Riccardo Di Segni | Kolòt-Voci

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Identità ebraica forte ma attenta ai deboli

Bruto è uomo d’onore. Volli prima viene in soccorso di rav Di Segni, poi lo bacchetta. Ritorna il mito dei “pochi ma buoni”.

Ugo Volli

Il dibattito sugli effetti dell’emancipazione e dell’unità d’Italia sull’ebraismo italiano mi sembra richiedere qualche precisazione. Bisogna innanzitutto sforzarsi di uscire da questioni puramente verbali. Il problema non è certo se l’uscita dai ghetti potesse essere inquadrata a metà dell’Ottocento in termini di identità, di nazione o magari della wittgensteiniana “forma di vita”, ma se noi possiamo comprendere oggi quel che è accaduto, sulla base delle migliori categorie di cui disponiamo, buone o vecchie che siano.

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David Bidussa e l’ossessione identitaria

La piccola polemica nata all’interno della newsletter L’Unione Informa. Sotto trovate il pezzo che l’ha generata

Riccardo Di Segni

Nella discussione sulla partecipazione ebraica al Risorgimento italiano sono stato tra coloro (non molti, in realtà) che hanno messo in evidenza come il processo di integrazione degli ebrei sia spesso proceduto in parallelo con la perdita della loro identità ebraica. Questa analisi non piace a David Bidussa, che privilegia altre interpretazioni (che non sono tanto recenti, già le propose Gramsci a suo tempo con un pensiero famoso).

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Su ladri ed ebrei

Riccardo Di Segni

E’ iniziato il mese di Adar Rishon, e un po’ di leggerezza ce la possiamo concedere, anche davanti ad eventi problematici che sollevano amarezza e scandalo. Il Talmud (‘AZ 70a) racconta la storia di una partita di vino che era stata trafugata a Pumbedita, una città babilonese, e che le botti furono trovate aperte, con il rischio che qualche pagano avesse dedicato quel vino a culti idolatrici (con conseguente divieto di utilizzo). Continua a leggere »

Ci ha lasciato Aharon Cohen, il primo shaliach del Benè Akiva in Italia

Alfredo Mordechai Rabello, Gerusalemme

Aharon era arrivato in Italia alla fine degli anni 50, come il primo shaliach del Benè Akiva, dopo essersi incontrato nel Kibbuz datì di Sde Elihau con due chaluzim ideologhi italkim, Giorgio Piperno e Paolo Bassi, di benedetta memoria che gli avevano spiegato cosa fosse l’ebraismo italiano e quali le sue peculiarità.

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Torino: Quali rabbini nel nostro domani?

Un seguitissimo convegno riporta a Torino la leadership culturale che aveva perso negli ultimi anni

Giulio Tedeschi

Tutti gli oratori l’hanno definita un gran pasticcio. Ed è già molto meglio delle precedenti. L’ultima versione della travagliata proposta di riforma dello Statuto, in tema di rabbini, recita che Per l’espletamento dei compiti di cui all’articolo 1, comma 2… la Comunità nomina un Rabbino Capo. Lo nomina per un periodo di sette anni. Rinnovabili. Ora l’art. 1 elenca semplicemente tutte, nessuna esclusa, le competenze e gli ambiti d’intervento di una Comunità.

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Eco problematico

Ancora sul libro di Umberto Eco “Il cimitero di Praga”

Riccardo Di Segni

Tequ, in aramaico, significa “lascia stare”. Nel Talmud è il termine tecnico che compare, inatteso, alla fine di alcune domande. Si fa una domanda, si propone una prima risposta, se ne propone un’alternativa (preceduta da: “o forse…”) e poi, quando ci si aspetterebbe una discussione, arriva tequ, che vuol dire che non c’è possibilità di scegliere e la domanda resta senza risposta. O forse la risposta ci sarà, ma solo quando arriverà il Messia. Il problema che discutiamo ora, e che qui e altrove solleverà un polverone di polemiche, sembra rientrare nella categoria talmudica dei tequ, anche se qualcun altro prenderà posizioni più possibiliste e altri invece pronunceranno serie condanne.

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Pio XII: Troppe omissioni, troppe falsificazioni, troppa acriticità

Per gentile concessione di Shalom il testo completa dell’intervista

“La fiction ‘Sotto il cielo di Roma’ è una patacca propagandistica, è un’opera apologetica”. Il giudizio del rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni

E’ appena terminata la visione in due puntate dello sceneggiato ‘Sotto il cielo di Roma’ che racconta le ore più drammatiche dell’occupazione nazista e di come si comportò il Vaticano verso gli ebrei. Che sensazioni, che giudizio ne trae?

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