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Roma: La filiera kasher sarà materia di studio al Liceo ebraico

Intesa tra liceo Ebraico e Agrario Marini su studio filiera Kosher

KosherRoma, 8 mag. (Adnkronos) – Il liceo ebraico Renzo Levi e l’istituto tecnico agrario Emilio Sereni questa mattina hanno firmato il protocollo d’intesa che vedrà impegnati professori e alunni in una collaborazione volta ad ampliare la conoscenza e l’applicazione della cultura ambientale. A firmare il documento, nell’Aula Magna del Renzo Levi, i presidi Rav Benedetto Carucci Viterbi e la professoressa Patrizia Marini. Il protocollo determinerà lo scambio di esperienze tra le scuole per accrescere la conoscenza culturale oltre che tecnica, giuridica, amministrativa e professionale degli studenti nella filiera di coltivazione, produzione e commercializzazione di prodotti Kosher, e incrementerà la conoscenza e le relazioni con enti ed istituti con finalità analoghe in Israele.

“Già dall’anno scolastico 2013-14 – spiega una nota – la scuola secondaria di secondo grado Renzo Levi ha avviato un progetto sperimentale denominato ‘Per fare tutto ci vuole un fiore…’, dedicato a un gruppo di giovani diversamente abili per facilitare l’avvicinamento al mondo floro-vivaistico grazie alle collaborazioni con l’Orto Botanico di Roma e l’Università La Sapienza. Con la firma di oggi l’istituto Emilio Sereni si impegna a partecipare al progetto ‘Per fare tutto ci vuole un fiore…’ mettendo a disposizione le proprie strutture e i propri docenti; nel corso del 2014 verranno organizzati presso l’Istituto Tecnico Agrario stage per il gruppo dei ragazzi coinvolti nel progetto sperimentale. Verranno inoltre promosse attività finalizzate alla divulgazione delle regole alimentari ebraiche all’interno dell’istituto agrario”.

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Di carne o di latte, solo il meglio del Kasher a Milano

Anche a Milano, abbiamo i nostri masterchef. E in fatto di talento ai fornelli non siamo da meno: menù originali, eclettici, con ingredienti selezionati e freschissimi: ecco le nostre eccellenze in fatto di ristorazione Kasher a Milano. Le nostre star? Denzel e Carmel.

Ilaria Myr e Ester Moscati

Rabbinato Centrale Milano

Rabbinato Centrale Milano

Denzel – Hamburger (e non solo) a regola d’arte Quella di Denzel è un’avventura nata quasi per caso, come quasi sempre nascono le avventure: una scommessa che i fratelli Kaboli – Ruben, Afshin e Afsaneh – responsabili del catering kasher Pimento, hanno raccolto quattro anni fa, diventando proprietari dell’hamburgheria kasher di via Washington. «Allora ci eravamo dati tre mesi di tempo, per poi decidere cosa fare – spiegano al Bollettino -. Poi ci siamo appassionati, ed eccoci qui».

In effetti, Denzel è ancora qui, più in forma che mai: dopo quattro anni di attività, l’hamburgeria e ristorante  è diventata un punto di riferimento a livello nazionale per gli amanti della buona cucina, segnalata da numerosi blog gastronomici e da molte riviste, e frequentato  sia da un pubblico di ebrei che di non ebrei, che rappresentano un buon 70 per cento della clientela del locale. «Il lato forse più affascinante di questo lavoro è quello del dialogo con le persone esterne al mondo ebraico – continuano i fratelli Kaboli -. Ogni sera noi spieghiamo perché non c’è il formaggio sulla carne, perché non c’è il latte macchiato, quali sono le regole della kasherut, perché ogni giorno abbiamo una persona che lava accuratamente le verdure a foglia verde. E spesso ci capita che gli stessi clienti si chiedano “ma perché non mangiamo tutti così? Questa è una cucina molto sana”». Ma Denzel, da sempre, segue con cura e precisione anche la clientela ebraica: feste di compleanno, anniversari di matrimonio, feste per bar e bat mitzvà, cene e messibot celebrative, catering… Dispiegate su due piani, le due sale riescono ad accogliere fino a 50 coperti (e molti di più se la cena è a buffet, in piedi).

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Il dominio .kosher diventa una battaglia da 17 miliardi di dollari

Rabbini contro rabbini. Una faida digitale che si è giocata virtualmente nel lontano Sudafrica e precisamente a Durban, città che ha ospitato questa settimana (dal 14 al 18 luglio) il meeting internazionale dell’Icaan (Internet Corporation for Assigned Names e Numbers), l’organismo che controlla su scala globale l’assegnazione dei nomi di dominio della grande Rete. La battaglia in questione vale il controllo del suffisso .kosher, termine che rimanda al vocabolo “kosherut”, che nell’accezione comune indica l’idoneità di un cibo ad essere consumato dal popolo ebraico.

