Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Lo sceicco compra la squadra. La rivolta dei tifosi israeliani

Il Beitar Jerusalem è noto per la tifoseria ultranazionalista. Tra i sostenitori anche Netayahu. Rivlin ne fu manager. L’annuncio: «Porte aperte anche a giocatori arabi»: Incidenti e arresti. Il proprietario: «svolta politica».

Simona Verrazzo 

GERUSALEMME – In Israele è alta tensione tra i tifosi del Beitar Jerusalem, squadra di calcio tra le più importanti del Paese e nota per le sue posizioni ultranazionaliste: sono ormai giornaliere le proteste e le minacce verso la dirigenza del club, che da dicembre è per il 50 per cento di proprietà dello sceicco Hamad Bin Khalifa Al Nahyan, imprenditore e membro della famiglia reale degli Emirati Arabi Uniti.

La notizia è stata presa malissimo dalla tifoseria, famosa in Israele per la sua intolleranza, così come lo erano, in passato, anche i suoi proprietari, tanto che la squadra non ha mai avuto un giocatore arabo, sebbene ne abbia avuti di religione islamica. In queste settimane si sono moltiplicati gli slogan “Morte agli arabi” durante gli allenamenti a porte aperte, che adesso sono riferiti non ai calciatori ma allo sceicco. Il nuovo corso del Beitar Jerusalem si può meglio capire inscrivendolo nel più ampio quadro degli Accordi di Abramo, con cui – grazie alla mediazione degli Stati Uniti – sono state poste le basi formali per l’avvio di relazioni diplomatiche tra Israele da un lato ed Emirati Arabi Uniti e Bahrain dall’altro. Una svolta per l’intero mondo arabo, tanto poi da essere seguiti da intese simili prima con Sudan e poi con Marocco.

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5 Gen 2021 Comunità Ebraiche

Vietare la macellazione Kasher: Europa judenfrei?

Eliahu Alexander Meloni*

Come accade spesso, a metà del mese di dicembre è successo un fatto quasi passato inosservato. Le preoccupazioni legate al COVID, l’avvicinarsi alle festività natalizie e il fatto che riguarda soprattutto il mondo ebraico e anche musulmano hanno rilegato la notizia in secondo piano. Tuttavia le conseguenze sul lungo periodo di una decisione della Corte Europea potrebbero essere catastrofiche per la permanenza della presenza ebraica in Europa.

L’Unione Europea si vanta di essere un esempio di tolleranza, libertà e di promozione di tutti i valori civili. Tuttavia la sua più alta istanza giudiziaria, la Corte di Giustizia Europea, ha emesso una sentenza che conferma il divieto di macellazione rituale nelle due regioni del Belgio: Vallonia e Fiandre. La sentenza sostiene il requisito che gli animali macellati debbano prima essere storditi, pratica assolutamente proibita dalla Halakhà. Per la legge ebraica è fondamentale che l’animale venga ucciso nel modo più umano possibile e con meno dolore possibile. Di conseguenza, gli viene tagliata la gola con un coltello affilato, causando una perdita quasi istantanea di coscienza a causa di forte dissanguamento e poi la morte. È altrettanto fondamentale che l’animale sia in buona salute e libero da patologie, se l’animale è ferito o in agonia non è idoneo alla macellazione.

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3 Gen 2021 Comunità Ebraiche

Violenti no, remissivi mai

Parashà di Vayechì

Rav Scialom Bahbout

Nella benedizione, meglio visione profetica di Giacobbe, prima della morte, dà una “benedizione” speciale e strana a Simone e Levi: Simeone e Levi sono fratelli; Le loro spade sono strumenti di violenza, La mia persona non entri nella loro riunione, non partecipare, o anima mia, alla loro assemblea, poiché quando sono adirati uccidono uomini, quando sono calmi tagliano i garretti ai buoi, Maledetta la loro ira che è violenta e il loro furore che è duro; li dividerò in Giacobbe e li sparpaglierò in Israele. (Genesi 49, 5)

Giacobbe e i figli si trovano in Egitto, molti anni dopo la strage perpetrata da Simone e Levi nei confronti degli abitanti di Shekhem, che è l’evento accennato in queste frasi: una strage gratuita, perché i fratelli aggrediscono una città intera, quando il colpevole era una sola persona, per quanto ragguardevole come Shekhem. Giacobbe aveva già condannato la strage (Genesi 34, 30): Mi avete danneggiato mettendomi in cattiva luce presso gli abitanti del paese, io ho un numero esiguo di persone; se si unissero contro di me mi batterebbero e sarei annientato, io con la mia famiglia”.

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1 Gen 2021 Comunità Ebraiche

1944. La storia di un ragazzo ebreo, Chaim, che di nascosto frequenta una scuola italiana

Il film della scuola media Balletti miglior lavoro della scuola italiana al “CortoDino” 

Matteo Castagnoli

Ancora una volta i ragazzi della scuola media Andrea Balletti di Quattro Castella, capitanati dal professor Saverio Settembrino, incassano successi e vedono riconosciuta la qualità dei loro cortometraggi che ormai producono ininterrottamente da sei anni. Qualche giorno fa, infatti – dopo il grande successo del precedente film “Global W”, vincitore tra gli altri dell’International Meet Film Festival e del premio Luca de Nigris organizzato dalla cineteca di Bologna – è toccato a “Il Nascondiglio – The Hiding Place”, passato alle selezioni ufficiali del Reggio Film Festival per l’Emilia Romagna e poi dichiarato miglior corto scuola italiano al “CortoDino Film Festival Dino De Laurentis”. «Un bel regalo di Natale per i nostri ragazzi e la nostra scuola. Grazie a Matteo Macaluso (il regista, ndr) e a tutti coloro che hanno sempre creduto nei nostri progetti» commenta il Settembrino con un post Facebook.

