Gianfranco Di Segni | Kolòt-Voci

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Le polemiche fra rabbini non sono certo una novità

ARCHIVIO: Un articolo di rav Alberto Somekh del 2004 su Kippur che cade di shabbat come quest’anno


L’aspro scambio di lettere fra Shadal e Benamozegh sul significato del suono dello shofar. Dalla derashà tenuta il 1° giorno di Rosh Hashana all’Oratorio Di Castro di via Balbo, Roma

Gianfranco Di Segni

EsplosioneA Rosh Hashana in genere si fa il consuntivo dell’anno appena trascorso. Una delle caratteristiche di quest’anno è stata il dibattito che ha animato la comunità ebraica italiana riguardo al ruolo dei rabbini, con accese discussioni sui rabbini e fra i rabbini stessi. Ricordiamone qualcuna: la visita del papa alla sinagoga di Roma, con rabbini che hanno partecipato e altri che si sono astenuti dal farlo; la vicenda delle ciambellette nella comunità di Roma, che è finita addirittura sulle pagine della stampa nazionale; la revoca del rabbino capo di Torino; lo stato della kashrut a Roma. (La lista non è affatto esaustiva). Qualcuno si stupisce delle discussioni fra i rabbini. In realtà, non si capisce perché le divergenze di opinioni fra il presidente (a livello locale o nazionale) e il capo dell’opposizione siano viste come normali e, anzi, ci si meraviglierebbe se non fosse così, mentre quando i rabbini discutono fra di loro ciò è visto come qualcosa di inusuale. Invece, è proprio vero il contrario: fra i rabbini ci sono sempre state diverse opinioni.

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Mishnà: Pubblicato Bavà Metzià

Un nuovo trattato, il sedicesimo, è stato pubblicato nell’ambito della nuova edizione italiana della Mishnà curata dall’Assemblea Rabbinica Italiana con il contributo e il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. La Mishnà (o Torà Orale) consiste nella grande e sistematica raccolta di insegnamenti dei Maestri dell’ebraismo, tramandati dapprima oralmente e poi messi per iscritto da Rabbi Yehudà Ha-Nasì alla fine del Secondo secolo. Nel Progetto sono coinvolti numerosi rabbini e studiosi di lingua italiana che vivono sia in Italia che in Israele e negli Stati Uniti d’America. Il Progetto, nato nel 2000, ha registrato un notevole successo presso le famiglie e le scuole ebraiche. In particolare, la nuova edizione italiana riscuote molta popolarità fra i giovani, che apprezzano l’ottima grafica e l’allestimento tipografico opera degli editori David Piazza (Morashà) e Ghidon Fiano (Lamed).

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Cuore tarèf

Trapianto di organi da maiali: è lecito?

David Gianfranco Di Segni

Collegio Rabbinico Italiano – Istituto di Biologia Cellulare, CNR, Roma

Ultimamente si parla spesso di maiali, non solo a causa dell’influenza suina ma anche perché il maiale è ritenuto un animale molto adatto come fonte di organi da trapiantare nell’uomo. Già da tempo si usano nell’uomo le valvole del cuore (e altre componenti) del maiale; ora sono in corso ricerche sperimentali finalizzate al trapianto dell’intero cuore e di altri organi. Bisogna ovviamente superare i problemi dovuti al rigetto di un organo estraneo da parte del sistema immunitario umano: per questo motivo si sta tentando di modificare geneticamente il maiale per renderlo più compatibile con l’uomo.

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La presenza femminile nelle feste autunnali

David Gianfranco Di Segni

Che ruolo hanno le donne nelle feste ebraiche d’autunno, Rosh Hashanà, Kippur e Sukkot? La domanda è giustificata se si confrontano queste feste con altre del calendario ebraico, in cui la componente femminile è ben evidente. Così è per Purim, una festa di istituzione rabbinica incentrata sulla figura della regina Ester. Anche nell’episodio commemorato dalla festa di Chanukkà le donne hanno un’importanza rilevante, grazie a donne esemplari come Yudith e Channà, dai cui atti coraggiosi partì la rivolta contro i Greci. E così Tu BeAv (il 15 di Av), il giorno dei fidanzamenti, in cui le ragazze svolgono un ruolo dominante.

