Pensiero ebraico | Kolòt-Voci

Categoria: Pensiero ebraico

Yom huledet sameach – Buon compleanno

Alberto Somekh

Qualche sera fa ho avuto l’onore di presenziare, nel Centro Sociale della ns. Comunità, alla festa per gli 80 anni di un nostro illustre correligionario. Per motivi legali di privacy, non posso rivelarne il nome. Di lui dirò soltanto che è un simpatico, arzillo narratore di barzellette, che ha una moglie molto affabile ed attiva (una vera signora) e che è considerato da molti uno dei padri dell’Ebraismo Italiano del dopoguerra, avendo avuto magna pars, per esempio, nell’articolazione dello Statuto. Ma soprattutto, come in quella festa è stato presentato da chi, a nome di tutti, gli porgeva gli auguri, “un difensore della diversità nell’Ebraismo e fuori”. I lettori capiranno che oltre non mi posso spingere… Continua a leggere »

Stupidità e “cupidità”

Alberto Somekh

Nel corpo di una relazione su Gli Ebrei a Costantinopoli a p. 330 del Corriere Israelitico, anno 1856, leggo la seguente, istruttiva affermazione che riporto testualmente: “I Mussulmani perseguitavano per ignoranza e cupidità mista ad indifferenza e dispregio per tutto quanto è straniero; gli altri all’opposto incrudelivano per fanatismo religioso velato da una sconsigliata carità e tutto pel bene del peccatore”. Illustre sapienza dei nostri maggiori! Continua a leggere »

Kabbalà e Big bang: i segreti della creazione

David Gianfranco Di Segni

Esiste un legame tra il misticismo ebraico e la teoria evoluzionistica dell’universo?

Le dottrine sulla creazione del mondo occupano un posto centrale nella Kabbalà, la dottrina mistica ebraica. I kabbalisti, riallacciandosi ad una catena ininterrotta di tradizioni trasmesse esotericamente da maestro ad allievo, hanno elaborato ardite concezioni su D-o e sulla nascita e struttura del mondo. È sorprendente come sia possibile individuare alcune analogie tra le concezioni kabbalistiche e i risultati ottenuti dalla scienza moderna. Ciò è tanto più rimarchevole se si pensa all’enorme differenza fra i due approcci: mentre la scienza indaga il mondo tramite l’osservazione, la sperimentazione e l’elaborazione di modelli matematici che descrivono la natura, i kabbalisti arrivano a una teoria dell’universo attraverso l’indagine del testo della Torà, di cui vengono interpretate non solo le parole ma anche le singole lettere. Continua a leggere »

Il rapporto tra Stato e religioni

Scialom Bahbout

Vorrei iniziare col denunciare una situazione generale. Le religioni monoteistiche, in quanto ritengono di essere portatrici di verità assolute, sono normalmente e naturalmente portate alla sopraffazione, all’eliminazione dell’altro, in quanto viene ritenuto portatore di idee e comportamenti diversi: l’altro quindi o si converte oppure non deve esistere. Questa è cronaca che appartiene alla storia umana per molti secoli. Le religioni monoteistiche contengono in sé un elemento di intolleranza che è difficile da eliminare, una sorta di peccato originale alla base delle singole religioni. Continua a leggere »

Discorso per il centenario della Sinagoga di Roma

Rav Riccardo Di Segni

Quando circa tre millenni fa il re Salomone costruì il Tempio di Gerusalemme lo inaugurò con una lunga preghiera. E’ un testo che fa ancora oggi impressione per la sua forza spirituale, e per la chiarezza con cui pone una domanda fondamentale. Rivolgendosi a D. il re si chiese: “il cielo e i cieli dei cieli non Ti possono contenere, e come mai potrebbe farlo questo luogo che ho costruito?” (1 Re 8:27). E’ la stessa domanda di ogni fedele monoteista davanti a qualsiasi tempio che vorrebbe avere la pretesa di limitare o concentrare in un unico luogo Colui che invece è il luogo del mondo. La risposta di Salomone fu che il suo Tempio era o un riferimento, un simbolo, un luogo di attenzione speciale, di incontro e di comunicazione tra uomo e cielo, tra trascendente e immanente. Continua a leggere »

Alcune risposte a rav Somekh

Una ricorrenza più condivisa?

David Piazza

Rav Somekh in un suo intervento diffuso da questa lista, si lamenta dello spostamento della data di Yom Haatzmaut perché suppone che sia stato deciso per compiacere quella fetta di popolazione osservante ma non sionista, i cosiddetti ultraortodossi, in ebraico “charedim”.

Proviamo a chiederci: se pure fosse? Continua a leggere »

Una ricorrenza piu’ divisa?

Alberto Somekh

Nel ringraziare coloro che, dall’Italia e da Israel, hanno contribuito a meglio chiarire il dibattito su Yom ha-‘Atzmaut, mi sia concesso lo spazio per una replica. Non certo per spirito di polemica. Lungi dal trattarsi di una questione halakhica in senso stretto, essa è legata a fattori ideali che senza dubbio stanno a cuore a molti.

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