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Con amici così non abbiamo bisogno di nemici

Dopo Anna Foa, un’altra risentita replica al libro di Meotti Ebrei contro Israele, del quale Kolot aveva ieri pubblicato un’anteprima

Dario Calimani

Dario CalimaniDeprimente dover tornare sull’argomento. Ora tuttavia sappiamo finalmente chi sono i veri nemici di Israele: Yehoshua, Grossman, Oz, Barenboim e qualche altro che non vale neppure la pena nominare. Dopo tanti articoli, servizi e veline, ora ce lo dice a chiare lettere un libro illuminante, scritto da un vero amico di Israele. Un amico che, vivendo al sicuro altrove, ci informa che in Israele si vive bene così e che non c’è bisogno di cercare compromessi e migliorare la situazione.

C’è dunque una quinta colonna in Israele; il nemico del popolo ebraico si è insinuato dentro lo stato, fra i suoi cittadini ebrei, fra i suoi scrittori, fa parte della sua intellighentzia, allo stesso modo in cui la mafia si è insinuata nelle pieghe della politica italiana. Sono cittadini che lavorano e hanno diritto di voto e di pensiero, e i loro figli sono morti per difendere Israele, e, ciò nonostante, sono nemici di Israele. E neppure si mimetizzano, questi sfrontati, questi israeliani traditori che odiano se stessi e lo stato in cui vivono e per cui danno la vita. Sono traditori di se stessi, proprio come gli ebrei della diaspora che non sono d’accordo con la politica israeliana: ebrei che odiano se stessi e l’ebraismo.

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La memoria è solo quella dei musei (e guai a chi ce la tocca!)

Se il solito titolo di Kolòt non vi ha fatto troppo arrabbiare, potete inviarci la vostra opinione sull’ennesima polemica: Ma Giuliano Ferrara è veramente contro “l’abolizione della memoria” della Shoah (leggi qui)? La memoria è solo quella dei tanti musei che stanno costruendo? Le migliori risposte dopo il panettone (kasher).

Anna Foa

AnnaFoaKNessuno sembra essersi accorto che un editoriale del Foglio di venerdì propone nientedimeno che di abolire la memoria della Shoah. Basta musei, memoriali, scrive l’articolo, e pensiamo non agli ebrei morti, ma a quelli vivi: cioè agli israeliani, che per Il Foglio e i suoi amici gli ebrei sono solo gli israeliani. La proposta è, direi, radicale, perché non si riferisce solo all’impegno dello Stato nelle opere di costruzione dei memoriali e dei musei, come già aveva fatto Brunetta, ma rimette proprio in discussione la necessità di ricordare, di fare storia, di ricostruire fatti ed eventi, di trasformarli in pietre d’inciampo dell’indifferenza e dell’ignoranza dei più.

E’ la prima volta, a quanto mi consta, a parte naturalmente il caso dei neonazisti o dei negazionisti, che una simile proposta di abolire la memoria viene avanzata. Ma forse non sarà l’ultima.

Storica

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Sei milioni di ebrei morti e sei milioni di ebrei vivi

Editoriale de Il Foglio

giulianoferraraL’inutile polemica fra Renato Brunetta e la comunità ebraica sul memoriale della Shoah a Milano è un “classico dell’antisemitismo del passato”, come è stato definito dagli storici. Poi c’è “l’antisemitismo fattivo”, l’odio politico, morale e religioso per gli ebrei vivi, la Shoah che lancia riverberi agghiaccianti sul presente. A Gaza, Hamas ha cancellato letteralmente lo stato ebraico dai suoi libri di testo scolastici. La Torah e il Talmud vengono definiti come “falsi” e Israele come un usurpatore da annientare.

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Se questo è uno stato. Primo Levi e la demonizzazione di Israele

Il giornalista del Foglio ripercorre le tappe che portarono la “voce morale” dell’ebraismo italiano laico e di sinistra a schierarsi contro Israele nel 1982 contribuendo al nefasto stereotipo della “vittima che diventa carnefice”

Giulio Meotti

Primo LeviIl 7 giugno 1967 lo stato d’Israele si trova sotto minaccia di morte e lancia un blitz militare per respingere l’accerchiamento di Egitto e Siria. E’ la Guerra dei sei giorni e anche nelle piazze d’Italia, dove la militanza a favore dello stato ebraico si porta ancora bene, si dona il sangue. Per gli ebrei sotto assedio. Primo Levi si fa fotografare dalla Stampa di Torino con il tatuaggio di deportato ad Auschwitz mentre, disteso sul lettino, dona il suo plasma rosso.

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Ebrei, anzi tedeschi

Due anime in un solo corpo: dai poeti ai rivoluzionari, un’identità tormentata. La storia di un’assimilazione, prima del diluvio

Franco Debenedetti

KristallnachtE’ il 1933: Hannah Arendt, detenuta e rilasciata dalla Gestapo, decide di lasciare la Germania della barbarie. E’ senza documenti, il treno corre verso il confine con la Cecoslovacchia. Va nella direzione opposta a quella che, 190 anni prima, aveva seguito il quattordicenne Moses Mendelssohn andando dalla nativa Dessau verso la Berlino dell’illuminismo. “Oggi sono passati sei buoi, sette maiali e un ebreo” annotava nel suo registro il custode della porta di Rosenthal. La Arendt, la sera prima di partire aveva recitato poeti greci cenando sul Kurfürstendamm con Kurt Blumenfeld. Il giovane Moses, malnutrito, sapeva solo l’ebraico e lo Judendeutsch: tedesco, latino, greco, francese, inglese li avrebbe imparati da solo e in segreto, agli ebrei era proibito.

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Care anime belle, devo farvi una domanda

Giuliano Ferrara

Non passa giorno senza che uno scrittore israeliano, un direttore d’orchestra o una coalizione di personalità varie della cultura rivolga a Israele un appello a fermarsi, a cercare soluzioni diverse dall’attacco militare contro Hamas nella striscia di Gaza, e questo in nome delle tragiche conseguenze della guerra sulle popolazioni civili, sui bambini. Aderisco pieno di compassione per il dolore della popolazione investita dal turbine dell’operazione “piombo fuso”. Non voglio ritorcere argomenti faziosi e squalificanti, assalire le anime belle e accusarle di indifferenza verso il criterio di responsabilità della politica, verso la concreta questione della sicurezza esistenziale di uno stato che vive sotto minaccia prenucleare e di una comunità che cerca di tutelare i suoi villaggi dai razzi sparati da un’organizzazione militare nemica (non uso nemmeno il termine terrorismo, così i puristi ideologici sono soddisfatti) sostenuta da Iran e Siria.

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Le difficoltà ebraiche con il Papa della Dominus Jesus

Il fazioso: Il Foglio intervista i rabbini capo di Roma e Milano sul “dialogo interruptus”. Uno scorrettissimo Giorgio Israel (articolista fisso del Foglio) ne approfitta per rilanciare il mito ebraico del buon selvaggio: La colpa è tutta dei nuovi rabbini cattivi che “allontanano chi ha fatto matrimonio misto”. Elementare Watson, elementare.

Giorgio Israel

Roma. E’ sulla preghiera del venerdì santo e sulla causa di beatificazione di Pio XII che nelle scorse settimane si è innescato un moto di inimicizia fra la chiesa cattolica e il mondo ebraico. Ne parliamo con due fra i maggiori rabbini italiani e con il saggista Giorgio Israel, che sul Corriere della sera assieme del rabbinato di sospendere la giornata del dialogo.

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