Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Aldo, la storia triste del figlio ebreo di Palmiro Togliatti

Ilaria Ester Ramazzotti

Un cognome “pesante”, a tratti “ingombrante”, che notano tutti. Un cognome al contempo omesso o sostituito, per ragioni di sicurezza o di riservatezza, nelle stagioni diverse di una vita complicata. Ma sempre difficile da portare, se a farne le spese è la propria individualità, il proprio personale nome. Quel cognome è Togliatti, e quel nome è Aldo. Parliamo di Aldo Togliatti, il figlio ebreo del leader comunista Palmiro Togliatti. Ebreo, perché sua madre è Rita Montagnana, della famiglia ebraica Montagnana di Torino.

Nato nel 1925 e spentosi nel 2011, Aldo per tutta la vita resta “il figlio di Togliatti”, il dirigente dell’Internazionale Comunista, collaboratore di Stalin, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1943 al 1964 e membro dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Non molto si è scritto di Aldo, e ancora meno del fatto che fosse ebreo. Per un lungo periodo della sua esistenza, non si è addirittura saputo più nulla di lui. Noi vogliamo ricordarlo e proporre alcuni tratti della sua storia.

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14 Apr 2020 Comunità Ebraiche

La storia degli ebrei che combattevano nell’esercito asburgico

Giovanni Cecini

Nel periodo che si pone a cavallo tra l’età moderna e quella contemporanea le varie e successive corone assunte dagli Asburgo d’Austria rappresentarono la manifestazione dei numerosi popoli sudditi, spesso divisi tra loro per nazionalità, lingua, religione, usi e costumi. Questa situazione così variegata però non impedì di creare una certa omogeneità, che permettesse alle istituzioni imperiali e monarchiche di sopravvivere e mantenere un sufficiente equilibrio tra le varie condizioni sociopolitiche. In questo contesto la popolazione ebraica fu, seppur sempre minoranza, una componente significativa distribuita a macchia di leopardo in numerose regioni dell’Impero.

Non a caso la Mitteleuropa per secoli ha rappresentato la culla della cultura ebraica. Molti noti personaggi come Sigmund Freud , Franz Kafka o Joseph Roth ne sono l’esempio più lampante. Essi tuttavia non esauriscono certo quella notevole presenza urbana e provinciale che, dall’Adriatico alla Vistola, dalla pianura Padana ai Carpazi, ha contribuito a un’identità culturale e politica con epicentro città come Venezia, Trieste, Praga, Vienna, Budapest e Lublino.

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13 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Salire insieme il monte

Scialom Bahbout

I profeti Isaia (cap. 2) e Micha (cap. 4 ) scrivono “Avverrà alla fine dei giorni che il monte della casa  del Signore si ergerà sopra la sommità dei monti, …“Venite che saliremo sul monte del Signore, …. Egli giudicherà fra le nazioni, e ammonirà molte genti, e spezzeranno le loro spade per farne vomeri, e le loro lance per farne falci; nessun popolo alzerà la spada verso l’altro, e non impareranno più la guerra” . Che significato ha questa profezia nei tempi del Cocid-19.

Il 20° secolo è stato costellato da guerre, distruzioni, persecuzioni che hanno decimato il popolo ebraico (e non solo). Il rispetto della vita umana è sceso a un livello mai raggiunto nella storia dell’uomo. L’attuale epidemia potrebbe essere un invito a farci cambiare strada per “salire sul monte del Signore”: tutti, ma soprattutto gli uomini e i popoli che vivono nella Terra d’Israele e che considerano sacro il Monte che il Signore indicò ad Abramo per sacrificarvi il figlio, possono cogliere questa occasione. Come Abramo dovranno però prestare ascolto alla voce che gli imponeva di non immolare il figlio.

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12 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Udai: Mascherine della vita per gli operatori italiani

Il mondo che conoscevamo è stato attaccato da un nemico invisibile che sta mettendo alle corde la nostra società, le nostre economie ma specialmente la nostra salute. La Nuova Udai è in prima linea per aiutare Milano da questo flagello. Ad oggi grazie alle persone che hanno risposto positivamente alla raccolta fondi abbiamo donato mascherine a Ospedali, Guardia di finanza, Polizia, Carabinieri, Strade sicure più altre associazioni private.Chi volesse delle mascherine potrà contattare il nostro call center dedicato il mattino dalle 9 alle 12.30 al numero 02 47921 606.
Vi chiediamo farci avere il Vs contributo affinché si possa aiutare chi necessità di aiuto e insieme sconfiggeremo il male che si è insediato tra noi !

BANCA DI ASTI
IBAN IT16 N060 8501 6000 0000 0023 719
Viva l’Italia

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12 Apr 2020 Comunità Ebraiche

“Proteggi e benedici lʼItalia”

Il discorso del Rabbino Samuele Colombo per le vittime del terremoto del 1908, con spunti sempre attuali

Il 28 dicembre 1908 si verificò uno dei terremoti più disastrosi che la storia ricordi, certamente la più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime e il disastro naturale di maggiori dimensioni che abbia mai colpito il territorio italiano. Perlomeno centoventimila persone persero la vita nel sisma che colpì soprattutto le città di Messina e Reggio Calabria. In tutto il Paese, comunità ebraiche comprese, lʼimpressione e il cordoglio furono enormi. Il 14 gennaio del 1909 nel Tempio di Livorno si tenne una cerimonia di suffragio per le vittime e rav Samuele Colombo, rabbino maggiore di quella comunità, tenne un discorso, pubblicato poi col titolo di Per le vittime di Calabria e Sicilia.

