Riformati | Kolòt-Voci

Categoria: Riformati

Scusi dov’è il West?

La nostra comunità, Modena, è una delle più piccole in Italia, pochi ebrei, una sinagoga, un consiglio e tanti problemi.

Eppure anche una comunità piccola come la nostra diventa appetibile agli occhi della “congregazione” riformata milanese Lev Chadash. Hanno chiamato in comunità e hanno offerto un incontro con il loro nuovo capo spirituale: una “rabbina” (faccio ancora difficoltà a digerire il termine). I nostri responsabili comunitari hanno purtroppo abboccato all’amo e hanno risposto positivamente, con uno spirito di “abbiamo provato tutto, proviamo anche questo”. La cosa è però molto più grave. Temo che il riconosciuto senso di ospitalità della comunità modenese venga frainteso e usato per trovare nuovo terreno dove attecchire con ideologie estranee. Continua a leggere »

Progresso e regresso

Donato Grosser

Nel Bollettino della Comunità Ebraica di Milano nel mese di novembre 2003 è stata pubblicata una “Lettera Aperta alla Comunità di Milano” firmata dal presidente e dal vice-presidente della “Congregazione ebraica riformata” Beth Shalom. È ovvio che a nessun gruppo piace definirsi regressivo, tuttavia l’abbondanza dell’uso della parola “progressivo” o “progressista” (usate ben cinque volte nell’articolo), desta subito il sospetto del lettore. Cos’è questo “progresso” al quale si riferiscono i riformati di Milano? Gli autori della lettera nel definire “l’esperienza progressiva della vita ebraica” menzionano, tra l’altro, la trasmissione del giudaismo per via patrilineare. Senza una definizione di cosa significhi “progresso” è poco chiaro perché dei cambiamenti di questo genere vengano chiamati progressivi. Continua a leggere »

Rivolta contro la religione

Yeshayahu Leibowitz z”l

La questione dell’ebraismo riformato – o della Riforma nell’ebraismo – non assume di per sé carattere religioso. Non è espressione di uno scontro interno all’ebraismo sul proprio significato o sulla propria identità, ma nasce piuttosto da una lotta fra religione e laicismo, fra i valori dell’una e dell’altro. Affermare questo non comporta di per sé la presa di alcuna posizione verso la riforma; si tratta solo di stabilire dei fatti senza che da ciò derivi alcun accordo o disaccordo nei suoi confronti.

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Uno studio sulla Torà orale

Marco Ottolenghi

In concomitanza con la festa di Shavuot, il Beth Ha Knesset di Via Eupili ha ricordato i 40 anni dalla sua fondazione dedicando il tradizionale studio della prima notte della festa all’argomento sempre attuale della Torà Orale.

La peculiarità della festa di Shavuot si presta in particolare modo a fare risaltare il ruolo fondamentale della Torà orale nella vita ebraica. È noto in fatti che la festa di Shavuot è conosciuta come ” l’epoca in cui ci fu data la Torà” ma questo evento non viene ricordato nella Torà Scritta come motivo della festa. Per di più la Torà Scritta, in contrapposizione a tutte le altre feste, non indica una data precisa per la celebrazione della festa di Shavuot.

Nel Levitico ( 23; 15) il testo recita: ” E conterete, a cominciare dal giorno successivo a quello di astensione dal lavoro ( Mimachorat hashabat ) dal giorno cioè in cui porterete il manipolo che deve essere agitato, sette settimane che siano complete”. Il testo ci indica un percorso basato sul conteggio di giorni e settimane per arrivare alla meta ma rimane incerto il giorno dal quale bisogna iniziare questo percorso.

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Sotto un’altra stella di Davide

Controversie dottrinali – L’ebraismo riformato in italia

Donne che leggono la Torah, aperture verso i gay, regole meno rigide. Come nel resto del mondo, sta prendendo piede una corrente di ebrei «progressivi».

Valeria Gandus – Panorama

La sposa, naturalmente, era bellissima. Lo sposo raggiante. I parenti commossi, la cornice da favola. E la cerimonia? Decisamente insolita: il rabbino veniva da Londra, i canti erano in ebraico, il rito celebrato in inglese con traduzione in italiano. Quanto alla Ketubbà (il contratto di nozze), per l’occasione decorata da Emanuele Luzzati, era scritta sia nella lingua dei padri sia in «vernacolo», cioè in italiano. E, novità, firmata anche dalla sposa.

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La donna rabbino

Riccardo Di Segni

1. Introduzione

I movimenti femminili di questo secolo, con le loro richieste di emancipazione e di pari diritti per le donne hanno spesso coinvolto, scosso e lacerato il mondo ebraico, nelle sue strutture sociali e giuridiche. Tra le numerose rivendicazioni, è emersa quella del tutto particolare dell’ordinazione rabbinica femminile. La comunità ebraica italiana, per diversi motivi, quali la sua esiguità numerica e il suo tradizionale isolamento, ha avuto solo lontani echi delle vivaci polemiche che hanno agitato altre parti del mondo ebraico; non c’è mai stata una richiesta organizzata di donne ebree italiane in questo senso; nelle scuole rabbiniche italiane esiste da molti anni una presenza femminile, ma il programma di studi è differente da quello maschile, e i titoli di studio finali, per quanto la materia non sia ancor bene definita, non sono certamente comparabili ad una ordinazione rabbinica.

Lo scopo di questo articolo è di riassumere i termini essenziali del problema e le sue soluzioni possibili nella prospettiva dell’ebraismo ortodosso. Continua a leggere »

Il supermercato delle mitzvòt

Flavio

Caro Chavèr,

anche se inavvertitamente saro’ ricordato anch’io nella letteratura dell’Ebraismo Riformato Italiano (ho tolto qualche errore di traduzione dalla versione italiana del “Mondo delle Mitzvot” … e mi hanno messo nella sezione “ringraziamenti”!), ho progressivamente accentuato la mia posizione critica verso tale tentativo e non sono per niente contento del decollo della loro comunita’, destinata a seguire -temo- la traiettoria americana.

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