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31 Dic 2020 Comunità Ebraiche

Ariel è il figlio del rabbino che ama la pace scrivendo poesie

Francesca Brandes

È un piccolo grande libro, questo Talelei razon di Ariel Viterbo, uscito per i tipi di CLEUP (2020). Piccolo nel formato, peraltro elegante, con un bel disegno in copertina di Stefania Roncolato. Grande per le realtà che svela a chi voglia avventurarsi nella lettura. Condivide il destino di molta editoria, in quest’anno faticoso: testi di valore, editi con cura, ma non presentati al pubblico come si deve, poco diffusi e recensiti. Occorre rimediare, perché le liriche di questo autore eterodosso lo meritano sicuramente.

Talelei razon e versi sinceri

Sono versi sinceri, quelli di Ariel Viterbo, per nulla costruiti ad arte; testi che affrontano tematiche basilari: il rapporto con la fede, il rapporto con se stessi e il tempo che passa. L’amore, le radici. Il tutto in un continuo rimando ai Testi Sacri della tradizione ebraica, fina dal titolo, quel Talelei razon che significa – in senso benaugurale – “rugiade propizie”. L’espressione si trova nel testo di una delle benedizioni che compongono l’Amidà, la parte centrale delle tre preghiere quotidiane dell’ebraismo: è la benedizione degli anni.

L’autore, di strada, ne ha fatta tanta: nato nel 1965 a Padova, figlio di una delle figure più carismatiche e care agli ebrei italiani, rav Achille Viterbo, si è trasferito in Israele a vent’anni. Pur mantenendo stretti contatti con la cultura d’origine, scrivendo soprattutto e parlando nella sua lingua madre, ha conosciuto tutte le contraddizioni della società israeliana: la guerra, le difficoltà di una vicinanza pacifica, l’importanza di un pensiero libero.

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30 Dic 2020 Comunità Ebraiche

Nicolas Massu: “Ho sempre voluto lasciare il segno nel tennis”

“I miei nonni materni sono sopravvissuti all’Olocausto. Si trovavano ad Auschwitz”

Giacomo Cortopassi

Il cileno Nicolas Massu, classe 1979, è famoso soprattutto per essere l’unico giocatore nella storia del nostro sport capace di aggiudicarsi la medaglia d’oro olimpica in singolare e in doppio all’interno della stessa edizione delle Olimpiadi: si tratta dei Giochi di Atene 2004, vittorioso rispettivamente su Mardy Fish e sulla coppia tedesca composta da Nicolas Kiefer e Rainer Schuttler. “Il tennis è uno sport individuale, mentalmente sei solo”, ha detto Massu in un’intervista per l’ITF. “Mi sono allenato nelle accademie sin dalla tenera età, per questo i miei genitori mi hanno insegnato come affrontare lo stress.

Non a caso ho un carattere così competitivo e lotto sempre fino alla fine. Per i sudamericani è molto difficile: non abbiamo tanti tornei, dobbiamo viaggiare sin da quando siamo giovanissimi. Tuttavia, ho sempre cercato di rimanere positivo ed essere più forte del mio rivale.

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29 Dic 2020 Comunità Ebraiche

Dureghello e Di Segni tra le 110 donne del 2020 del Corriere della Sera

Donato Moscati

Sono le 110 donne che si sono distinte nel corso di questo difficile 2020 nel ritratto fatto dal Corriere della sera. Dalla cancelliera Angela Merkel a Barbra Streisand, dalla direttrice dell’Istat Linda Laura Sabbadini a Ursula Von Der Leyen ma anche molte protagoniste della lotta al Covid come l’infermiera simbolo Alessia Bonari o le virologhe Ilaria Capua e Antonella Viola.

Tra le 110 donne che hanno segnato questo 2020 menzioni anche per la Presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello e per la Presidente dell’Unione delle comunità ebraiche Noemi Di Segni.

Per il Corriere la Presidente CER  “Rappresenta la complessa Comunità ebraica romana, la più antica della Diaspora, con grande tempra, combattendo ogni tendenza all’isolamento e aprendo continue porte al dialogo soprattutto con il mondo cattolico per superare le ferite storiche. Ricordando il rastrellamento nazista degli ebrei romani nell’Antico Ghetto del 16 ottobre 1943, quest’anno si è rivolta alle future generazioni: «Purtroppo il germe dell’odio e il seme del male sono infusi nell’animo umano. La capacità però di controllare queste forze, è ciò che dobbiamo insegnare e trasmettere. Ho molta fiducia nei ragazzi. Certo è che le difficoltà di oggi sono uno strumento di diffusione di odio e divisione. Dobbiamo quindi presidiare con maggiore forza». Per combattere l’antisemitismo ha indicato nella scuola e nei social i luoghi contemporanei dove tutelare una Memoria che eviti di ripetere le tragedie del passato. Il suo è un occhio consapevole della contemporaneità e della sua complessità. Ha eccellenti rapporti con tutte le istituzioni romane”.

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28 Dic 2020 Comunità Ebraiche