Cristianesimo | Kolòt-Voci

Categoria: Cristianesimo

Pitigrilli, l’ebreo battezzato che diventò spia dei fascisti

Il brillante scrittore che fu assoldato dall’Ovra e concluse la sua carriera al Messaggero di S. Antonio

Alberto Rosselli

PitigrilliA poco più di trent’anni dalla sua scomparsa, la figura di Pitigrilli, al secolo Dino Segre, rimane ancora sepolta nel vasto e ben curato cimitero del pregiudizio, salvo alcune meritorie e coraggiose opere di rivalutazione (vedi gli scritti e le memorie di don Sergio Andreoli, Elio D’Aurora e il saggio introduttivo di Umberto Eco a compendio de L’esperimento di Pott, Sonzogno, Milano, 1976). Pitigrilli nacque a Torino il 5 maggio 1893 da famiglia borghese. Suo padre, David Segre, era un ebreo, ex ufficiale dell’esercito, mentre sua madre, Lucia Ellena, discendeva da un’antica famiglia di contadini cattolici.

All’insaputa del padre, Dino fu battezzato nel 1897 dalla mamma. Lo pseudonimo Pitigrilli, trae le sue origini da un fatto. Appena ventenne, Dino chiese alla madre a quale animale appartenesse la pelliccia del cappotto che stava indossando, ed ella rispose: «E’ di petit gris, di piccolo scoiattolo”. Di qui l’italianizzazione di petit gris, cioè Pitigrilli.

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Silvio Orlando: “Il mio Shakespeare più nero”

Raffaella Grassi

Mercante-Silvio-OrlandoShylock l’ebreo. Shylock l’usuraio. Shylock il sanguinario. Una delle anime più nere nate dalla nera fantasia shakespiriana, l’essere abietto che poi però da sconfitto ti storce lo stomaco dalla pena. Uno così te lo immagineresti con tante facce, una più torva dell’altra, ma forse mai con quella di Silvio Orlando, l’eroe buono di tanti film. E invece. Sarà in scena dal 27 al 29 novembre al Politeama genovese “Il Mercante di Venezia” con la regia di Valerio Binasco e protagonista Silvio Orlando affiancato dagli attori della Popular Shakespeare Kompany fondata da Binasco nel 2012.

Napoletano, 56 anni, attore preferito di Salvatores e Moretti, premiato a Venezia con la Coppa Volpi per “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati, inizi teatrali ed exploit al cinema e in tv, Orlando sarà Shylock. A modo suo.

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I limiti del dialogo e una sinfonia stonata

Riccardo Di Segni

Riccardo Di SegniL’Osservatore Romano del 15 novembre ha pubblicato un’intervista al rabbino David Rosen (“Perché non possiamo essere nemici”) nella quale tra l’altro appare questa domanda: “Alla fine di giugno Auschwitz ha ospitato una celebrazione in memoria delle vittime dell’Olocausto a cui hanno partecipato importanti rabbini, cardinali e vescovi e dove è stata eseguita una sinfonia sulla sofferenza. Anche lei era presente. Che cosa ha significato questo atto per gli ebrei?”.

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Ebrei, anzi tedeschi

Due anime in un solo corpo: dai poeti ai rivoluzionari, un’identità tormentata. La storia di un’assimilazione, prima del diluvio

Franco Debenedetti

KristallnachtE’ il 1933: Hannah Arendt, detenuta e rilasciata dalla Gestapo, decide di lasciare la Germania della barbarie. E’ senza documenti, il treno corre verso il confine con la Cecoslovacchia. Va nella direzione opposta a quella che, 190 anni prima, aveva seguito il quattordicenne Moses Mendelssohn andando dalla nativa Dessau verso la Berlino dell’illuminismo. “Oggi sono passati sei buoi, sette maiali e un ebreo” annotava nel suo registro il custode della porta di Rosenthal. La Arendt, la sera prima di partire aveva recitato poeti greci cenando sul Kurfürstendamm con Kurt Blumenfeld. Il giovane Moses, malnutrito, sapeva solo l’ebraico e lo Judendeutsch: tedesco, latino, greco, francese, inglese li avrebbe imparati da solo e in segreto, agli ebrei era proibito.

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Ma Bush vuole “convertire” gli ebrei?

L’ex presidente partecipa alla raccolta fondi del Messianic Jewish Bible Institute, un’associazione che vuole «convincere gli ebrei ad accettare Gesù come Messia». Parla il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni

Stefano Pitrelli

Riccardo Di SegniUn conto è la pretesa politica d’importare la democrazia in Medio Oriente, un conto quella religiosa di convertire gli ebrei. Entrambe belligeranti – in modi e tempi diversi – ma l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush, nel corso della sua carriera potrà asserire di averle praticate entrambe. Si terrà oggi a Dallas il banchetto per la raccolta fondi organizzato dall’Mjbi, ossia il “Messianic Jewish Bible Institute”, che avrà Bush Jr. come ospite d’onore, per «condividere la sua passione nel liberare la gente».

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Prima si bruciava il Talmud, poi l’eretico

Letture per il 9 di av … Affinché sappiano le vostre generazioni… (Levitico 19, 42)

Jehudà Nello Pavoncello (z”l)

Il 9 settembre 1953 si compivano quattro secoli dal giorno in cui venne dato alle fiamme il Talmud pubblicamente in Piazza Campo di Fiori a Roma, dove alcuni anni dopo verrà arso vivo il marrano Josef Saralvo e dove dopo più di mezzo secolo subirà la stessa sorte il pensatore e filosofo Giordano Bruno (v. «dai Canti d’Israele in Italia» a cura di Sh. Bernstein, Gerusalemme 1939 (in ebraico), pp. 47-53). In Italia quella data passò pressoché inosservata, né i giornali e le Riviste allora esistenti ne fecero parola. Non così avvenne in Erez Israel, dove la nefasta data non passò sotto silenzio. In quell’anno, infatti, lo studioso e bibliografico A. Ja’ari, dava alle stampe un volumetto, in lingua ebraica, dal titolo: «Il rogo del Talmud in Italia nel compiersi 400 anni dall’accaduto», nel quale raccoglieva tutto il materiale storico, liturgico e letterario sull’argomento. Questo volumetto mi è stato di guida e di grande aiuto nella compilazione del presente articolo, che altra pretesa non vuole che portare a conoscenza di un pubblico ignaro della lingua ebraica e che non ha la fortuna di leggere i testi nella sua forma originale, i fatti e l’accaduto.

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Provare per credere

Il Rabbino capo di Roma: Perché è limitativo definire gli ebrei solo come “credenti”

Riccardo Di Segni 

Quando gli ebrei parlano di rapporto con la propria religione, è raro che si definiscano credenti; il credere lo si dà un po’ per scontato, è poco misurabile nel suo puro movimento di spirito, deve avere una dimostrazione nell’azione. Per cui si preferisce parlare di osservanti. E non è differenza da poco. Nel primo secolo dell’era cristiana i membri dei numerosi gruppi dissidenti dall’orientamento prevalente -che oggi si direbbe ortodosso- e tra questi i primi giudeocristiani, erano definiti dai rabbini con il termine di minim, plurale della parola biblica che indica “la specie”. Qualcuno ha suggerito che l’insolito termine sia una contrazione ironica della parola maaminim, cioè credenti; nel senso che voi dite o pensate o credete di essere credenti, ma la fede è un’altra cosa. Quindi attenzione a usare questa parola.

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