Shoah | Kolòt-Voci

Categoria: Shoah

Animalista, Bio e… sterminatore di ebrei

Salutista, paladino degli animali, guru del biologico, autore di fiabe Ecco Himmler, l’assassino più politicamente corretto della storia

Giulio Meotti

Bild 183-R99621“Sei un ebreo?”, chiede Heinrich Himmler a un prigioniero durante una visita nel fronte orientale del 1941. “Sì”. “Entrambi i genitori sono ebrei?”. “Sì”, continua il ragazzo. “Hai antenati che non fossero ebrei?”. “No”. “Allora non posso aiutarti”. Il giovane viene fucilato sotto gli occhi del gerarca nazista. Questo era Heinrich Himmler.

Di Hitler si dice che fosse “magnetico”. Di Göring che fosse un valoroso pilota. Di Goebbels che fosse un demagogo straordinario. Di Heydrich che fosse un provetto schermidore, un eccellente pilota e un ottimo musicista. Nessuno è mai riuscito a trovare niente di speciale in Himmler, non un solo momento di carisma e umanità in tutta la sua esistenza. Fra i grandi capi nazisti è il più efferato e il più anonimo. L’uomo che vanta un curriculum di delitti senza precedenti non mostra segni caratteristici. Basso, flaccido, calvo, grassoccio, occhi acquosi, mento sfuggente, stretta di mano molle, Himmler era uno come tanti, monotono e pedante. Solo che il suo ufficio era il comando delle SS e della polizia nazista, il suo compito realizzare il più spaventoso massacro della storia.

I suoi lineamenti sono talmente banali che nel maggio del 1945 non viene identificato dai sovietici che lo fanno prigioniero e dagli inglesi che lo prendono in custodia. Non si è nemmeno camuffato: a Himmler è bastato togliersi i pince-nez. Senza quelli, non è più lui. Come in una gag, Himmler era i suoi occhiali. Dietro non c’è nulla. Fino a oggi.

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Il Giorno dell’Alzheimer

Per rendersi conto del carrozzone mostruoso che è diventato il Giorno della Memoria (che in Italia non si è avuto il coraggio di chiamare Giorno della Shoah), proviamo a digitare “della memoria” (virgolette incluse) nel motore di ricerca Google. Forse capiremo perché con gli ebrei morti ci si lava la bocca (creando molto business) e si continua a oltraggiare gli ebrei vivi

l-am-larte-della-memoria-teaser-01Memoro la Banca della Memoria

Memoro la Banca della Memoria, un luogo dove custodire e da cui diffondere i ricordi. Memoro è un progetto no-profit internazionale, un archivio in costante ..

Teatro della memoria

Teatro della Memoria on Facebook Teatro della Memoria on Youtube. Associazione Culturale Spazio Teatro della Memoria Via Cucchiari 4, 20155 Milano Tel.

Associazione Case della Memoria

Ente promotore di un progetto per la valorizzazione delle dimore di grandi letterati e scrittori, presenta l’organizzazione, le case associate e gli eventi 

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Il Giardino della Memoria

Il Giardino della Memoria.  Memoria Viva. Il Giargino della Memoria Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica Museo per la Memoria di Ustica />

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Dieudonné e i demoni dell’antisemitismo francese

Leonardo Martinelli

DieudonnéLe vicende legate a Dieudonné, il comico francese antisemita, mi fanno ritornare in mente una serie di ricordi personali. Nel 1989 ero uno studente della scuola di giornalismo a Parigi. Durante uno stage, mi mandarono con il giornalista politico del quotidiano dove mi trovavo, Le Monde, a seguire un comizio di Jean-Marie Le Pen in un palazzetto dello sport. Lui, dal palco, iniziò a parlare male di Simone Veil, allora una delle donne più in vista della politica francese, sottolineando che era ebrea. La gente iniziò a urlare “sporca ebrea”, “puttana”. Tutti insieme, una rabbia improvvisa.

Alla scuola di giornalismo, che frequentavo, un compagno di studi a un certo momento fece la lista deicompagni ebrei, la scrisse su un foglio, per “fare il conto”, diceva lui. Per me, che venivo dall’Italia e in più dalla provincia di Livorno, una città con una comunità ebraica importante, quell’antisemitismo era sorprendente, non capivo perché… Dopo, la lunga frequentazione con la Francia mi ha portato ad assistere a forme di antisemitismo più o meno esplicito in tanti altri casi. Ancora oggi mi chiedo: perché tanta rabbia contro gli ebrei? Forse il fatto che la comunità sia così numerosa (quasi 500mila persone, la più grossa d’Europa) rende più probabili manifestazioni di ostilità. Lo so, è una spiegazione banale. Sarà anche che la Francia, un Paese socialmente molto a compartimenti stagni, un covo di frustrazioni (ora poi con la crisi…), è un terreno ideale perché si vada a scovare capri espiatori utili per sfogarsi. È così anche in Italia e altrove in Europa, con gli immigrati. Ma lì una delle leve utilizzata per “incazzarsi con qualcuno” è l’antisemitismo, non c’è niente da fare.

