Gaza | Kolòt-Voci

Tag: Gaza

Care anime belle, devo farvi una domanda

Giuliano Ferrara

Non passa giorno senza che uno scrittore israeliano, un direttore d’orchestra o una coalizione di personalità varie della cultura rivolga a Israele un appello a fermarsi, a cercare soluzioni diverse dall’attacco militare contro Hamas nella striscia di Gaza, e questo in nome delle tragiche conseguenze della guerra sulle popolazioni civili, sui bambini. Aderisco pieno di compassione per il dolore della popolazione investita dal turbine dell’operazione “piombo fuso”. Non voglio ritorcere argomenti faziosi e squalificanti, assalire le anime belle e accusarle di indifferenza verso il criterio di responsabilità della politica, verso la concreta questione della sicurezza esistenziale di uno stato che vive sotto minaccia prenucleare e di una comunità che cerca di tutelare i suoi villaggi dai razzi sparati da un’organizzazione militare nemica (non uso nemmeno il termine terrorismo, così i puristi ideologici sono soddisfatti) sostenuta da Iran e Siria.

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Sfidano i missili per discutere degli ideali

Sull’incontro estivo mondiale dell’Hashomer Hatzair

“Sfidano i missili per discutere degli ideali” così il Jerusalem Post intitolava il suo articolo sulla veidà dell’Hashomer Hatzair, meeting di rappresentanti mondiali tenutosi nel kibbutz di Holit, a meno di un chilometro da Gaza. Se senza dubbio, per noi partecipanti un rischio reale di essere colpiti da un kassam non c’era, “sfidare i missili” è un’espressione ottimale per ricreare lo spirito che ha animato quei quattro giorni, e che siamo speranzosi man mano si propaghi in tutti i centri del movimento. Il motivo dell’incontro era appunto quello di ridefinire la nostra linea ideologica tutti insieme, in modo che dall’Australia, alla Bielorussia, all’Uruguay, potessimo sentirci tutti parte dello stesso meraviglioso ente, e che tutti, nonostante le realtà davvero lontane tra loro, potessimo avere un motivo comune ad animarci e a poterci dare più rilevanza.

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La maggioranza degli italiani con Israele

Gli italiani sono sempre più colpiti — e coinvolti — dalle vicende del conflitto israeliano- palestinese e, in particolare, dagli episodi di guerra che hanno sconvolto la striscia di Gaza. Questi ultimi — grazie anche all’ampio rilievo che ne hanno dato gli organi di informazione — hanno aumentato fortemente l’interesse verso tutta la questione. E contribuito alla formazione e al consolidamento delle posizioni al riguardo.

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L’eclissi della ragione: riflessioni sul “disimpegno” da Gaza

Ariel Viterbo, ottobre 2005, Nevè Daniel

È difficile tentare di condensare in un articolo le proprie riflessioni sugli avvenimenti successi quest’estate in Israele. Ho stentato a lungo a tornare alla tastiera per fissare in poche righe il mio sguardo sulla realtà israeliana e condividere la mia esperienza coi lettori italiani. Complice anche l’evolversi della situazione interna israeliana, che mi ha portato a scendere in piazza a manifestare, piuttosto che a sedermi a tavolino a scrivere. Ma ormai l’estate è passata, il ritiro da da Gaza è terminato, giunge il tempo di tornare a scrivere. Con grande rabbia, col cuore ferito. Continua a leggere »

La guerra incruenta dei simboli

David Piazza

La storica e dolorosa operazione del ritiro da Gaza, per la quale molti “esperti” prevedevano come sicuro lo spargimento di sangue, si è conclusa invece senza incidenti di rilievo, pur nel dramma di più di 8000 persone costrette al trasloco forzato e il trauma emotivo di moltissimi tra protagonisti e spettatori. Le valutazioni storiche, politiche, sociali, hanno saturato i media, non solo del piccolo Paese che ha vissuto questo colossale psicodramma collettivo, ma del mondo intero. Abbiamo approfittato quindi della nostra presenza sul posto per qualche nota sull’unica battaglia combattuta senza risparmio di colpi: quella culturale, fatta di simboli che avrà, senza dubbio, ripercussioni enormi sulla coscienza collettiva degli israeliani, che si sono trovati, a distanza di decenni, di fronte a scelte di portata simile a quelle affrontate nel periodo di costituzione dello Stato. Continua a leggere »

Wiesel: il papa condanni i terroristi, non faccia politica

La presa di posizione del Papa sulla controversa barriera che divide israeliani e palestinesi coglie di sorpresa il premio Nobel per la pace Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz e massimo portavoce degli ebrei della diaspora. «Dal leader spirituale di una delle più grandi e importanti religioni al mondo m’aspettavo qualcosa di ben diverso – spiega al Corriere Wiesel – ovvero una dichiarazione che condannasse il terrore e l’assassinio di innocenti, senza mischiarli a considerazioni politiche e soprattutto senza paragonarli a un’opera di pura autodifesa. Politicizzare così il terrorismo è sbagliato: gli autori della strage ad Istanbul non hanno ammazzato a causa del muro, ma perché odiano gli ebrei. Questo il Papa avrebbe dovuto capire e condannare». Continua a leggere »