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Shavu‘ot: una festa tra nomi e ricordi

Adolfo Locci*

Adolfo LocciIl Mattan Torà, il dono della Torà sul Sinai, è certamente un tema centrale nella Torà. Il monte Sinai è ricordato come il luogo della rivelazione divina e della stipulazione del patto tra Dio e il popolo d’Israele, il luogo dell’ascolto degli ‘Aseret Hadiberot, le Dieci Parole (Esodo 19). E’ dunque curioso il fatto che negli altri libri biblici, ci sia stata una sorta di diminuzione del ricordo di questo fondamentale evento. Ci sono cenni in ‘Ezra e Nechemia (cap. 9:13: “Sei sceso sul monte Sinai a parlare con loro dal cielo”), nel profeta Malachia (cap. 3:22: “Ricordatevi della Torà di Mosè, mio ​​servo, che gli ho comandato sul monte Chorev, per tutto Israele, statuti e sentenze”, nel libro dei Giudici nella cantica di Deborah (cap. 5:4-5: “La terra tremò, anche i cieli gocciolarono…trasudano acqua le montagne davanti al Signore che era sul Sinai”) e nella cantica simile del Salmo 68. Questi pochi riferimenti, non solo indicano un dato forse rilevante per definire quanto sia radicato il ricordo Mattan Torà nel resto della Bibbia ma, soprattutto, sollecitano una riflessione sul rapporto tra la promulgazione della Torà sul Sinai e la festa di Shavu‘ot.

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Due feste così diverse, eppure così uguali

Analogie e similitudini tra Purim e Kippur

David Gianfranco Di Segni

La festa di Purim ricorda, come è noto, un fatto accaduto circa 2500 anni fa in Persia durante il regno di Assuero. Si racconta nella Meghillàt Estèr , uno dei libri della Bibbia, che Hamàn, il perfido consigliere del re, voleva sterminare tutti gli ebrei del regno, uomini, donne e bambini. Per intercessione della regina Ester, una giovane ebrea che era diventata moglie del re nascondendo la propria origine ebraica, e di suo zio Mordechai, che era il capo della comunità ebraica, gli ebrei vennero salvati e i responsabili della tentata “soluzione finale del problema ebraico” furono puniti. A ricordo dello scampato pericolo fu istituita la festa di Purim, che letteralmente significa “sorti”, perché il giorno stabilito per il massacro era stato estratto a sorte dal perfido Haman.

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La presenza femminile nelle feste autunnali

David Gianfranco Di Segni

Che ruolo hanno le donne nelle feste ebraiche d’autunno, Rosh Hashanà, Kippur e Sukkot? La domanda è giustificata se si confrontano queste feste con altre del calendario ebraico, in cui la componente femminile è ben evidente. Così è per Purim, una festa di istituzione rabbinica incentrata sulla figura della regina Ester. Anche nell’episodio commemorato dalla festa di Chanukkà le donne hanno un’importanza rilevante, grazie a donne esemplari come Yudith e Channà, dai cui atti coraggiosi partì la rivolta contro i Greci. E così Tu BeAv (il 15 di Av), il giorno dei fidanzamenti, in cui le ragazze svolgono un ruolo dominante.

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Frutta da Israele? Sì, grazie!

Anno sabbatico e Seder di Rosh ha-Shanah

Alberto Somekh

Si avvicina Rosh ha-Shanah. In molte famiglie, soprattutto di origine sefaradita, vi è il minhag di introdurre la cena, dopo aver recitato il Qiddush, con una serie di assaggi dolci e beneauguranti. Alcuni corrispondono a frutti, come il melograno e il dattero, che non sono raccolti in Italia ma provengono da paesi caldi. Fra i produttori di questi frutti vi è Israele e per molti il cosiddetto Seder di Rosh ha-Shanah è anzi un’occasione per portare in tavola, come Siman Tov, prodotti di Eretz Israel. A tal proposito mi è stata rivolta la seguente domanda. L’anno uscente 5768 è stato un Anno Sabbatico (Shenat Shemittah) e, come è noto, ha comportato diverse restrizioni halakhiche all’agricoltura in Israele e al conseguente consumo dei relativi prodotti. Essi necessitano di un apposito marchio di kashrut che ne attesti la provenienza in conformità con la halakhah (esistono soluzioni differenti, sulle quali non mi soffermerò). Come regolarsi oggi con questi frutti in Italia?

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