Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Fake news: Giuseppe venduto dai fratelli!

Parashà di Vayèshev. Oggi in versione breve per chi ha poco tempo e in versione lunga solo per i secchioni

Uno degli episodi più noti, ma meno conosciuti a fondo, è quello della vendita di Giuseppe. I commentatori sono divisi su come si siano svolti i fatti che hanno causato la discesa di Giacobbe e i suoi figli in Egitto con tutte le conseguenze che ciò ha avuto per la storia di Israele. Rileggiamo il passo che parla della vendita (Genesi 37:28) Passarono degli uomini Midianiti commercianti, trascinarono ed elevarono Giuseppe dal pozzo e  vendettero Giuseppe  agli Isameliti per venti (monete di) argento, e portarono Giuseppe in Egitto.

Ci sono due modi di interpretare questa storia: un primo modo è che la vendita sia stata fatta dai fratelli (come dice Rashi e come sostiene l’opinione pubblica) oppure dai Midianiti (come sostengono la maggior parte dei commentatori). La seconda ipotesi ha un maggiore fondamento e la domanda è che differenza c’è se si accetta una posizione o l’altra.

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11 Dic 2020 Comunità Ebraiche

La religione deve illuminare il mondo, non bruciarlo

Inizia oggi la festa di Chanukkà, istituita per ricordare il successo della rivolta dei Maccabei nella guerra contro Seleucide. Per otto giorni, ogni giorno, viene accesa una lampada. Ma è sbagliato considerarla una celebrazione della forza bruta

Riccardo Di Segni*

Immaginiamo una cittadina mediorientale abitata da ebrei, in cui c’è una stradina stretta ma molto trafficata. Sulla stradina si affaccia la bottega di un ebreo. In questa stagione, al tramonto, l’ebreo esce dalla bottega e appende sul muro all’esterno una lampada a olio, accesa perché così si celebrala festa di Chanukkà. L’ebreo rientra nella bottega e passa un cammello carico di paglia che sporge dai due lati del dorso. La paglia struscia il muro, tocca la lampada prende fuoco, scoppia un incendio. La domanda ora è chi paga i danni? Il cammelliere dice al bottegaio: paghi tu perché hai messo un pericolo (una lampada accesa incustodita nella pubblica strada). Il bottegaio si difende e dice: ma io l’ho fatto per un preciso dovere religioso e tutti sanno che in questi giorni è Chanukkà e così la si celebra sei tu che dovevi stare attento. “Se voi foste il giudice”, come si intitola una nota rubrica in un settimanale enigmistico, a chi dareste torto e a chi ragione? La soluzione la troverete alla fine di questa nota e mentre ci pensate, cerchiamo di spiegare che cosa è Chanukkà (si pronuncia con un ch aspirato, come nacht in tedesco e j in spagnolo). Si tratta di una festa che cade a dicembre il giorno 25 del mese di Kislèw, istituita per ricordare un avvenimento storico: il successo della rivolta dei Maccabei nella guerra di liberazione contro il dominatore Seleucida.

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10 Dic 2020 Comunità Ebraiche

Intervista a rav Meni Steinsaltz: “Chiamatemi solo Meni”

David Zebuloni – Bet Magazine Mosaico

Con lo stesso sguardo ironico del padre e la battuta sempre pronta a smorzare i toni solenni, intervistare Rav Meni Steinsaltz a soli pochi mesi dalla scomparsa di Rav Adin Even-Israel Steinsaltz, fa un certo effetto. Così simile e così diverso da lui, Meni sembra capire solo ora l’enormità dell’eredità spirituale lasciatagli dal più grande studioso della nostra epoca.

Neo direttore del Centro Steinsaltz, Meni cerca infatti di dissociarsi in tutti i modi dalla figura di rabbino, tant’è che mi chiede di chiamarlo solo per nome, senza il titolo reverenziale di “Rav”. A proposito del padre, il giovane Steinsaltz racconta di avere avuto con lui un rapporto molto interessante. Un rapporto affascinante per la sua ambivalenza: da un lato il loro legame potrebbe risultare conflittuale per le tante e troppe responsabilità inflittegli alla nascita, dall’altro Meni rivela di nutrire per lui un amore profondo e viscerale, quasi infantile. Interessante anche il suo rapporto con l‘ebraismo italiano. Quando lo contatto per chiedergli l’intervista infatti, Meni risponde entusiasta: “Ma certo. La facciamo adesso? Tra un’ora? Domani? Quando vuoi tu.Qualunque cosa per l’Italia!”.

