Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Basta antisemitismo. Starmer cambia volto al partito laburista


Chiesta un’indagine. Sospesi quattro dirigenti. Il leader è sposato con un’ebrea e ha cresciuto i due figli secondo la religione della moglie.

Enrico Franceschini 

LONDRA – Nella storia della Gran Bretagna c’è stato un solo primo ministro di origine ebraica, Benjamin Disraeli, tuttavia già convertito alla religione anglicana quando entrò a Downing Street; fino a metà dell’Ottocento in questo Paese era vietato agli ebrei di fare politica. Ma in un futuro non lontano potrebbe esserci un premier britannico “quasi” ebreo, se l’attuale leader laburista, Keir Starmer, vincesse le prossime elezioni. Non tutti sanno.che, pur non essendo lui stesso di famiglia ebraica, Starmer è sposato con un’ebrea inglese, ha cresciuto i due figli secondo la religione ebraica della moglie e celebra con la famiglia ogni venerdì sera lo Shabbat nella tradizionale cena del giorno di festa ebraico. Con un capo così, contro il Labour non si sentono più accuse di antisemitismo. 

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Tv: Cohn-Bendit, tracce della sua identità ebraica

Nuovo documentario in Israele dopo quello sul calcio del 2014

PARIGI, 05 GIU – “Sono ebreo ma non so cosa voglia dire”: dopo il documentario road movie realizzato durante il Mondiale di Calcio di Brasile 2014, Daniel Cohn-Bendit torna ad afferrare la cinepresa per interrogarsi questa volta sulla ”identità ebraica”, una ricerca molto personale che, a 75 anni, lo ha indotto a partire in Israele. “Quando ho cominciato ad occuparmi seriamente” di questa questione? “Tardi, molto tardi, a 60 anni”, ha spiegato l’icona del Maggio ’68 nonché ex-europarlamentare di Europe-Ecologie Les Verts dalla doppia anima franco-tedesca, presentando il documentario che verrà diffuso domenica, alle 23:00, su France 5. Nel Maggio ’68, ‘Dany’ – come viene affettuosamente ribattezzato tra Parigi, Strasburgo e Bruxelles – veniva chiamato l”’ebreo tedesco”.

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Requiem per lacerazioni

Ran Baratz

La società in Israele non sarebbe solo lacerata, ma soffrirebbe anche di una crisi sociale e di fallimento morale. Come lo sappiamo? Perché ce lo raccontano i giudici israeliani nelle motivazioni della sentenza che respinge il ricorso presentato contro l’incarico dato a Netanyahu per la formazione del governo, dove questi si sono impegnati a darci la loro descrizione della società israeliana. Già nei primi paragrafi il giudice-sociologo Yitzchak Amit scrive che il risultato delle elezioni “riflette le fratture in lungo e in largo della società israeliana”.

E in effetti la teoria delle lacerazioni va molto di moda nel nostro paese. Già studiando educazione civica gli studenti possono ben comprendere che “la società israeliana sarebbe piena di lacerazioni”: nazionali, religiose, classiste, ideologico-politiche ed etniche. “Lacerazioni”, continuano a studiare i ragazzi, sono “linee sociali di demarcazione che attraversano la società e la dividono in fazioni”. Tra le lacerazioni “persiste una tensione”, che a volte sfocia nella violenza. Queste pericolose lacerazioni “mettono in pericolo la società israeliana”. 

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I Satmar sono antisionisti. Ma a noi importa veramente?

Pochi ebrei oggi sono d’accordo con gli attacchi del rebbe di Satmar al sionismo. Un motivo in più per leggerli.

Shaul Magid

Recentemente, ho tenuto un seminario al Kraft Center for Jewish Life alla Columbia University, ed ho incluso una serie di passaggi del manifesto antisionista Vayoel Moshe, di Yoel Teitelbaum, noto come Satmar Rebbe o il Rav Satmar. Teitelbaum (1887-1979) fu il fondatore della setta chassidica Satmar a Satu Mare (anche conosciuta come Szatmernemeti), in Ungheria, ed è conosciuta come il modello dell’antisionismo ultraortodosso. Successivamente, un amico e collega che ha partecipato al seminario mi ha detto che mentre stava studiando in una yeshiva religiosa sionista in Israele, alcuni studenti leggevano il trattato antisionista di Teitelbaum, Vayoel Moshe, e ne ridevano, un’interessante forma di intrattenimento da parte de vincitori del dibattito sul sionismo. Perché mai studiare le opere del perdente, anche se solo per divertimento? Ancor più curioso è il fatto che nel 2011 Shlomo Aviner, uno dei principali rabbini tra i coloni, abbia pubblicato un libro intitolato Alei Na’aleh, una risposta sionista capitolo per capitolo a Vayoel Moshe. E nel 2012 I Chabad-Lubavitch hanno pubblicato Iggeret Ma’aneh Hakham, di Yoel Kahn, rispondendo ai divieti di Teitelbaum a non essere coinvolti con lo stato secolare israeliano. Dato che il sionismo ha vinto, perché tali rabbini dovrebbero spendere tempo ed energia a scrivere tali libri? Perché dovrebbero preoccuparsene?

