Cristianesimo | Kolòt-Voci

Categoria: Cristianesimo

Le religioni che sfidano il conformismo sui Gay

L’approfondimento di un giornalista sensibile ai rapporti tra religione e Stato laico sulla questione del matrimonio omosessuale (Kolot 1, 2, 3, 4)

Ernesto Galli Della Loggia

Nel XVIII secolo, nella sua battaglia contro le religioni ufficiali, equiparate senza tanti complimenti ad altrettante superstizioni, l’illuminismo francese, destinato a far scuola in tutta l’Europa continentale, non se la prese certo solo con il cattolicesimo. Anzi. L’ebraismo, per esempio, fu un suo bersaglio forse ancora più consueto: basti pensare alle tante pagine di Voltaire piene zeppe di contumelie contro la religione mosaica.

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Quei 380 ebrei bruciati vivi dai polacchi

Il pogrom di Jedwabne nel film “Aftermath”

Antonio Sansonetti

Una lapide imbiancata di neve, alle porte del villaggio di Jedwabne, ricorda un frammento di storia che molti polacchi preferirebbero rimuovere. Nel 1941 la popolazione locale, istigata dagli occupanti tedeschi, andò a prendere i vicini di casa ebrei, li radunò nella piazza del paese, li picchiò a sangue, poi portò i sopravvissuti al pestaggio in un granaio li bruciò vivi. Tutti. Quella lapide ricorda il pogrom di Jedwabne, nel quale furono massacrati 380 ebrei.

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Che cosa non si fa per l’unità dei cristiani

Hezbollah in Vaticano per salutare Bechara Boutros Rai. In fondo non è il “Partito di Dio”?

L’ingresso nel Sacro Collegio del Patriarca maronita Bechara Boutros Rai diventa occasione per ritrovare l’unità nazionale libanese in un momento estremamente delicato per gli equilibri politici e sociali del Paese dei cedri. Rappresentanti di tutte le fazioni e i gruppi politici e religiosi che compongono il mosaico libanese, presenzieranno nei prossimi giorni alle celebrazioni e ai momenti pubblici legati al Concistoro convocato a Roma da Benedetto XVI per la creazione di sei nuovi cardinali. In quell’occasione, anche il capo della Chiesa maronita riceverà dalle mani del Vescovo di Roma la berretta cardinalizia.

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Excusatio non petita…

“Riavvicinare i lefebvriani non significa sposare tesi antisemite”. Lo ha precisato il cardinale Koch presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell`unità dei cristiani

“Di fronte agli ebrei, il Santo Padre mi ha incaricato di presentare la questione in maniera corretta: `Nostra aetate` non è minimamente rimessa in discussione dal Magistero della Chiesa, come il Papa stesso ha più volte dimostrato con i suoi discorsi, i suoi scritti ed i suoi gesti personali nei confronti dell`ebraismo; un riavvicinamento con la Fraternità sacerdotale San Pio X non significa assolutamente che le posizioni di detta Fraternità vengano accettate o appoggiate”. Lo ha precisato il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell`unità dei cristiani e presidente della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l`ebraismo, parlando alla Plenaria della Commissione per i rapporti religiosi con l`ebraismo che si è tenuta in Vaticano dal 28 al 30 ottobre.

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«Trinità, idea ebraica. E anche Gesù mangiava kosher»

L’invenzione dell’acqua calda: Il Cristianesimo non nasce dal nulla. Un libro che farà discutere

Jack Miles 

Daniel Boyarin

Non molto tempo fa, un importante rabbino conservatore mi ha confidato: «Daniel Boyarin è uno dei due o tre massimi luminari rabbinici al mondo». Poi, abbassando un po’ la voce, ha aggiunto: «Forse addirittura il più grande». Questa osservazione mi è stata fatta in confidenza perché era evidente il turbamento del rabbino all’idea che qualcuno con le tesi di Boyarin potesse averle davvero fondate su base talmudica. Da cristiano, lasciatemi dire in tutta franchezza che queste idee possono turbare anche quei cristiani che hanno apprezzato l’originalità — altrettanto fondata — della sua lettura del Nuovo Testamento.

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Qualche ipotesi sulla beatificazione ebraica del cardinale Martini

Un articolo del Foglio del 2009 ci racconta che cosa pensasse veramente del dialogo interreligioso il cardinale appena scomparso al quale a Milano vengono anche dedicati giardini del Keren Kayemet Leisrael

Giorgio Israel

E’ significativo che il violento attacco con cui il rabbino capo di Venezia Richetti ha accusato Benedetto XVI di aver demolito 50 anni di dialogo ebraico-cristiano sia apparso sul mensile dei gesuiti Popoli. Peraltro, basta attenersi ai fatti, senza ricorrere alla mediocre pratica della dietrologia, per rendersi conto che in questa diatriba vi sono moventi che con il merito hanno poco a che fare.

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“La Guerra del Libano dell’82 fu una “soluzione finale” del problema palestinese”

Luca Zevi si confessa con Matteo Di Figlia per la rivista Keshet. Difende il matrimonio ebraico (endogamia), ma sostiene che la dirigenza ebraica oggi sia integralista. Il diritto di Israele a esistere viene dalla Shoah. Un ebreo insomma che non ha ancora letto George Bensoussan (clicca qui)

Riguardo al dibattito su Israele nel corso della Prima Repubblica, mi racconta la sua esperienza a partire dal momento che ritiene più significativo?

Essendo nato nel mondo libero, mi considero membro della generazione forse più fortunata di quasi seimila anni di storia ebraica. È una generazione che nasce immediatamente dopo la Shoah, dunque in un’epoca nella quale le pulsioni antisemitiche sono forzatamente inibite: una specie di sospensione a fronte di quello che nessun negazionismo è riuscito finora a negare come il più spaventoso crimine della storia umana. Questo significa non avere mai sofferto, nel corso della mia vita, per il fatto di essere ebreo.

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