Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

I Moncalvo, saga d’ebrei emancipati

Romanzo storico. Il delizioso testo di Enrico Castelnuovo (1908) salvato dall’oblio e ripubblicato da Interlinea. Una famiglia della borghesia ebraica italiana, 50 anni prima dei «Finzi Contini» di Bassani 

Tommaso Munari 

L’articolo 1 dello Statuto albertino (4 marzo 1848) sanciva: «La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi». E, a scanso di equivoci, la Legge Sineo (19 giugno 1848) precisava: «La differenza di culto non forma eccezione al godimento dei diritti civili e politici, ed all’ammissibilità alle cariche civili e militari». Così, prima ancora che si compisse l’Unità d’Italia, l’emancipazione degli ebrei veniva formalmente riconosciuta dalla legge. Non è un caso, del resto, che la partecipazione ebraica alle campagne risorgimentali del 1859, 1866 e 1870 sia stata tanto ampia e attiva. Ma una cosa è l’emancipazione (il riconoscimento di diritti civili e politici), un’altra l’assimilazione (l’assorbimento di modelli culturali e sociali). E il nesso tra le due, come ci racconta Enrico Castelnuovo nel romanzo I Moncalvo (1908), è più ambiguo e complesso di quanto possa apparire a prima vista. 

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19 Ago 2019 Comunità Ebraiche

Le tende benedette da Bil’àm, una lezione sulla privacy oggi

Daniel Reichel

Nelle scorse settimane Faceapp, l’applicazione che ti fa vedere come sarai da vecchio, è tornata di moda. E con lei, le domande sulla privacy degli utenti. L’app creata da un’azienda russa ha infatti regole vaghe e poche chiare rispetto alla gestione dei dati che ogni utente le fornisce utilizzandola. Faceapp non è però la sola ad avere problemi di trasparenza, hanno sottolineato gli esperti, e c’è chi ha chiesto di aprire una discussione seria e allargata su questo tema.

Tra questi, il presidente della Yeshiva University di New York, il rabbino Ari Berman (nella foto). “Che cosa facciamo in quest’epoca di connessione costante e monitoraggio continuo, dove i pensieri, le parole e le azioni possono essere istantaneamente catturati, trasmessi in tutto il mondo e conservati per sempre; dove i confini tra pubblico e privato sono sempre più sfumati?”, si è chiesto Berman sulle pagine di Forbes, cercando di dare una risposta ebraica al tema della tutela dei nostri dati sensibili online. Per farlo, il presidente della Yeshiva University richiama la storia del mago pagano Bil’àm, “incaricato di maledire il popolo israelita ma che finirà invece per benedirlo”. “Forse l’affermazione più famosa che Bil’àm dice – scrive il rav sul quotidiano economico americano – è la sua lode agli israeliti: ‘Come sono giuste le tue tende, o Giacobbe; e i tuoi accampamenti, o Israele!’. Perché, tra tutte le cose, Bil’àm ha esaltato le tende degli Israeliti? I rabbini dell’antichità risposero che Bil’àm ammirava una caratteristica specifica del modo in cui gli israeliti avevano sistemato le loro tende; in particolare, le aperture delle tende non si fronteggiavano, impedendo così agli occhi indagatori di vedere la casa del vicino”.

Cosa significa tutto questo? Berman risponde citando il saggio di rav Michael Rosensweig A Sanctified Perspective on Dignity, Privacy, and Community, secondo cui questo passaggio “evidenzia l’enfasi che il pensiero ebraico pone sul primato della privacy. Nella legge ebraica, la privacy non è semplicemente una questione di preferenze personali. Si tratta piuttosto di una categoria giuridica formale, in modo tale che scrutare lo spazio privato di un altro è considerato un atto dannoso. Questo riflette la concezione della tradizione ebraica secondo cui solo lontano dagli occhi del pubblico possiamo scoprire la nostra personalità unica”. Un approccio, spiega il rav, che confligge con la realtà quotidiana in cui viviamo, in cui tutto è condivisione. “I nostri figli sono allevati in una cultura in cui tutto ciò che fanno è catturato e conservato per sempre. Mentre George Orwell in 1984 immaginava che alle persone sarebbero stato imposto questo tipo di comportamento, i nostri figli si impegnano volontariamente in esso, inviando i loro pensieri ed esperienze, per non parlare della divulgazione delle loro informazioni personali senza alcun riguardo per le conseguenze potenzialmente permanenti che ne possono derivare”.

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14 Ago 2019 Comunità Ebraiche

Da laico, sarò con voi

Avri Ghilàd

Domenica, Tishà Beàv, il tribunale della cittadina di Afula in Israele, ha deciso di vietare un concerto di un famoso cantante ultra-ortodosso che si sarebbe dovuto tenere in città con la separazione tra pubblico femminile e quello maschile. Questa la reazione di un famoso anchorman laico alla notizia.

«Cari charedim, Dio solo sa perché volete la divisione tra maschi e femmine (nelle manifestazioni pubbliche), Dio solo sa perché vivete come vivete. Io no. Dal mio punto di vista la vostra vita non è certo un granché. Ma fino a che vivete le vostre pazzie per conto vostro, anche se negli spazi pubblici, non sarò certo io a farmi problemi perché possiate continuare così, e sono anche pronto a combattere per difendere il vostro diritto a farlo.

In passato, da ragazzo laico vi ho combattuto con tutte le mie forze. Mi sono beccato le vostre pietre sulla strada per Ramot, pannolini sporchi su via Bar Ilan, parolacce al cinema Kefir, pace all’anima sua, che voleva vendere biglietti per il primo spettacolo quando lo shabbàt non era ancora finito. E quando siete venuti a impormi il vostro stile di vita sono uscito per strada a combattervi.