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Di mamma ebrea ce n’è una sola

Sulla matrilinearità nell’ebraismo

Gianfranco Di Segni

In un recente numero di Ha Keillah (febb. 2005), nella lettera intitolata “Limpieza de sangre”, Claudio Canarutto ha riproposto il problema della trasmissione matrilineare dell’appartenenza all’ebraismo e ha messo a confronto la visione ortodossa con quella riformata, che sarebbe, a suo dire, più moderna perché considera ebrei anche coloro che abbiano il padre ebreo ma non la madre. Sorvolando sulla sgradevolezza di certe sue espressioni, Canarutto sostiene che il popolo ebraico, rifiutando i figli di solo padre ebreo, si priverebbe “dell’innegabile apporto differenziante e vivificante del sangue” degli altri popoli. La “bella norma rabbinica”, che accetta figli di “mamma ebrea, anche se di padre ignoto o, peggio, stupratore”, è “pericolosamente limitativa”. Canarutto afferma, senza rendersi conto di cadere in contraddizione, che “i nostri Rabbini, che si dichiarano tutti ortodossi, perseguono una impossibile politica di ‘purezza’ e di incontaminazione generazionale”. La conclusione, secondo Canarutto, è che “il razzismo, come sempre, è il nostro peggior nemico, anche, e forse più, quello che alligna tra le nostre fila”. E i razzisti sarebbero, evidentemente, i rabbini ortodossi. Continua a leggere »

Fecondazione assistita: un punto di vista ebraico

David Gianfranco Di Segni

Recentemente il Parlamento italiano ha approvato una proposta di legge per la fecondazione assistita, con notevoli divergenze di vedute fra la maggioranza e l’opposizione ed anche all’interno di ciascuno dei due gruppi. La contrapposizione è in molti casi trasversale e vede, in generale, i cattolici schierati da una parte (sia in uno che nell’altro gruppo) e i laici dall’altra. Continua a leggere »

La confusione tra “laicità” e sfera religiosa

Giovanni De Martis

Ho letto con una certa sorpresa le critiche mosse al Presidente Luzzatto. Sorpresa, debbo dire, mista ad un certo preoccupato stupore. Sta passando in Italia l’idea che l’essere cattolici sia un “peccato” agli occhi dell’Europa e che il professor Buttiglione sia una sorta di “martire” conculcato da una selva di seguaci di Robespierre atei e rabbiosamente antireligiosi. Idea che – francamente – trovo assai buffa per non dire fantascientifica. Romano Prodi, presidente uscente della Unione Europea, non ha mai fatto mistero di essere cattolico e per di più cattolico praticante. Nel suo caso credo non sia possibile parlare di “integralismo laico”. Probabilmente allora il problema si trova sotto altre latitudini. Probabilmente in Italia si fa una certa fatica a capire che un commissario europeo non è il rappresentante di una nazione ma è un esponente di comprovata capacità politica indicato da un governo aderente per rappresentare tutti i cittadini europei nell’ambito del suo incarico. In questo senso un commissario europeo ha il dovere di mettere da parte non soltanto le sue considerazioni e convinzioni di ordine partitico ma anche religioso. L’Unione Europea non è una istituzione a carattere religioso e non è il luogo per discettare di fede. Le decisioni che l’incarico affidato ad un commissario comportano vanno ad investire la vita quotidiana non di un paese al 99% cattolico come l’Italia ma anche nazioni con fedi e orientamenti differenti, con legislazioni diverse su argomenti estremamente delicati. Invece di domandarsi in modo enfatico se vi sia o meno una rabbiosa canea di giacobini in agguato sarebbe il caso di chiedersi in quale misura Buttiglione sarebbe stato in grado di rappresentare gli orientamenti e i convincimenti in tema di eutanasia che in questi anni sono maturati in Olanda.

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