Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

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Pacifici, l’amico ebreo di Alemanno

Katia Ippaso

Per parlare con Riccardo Pacifici, si entra in Sinagoga, da una porta più piccola. Siamo nel cuore della Roma ebraica, luogo che i romani non ebrei guardano a volte con timore, come fosse un monolite sganciato dal passato. Ad un uomo che appare dalla penombra esibisco il passaporto, con tanto di timbro israeliano che lui registra con in sorriso enigmatico: “Sì, sono stata in Israele, più volte”. Tutti parlano a voce bassa, qui. Anche le scale sono piccole e strette. Come in un libro di Kafka, penso.

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Chelsea, conversione o matrimonio misto?

Chelsea Clinton si potrebbe convertire all’ebraismo per far piacere al fidanzato, il banchiere d’affari Marc Mezvinsky: una semplice congettura, e che tuttavia sta mandato in fibrillazione i siti Usa in vista delle nozze, il 31 luglio, dell’unica figlia di Bill e Hillary Clinton.

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Rav Sergio Josef Sierra z. l.

Alfredo Mordechai Rabello

Questa notte, 14 kislev, rav Sierra ci ha lasciati, chiudendo la sua vita terrena in un ospedale di Jerushalaim, circondato dall’affettuosa presenza di moglie, figli, nipoti ed allievi. Rimangono i ricordi, rimane la gratitudine per un Insegnamento costante e profondo.

I miei primi ricordi dell’operato rabbinico di rav Sierra risalgono alla mia infanzia, alla Bologna del primo dopoguerra; il Beth Hakeneset distrutto e via Gombruti 9 e il parallelo vicolo Tintinnaga (oggi via Mario Finzi) ancora pieno di macerie. E’ in questa piccola Comunità distrutta, colpita anche nelle sue persone, che giunge, subito dopo aver conseguito una laurea in filosofia e la laurea rabbinica, il rav Sergio Joseph Sierra con la giovane moglie Ornella.

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Un giorno di intimità per Israele

L’ultima festività del calendario ebraico secondo la Torà

Scialom Bahbout

La festa di Sheminì ‘atzèret–Simchàt Torà che segue la festa di Sukkoth, nonostante sia considerata una festa a parte (reghèl bifnè ‘atzmò) non gode di una sua identità specifica e, da quasi tutti, viene assimilata a Sukkòt. Così facendo, si perdono i significati che, secondo i Maestri, ha questa festa che chiude le feste dell’anno ebraico, secondo la Torà. Vediamo di individuare alcuni di questi aspetti partendo proprio dal nome della festa – sheminì “ottavo”, in rapporto ai sette giorni della festa precedente; hag, in rapporto anche con le altre feste e altre occasioni festose;’atzèret, in rapporto ai diversi significati della parola – e fondando la nostra analisi su alcuni midrashìm riportati nella Pesiktà.

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Perché Israele deve diventare uno stato laico

Interessante articolo che farà discutere, in traduzione italiana

Carlo Strenger

La richiesta di secolarizzazione deve essere sostenuta da tutti gli israeliani religiosi, perché è nel loro interesse non meno di quanto lo sia in quello degli ebrei laici

A volte mi sembra che lo Stato di Israele sia condannato a rivivere gran parte della storia europea. Uno dei processi che Israele non ha portato a termine è la secolarizzazione, e noi siamo costretti a passare attraverso questo processo, che all’Europa ha richiesto secoli, in pochi decenni. Io sostengo che la completa secolarizzazione dello Stato sia nell’interesse degli ebrei religiosi non meno di quanto è desiderata dai non-credenti, ed invito gli ebrei religiosi a partecipare al processo di secolarizzazione.

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Se l’ebraismo fosse stato più semplice, sarebbe già scomparso

Kippur 5770 – Il discorso dell’ora di Ne’ilà

Riccardo Di Segni

Negli Stati Uniti in questi giorni, come da noi, le Sinagoghe si affollano. Ma a differenza da noi, che facciamo entrare tutti, da quelle parti i posti nelle Sinagoghe sono numerati e entra solo chi ha pagato il biglietto, spesso molto caro. Su questa abitudine circolano anche versioni ironiche su internet: scegli vicino a chi vuoi stare, il tuo avvocato, il tuo commercialista, il tuo medico (nelle varie specialità), il tuo consulente estetico e così via . E’ inevitabile che l’incontro e la lunghezza delle cerimonie, in parte non comprese, si trasformi in un’occasione di distrazione o per pensare ai propri affari. La confusione e la distrazione altrove abbastanza controllata, da noi rischia spesso di diventare incontrollabile. Siamo arrivati alle due ore che ci separano dalla fine del Kippùr e al massimo dell’affollamento. C’è chi viene per pregare intensamente e sta qui ininterrottamente dalle prime ore del mattino, chi viene per la berakhà e la shofar e chi viene e basta perchè attratto da un richiamo lontano. E sono tutti benevenuti.

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Se l’ebraismo fosse stato più semplice, sarebbe già scomparso

Kippur 5770 – Il discorso dell’ora di Ne’ilà

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Negli Stati Uniti in questi giorni, come da noi, le Sinagoghe si affollano. Ma a differenza da noi, che facciamo entrare tutti, da quelle parti i posti nelle Sinagoghe sono numerati e entra solo chi ha pagato il biglietto, spesso molto caro. Su questa abitudine circolano anche versioni ironiche su internet: scegli vicino a chi vuoi stare, il tuo avvocato, il tuo commercialista, il tuo medico (nelle varie specialità), il tuo consulente estetico e così via . E’ inevitabile che l’incontro e la lunghezza delle cerimonie, in parte non comprese, si trasformi in un’occasione di distrazione o per pensare ai propri affari. La confusione e la distrazione altrove abbastanza controllata, da noi rischia spesso di diventare incontrollabile. Siamo arrivati alle due ore che ci separano dalla fine del Kippùr e al massimo dell’affollamento. C’è chi viene per pregare intensamente e sta qui ininterrottamente dalle prime ore del mattino, chi viene per la berakhà e la shofar e chi viene e basta perchè attratto da un richiamo lontano. E sono tutti benevenuti. I Maestri insegnano che berov ‘am hadrat melekh, “la gloria del re è nella moltitudine del popolo”, cioè quante più persone sono presenti tanto maggiore è l’onore del re. Quello che vale per un “re di carne e sangue” vale anche per il nostro Re, “il Re sacro” di cui proprio in questi giorni proclamiamo il dominio sull’Universo e su di noi. Ma quando c’è la folla c’è anche la confusione. Entro certi limiti può essere persino bello, ma non bisogna esagerare. Proviamo a pensare che questi sono momenti sacri, di elevazione spirituale, l’ora della ne’ilàt she’arìm “la chiusura delle porte” del cielo e del Santuario, è come se fosse l’ora in cui i giudici si chiudono in camera di consiglio per giudicarci.

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