La situazione odierna non è paragonabile a quella catastrofe, certamente possiamo ancora augurarci che il numero delle vittime, in tutto il mondo, non si avvicinerà a quello di quel disastro. E comunque, rileggendo il discorso di rav Colombo, non possiamo non trovarci spunti e insegnamenti validi anche per la pandemia del 2020, che sta colpendo così duramente proprio lʼItalia.

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8 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Pesach è la libertà di rimanere noi stessi

Riccardo Pacifici*

Nessuno avrebbe mai immaginato nella nostra generazione che ci saremmo apprestati a fare il Seder di Pesach richiusi nelle nostre case e senza le persone a noi più care. Una strana sensazione, che abbiamo però già sentito dal racconto diretto di chi ha vissuto la clandestinità della Shoah o l’abbiamo letta dalle condizioni di vita di coloro che sfuggivano all’Inquisizione dei Torquemada. La ritualità del Seder, specie quando fatto con protagonisti di diverse generazioni, vedeva ruoli per noi scolpiti nelle menti. Il capo famiglia che fa il Kiddush, le donne che ci aiutano a lavarci le mani, i bambini che cantano Manishtanà, il minuzioso racconto dell’Uscita dall’Egitto, preceduto dalle Dieci piaghe, fino ai canti popolari del “Capretto” e di “Uno Chissà” recitati nei diversi dialetti dell’Italia ebraica.

Non posso non commuovermi, ma sono certo che non sarò il solo, al pensiero dei miei genitori Emanuele z.l. e Gioia Simchà z.l., che con mesi di anticipo si preparavano alla prima sera. Mio padre raccoglieva tutti bambini delle famiglie coinvolte, non erano mai meno di 40 persone e in case piccole. A ognuno di noi veniva assegnato un pezzo che dovevamo minuziosamente studiare grazie ai nostri Morim e Morot delle scuole ebraiche. Le Haggadot, che ancora conservo, portano segnati a matita coloro che avrebbero poi letto, con ripetute cancellazioni, specie sui pezzi in cui bisognava avere una bella voce, come il Bezet Israel. La particolarità del nostro Seder è che non ricordo mai una sola volta che non ci fossero non solo “ospiti” ma amici cari di famiglia, soprattutto vi erano a turno illustri ecclesiastici. Monsignori, cardinali, suore. Uno fra tutti era il professor Vittorio Emanuele Giuntella di benedetta memoria. A lui veniva affidata la lettura commossa, con quella sua folta lunga barba bianca, dell’aggiunta all’Haggada sul ricordo dei Martiri che combatterono nel Ghetto di Varsavia. Era curioso come altri ospiti di turno, sempre non ebrei come lui, vedendolo così coinvolto ed avendo un volto ascetico, a volte pensavano fosse un rabbino perché in quel momento tutti con le lacrime agli occhi, ci alzavamo e poi cantavamo alla fine della sua lettera Ani Maamin. Curioso come lui – fervente cristiano e credente – prima di darci l’intonazione, recitava anche in italiano, la traduzione “Io credo sempre fermamente nella venuta del Messia”. Cosi come non ricordare l’allora semplice prelato e tra i fondatori della Comunità di S.Egidio, oggi vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Episcopale della Conferenza italiana per l’ecumenismo e il dialogo Ambrogio Spreafico, che quando veniva letta l’Haggadà la seguiva tutta leggendola in ebraico.

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7 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Unorthodox e l’incapacità di guardare “oltre”

HaTikwa, di David Zebuloni

Una delle punte di diamante di Netflix ai tempi del corona e della quarantena forzata è senza dubbio Unorthodox, un’ambiziosa miniserie basata sull’omonimo libro autobiografico della scrittrice Deborah Feldman. Unorthodox racconta la storia di Esty, una ragazza appartenente alla Comunità ultraortodossa di Williamsburg, che all’età di diciannove anni si ritrova vittima di un infelice matrimonio combinato e altrettanto vittima di un sistema che la condanna ad una vita priva di ambizioni. Il ruolo di Esty all’interno della Comunità è semplice: annullarsi di fronte alle volontà del marito, procreare e occuparsi delle faccende di casa. E il pianoforte che tanto ama suonare? Il pianoforte le viene sottratto in quanto donna, in quanto moglie. Esty fugge e cerca la libertà in Germania. La trama si complica e culmina con un inseguimento da parte del marito, che atterrato a Berlino pare un alieno sbarcato da Marte. Lo scopo è quello di convincere Esty a tornare a casa e fingere che nulla sia accaduto, per non scombussolare troppo gli equilibri interni della Comunità e non creare un precedente che possa portare alla rivolta di altre donne, altre mogli.

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7 Apr 2020 Comunità Ebraiche