Emmanuel Levinas | Kolòt-Voci

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Lévinas torna a parlarci

Carla Di Martino

In libreria per Bompiani per la prima volta in italiano “I Quaderni di Prigionia e altri inediti” di Emmanuel Lévinas (1905-1995), filosofo ebreo francese di origine lituana che fu una delle voci principali del mondo intellettuale francese del dopoguerra e testimone dei principali eventi del nostro secolo: la rivoluzione russa, l’hitlerismo, l’olocausto.

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Lévinas, la prigionia fa bene agli aforismi

Esce lo zibaldone del filosofo ebreo. Lo scrisse su taccuini di fortuna quando era detenuto in Germania

Alessandra Iadicicco

Ebreo, ucraino, ma dal 1930 cittadino francese, durante la Seconda guerra mondiale il filosofo Emmanuel Lévinas fu fatto prigioniero dopo l’invasione tedesca della Francia, nel 1940. Dapprima rinchiuso negli stalag di Rennes e di Laval, fu trasferito nel ‘42 a Vesoul, e infine in Germania, a Fallingsbostel, vicino a Hannover, dove restò fino al ‘45 segregato in baracche per prigionieri israeliti cui era proibita ogni pratica del culto.

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Che vuol dire essere figli per Dio

Alfredo Mordechai Rabello

L’inizio del versetto di Devarim 14:1, suona: “Voi siete dei figli per Hashem vostro D-o” e la Mishnà di Avot vede in questo nome “figli” e nell’aver rivelato che Israel sono figli, un segno dell’amore divino. La lunga storia di Israele non rende facilmente comprensibile questo amore, almeno secondo i parametri in uso presso di noi mortali, ed il problema viene affrontato direttamente nel libro del Profeta Malachì (I, 2-3, nella traduzione di G. Laras): “Io vi ho sempre amati, dice il Signore. E voi dite: Come ci hai mostrato il tuo amore? Esaù è il fratello di Giacobbe, dice il Signore, ed Io ho preferito Giacobbe“.

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E Dio disse: «Non ho sempre ragione»

Hilary Putnam

Emmanuel Levinas è famoso per l’affermazione secondo cui l’etica è filosofia prima; con questo intende non solo che l’etica non deve essere ricavata da una qualche metafisica, nemmeno una metafisica “ontica” (ossia “anti-ontologica”) come quella di Heidegger, ma anche che l’intera riflessione su ciò che vuol dire essere un essere umano deve iniziare con una simile etica “non fondata”. Ciò non significa che Levinas vuole negare la validità, per esempio, dell’«imperativo categorico»: quel che rifiuta è ogni formula come «comportati in questo e quest’altro modo perché…». In molti e diversi modi egli ci dice che è disastroso affermare «Tratta l’altro come un fine e non come un mezzo perché…».

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Emmanuel Lévinas: Il volto dell’Altro

Il grande filosofo parla delle sue radici ebraiche, di televisione, di violenza, della società liberale.

DOMANDA N. 1 – Professor Lévinas, da giovane Lei ha trascorso un periodo in Germania durante il quale ha fatto incontri importanti. Vuole parlarcene? Continua a leggere »