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Ma veramente credere in un precetto religioso è “omofobia”?

Nell’assoluta assenza di dibattito in ambito ebraico siamo costretti a pubblicare un articolo del quotidiano cattolico Avvenire sulle linee guida che verranno distribuite nelle scuole per combattere l’omofobia. Le buone e lodevoli intenzioni rischiano infatti di creare nuove discriminazioni nei confronti dei credenti di molte religioni.

Gianfranco Amato

progetto UNARL’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale (Unar), organismo del Dipartimento delle Pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha commissionato all’associazione scientifico-professionale «Istituto A.T. Beck» di Roma – un gruppo di psicoterapeuti di orientamento cognitivo-comportamentale – la redazione di tre opuscoli intitolati «Educare alla diversità a scuola», rispettivamente per la scuola primaria, per la scuola secondaria di primo grado e per quella di secondo grado. La firma in calce è della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari opportunità, Unar Ufficio nelle persone dell’avvocato Patrizia De Rose e del dottort Marco De Giorgi.

Si tratta delle «Linee-guida per un insegnamento più accogliente e rispettoso delle differenze», il cui contenuto è suddiviso in quattro capitoli: «Le componenti dell’identità sessuale», «Omofobia: definizione, origini e mantenimento», «Omofobia interiorizzata: definizione e conseguenze fisiche e psicologiche», «Bullismo omofobico: come riconoscerlo e intervenire».

Potrebbe apparire l’ennesimo tentativo di iniziare gli studenti alla teoria del gender e alla Weltanschauung ispirata dalle lobby gay, con alcuni tratti capaci di sfiorare il ridicolo. Valga per tutti un esempio: «Nell’elaborazione di compiti, inventare situazioni che facciano riferimento a una varietà di strutture familiari ed espressioni di genere. Per esempio: “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”» (pag.6). In realtà, il tema si fa assai più serio, quando si leggono altri passi di quegli opuscoli in cui si afferma, ad esempio, che «i tratti caratteriali, sociali e culturali, come il grado di religiosità, costituiscono fattori importanti da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo», e che «appare evidente come maggiore risulta il grado di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba».

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Manodopera solo ebrea!

Inserzioni pubblicitarie discriminatorie sottolineano il problema ancor più rilevante e diffuso della discriminazione contro gli Arabi israeliani nei luoghi di lavoro.

Shula Kopf – Tradotto da Curzio Bettio

Tutto ha avuto inizio con il lavello intasato della cucina in casa di Ron Gerlitz a Srigim, un moshav vicino a Beit Shemesh, a ovest di Gerusalemme. [N.d.tr.: un moshav è un tipo di comunità agricola cooperativa costituita da singole fattorie, istituita dai sionisti socialisti durante la seconda ondata di immigrazione ebraica all’inizio del XX secolo]. Sua moglie, in gravidanza di 39 settimane, insisteva che lo riparasse immediatamente e allora Gerlitz cominciò a scorrere le pagine del Zahav Dapei, l’equivalente israeliano delle Pagine Gialle.

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