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La resistenza civile e morale olandese contro i nazisti

Giorgia Greco

Ci sono modi diversi per resistere e opporsi a un regime dittatoriale che viola in modo sistematico i più elementari diritti dell’uomo, quello alla libertà di espressione, di religione e in definitiva alla vita stessa. Chi è vissuto durante la seconda guerra mondiale sotto il giogo nazista si è trovato a scegliere se agire e resistere oppure voltarsi dall’altra parte mentre migliaia di ebrei venivano mandati nei campi di sterminio. “Agisci se te lo chiedono, ripeteva Jan Zwartendijk ai suoi cari. Non chiudere la porta, non voltarti dall’altra parte”. Queste parole del console olandese a Kaunas contenute nell’ultimo libro di Jan Brokken, “I giusti”, racchiudono il senso di ciò che si può annoverare come “resistenza civile e morale”. L’ultimo lavoro dello scrittore e viaggiatore olandese capace come pochi di raccontare le vite di personaggi fuori dal comune e i grandi protagonisti del mondo letterario e musicale – basti ricordare fra gli altri “Il giardino dei cosacchi” sul periodo siberiano di Dostoevskij, il bestseller “Anime baltiche”, viaggio in un cruciale ma dimenticato pezzo d’Europa – è una via di mezzo fra romanzo storico, saggio e memoir che racconta l’operazione di salvataggio del 1940 che coinvolse più di ottomila ebrei. 

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Vasilij Grossman. Così l’Unione Sovietica soffocò i non allineati

Davide Brullo

Come morire per soffocamento, in un triangolo di vetro. Non è più tempo di libri al rogo, di scrittori in carcere, di esecuzioni pubbliche. Nel 1961 John Kennedy diventa il 35mo presidente degli Stati Uniti d’America, Adriano Celentano porta 24mila baci a Sanremo, Billy Wilder vince l’Oscar per L’appartamento, Ivo Andric ottiene il Nobel per la letteratura, Raffaele La Capria tracanna lo Strega e il Kgb, nell’Unione Sovietica destalinizzata, irrompe in un appartamento moscovita, vi abita lo scrittore, Vasilij Grossman, «requisirono varie copie e abbozzi del manoscritto di Vita e destino».

I servizi si erano già recati nelle redazioni di Znamja e Novyj Mir per bloccare la stampa del romanzo, sequestrando fogli, dattiloscritti, i nastri per le macchine da scrivere. Esattamente vent’anni prima, il compagno Grossman era al fronte, volontario, corrispondente di guerra, a raccontare la resistenza russa contro i nazisti. Scrittore di talento, si era fatto notare con il romanzo Stepan Kol’ugin: ha 35 anni, vivrà l’epopea di Stalingrado, sarà la guida del Libro nero, uno studio che intende testimoniare «il genocidio nazista nei territori sovietici». Uno dei suoi reportage, L’inferno di Treblinka, pubblicato nel 1944, è di allucinata lucidità: «Parsimonia, precisione, oculatezza, attenzione maniacale alla pulizia sono caratteristiche tutt’altro che negative e tipiche di molti tedeschi. Se applicate all’agricoltura o all’industria danno il giusto frutto. L’hitlerismo le applicò ai crimini contro l’umanità: le SS del campo di lavoro polacco agivano come se stessero coltivando patate o cavolfiori».

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La trattativa segreta tra Israele e Arabia Saudita per la gestione congiunta della Spianata del Tempio

Sharon Nizza

Secondo il quotidiano “Israel Hayom”, il negoziato avviato a dicembre si svolgerebbe con la mediazione americana e l’imprimatur giordano: se i retroscena venissero confermati, si potrebbe parlare di “pacificazione del secolo” tra Amman e Riad

La rivalità storica tra Giordania e Arabia Saudita per il primato sui luoghi santi all’Islam potrebbe trovare un punto di convergenza. Secondo una notizia pubblicata dal quotidiano israeliano Israel Hayom lunedì, da dicembre sarebbero in corso trattative segrete tra Arabia Saudita e Israele, con mediazione americana e imprimatur giordano, per inserire rappresentati sauditi nel Consiglio del Waqf Islamico di Gerusalemme, l’autorità giordana preposta alla gestione della Cupola della Roccia e della Moschea di Al Aqsa, il terzo luogo sacro per l’Islam dopo La Mecca e Medina.

L’antagonismo tra la dinastia Saud e il regno Hashemita risale a un secolo fa, quando quest’ultimo ancora regnava sulla penisola arabica e controllava il primo luogo santo per l’Islam, la Kaaba alla Mecca, fino al 1924, quando fu sopraffatto dai Saud. Da allora, tentativi sauditi di intervenire nelle dinamiche di gestione dei luoghi santi a Gerusalemme non hanno avuto esito. Dinamiche che si reggono peraltro su un funambolico rapporto di collaborazione tra Israele e Giordania che in più di un’occasione è sfociato in proteste violente, l’ultima nel 2017, con la crisi dei metal detector inizialmente posti dalla polizia israeliana all’ingresso della Spianata, ed eliminati molto in fretta con l’esplosione delle sommosse.

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