torah.it/attentato82.mp3), ho avuto modo di esporre come vittima e testimone la mia ricostruzione del terribile evento. Visto che ho presentato alcuni elementi sfuggiti alla maggior parte delle persone e che costituiscono ancora oggi interrogativi angoscianti, vorrei condividerli con voi.

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12 Ott 2021 Comunità Ebraiche

Chi è la moglie di Nòach?

Parashà di Nòach

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Chi è la moglie di Noach? Dovremmo conoscere il nome di sua moglie poiché è logico che sia stata salvata dal Diluvio non a causa di chi era Noach, ma a causa di chi era lei. La moglie di Noach è la madre dell’umanità – una seconda Eva – E poiché Eva è descritta come una personalità giuridica indipendente – una responsabile del proprio peccato, e quindi punibile – è ragionevole presumere che sia così anche in questo caso. Se è stata salvata è stato probabilmente per merito suo.

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8 Ott 2021 Comunità Ebraiche

La missione di mettere ordine: l’imitatio dei del Nobel Giorgio Parisi

Rav Scialom Bahbout

Le polemiche che hanno accompagnato la pandemia e poi la somministrazione dei vari vaccini prodotti da vari centri di ricerca e l’attribuzione del Nobel per la Fisica a Parisi hanno nuovamente rilanciato la riflessione su quale debba o possa essere la relazione tra Ebraismo e Scienza. Per quanto riguarda l’ultimo premio Nobel per la Fisica, mi sembra che l’argomento che lo ha appassionato sia nell’alveo di quella che possiamo considerare una tradizione ebraica. Scrive Giorgio Parisi, che ebbi la ventura di incrociare anni fa nei miei studi alla Facoltà di Fisica di Roma, che “la passione della mia vita è stata mettere ordine nel caos”. Da qui la passione per la ricerca. Proprio in queste settimane abbiamo appena letto nel testo biblico “ la terra era tohu vavohu”, cioè un caos. Viene quindi da pensare che l’uomo, la cui creazione a “immagine divina”  viene narrata successivamente abbia tra l’altro tra i propri compiti anche che quello di mettere ordine nella natura. Questo vale per il mondo fisico, ma anche per quello della società dove ci sono spesso cellule impazzite che creano disordine. L’interesse dell’ebraismo per la scienza è dovuto proprio alla missione iniziale assegnata all’uomo: penso che la presenza di molti ebrei tra i vincitori del premio Nobel, specie nel campo della Fisica, sia in parte dovuta a una delle caratteristiche fondamentali della tradizione ebraica: lo studio della Torà come prioritario rispetto a molti altri precetti.

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7 Ott 2021 Comunità Ebraiche

Arriva da Morashà il Siddur di rito italiano traslitterato

MOSAICO – MILANO Sofia Tranchina


La casa editrice Morashà ha recentemente annunciato che entro fine mese uscirà il nuovo siddur interamente traslitterato. Il progetto, inaugurato quasi dieci anni fa con l’edizione traslitterata dedicata allo Shabbat, aveva visto sin da subito una calorosa accoglienza. Con gli anni, le richieste e sollecitazioni per un siddur con l’intera tefillah traslitteratasi sono fatte sempre più numerose e sempre più frequenti, indicando un nuovomovimento nell’ebraismo italiano.

Negli ultimi decenni, infatti, sempre più spesso anche coloro che – per qualsiasi motivo – non abbiano acquisito dimestichezza con l’alfabeto ebraico, vogliono e chiedono di poter partecipare alla tefillah quotidiana nel proprio Bet ha-Knesset di riferimento. Ed è per questo che la casa editrice Morashà si è fatta carico di questa sempre più evidente necessità ed ha redatto, con l’aiuto di Ariel Di Segni – il quale ha svolto un controllo accurato della traslitterazione – il nuovo siddur della collana Benè Romi.

Benè Romi, che letteralmente significa Figli di Roma, indica l’insieme di minhagim del rito italiano. Il nuovo siddur, infatti, benché sia stato redatto seguendo da vicino le particolarità del rito romano, sarà adatto a seguire la preghiera in tutte le sinagoghe di rito italiano, non solo in Italia ma anche in tutto il mondo (in Israele, ad esempio, ce ne sono tre solo a Gerusalemme – Rechov Hillel, Chopin ed Evelina –, oltre al bet ha-knessed Ovadiah da Bertinoro a Ramat Gan e Yom ha Yom a Netanya).

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6 Ott 2021 Comunità Ebraiche