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Celebrare la memoria oggi è stare con Georges Bensoussan

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

George Bensoussan

Cari Amici, quest’anno avevo deciso di non occuparmi della “Giornata della memoria”, che mi sembra diventato ormai un’occasione di rimozione e non di memoria, in cui hanno la parola tutti i “benaltristi” coloro che vogliono ricordare anche il genocidio degli Armeni (il che è certamente giusto, io personalmente ho curato un libro su questo terribile crimine: http://guerini.it/index.php/il-genocidio-infinito.html ), ma anche la distruzione degli indiani d’America, il trattamento degli animali nei macelli, e mille altre cause più o meno giuste – compresa quella ingiusta e insensata, che vorrebbe associare al ricordo della Shoah il fallimeto degli arabi di completarla sterminando tutti gli ebrei di Israele, come si proponevano nel ‘47-’49 e ancora dicono di proporsi (quando parlano in arabo).

Loro chiamano Nakbah, cioè “disastro” questo fallito genocidio con la conseguente sopravvivenza di Israele contro l’assedio degli eserciti di tutto il mondo arabo.
C’è più d’uno che nelle celebrazioni televisive e nelle cerimonie ufficiali ha la faccia tosta di sostenere questo accostamento, cui manca solo il lutto per la triste sorte dei dirigenti nazisti, chi suicida nel bunker, chi impiccato a Norimberga, chi a Gerusalemme.
Ma forse la follia criminale di chi sostiene queste cose non è neanche la colpa principale della giornata, che in fondo ha perso individualità fin dal suo stabilimento in Italia, quando per volontà o passività di Furio Colombo, che promosse la legge, quella che a livello internazionale si chiama esattamente “International Holocaust Remembrance Day” cioè giornata della memoria dell’”Olocausto” o come si dice oggi molto meglio, della Shoah (https://en.wikipedia.org/wiki/International_Holocaust_Remembrance_Day ), è diventata “Giornata della memoria” e basta (https://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria ), cioè potenzialmente del ricordo di qualunque cosa.

Certamente l’intenzione non era quella, ma il risultato è stata un’ambiguità che oggi è ampiamente praticata. Il peccato peggiore, dicevo, è un altro: è la perdita del senso storico di quel che è accaduto in Europa fra il 1938 (data della “notte dei cristalli”, inizio degli omicidi di massa in Germania ma anche data delle leggi razziste in Italia) e il 1945. Lo Shoah in questi sette anni non “avvenne” spontaneamente” e neppure fu condotta dalla “mente di un pazzo” o dalla “banalità del male” dei burocrati tedeschi, due tesi convergenti sostenute dagli ipocriti, Hannah Arendt in testa ma con infiniti seguaci), ma invece “fu attuata” da masse di milioni di “volonterosi carnefici” ( http://www.librimondadori.it/libri/i-volenterosi-carnefici-di-hitler-daniel-jonah-goldhagen ) in tutt’Europa, Italia compresa.

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