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Burocrazia tedesca e gli ebrei

Si riconsegnano i quadri sottratti (fa pubblicità) ma in altre vertenze si usa il freno. Costretti da Hitler a svendere aree non più restituite

Roberto Giardina

The-Monuments-Men-changed-historyHanno fatto sensazione la scoperta e il sequestro di 1.280 capolavori del Ventesimo secolo a casa di un anziano signore a Monaco. Cornelius Gurlitt, 80 anni, è il figlio di un grande esperto e mercante d’arte nella Germania nazista. Il padre si era appropriato con pochi marchi delle opere di proprietà di famiglie ebree costrette alla fuga o finite nei forni crematori? E dei quadri dei musei tedeschi condannati da Hitler come arte degenerata? Probabile, ma difficile da dimostrare, e il procuratore ha già deciso di cominciare a restituire almeno 300 tele a Herr Gurlitt.

Suo padre non comprò sempre in modo illegale, e provare un acquisto illecito oggi non è facile. Comunque, prima o poi, la collezione tornerà allo stato tedesco, perché Gurlitt non ha eredi, e non pensa di alienare i capolavori.

Ma la burocrazia tedesca non è sempre così attenta nel rendere giustizia alle vittime del III Reich, come denuncia lo Spiegel nel suo ultimo numero: Die Schande von Teltow, è il titolo dell’articolo, la vergogna di Teltow, zona alla periferia di Berlino. Da 22 anni gli eredi della famiglia Sabersky si battono invano per riavere un vastissimo terreno edificabile, che furono costretti a svendere prima di fuggire all’estero. Accertare i loro diritti dovrebbe essere molto più semplice che trovare i legittimi proprietari di un quadro, anzi la situazione giuridica sembra evidente, ma la zona, in totale oltre mille appezzamenti edificabili su 84 ettari, ha un enorme valore e l’amministrazione pubblica è decisa a non perderne il controllo.

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La memoria è solo quella dei musei (e guai a chi ce la tocca!)

Se il solito titolo di Kolòt non vi ha fatto troppo arrabbiare, potete inviarci la vostra opinione sull’ennesima polemica: Ma Giuliano Ferrara è veramente contro “l’abolizione della memoria” della Shoah (leggi qui)? La memoria è solo quella dei tanti musei che stanno costruendo? Le migliori risposte dopo il panettone (kasher).

Anna Foa

AnnaFoaKNessuno sembra essersi accorto che un editoriale del Foglio di venerdì propone nientedimeno che di abolire la memoria della Shoah. Basta musei, memoriali, scrive l’articolo, e pensiamo non agli ebrei morti, ma a quelli vivi: cioè agli israeliani, che per Il Foglio e i suoi amici gli ebrei sono solo gli israeliani. La proposta è, direi, radicale, perché non si riferisce solo all’impegno dello Stato nelle opere di costruzione dei memoriali e dei musei, come già aveva fatto Brunetta, ma rimette proprio in discussione la necessità di ricordare, di fare storia, di ricostruire fatti ed eventi, di trasformarli in pietre d’inciampo dell’indifferenza e dell’ignoranza dei più.

E’ la prima volta, a quanto mi consta, a parte naturalmente il caso dei neonazisti o dei negazionisti, che una simile proposta di abolire la memoria viene avanzata. Ma forse non sarà l’ultima.

Storica

http://moked.it/blog/2013/12/23/abolizioni/#sthash.SIpRB3b8.dpuf

Sei milioni di ebrei morti e sei milioni di ebrei vivi

Editoriale de Il Foglio

giulianoferraraL’inutile polemica fra Renato Brunetta e la comunità ebraica sul memoriale della Shoah a Milano è un “classico dell’antisemitismo del passato”, come è stato definito dagli storici. Poi c’è “l’antisemitismo fattivo”, l’odio politico, morale e religioso per gli ebrei vivi, la Shoah che lancia riverberi agghiaccianti sul presente. A Gaza, Hamas ha cancellato letteralmente lo stato ebraico dai suoi libri di testo scolastici. La Torah e il Talmud vengono definiti come “falsi” e Israele come un usurpatore da annientare.

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Il pianto di Yosef, il pianto di Yaakov e la Shoah

Riflessioni sull’incontro fra Yosef e Yaakov e il digiuno del 10 di Tevet (dalla derashà tenuta al Tempio Italiano di Gerusalemme, Shabbat Wayiggash 5774)

David Gianfranco Di Segni

G DiSegniNel Sefer Bereshit si descrive l’incontro fra Yosef e Yaakov, dopo 22 anni di separazione, in questi termini: “Giuseppe attaccò la carrozza e si recò incontro a suo padre Israele in Gòshen, e appena gli si presentò, gli si gettò al collo e sul suo collo pianse a lungo” (cap. 46:29; trad. di Rav A.S. Toaff). Questo verso, apparentemente semplice, nasconde diverse domande: Chi si getta al collo di chi? Chi piange? Che vuol dire la parola ‘od? (nella traduzione qui riportata è stata resa con “a lungo”, ma normalmente è tradotta con “ancora, di nuovo”). E soprattutto, perché solo uno dei due piange? Se guardiamo l’incontro fra Yosef e Binyamin, di poco precedente (cap. 45:14), vediamo che entrambi si gettano l’uno sul collo dell’altro e piangono. Lo stesso accade quando si incontrano Yaakov ed Esaw (cap. 33:4). Il fatto che qui pianga solo uno dei due solleva quindi una legittima domanda. Come è facile immaginarsi, quando un verso è ambiguo, ci sono diverse interpretazioni.

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