Torà | Kolòt-Voci

Categoria: Torà

Stato e religione

Yeshayahu Leibowitz z”l

a) Enunciati

1) Lo Stato non ha un significato intrinseco, bensì un significato esclusivamente strumentale. Detto enunciato è comune sia alla concezione religiosa (teocentrica) sia a quella umanistica (antropocentrica). Considerare lo Stato un valore è l’essenza della concezione fascista.

Lo Stato è in sé il nemico dell’uomo, costituendo, per sua stessa natura, un ingranaggio di violenza e coercizione. Non essendo altro che un siffatto ingranaggio esso non è atto a realizzare “valori” (in nessuno dei sensi in cui è adoperato il termine “valore”): ciò che ha “valore” è conseguito soltanto da uomini e non dallo “Stato” (ossia dall’ingranaggio del potere), e per conseguirlo gli uomini lottano gli uni contro gli altri nell’ambito dello Stato medesimo. Sui “valori” non v’è fra gli uomini, né può esservi, intesa; per cui lo Stato funge da campo di battaglia di lotte intestine. Continua a leggere »

Chi accenderà le candele del sabato al posto della nonna?

Saada Aharon aveva solo 20 anni quando, insieme ai suoi genitori, inizio’ ad impacchettare i suoi effetti personali. Era il 1952 e le porte dello Yemen si erano finalmente aperte per permettere loro di salire in Terrasanta. Il modesto villaggio che Saada chiamava “casa” non era solo il suo luogo di nascita, ma anche quello dei suoi genitori e dei suoi nonni. Le abitudini e la tradizione di osservare la Torah e i suoi comandamenti erano state tramandate di generazione in generazione, anche quando vivevano sotto la severa – spesso repressiva – dominazione araba. Il viaggio verso la Terrasanta fu lungo ma toccante. Saada si stabili’ con i suoi genitori in un insediamento insieme a migliaia di altri ebrei che erano arrivati dallo Yemen, dal Marocco e dall’Algeria nel corso dell’operazione Tappeto Magico, nome con cui viene chiamata l’immigrazione di massa di quel periodo. Continua a leggere »

«E apparira’ l’arcobaleno fra le nubi» (Genesi 9, 16)

Alberto Moshe Somekh

Durante una piacevole serata in Sukkah, alcuni correligionari della mia Comunità mi hanno sottoposto, alquanto divertiti, il testo di una E-Mail diffusa da un’organizzazione milanese denominata Qeshet con l’invito ad un Simchat Torah “alternativo”. Dopo un cappello esplicativo ricco di dettagli sul significato della “festa della Legge” come “festa della democrazia”, esso dava le coordinate per Domenica 29 Settembre. Partenza in autostrada alle 9 del mattino alla volta di Soragna, visita al paese, al castello, al museo e alla Sinagoga, dove “ricorderemo” (per chi nel frattempo se ne fosse dimenticato!) la ricorrenza “con il nostro Siddur”, per terminare con una degustazione presso “famosi” ristoranti locali. Continua a leggere »

Cultura dei diritti, cultura dei doveri

Ieri si è spento, dopo una vita di sofferenze, un grande talmìd chakhàm, un saggio d’Israele: Itzchàk Shelomò Siegelmann. Barùkh Dayàn Haemèt! Ci piace ricordarlo ripubblicando un suo articolo che ben esprime le sue doti di uomo di halakhà e uomo di pensiero. Rileggiamolo con attenzione. Gli tzaddikìm vivono attraverso le loro parole.

Itzchàk Shelomò Siegelmann

La Torà, cioè il Pentateuco, prende il nome dalla radice ebraica horaà, ovvero insegnamento, indicazione. La Torà è fedele al suo nome e in ogni sua lettera, parola e frase indica all’ebreo la strada da seguire e il comportamento da assumere. Ed essendo la Torà eterna, le sue direttive sono valide in ogni luogo e in ogni tempo. Diventa quindi fondamentale la capacità di lettura del testo scritto e infatti alla Torà Shebikhtàv (TSK) si accompagna la Torà Shebe’àl Pe (TSP) (tradizione orale) – ambedue di origine divina e ambedue trasmesse contemporaneamente al popolo ebraico. Continua a leggere »

Cogliere il bene che ciascuno può dare

Rav Alberto Somekh  – Rabbino capo della Comunità ebraica di Torino

Sono stato sollecitato ad intervenire sulla questione del Mashiach. Vorrei introdurre questo mio scritto con le parole del Rambam: “Ad ogni modo questo argomento non è fra i fondamenti della religione ed è opportuno astenersi dal trattare i Midrashim su questo argomento e simili, perché non portano né al Timore, né all’Amore (di D.)” (Hil. Melakhim 12, 2). Premetto inoltre di non essere un possèq, né di voler decidere per altri. Nella mia analisi cercherò di attenermi il più possibile a tre criteri: evidenza delle fonti, evidenza dei fatti e uso della logica. Continua a leggere »