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Sondaggio choc: quasi la metà degli ebrei britannici teme di non aver futuro nel Regno Unito o in Europa

“Se non ci sarà tolleranza zero, l’antisemitismo crescerà e gli ebrei britannici si interrogheranno sempre più sul loro posto in questo Paese”

Carola Parisi

Ebrei INglesiQuasi la metà degli ebrei britannici teme di non aver più futuro nel Regno Unito o in Europa. Notizie che fanno tremare i governi del vecchio continente.  Si tratta dei risultati di un sondaggio condotto dall’associazione Campain Against Anti-Semitism (Caa). Secondo lo studio, il 45% delle persone interpellate ritiene di non avere futuro nel Regno Unito, il 58% in Europa. Addirittura, un quarto delle persone ha poi ammesso di aver pensato negli ultimi due anni di lasciare il Regno Unito. Il sondaggio è stato condotto dal 23 dicembre all’11 gennaio, nei giorni della strage al giornale satirico francese Charlie Hebdo e dell’attacco al supermercato kosher di Port de Vincennes nella capitale francese.

“I risultati della nostra ricerca sono una scioccante presa di coscienza dopo le atrocità di Parigi – ha dichiarato il presidente del CAA, Gideon Falter – il Regno Unito è in un momento critico. Se non ci sarà tolleranza zero, l’antisemitismo crescerà e gli ebrei britannici si interrogheranno sempre più sul loro posto in questo Paese.”

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Macellazione rituale: come ti terrorizzo il consumatore

Non si riesce a far passare una legge che vieti a ebrei e musulmani la macellazione rituale? Basta proporre un’etichetta minacciosa. Ma in Gran Bretagna ebrei e musulmani uniti hanno saputo giocare bene le loro carte.

Paolo Pozzi

Carne EtichettaLa deligittimazione della shechità in molti paesi Europei tenta anche di passare attraverso il tentativo di “informazione coatta”, nei confronti del consumatore, relativamente allo stordimento o meno dell’animale prima della macellazione. L’obiettivo è chiaro: buona parte delle macellazioni halal o kasher, per vari motivi, viene destinata al mercato non musulmano e non ebraico. Basti pensare, relativamente al kasher, ai quarti posteriori che non hanno passato la procedura del nikkùr dal nervo ischiatico (גיד הנשה – Bereshit 32, :25) o che sono risultati sì adatti al consumo umano da parte veterinaria ma, per vari motivi, classificati “non kasher”. O, in alternativa, alla produzione industriale di bovini, agnelli e capretti halal in Gran Bretagna, destinati prevalentemente all’esportazione nei paesi islamici, di cui una parte in ogni caso rimane sul mercato interno e indifferenziato.

Un’eventuale etichettatura relativamente al “mancato stordimento” dovrebbe indurre nel consumatore, attento lettore di etichette al supermercato (?!?), un sentimento di repulsione e quindi di rifiuto all’acquisto, con conseguente pressione economica sul venditore di carne che, a sua volta, arriverebbe a preferire carne da “animale stordito” ed a rifiutare – penalizzando commercialmente – il kasher-halal.

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Sacks, il rabbino globe-trotter

Dopo aver guidato per 22 anni l’ebraismo britannico, il rabbino più mediatico dei tempi moderni, apprezzato anche al di fuori del mondo ebraico, affronta una nuova sfida: continuare a divulgare il proprio pensiero a livello planetario.

Ilaria Myr

SacksL’ex premier britannico Tony Blair l’aveva definito un “intellettuale gigante”, mentre il Principe Carlo addirittura “una luce nella sua nazione”. Rav Lord Jonathan Sacks, 65 anni, Rabbino Capo del Regno Unito e del Commonwealth per 22 anni fino allo scorso agosto, è senza dubbio la guida spirituale ebraica più mediatica e mediatizzata dei nostri giorni.

