Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Per negare la Shoah

Furio Colombo

Sappiamo tutti ciò che sta avvenendo in questi giorni a Teheran. Sotto la finzione grottesca del convegno universitario, si è aperto un processo alla Shoah. Il presidente della Repubblica dell’Iran, Ahmadinejad, ha già anticipato il senso di ciò che sta accadendo, dunque ha già fatto circolare la velina della sentenza che attende di avere: la Shoah è un’invenzione della cultura europea, succube del complotto ebraico. Continua a leggere »

12 Dic 2006 Antisemitismo, Shoah

Il cuore ebraico della musica di Uri Caine

Un pianista che volta la schiena al pubblico e scorre la via lattea del suo jazz con i gomiti e con le dita.

Uri Caine è il maestro della contaminazione, che sa smontare pezzo per pezzo la musica classica e intingere, nello stesso istante, quelle sue dita di pianista nel jazz americano dei locali fatti di penombra, per disegnare note che hanno il sapore antico delle melodie ebraiche. Il 2 dicembre era in cartellone per un progetto dell’Auditorium di Milano, “Stranieri fra tutti i popoli del mondo”, che ha per sottotitolo “armeni, ebrei, zingari, neri, sognatori e musicisti”. Continua a leggere »

8 Dic 2006 Pensiero ebraico

Ridere della Shoah si può. Ma che rimanga in famiglia

Arriva anche da noi «Tutto il resto è di primaria importanza» di Eva Menasse, saga famigliare ebrea nella quale la nonna ha vissuto l’Olocausto, il padre vuole dimenticare e la zia si converte al cristianesimo

Luigi Reitani

Accolto con notevole successo nel mondo di lingua tedesca, arriva anche da noi Tutto il resto è di primaria importanza (pp. 400 pagine, euro 18,00, Frassinelli) il primo romanzo di Eva Menasse, brillante giornalista austriaca che vive da qualche anno a Berlino. Si tratta di una saga familiare prettamente viennese, con forti tratti autobiografici, che racchiude la storia di almeno tre generazioni. Al centro vi è la figura del padre della narratrice: un noto calciatore austriaco in tempi in cui questo sport non assicurava ancora ricchezza economica e aveva bisogno di essere integrato da una qualche attività lavorativa. Vorrebbe armonizzare ogni conflitto, l’ex calciatore arguto e sempre charmant, la cui frase preferita è «tutto a posto?», e soprattutto vorrebbe esorcizzare ogni aspetto problematico del passato, trascorrendo tutto il suo tempo libero al circolo del tennis.

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5 Dic 2006 Antisemitismo, Comunità Ebraiche, Shoah

Antisemitismo islamico

Carlo Panella

Una consolidata tradizione storiografica vuole che gli ebrei nei paesi islamici abbiano sempre trovato una tolleranza e uno standard di vita incomparabilmente migliori, rispetto a quello dei paesi cristiani. Suffragata da documenti storici che -al di fuori di quelli della Genjza del Cairo- riguardano palesemente strati superiori delle comunità ebraiche (ricchi mercanti e rispettati rabbini in testa), questa tradizione configge radicalmente con la memoria storica di cui sono ancora oggi portatori gli ebrei sefarditi scacciati negli ultimi cinquanta anni dai paesi arabi. Continua a leggere »

3 Dic 2006 Antisemitismo, Israele

Quando Saba chiese al Duce di non considerarlo ebreo

LA CASA BLOOMSBURY METTE ALL’ASTA UN DOCUMENTO INEDITO

CRISTINA STILLITANO

«Non somigliare – ammoniva – a tuo padre. Ed io più tardi lo intesi: eran due razze in antica tenzone». Sapeva poco o nulla, Umberto Saba, di quel padre discendente da una nobile famiglia veneziana che lo abbandonò ancor prima di nascere. Un gaio e leggero “assassino” che aveva intriso di malinconia la sua infanzia, sfuggendo “come un pallone” dalle mani di una madre che “tutti sentiva della vita i pesi”. Da Ugo Edoardo Poli il piccolo Berto ricevette essenzialmente due cose: lo sguardo “azzurrino” e, quantunque fosse nato nel 1883 nella Trieste austro-ungarica, la nazionalità italiana. Da Felicita Rachele Cohen, la madre, ebbe invece le radici ebraiche che, dopo le leggi razziali del 1938, lo avrebbero costretto a prendere la via dell’esilio. Non prima tuttavia, di aver compiuto un disperato tentativo in extremis chiedendo al Duce «la discriminazione per meriti di carattere nazionale», ovvero per la vena tutta italiana e dunque patriottica della sua produzione poetica. Continua a leggere »

1 Dic 2006 Comunità Ebraiche, Shoah

Perché i profughi ebrei non hanno diritto al risarcimento?

Giulio Meotti

“La differenza è che gli israeliani considerarono questi profughi dei fratelli per cui sacrificarsi pur di accoglierli in casa loro, mentre, al contrario, gli Stati arabi considerarono i palestinesi carne da cannone da sacrificare alla loro politica oppressiva”.

Scriveva così Sergio Romano sul Corriere della Sera del 6 giugno 2005. Ora ci si chiede: possono o no gli ebrei che fuggirono o furono scacciati dal Marocco, dall’Iraq, dall’Egitto e da altri paesi arabi e musulmani ottenere un risarcimento per le proprietà che furono costretti ad abbandonare nel 1948? Sì, secondo il ministro israeliano della giustizia Meir Sheetrit, ex profugo dal Marocco, che durante il suo primo mandato come ministro della giustizia aveva già istituito una commissione incaricata di approntare un database con la documentazione delle proprietà pubbliche e private appartenute ad ebrei che lasciarono i paesi arabi. Secondo l’ex ministro israeliano Moshe Shahal, che presiede un’organizzazione mondiale di ebrei originari dei paesi arabi, i profughi ebrei che fuggirono dai paesi arabi (Iraq, Siria, Libano, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco) tra il 1922 e il 1952 furono costretti ad abbandonare sul posto beni e proprietà per una cifra pari a 30 miliardi di dollari. Continua a leggere »

3 Nov 2006 Antisemitismo, Israele

L’imperativo della Bibbia

Elena Loewenthal

La licenza di intimità – dieci ore da trascorrere anima e corpo con la moglie ancora sconosciuta biblicamente – concessa a Igal Amir, assassino di Rabin, solleva una congerie contraddittoria di sentimenti. Essa è soprattutto l’improbabile incrocio di leggi e di universi opposti fra loro. Da una parte si staglia l’imperativo biblico. Quel «prolificate, moltiplicatevi» che è una specie di ritornello nel primo capitolo della Genesi. È il dettato ripetuto ai pesci e alle bestie selvatiche, persino a «ogni sorta di esseri striscianti», prima ancora che ad Adamo ed Eva. E’ la voce di un’ecologia primigenia, dove il destino di tutte le creature s’accomuna nella fatica e nella gioia di perpetuarsi. Se nell’ebraismo non esiste peccato originale, è proprio grazie a questo comando che la gravità di quell’originaria trasgressione si offusca: ogni volta che un bambino viene al mondo, il suo vagito è come se riconciliasse Iddio con l’umanità, mitigasse la Sua collera di fronte all’antica scena del frutto incautamente assaggiato da Eva. Continua a leggere »

27 Ott 2006 Israele, Torà