Gianni Rusconi

Il punto focale della questione è la seguente: cinque organizzazioni (Orthodox Union, Star-K Kosher Certification, Chicago Rabbinical Council, Kashruth Council of Canada e Kosher Supervision Service, meglio conosciuta come Kof-K) si sono unite per opporsi al solo richiedente del dominio generico di primo livello “dot-kosher”, la Kosher Marketing Assets Llc, puntando l’indice sull’uso non adeguato e a meri fini di lucro di quella che è una tradizione sacra. Le due parti, entrambe attive nel business della certificazione degli alimenti con il “marchio” kosher, sono in disaccordo su come gli utenti del Web potranno trovare questi prodotti in futuro.

Kasher: Costi e flessibilità

La Halakhà già tiene conto delle considerazioni economiche e non ha bisogno di pericolosi compromessi

Michele Cogoi

In un articolo sull’edizione di giugno di Shalom, pubblicato su Kolot, dal titolo “Kasher: il giusto profitto“, Pierpaolo Pinhas Punturello solleva il problema, per altro condivisibile, del costo elevato del cibo kasher in Italia. L’autore osserva giustamente che non è corretto prendersela col commerciante “capitalista”. La soluzione consisterebbe invece nel sostituire i prodotti con certificazione kasher venduti nei negozi comunitari con prodotti “permessi” venduti al supermercato.

Kasher: il giusto profitto

Da una parte sarebbe ora di finirla con la caccia all’untore nei confronti degli operatori kasher. Dall’altra bisogna capire che comunque kasher non vuol dire solo adatto al consumo ebraico.

Pierpaolo Pinhas Punturello

I social network, le pagine Facebook ed i video di YouTube che si rivolgono ad un pubblico ebraico hanno spesso trattato il tema dei costi dei prodotti kasher dilaniando spesso gli schieramenti di coloro che partecipavano alle discussioni. Accanto ad alcuni sostenitori dei dati che comparano il mercato a kasher a quello biologico, che non vanno sottovalutati per la loro intuizione economica, sono apparse in trincea le giuste dichiarazioni di alcuni operatori del settore e commercianti di prodotti kasher e le affermazioni di un certo tipo di mondo rabbinico che si è posto con lo Shulchan Aruch in mano tra le fila degli scaffali dei supermercati e le famiglie ebraiche italiane investite, come tutti gli italiani, dalla crisi, dai tagli e dagli inevitabili conti di fine mese.

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Kasher: dove un’impresa deve essere anche un servizio

Intervista a Marco Sed del Ristorante Yotvata di Roma: “Cucina kosher? Un servizio di natura sociale”.

Anna Tina Mirra

“A Roma abbiamo una vera cucina tradizionale ebraica. Fino al 1870 gli ebrei erano costretti a vivere nel Ghetto e, per imposizione papalina, a fare la spesa solo alla fine del mercato di S. Angelo in Pescheria. E poiché lì si trovavano soltanto prodotti quali indivia o zucchine, le nostre nonne cominciarono a fare di necessità virtù, ideando piatti come gli aliciotti all’indivia o la guiche di zucchine. Oppure la cassuola di ricotta, perché alla fine del mercato si trovava soltanto la ricotta e non anche altri formaggi. Piatti che poi la cucina romana ha ‘rubato’ dalla tradizione ebraica”. E’ con Marco Sed – 43 anni, sposato con Sharon, padre di Yael, Gabriel e Sarah, imprenditore, titolare del Ristorante “Yotvata” a Piazza Cenci, nel cuore del Ghetto romano – che GIROMA comincia ad addentarsi nelle tradizioni della cultura ebraica.

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L’esperimento

Chiude in una media comunità ebraica l’unico punto vendita di prodotti alimentari kasher, perché il nuovo Consiglio non tenta un esperimento?

Sandro Servi

Abbiamo letto con piacere sulla stampa ebraica in queste ultime settimane della creazione del primo ristorante kasher in una media Comunità ebraica italiana: ai promotori e ai gestori dell’iniziativa facciamo i più fervidi auguri di successo. Contemporaneamente sulla stampa ebraica non abbiamo letto, ma abbiamo comunque saputo, che ha chiuso l’unico punto vendita di prodotti alimentari kasher di un’altra media comunità ebraica italiana, di cui, per i consueti motivi di opportunità (evitare le polemiche), preferisco tacere il nome. Per i pochi che cercano di mangiare kasher in quella comunità si tratta di un colpo durissimo, come chiunque potrà capire.

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