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13 Ago 2019 Comunità Ebraiche

Vaccini, una prospettiva ebraica

Ariel Di Porto*

La scoperta dei vaccini ha permesso di salvare numerosissime vite umane. Secondo delle stime solo nel periodo 2000-2015, venti milioni di persone sono state salvate dai vaccini; secondo altri due milioni di persone l’anno (Cohen 2018). La maggior parte dei paesi industrializzati non ammette a scuola bambini che non siano vaccinati. Negli ultimi tempi tuttavia il numero dei genitori che mostrano delle perplessità e rifiutano di vaccinare i propri figli è in aumento, per via di disattenzione, sfiducia nei programmi governativi, o preoccupazione per la salute dei propri figli. Internet ha ingigantito il fenomeno, tramutandolo in un vero e proprio movimento; l’aspetto più preoccupante è la mancata correlazione fra le idee sostenute e il grado di istruzione di chi le professa. Anche i pronunciamenti della comunità scientifica, volti a ribadire l’efficacia e la sicurezza dei vaccini, non hanno raggiunto i risultati sperati, dal momento che ad esempio chi aveva indicato nei vaccini una causa dell’autismo è stato denunciato per frode internazionale ed è stato interdetto dalla pratica della medicina, ma la “scoperta” circola ancora ampiamente nei social media. Una delle conseguenze di queste tendenze è l’aumento sensibile e costante dei casi di morbillo.

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7 Ago 2019 Comunità Ebraiche

C’è un nuovo monopolio del cibo kosher?

La fusione tra due storiche aziende «è stata accolta nel mondo ebraico come se General Motors acquistasse Ford», scrive il New York Times

Manischewitz Company – una delle più importanti e storiche aziende statunitensi di cibo kosher, cioè quello permesso dalle leggi religiose ebraiche – ha venduto quasi tutti i suoi prodotti alla Kenover Marketing Corporation, nota anche come Kayco; Manischewitz controllerà soltanto il marchio Season, famoso per le sardine in lattina anche tra i consumatori di cibo non kosher. Le due aziende controllavano più del 50 per cento del mercato di cibo kosher: per questo il New York Times scrive che nel mondo ebraico «la notizia della fusione è stata accolta come se General Motors acquistasse Ford» e c’è chi si chiede se Kayco non sia diventato un monopolio. Le aziende non hanno spiegato il motivo della fusione ma secondo alcuni – tra cui Menachem Lubinsky, editore del sito KosherToday, che si occupa del mercato alimentare kosher – si deve alla progressiva scomparsa dei clienti tradizionali di Manischewitz, un marchio così consolidato da essere citato anche nella serie tv Mad Men per un suo slogan. La gestione di Kayco, organizzata e competitiva, potrebbe contribuire a espandere ulteriormente Manischewitz.

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6 Ago 2019 Comunità Ebraiche

Rav Arbib: l’educazione è l’unica garanzia di eternità che abbiamo

HaTikwa (D. Zebuloni)

Prima ancora di essere Rabbino Capo della Comunità ebraica di Milano, Rav Arbib è un maestro. Un maestro inteso come intendiamo oggi i maestri del Talmud: severi e paterni al punto giusto, dalle parole semplici, prive di alcuna retorica. Un maestro di Halachà (la legge ebraica) e un maestro di Mussar (l’etica ebraica). Un maestro di vita. Ho avuto il privilegio di studiare con Rav Arbib decine e decine di volte, in contesti e periodi diversi. Ricordo con particolare nostalgia i pomeriggi trascorsi con il gruppo del collegio rabbinico, seduti nell’ufficio del Rav intorno alla grande scrivania di legno, a studiare la matrice della sofferenza di Giobbe e la logica risoluta che si cela dietro i trattati della Ghemarà. Oggi torno nello stesso ufficio per intervistarlo, seduto alla stessa scrivania di legno, circondato dagli stessi libri dall’aspetto secolare e con lo stesso desiderio di apprendere.

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5 Ago 2019 Comunità Ebraiche

Dissoluzione ebraica in nome dell’Umanità

Già lo scorso anno era uscito il provocatorio libro “To Heal the World?” (Curare il mondo? – Come la sinistra ebraica erode l’ebraismo e mette in pericolo Israele) facendo il verso al libro di rav Jonathan Sacks dal titolo simile. (Kolòt)

OPINIONI – Niram Ferretti

Il radicalismo antiebraico che viene dagli ebrei è una di quelle patologie con cui è necessario fare i conti, e per le quali, purtroppo, non esiste alcuna cura. Chi, come Karl Marx ritrae nella Questione ebraica del 1844, l’ebraismo sotto il sembiante della religione del denaro la cui dissoluzione potrà servire solo la buona causa della società disalienata, è un celebre esempio di quell’odio per la storia e la tradizione che anima nel profondo i fautori progressisti del Nuovo Mondo che verrà. Nipote di due rabbini ortodossi, Marx getta alle ortiche insieme all’”oppio” religioso i panni obsoleti della sua stessa genealogia. Il passato, con tutto il proprio ingombrante peso di cultura e appartenenza a una comunità, a un popolo e a una religione, è orrendo. Splendido è solo il futuro, il domani in cui l’uomo sarà pienamente Uomo e niente più di quello. E’ la linea di pensiero che ritroveremo nel lavoro di un altro pensatore ebreo marxista, Isaac Deutscher, il quale, in un suo saggio del 1954 dal titolo emblematico, L’ebreo non ebreo, spiegherà la necessità di liberarsi di questo ingombrante carapace.

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2 Ago 2019 Antisemitismo, Comunità Ebraiche, Israele, Shoah, Torà