Pierpaolo Pinhas Punturello | Kolòt-Voci

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Bereshit. La luce del Principio

Pinhas P. Punturello

punturello“In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.”

Questi primi versetti della Genesi sono ben noti al mondo occidentale, sia esso laico che religioso e sono talmente noti da essere recepiti in maniera acritica, mentre invece dovremmo porci la domanda del perché Dio abbia scelto di iniziare la Creazione proprio con la luce.

La luce, nella sua essenza assoluta, ha valore solo se relazionata alla sua utilità: sono le creature, piante, animali e uomo, che danno un senso alla luce perché ne recepiscono l’esistenza ed i benefici.

Comprendiamo quindi che se Dio ha iniziato il mondo attraverso la luce essa non è un semplice mezzo di Creazione, ma probabilmente ne è anche lo scopo, perché se la luce fosse stata creata secondo una visione utilitaristica, non avrebbe avuto senso il suo posto all’inizio di Bereshit, della Genesi, ma avremmo dovuto incontrarla dopo la creazione di piante, animali ed esseri umani.

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Chabad: Un progetto educativo e morale per salvare il popolo ebraico

SPECIALE SHALOM GIUGNO 2014. “Curare l’anima, come si cura il corpo” ed “educare ogni bambino”, sono le azioni che hanno guidato il movimento Chabad, fino a consentire una straordinaria rinascita dell’ebraismo dopo la Shoah.

Pierpaolo Pinhas Punturello

RebbeSe analizzassimo il lavoro del Rebbe Menachem Mendel Schneerson zl come se egli fosse stato un dirigente d’azienda o il direttore di un qualsiasi dipartimento culturale dovremmo solo apprezzare i lunghi anni nei quali il Rebbe zl ha di fatto cambiato il volto dell’ebraismo mondiale. Che si abbiano o meno simpatie o affinità con il mondo chassidico Lubavitch, non si può negare che la visione e la progettualità ebraica del Rebbe siano state la più grande rivoluzione educativa della nostra generazione. Il concetto di shlichut, di invio di emissari, nelle realtà ebraiche più diverse e disparate ha fatto in modo che ovunque ci fosse un Beit Chabad, un ebreo potesse trovare un pasto caldo, una casa, un abbraccio (reale o politico che fosse) e chiacchiere di Torà. Il metodo educativo del Rebbe zl è stato imitato e fatto proprio da molte altre organizzazioni ebraiche e molti altri movimenti ortodossi non chassidici. La grande novità concettuale che il Rebbe zl ha donato e sviluppato nel mondo è stata l’abbattimento delle invisibili mura che separavano il mondo religioso osservante da quello laico secolare.

Ponendo al centro dell’attenzione educativa l’ebreo in quanto tale, il Rebbe zl ha lanciato, anno dopo anno, campagne di impegno e di azioni utopiche che hanno cambiato il mondo. “L’uomo non potrà mai essere felice se non si prende cura della sua anima nella stessa maniera in cui si prende cura del corpo” e “non dobbiamo darci pace fino a quando ogni bambino, maschio e femmina, non avrà ricevuto una educazione morale adeguata”, queste due frasi, due motti, detti dal Rebbe negli anni dopo il secondo conflitto mondiale e diretti ad un’Europa e ad un Mondo, occidentale ed orientale post comunista, sono stati i valori ispiratori di un vero e proprio “piano Marshall” spirituale ebraico rivolto ad intere comunità colpite dalla Shoà, dall’assimilazione, dal comunismo e quindi lontane dalla tradizione ebraica. Il Rebbe zl, come il segretario di Stato statunitense George Marshall, predispose ed organizzò una sorta di piano ideologico ed educativo per risollevare il destino ebraico delle Comunità che erano socialmente, economicamente, ma sopra ogni cosa culturalmente e spiritualmente in pericolo.

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Riformati a libro paga

Stato e chiesa separati? Si ma solo se non mi pagano.