Autore di decine di libri molto ben accolti sull’ebraismo e il suo posto nel mondo contemporaneo (alcuni dei quali divulgati anche tramite il Bollettino e presenti sul sito Mosaico come Lettere alla prossima generazione 1 e 2), e curatore di una pagina sul Times of London, è stato fino a qualche mese fa un volto molto frequente sulla BBC, dove conduceva ogni anno, in occasione di Rosh Ha-Shanà, un programma dedicato alla fede, intervistando ideologi atei come Richard Dawkins e lo scrittore Howard Jacobson.

Una personalità, insomma, di grande spessore intellettuale e dalla grande capacità comunicativa, che ha saputo parlare di ebraismo a pubblici diversi e variegati non solo all’interno del Regno Unito, ma anche fuori, in modo assolutamente globale.

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Come sono trendy gli ebrei della regina

Un testimone d’eccezione ci racconta il boom ebraico dell’editoria inglese

Rav Andrea Zanardo*

ZanardoIl 2012 e’ stato l’anno di Francesca Segal. Il suo romanzo d’esordio,  “The Innocents”, ha venduto un gran numero di copie e le ha fruttato  anche diversi premi. Con questo romanzo, [tr.it. “La cugina americana”, Bollati Boringheri 2012] la Segal si e’ ispirata a un’opera di una celebre scrittrice antisemita, “L’Eta’ dell’Innocenza” di Edith Warton, e ne ha tratto un romanzo ebraico. “The Innocents”  e’ ambientato tra gli ebrei che vivono a Londra attorno a Temple Fortune, tra sinagoghe Reform, rabbine liberali, vacanze di fine dicembre ad Eilat, pettegolezzi in fila dal fornaio kasher, e il rito della lettura delle pagine “Social and Personal” del Jewish Chronicle, ogni sabato pomeriggio.

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Il destino di far ridere

Il nuovo libro di Howard Jacobson “Un amore perfetto”

Luigi Sampietro

Piuttosto noto ma non famoso, Howard Jacobson solo un paio di mesi fa ha dichiarato di non voler più entrare nelle librerie di Londra per evitare l’umiliazione e l’offesa di non vedere mai i propri libri messi in bella vista.

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L’yiddish al servizio di Sua Maestà

Israele, scontro frontale tra i fondamentalisti e le istituzioni. Da Londra ad Anversa: no alla modernità, sì alle leggi.

Francesca Paci

All’ingresso della Yesodey Hatorah Jewish School di Amhurst Park, periferia Est della City londinese, una foto autografata della Regina Elisabetta II accoglie ogni mattina i 500 figli con i boccoli detti «peot» e le 700 figlie in severo abito scuro d’uno degli ultimi «shtetl» d’Europa. Qui, a ridosso di quell’enclave anglo-musulmana punteggiata di minareti nota come Londonistan, vivono circa 20 mila ebrei ortodossi, un terzo della comunità haredi, disseminata tra Anversa e Parigi, che si veste, mangia, parla alla maniera degli antenati polacchi di tre secoli fa. «Il rapporto tra i gruppi chassidici europei e il paese in cui risiedono non ha nulla della conflittualità esplosa nei giorni scorsi a Gerusalemme» nota lo storico Ariel Toaff, professore emerito all’Università Bar Ilan di Tel Aviv e autore del saggio «Il prestigiatore di Dio».

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Nuove intolleranze crescono

Giorgio Israel

Riparte dalle università inglesi (e ha code italiane) il boicottaggio accademico di Israele

La campagna per il boicottaggio di Israele in ambiente universitario prese le mosse in modo imponente nella primavera del 2002. Era un susseguirsi di raccolte di firme di professori universitari che aderivano all’indicazione di evitare contatti con le istituzioni scientifiche e accademiche israeliane e persino con i singoli qualora non avessero preso le distanze dalla politica del loro paese. Mi trovavo a Parigi in quel periodo, invitato da un’Università, e ricordo perfettamente il clima avvelenato, i colleghi che si presentavano in keffiah ai seminari, che ti chiedevano quali iniziative si stavano prendendo nelle università italiane contro Israele, come se fosse ovvio che una persona normale non potesse avere una posizione differente. Continua a leggere »