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Niente documenti di shabbàt

La Corte suprema olandese ha stabilito un principio destinato a far discutere: il precetto religioso prevale sull’obbligo di legge

Giacomo Galeazzi

Nei Paesi Bassi il sabato gli ebrei ortodossi potranno girare senza documenti. In questo caso la Corte suprema dei laicissimi Paesi Bassi ha stabilito un principio destinato a far discutere: il precetto religioso prevale sull’obbligo di legge. E così gli ebrei ortodossi sono stati esentati dall’obbligo di esibire su richiesta delle forze dell’ordine la carta d’identità poiché ciò contrasta con il loro credo religioso. La loro religione, infatti, vieta agli ebrei ortodossi di portare fuori casa nel giorno di Sabbath qualunque cosa.

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Macellazione rituale ebraica a rischio in Olanda

Continua il domino anti-kashrut. Per capirlo conviene leggere i commenti sotto la notizia originale. Intanto la nobile caccia è ancora legalissima.

Il Presidente del Consiglio Ebraico Europeo, Moshe Kantor, ha richiamato i politici olandesi ad una attenta valutazione prima di decidere in merito ad una proposta di legge che vorrebbe vietare la macellazione rituale. Come risaputo, la macellazione con rito ebraico e musulmano, prevede l’uccisione dell’animale senza stordimento. Secondo il Sig. Kantor l’eventuale approvazione della proposta rinnegherebbe le stesse tradizioni di tolleranza dell’Olanda che la fanno ammirare in tutto il mondo.

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Un ex commissario Ue invita gli ebrei olandesi ad andarsene

Andrea Brenta

La liberale Olanda si scopre sfacciatamente antisemita. E uno dei suoi politici più conosciuti, l’ex commissario europeo Frits Bolkestein, ritiene che gli ebrei dovrebbero consigliare ai propri figli di emigrare negli Stati Uniti o in Israele, perché potrebbero essere vittime potenziali dei numerosi «musulmani non integrati».

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Olanda: Far finta di essere ebrei

Negli ultimi anni in Olanda gli attacchi contro gli ebrei sono aumentati notevolmente e da tempo le autorità stanno pensando all’introduzione di metodi meno convenzionali per combatterli “Ormai molti membri della comunità ebraica considerano normale dover nascondere il loro copricapo quando escono in strada”

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Il Diario di Helga, ebrea diciottenne deportata in Polonia dove morì

Come Anna Frank: «Sono così sola»

Una giovane ebrea olandese ha raccontato gli ultimi mesi di vita nel lager: «Vedo la libertà dietro il filo spinato»

AMSTERDAM – Comincia così: «1 Giugno 1943. Carissimo, la situazione, finora, va meglio del previsto. Sono in una baracca vuota, sulla brandina più bassa (ce ne sono tre una sull’altra) e se da qui guardo fuori dalla finestra vedo betulle, abeti, il cielo azzurro con delle nuvole bianche». È il diario che Helga Deen, ebrea olandese, scrive sul suo quaderno di chimica. Ha 18 anni e frequenta l’ultimo anno di liceo a Tilburg, nel sud dei Paesi Bassi. Suo padre è responsabile dell’«Ufficio permessi di trasporto» della comunità ebraica locale e questo risparmia alla famiglia la deportazione. Almeno fino al 10 aprile 1943. Quel giorno, tutti gli ebrei di Tilburg vengono portati al campo di raccolta di Vught, pochi chilometri a nord della città. È qui, dopo un paio di mesi dall’arrivo, che Helga comincia a scrivere la sua cronaca dell’inferno. Continua a leggere »