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Ma quanto poteva essere grande un’oliva?

Non solo di Pesach tutto sembra più caro, ma spesso sembra anche tutto più pesante. Secondo molti Maestri la sera del Seder bisognerebbe mangiare almeno 28 g di matzà per tre volte (Motzì-Matzà, Korèkh e Afikòmen). Un bella impresa. Ma esiste una fonte italiana che va controcorrente.

Qualche considerazione sul “Ka-Zait”

I nostri antenati apparentemente non avevano grandi difficoltà quando dovevano osservare la mitzvà di mangiare matzà. I Maestri hanno stabilito che per uscire d’obbligo bisogna consumare la misura di un’oliva e tutti sapevano cos’era un’oliva.

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Che cosa non c’è bisogno di pulire per Pèsach?

Rav Shlomo Aviner*

Chi parte per Pèsach

MatzaChi parte per Pèsach e quindi non si trova in casa, può essere facilitato e non pulire nulla. In che maniera? Non solo si vende il chamètz, ma anche tutte le sue briciole. Certo non si possono vendere solo le briciole, perché non avrebbe senso dal punto di visto halakhico, ma si può però vendere il chamètz che sta in un armadio, compreso lo sporco. Oppure si può anche comprendere (nella vendita) tutto il chamètz di un’abitazione, senza che ci sia bisogno di pulire alcunché. Se però qualche ospite vi dovesse abitare (nei giorni di Pèsach) si devono pulire le stanze che verranno usate. Le altre stanze non in uso, verranno quindi sigillate con del nastro adesivo e si venderà il chamètz in esse contenuto.

Resta la domanda: in che maniera allora si può adempiere alla mitzvà della ricerca del chamètz, senza perderla? Se si arriva, la sera del 14 (la vigilia), nel luogo dove si trascorrerà Pèsach, quello è il luogo dove va fatta la ricerca del chamètz; ma se si arriva la mattina (del 14), si deve pulire bene e controllare una stanza “facile”, per esempio l’ingresso, ma senza bisogno vendere il chamètz contenuto. È chiaro però che si deve controllare, pronunciando la berakhà relativa, anche il locale dove si risiederà, se questo non è stato fatto prima.

Chamètz in quantità minore di un “kazàit”

Riguardo al chamètz in quantità minore di un “kazàit” (27 cmq o un cubetto di 3 cm), non si trasgredisce la regola di “non dovrai vederlo e non si troverà presso di voi” (cfr. “Igròt Moshè”). È scritto sulla “Mishnà Berurà” che qualsiasi cosa che sia chamètz “visibile” rientra nella categoria del divieto di consumare del chamètz che ha “passato Pèsach” (senza essere stato venduto), ma se questo viene compreso nella vendita del chamètz, è sicuramente permesso tenerlo. Certo, meno di un “kazàit” non si può certo mangiare, ma non si trasgredisce (per esso) al divieto di “non dovrai vederlo e non si troverà presso di voi”.

Generalmente infatti, nelle stanze non si trovano grossi pezzi di chamètz, a meno che un bambino non vada in giro con un panino in mano, o con dei biscotti da sbriciolare. Ma se si tratta di una stanza dove non si va in giro col cibo, non c’è affatto bisogno di pulirla (per Pèsach)!

Tra l’altro, per questa ragione, riguardo l’usanza di nascondere i “bocconcini” di chamètz, bisogna stare attenti a che siano minori di un “kazàit”, in maniera che se non se ne dovesse trovare uno, non c’è bisogno poi di impazzire a cercarlo, perché si può fare affidamento sulla formula di annullamento che si pronuncia dopo la ricerca. Continua a leggere »