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9 Dic 2020 Comunità Ebraiche

«La cucina per me un rito. Con le ricette ebraiche di mia nonna vorrei farci un libro»

Intervista allo scrittore Alessandro Piperno

Chiara Amati

«Sono un uomo schivo, con un lavoro borghese: mi sento un privilegiato. Tra università, dove insegno, e scrittura, la mia passione, è come se vivessi in lockdown da una vita. Pensavo che le recenti restrizioni, per uno che rifugge la mondanità, non mi toccassero, invece…». E invece Alessandro Piperno, classe 1972, accademico, critico letterario e scrittore — vincitore, tra gli altri, del Premio Strega 2012 con Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi (Mondadori) — si dice rammaricato per le limitazioni imposte dal governo (anche) a locali e ristoranti. Perché lui con la cucina, quella buona, ha un rapporto strettissimo. Da bon vivant — «ma non chiamatemi gourmet, non ne ho le competenze» — la onora tutte le volte che può. Con un briciolo di inquietudine nel cuore… 

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7 Dic 2020 Comunità Ebraiche

Alimentazione ebraica e zoonosi

Come difendersi meglio dalle malattie cha passano dagli animali all’uomo

Luciano Bassani

Nella Torah sono riportate regole di comportamento fondamentali, non solo per l’osservanza religiosa ma anche per la salute. Fra queste, sicuramente le disposizioni alimentari costituiscono un caposaldo. Per cibi “kasher” si intendono quelli idonei all’alimentazione di ogni ebreo. Nel Levitico, in particolare, sono sanciti i criteri di separazione tra gli animali permessi e quelli di cui non ci si può cibare. L’ebraismo, per esempio, vieta di cibarsi di animali come pipistrelli, rane, lumache o il maiale. Parimenti, proibisce di consumare carogne, animali uccisi tramite cacciagione e non macellati o trattati con metodi non codificati.

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6 Dic 2020 Comunità Ebraiche

Una lotta per cambiare e per crescere

Parashà di Vayishlakh

Rav Scialom Bahbout

A prima vista il racconto della lotta tra Giacobbe e l’uomo che lo assale di notte sembra non avere nessun rapporto con quanto narrato in precedenza: finiti i preparativi per “accogliere” Esaù con doni, preghiere e guerra, è logico aspettarsi che il racconto continui con le parole: “Giacobbe alzò gli occhi e vide ed ecco Esaù che arrivava, e con lui quattrocento uomini” (Genesi 33,1).

Scrive rav Hanan Porat (Me’at min ha – or, Bereshit pag. 263):

Il racconto della lotta con l’uomo interrompe il normale flusso del discorso e si propone di informarci su cosa stava accadendo dietro le quinte, e cioè che prima dell’incontro con l’Esaù di carne e sangue, era necessario che Giacobbe lottasse e si misurasse con שרו של עשו  Sarò shel ‘Esav, l’angelo tutelare di Esaù, un’immagine metaforica per indicare l’essenza dei valori che esso rappresenta (come è spiegato in Daniele 10: 13-20).  Da Esaù discenderà poi ‘Amalek (Genesi 36, 12) che rappresenta l’essenza del male che bisogna combattere.

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4 Dic 2020 Comunità Ebraiche

«Sono una femminista religiosa, le donne stanno facendo la differenza»

La scrittrice ebrea ortodossa Sarah Blau

Valentina Venturi 

La serie televisiva “Unorthodox” ha probabilmente amplificato l’interesse sull’argomento, ma in Israele è dal 2007, se non prima, che fa discutere la tematica femminile legata alla religione. È in quell’anno che esce “Il libro della creazione”, romanzo scritto dall’anticonformista ebrea ortodossa Sarah Blau: la protagonista è la trentenne Telma che crea un suo uomo ideale Saul, un Golem, mentre recita versi del Libro della Creazione. La creazione di Saul – “colui che è richiesto/pregato” – è la realizzazione dell’immagine del desiderio…  Il testo viene finalmente pubblicato in Italia da Carbonio Editore su traduzione di Elena Loewenthal. Autrice profonda e sfaccettata, oltre che scrittrice è anche drammaturga e attrice teatrale, Blau ha spesso posizioni provocatorie, in bilico tra ortodossia religiosa e sovvertimento.

Chi l’ha ispirata per il personaggio di Telma? 

«Non voglio mentire: Telma sono io, o meglio è ciò che ero a trent’anni. Una donna sola, intrappolata in un posto in cui non voleva stare, piena di rabbia, odio, delusione e amarezza; doveva salvarsi da sola. Così Telma ha creato un golem, ma io ho creato Telma e ho scritto un libro. Ci ha salvate entrambe». 

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3 Dic 2020 Comunità Ebraiche