David Grossman | Kolòt-Voci

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L’intellighenzia d’Israele adesso spegne la luce e scappa all’estero

Le elite europee coccolano gli intellettuali israeliani che lasciano o hanno lasciato Israele

Giulio Meotti

David Grossman

David Grossman

Roma. Un paio di anni fa il suo libro “The invention of the Jewish people” suscitò dibattiti e polemiche senza fine, vendendo milioni di copie. Shlomo Sand, un famoso storico israeliano che insegna all’Università di Tel Aviv, sei giorni fa sul quotidiano inglese Guardian ha scritto: “How I stopped being a Jew”. Una dichiarazione di profonda abiura dell’ebraismo e del sionismo. “Durante la prima metà del XX secolo, mio padre ha abbandonato la scuola tal-mudica, ha smesso di andare in sinagoga, e ha espresso la sua avversione per i rabbini. A questo punto della mia vita, nei primi anni del XXI secolo, sento l’obbligo morale di rompere definitivamente con l’ebraismo”. Sand, che adesso passa più tempo in Inghilterra che in Israele, non è il primo intellettuale della sinistra israeliana a professare apostasia.

Dal 2008 vive in Inghilterra Ilan Pappé, già docente all’Università di Haifa, icona di quella “nuova storiografia” che vede lo stato ebraico come una mera colonizzazione ai danni del popolo arabo, autore Einaudi in Italia e firmatario di manifesti per il boicottaggio dei docenti ebrei. Assieme a lui, nel Regno Unito, vivono lo storico israeliano Avi Shlaim e il giurista Oren Ben-Dor della Southampton University.

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Care anime belle, devo farvi una domanda

Giuliano Ferrara

Non passa giorno senza che uno scrittore israeliano, un direttore d’orchestra o una coalizione di personalità varie della cultura rivolga a Israele un appello a fermarsi, a cercare soluzioni diverse dall’attacco militare contro Hamas nella striscia di Gaza, e questo in nome delle tragiche conseguenze della guerra sulle popolazioni civili, sui bambini. Aderisco pieno di compassione per il dolore della popolazione investita dal turbine dell’operazione “piombo fuso”. Non voglio ritorcere argomenti faziosi e squalificanti, assalire le anime belle e accusarle di indifferenza verso il criterio di responsabilità della politica, verso la concreta questione della sicurezza esistenziale di uno stato che vive sotto minaccia prenucleare e di una comunità che cerca di tutelare i suoi villaggi dai razzi sparati da un’organizzazione militare nemica (non uso nemmeno il termine terrorismo, così i puristi ideologici sono soddisfatti) sostenuta da Iran e Siria.

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Noi abbiamo perso la guerra

David Grossman

Elegia funebre per il figlio Uri

Mio caro Uri, sono ormai tre giorni che quasi ogni pensiero comincia con «non». Non verrà, non parleremo, non rideremo. Non ci sarà più questo ragazzo dallo sguardo ironico e dallo straordinario senso dell´umorismo. Non ci sarà il giovane uomo dalla saggezza molto più profonda di quella dei suoi anni, dal sorriso caloroso, dall´appetito sano. Non ci sarà quella rara combinazione di determinazione e delicatezza. Non ci saranno il suo buon senso e l´assennatezza del suo cuore. Non ci sarà l´infinita tenerezza di Uri e la tranquillità con cui placava ogni tempesta, non vedremo insieme i Simpsons o Seinfeld, non ascolteremo con te Johnny Cash e non sentiremo il tuo abbraccio forte e rassicurante. Continua a leggere »