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Tag: Guerra

L’etica bellica secondo la tradizione ebraica

Versetti e Midrashìm raccolti e redatti da Uriel Simon

uriel_simon-28Il bisogno di un’etica bellica “Quando in guerra ti accamperai contro i tuoi nemici, dovrai guardarti da ogni azione cattiva” (Deut. 23°, 10) Spiega il Rambàn: “Rashì interpreta ‘Dal momento che il Satàn è in agguato nei momenti di pericolo’ : secondo me è giusto, riguardo questa mitzvà, che il testo ci metta in guardia dal momento stesso nel quale compare un peccato. Del resto si sa che, quando ci si accampa per la guerra, si mangia ogni abominio, saccheggiando, depredando, e si compiono azioni violente e non ci si ferma neanche davanti allo stupro e a ogni turpe azione. Anche l’uomo più giusto infatti, si incrudelirà e si inferocirà nel momento di partire per la guerra; proprio per questo ci ammonisce il testo ‘…dovrai guardarti da ogni azione cattiva’ che anche secondo la semplice spiegazione testuale è un avvertimento da tutto ciò che è proibito. (“Perùsh Ha-Torà”)

“Dio ha donato a (popolo di) Israel tre buone caratteristiche: la misericordia, la vergogna e la pietà” (Talmùd Bavlì, Kiddushìn 4a), ma nessuna di queste tre caratteristiche ci può proteggere dall’istinto malvagio (yètzer ha-rà’) che risiede in ognuno di noi, che nei momenti della battaglia può portare anche il più giusto degli uomini alla crudeltà, allo scatenarsi dei freni inibitori della vergogna e allo scoppio del desiderio della violenza, a meno che non si ponga un solido ostacolo con il timore di Dio e con il timore del peccato.

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Ci fu un rabbinato militare italiano nella Grande Guerra

Anche al fronte pane azzimo, libri di preghiera e una degna sepoltura ebraica 

Paola Abbina

militari_ebreiIl “rabbino militare” nasce prete, questo è incontestabile: il ragionamento per il quale i più arrivano a concepire l’utilità dell’esistenza di tali funzionari non è che questo: posto che i cattolici hanno i loro preti-cappellani sul campo, per l’assistenza spirituale ai moribondi, ai feriti, per il conforto della fede ai combattenti, per la amministrazione dei sacramenti ai morti, posto che gli evangelici vi hanno i loro pastori cappellani, è giusto che gli ebrei – forse per restare in stile sarà meglio dire “Israeliti” – vi abbiano i loro cappellani. Così l’analogia è istituita sotto tutti i rapporti, di nome e di funzione. Questo è quanto scrisse il 15 luglio 1915 la Settimana Israelitica quando le autorità ebraiche nazionali decisero di istituire il “rabbinato militare”. E la decisione, come si evince da queste righe, non fu unanime. I protagonisti furono l’allora presidente del Comitato delle comunità israelitiche italiane Angelo Sereni e il rabbino maggiore di Roma Angelo Sacerdoti. L’istituzione infatti non fu priva di resistenze all’interno del mondo ebraico, per il timore di alcune comunità di vedersi sottratto l’unico elemento che le teneva in vita: la figura del rabbino, presente già allora in numero esiguo. A questo va aggiunta la tendenza di alcuni soldati a mimetizzarsi, vuoi per paura, vuoi per meri motivi pratici, o per non volersi distinguere come religiosi e combattere fra italiani per italiani.

Gli ostacoli della burocrazia militare, le condizioni operative, l’imprecisione e l’incompletezza degli elenchi disponibili dei militari ebrei, la mancanza di mezzi di trasposto per le visite da effettuare, rendevano ancor più difficile il compito del rabbino militare. E ancora, come farsi riconoscere dai correligionari senza confondersi con dei “necrofori” o dei “beccamorti”?

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Le radici ebraiche di Bambi perseguitato

Nella storia del cerbiatto e dei suoi amici sarebbe una metafora rivolta agli ebrei europei tra le due guerre, divisi tra orgoglio dell’ identità e necessità di mimetizzazione nell’ angoscia delle persecuzioni.

Gianluca Nicoletti

BambiPossiamo finalmente spiegarci perché Bambi ci ha angosciato la fanciullezza di terrificanti incubi: la sua storia era, in origine, pensata come monito per una possibile persecuzione degli ebrei in Europa. La teoria di una radice sionista nelle vicende di Bambi e i suoi amici della foresta è spiegata in un articolo apparso su Jewish Review of Books, la rivista trimestrale di cultura ebraica pubblicata a New York.

Sull’ effetto angosciante del cartoon Bambi si potrebbero scrivere volumi. La maggior parte dei fans della prima ora del cerbiattino con gli occhini dolci ne sono stati (me compreso) terrorizzati. Una storia terribile con una madre massacrata dai cacciatori, con un incendio che rischia di trasformare gli animaletti in arrosticini, con mute di cani feroci, con uomini crudeli. Insomma non è storia che si può facilmente dimenticare.

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Quel missile su Gerusalemme che non dimenticheremo

Per gli ebrei è la città santa, per Hamas solo un semplice obiettivo da distruggere

Pierpaolo Pinhas Punturello

Eravamo alla seconda strofa del canto mistico Yedid Nefesh, il pyut che in alcuni riti accompagna il pubblico verso l’accoglienza dello Shabbat. Stavamo per concluderla, richiamando la gioia eterna che avrebbe avvolto l’anima quando il gelo ha fermato le nostre voci. Il gelo della sirena. Il gelo del segno di un inverno nel quale gli abitanti del Sud di Israele si trovano ormai da anni. La mia prima sirena.

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Noi abbiamo perso la guerra

David Grossman

Elegia funebre per il figlio Uri

Mio caro Uri, sono ormai tre giorni che quasi ogni pensiero comincia con «non». Non verrà, non parleremo, non rideremo. Non ci sarà più questo ragazzo dallo sguardo ironico e dallo straordinario senso dell´umorismo. Non ci sarà il giovane uomo dalla saggezza molto più profonda di quella dei suoi anni, dal sorriso caloroso, dall´appetito sano. Non ci sarà quella rara combinazione di determinazione e delicatezza. Non ci saranno il suo buon senso e l´assennatezza del suo cuore. Non ci sarà l´infinita tenerezza di Uri e la tranquillità con cui placava ogni tempesta, non vedremo insieme i Simpsons o Seinfeld, non ascolteremo con te Johnny Cash e non sentiremo il tuo abbraccio forte e rassicurante. Continua a leggere »