Elena Loewenthal | Kolòt-Voci

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Da Piperno a Eco il fascino discreto dell’ebreitudine

Elena Loewenthal

Di “Persecuzione. Il fuoco amico dei ricordi” (Mondadori), opera seconda di Alessandro Piperno, e “Il cimitero di Praga” (Bompiani), il nuovo bestseller di Umberto Eco, si parlerà certamente ancora a lungo. Come è giusto che sia di fronte a queste due prove narrative importanti, destinate a segnare quanto meno la prossima stagione letteraria.

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Trio Lescano, lo swing di tre sorelle ebree

ARCHIVIO: Shoah


Fecero cantare l’Italia fascista ma non riuscirono a sfuggire alle leggi razziali

Elena Loewenthal

La vita è come un film, a volte. Prima scena: tre giovani donne consumano pasticcini e sorbiscono spumante insieme a un uomo che si chiama Umberto, è il Principe di Piemonte, adora ballare e lo fa con tutte e tre a turno, suggellando ogni volta il momento con un baciamano. Seconda scena: tre giovanissime acrobate si esibiscono nel loro numero. Sono esili, non belle e per nulla esuberanti: nulla a che vedere con l’ideale di donna sancito dal settimanale «Signorine grandi firme». Terza scena: buio. Nulla, se non un silenzio pesante. Dove sono sparite le tre sorelle?

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La stella gialla non è una bandiera

Un’ottima ragione per non votare quest’anno Pannella e la sua lista. DP

Elena Loewenthal

La stella gialla non era come quella che Marco Pannella ha deciso di usare per dare voce alla sua campagna elettorale. Non era ritagliata nel cartoncino ma stava cucita al vestito, là dove meglio e prima si vedeva: non potevi attaccarla e toglierla a piacimento. Non era una bandiera, bensì un marchio. Lo imposero i nazisti agli ebrei dell’Europa occupata, mentre li rinchiudevano nei ghetti: invivibili anticamere dei treni merci, degli smistamenti all’ingresso del campo di sterminio, delle camere a gas, dei forni crematori. I nazisti hanno inventato la soluzione finale, ma non la stella gialla, che si sono limitati a riesumare dalle ceneri ancora calde di una storia millenaria: la nostra, quella dell’Europa, che per secoli ha imposto ai figli d’Israele un segno di riconoscimento – banda, stella, cappello a punta – sì da poterli individuare, segregare, evitare, e non di rado cacciar via.

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Dal Medioevo alla Shoah

Due storie speculari del mondo ebraico: «Il medico di Sefarad», sulla vita di Maimonide, e «La fortuna dei Meijer», una saga familiare tra ‘800 e ‘900, narrata con magistrale leggerezza

Elena Loewenthal

Distanti angoli di mondo. Storie diverse, quasi opposte: l’una che si apre all’indomani di una lunga settimana funebre, l’altra con un vivido travaglio di parto. L’una che ha sede nel cuore più sommesso e quasi inosservato dell’Europa, l’altra tutta fra atmosfere mediterranee. Ma soprattutto, due incontri di lettura segnati da prospettive quasi speculari: l’uno è romanzo corale, o meglio schiettamente familiare, così come s’intende la famiglia nel mondo ebraico. Cioè un susseguirsi in terra, su un cammino comune che ciascuno interpreta a proprio modo, generazione dopo generazione. L’altro, invece, è un libro profondamente individuale, come d’obbligo quando si affronta, seppure in via romanzata, la biografia di un grande personaggio. Tale fu, e in modo mirabile, Mosè Maimonide, forse la figura più imponente di tutto l’ebraismo medievale: filosofo, talmudista, medico. Continua a leggere »

Noi ebrei erranti senza Papa

Inedita riflessione sul popolo d’Israele che, dai tempi di Mosè, non ama ubbidire, discutendo di tutto con Dio

Aos Oz

Democrazia e tolleranza implicano umanesimo, umanesimo implica pluralismo – in altre parole il riconoscimento del diritto comune a tutti gli uomini ad essersi diversi l’uno dall’altro. La diversità fra gli uomini non è un male passeggero, piuttosto una fonte di benedizione: siamo diversi l’uno dall’altro non perché alcuni fra noi ancora non vedono la luce, bensì perché al mondo di luci ce ne sono tante e non una sola; tante fedi e opinioni e non una fede e una opinione.

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L’imperativo della Bibbia

Elena Loewenthal

La licenza di intimità – dieci ore da trascorrere anima e corpo con la moglie ancora sconosciuta biblicamente – concessa a Igal Amir, assassino di Rabin, solleva una congerie contraddittoria di sentimenti. Essa è soprattutto l’improbabile incrocio di leggi e di universi opposti fra loro. Da una parte si staglia l’imperativo biblico. Quel «prolificate, moltiplicatevi» che è una specie di ritornello nel primo capitolo della Genesi. È il dettato ripetuto ai pesci e alle bestie selvatiche, persino a «ogni sorta di esseri striscianti», prima ancora che ad Adamo ed Eva. E’ la voce di un’ecologia primigenia, dove il destino di tutte le creature s’accomuna nella fatica e nella gioia di perpetuarsi. Se nell’ebraismo non esiste peccato originale, è proprio grazie a questo comando che la gravità di quell’originaria trasgressione si offusca: ogni volta che un bambino viene al mondo, il suo vagito è come se riconciliasse Iddio con l’umanità, mitigasse la Sua collera di fronte all’antica scena del frutto incautamente assaggiato da Eva. Continua a leggere »