Pierpaolo Pinhas Punturello

PunturelloLa separazione tra Stato e Chiesa (o Sinagoga) è sempre stato uno dei punti fondamentali nell’agenda dei movimenti ebraici, ortodossi o riformati o conservative che fossero. Sin dalla sua fondazione, la “Union of American Hebrew Congregations”, una delle principali organizzazioni riformate statunitensi, ha sostenuto con forza la necessità di questa separazione richiamando, tra le tante fonti, anche il Primo Emendamento della Costituzione e stimolando l’impegno in quanto ebrei e in quanto cittadini nel non volere una commistione tra le due istituzioni e nel vigilare affinché nessuna legge o decisione governativa creasse un disordine o un pericolo in questa direzione. Seguendo il principio di “dare a Cesare quel che è di Cesare” anche i movimenti riformati e conservative (masortim) in Israele sono sempre stati attivi nel portare avanti le esigenze di questa separazione, aggiungendo nel contesto israeliano, il valore di una necessità politica che diventa anche una apertura verso il pluralismo e il riconoscimento delle differenti realtà ebraiche del paese.

Questi approcci idealisti e combattivi dei movimenti liberali sono cambiati lungo il cammino che li ha visti protagonisti nel dibattito politico e sociale del Paese, fino a quando nel 2012 i movimenti riformati e conservative hanno festeggiato la decisione dell’Alta Corte di Israele che ha approvato la nomina di quindici rabbini non ortodossi come rabbini comunitari per alcuni villaggi e altre realtà rurali del paese. Dallo scorso 2 gennaio 2014, i festeggiamenti sono aumentati e il banchetto per i festeggiamenti del 2012 è diventato un pranzo di nozze poiché quattro rabbini non ortodossi sono entrati ufficialmente nel libro paga dello Stato di Israele, elemento che, secondo l’intero mondo ebraico non ortodosso, è senza dubbio alcuno un grande passo verso una vera società israeliana pluralista e inclusiva.

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Kasher: Costi e flessibilità

La Halakhà già tiene conto delle considerazioni economiche e non ha bisogno di pericolosi compromessi

Michele Cogoi

In un articolo sull’edizione di giugno di Shalom, pubblicato su Kolot, dal titolo “Kasher: il giusto profitto“, Pierpaolo Pinhas Punturello solleva il problema, per altro condivisibile, del costo elevato del cibo kasher in Italia. L’autore osserva giustamente che non è corretto prendersela col commerciante “capitalista”. La soluzione consisterebbe invece nel sostituire i prodotti con certificazione kasher venduti nei negozi comunitari con prodotti “permessi” venduti al supermercato.

Kasher: il giusto profitto

Da una parte sarebbe ora di finirla con la caccia all’untore nei confronti degli operatori kasher. Dall’altra bisogna capire che comunque kasher non vuol dire solo adatto al consumo ebraico.

Pierpaolo Pinhas Punturello

I social network, le pagine Facebook ed i video di YouTube che si rivolgono ad un pubblico ebraico hanno spesso trattato il tema dei costi dei prodotti kasher dilaniando spesso gli schieramenti di coloro che partecipavano alle discussioni. Accanto ad alcuni sostenitori dei dati che comparano il mercato a kasher a quello biologico, che non vanno sottovalutati per la loro intuizione economica, sono apparse in trincea le giuste dichiarazioni di alcuni operatori del settore e commercianti di prodotti kasher e le affermazioni di un certo tipo di mondo rabbinico che si è posto con lo Shulchan Aruch in mano tra le fila degli scaffali dei supermercati e le famiglie ebraiche italiane investite, come tutti gli italiani, dalla crisi, dai tagli e dagli inevitabili conti di fine mese.

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Trova le differenze

Solo per scherzo. Giovani rabbini scalpitano

Rav Pierpaolo Pinchas Punturello – Facebook 1 Maggio

La caduta morale che ci circonda si sta esprimendo ebraicamente in un uso e rifugio halachico di rigidità. Accanto ad una totale incapacità di comunicazione, di basica umanità, di espressioni civili e fraterne, di discussioni costruttive troviamo una rigidità mentale, una sardonica ottusità che si concilia, spesso, con una osservanza tanto asfissiante quanto poco ebraica perchè non basata sulla riflessione e sulla discussione.

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Quel missile su Gerusalemme che non dimenticheremo

Per gli ebrei è la città santa, per Hamas solo un semplice obiettivo da distruggere

Pierpaolo Pinhas Punturello

Eravamo alla seconda strofa del canto mistico Yedid Nefesh, il pyut che in alcuni riti accompagna il pubblico verso l’accoglienza dello Shabbat. Stavamo per concluderla, richiamando la gioia eterna che avrebbe avvolto l’anima quando il gelo ha fermato le nostre voci. Il gelo della sirena. Il gelo del segno di un inverno nel quale gli abitanti del Sud di Israele si trovano ormai da anni. La mia prima sirena.

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