Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Ecco il prezzo pagato per il mio ghiur

Massimiliano Boni

Nereo Musante, 100 anni, e sua figlia ricordano l’attentato del 9 ottobre, che cambiò anche la vita di una famiglia non ebraica

La voce di Nereo Musante arriva da lontano. La ascolto dal messaggio vocale che mi ha inviato sua figlia, Maria Luisa, e immagino quest’uomo di 100 anni che con il candore che gli conferisce l’età ricorda sprazzi del suo passato, così come affiora a distanza di tanti anni.

Papà, cosa ricordi di quel giorno dell’attentato?

Mah…ricordo dell’attentato perché se ne parla, ma, personalmente, io, nella mia coscienza, non ricordo più.

Ma ricordi perché quella mattina eri andato al Tempio?

Ci andavo di consueto…mi piaceva molto andare.

Ti eri già avvicinato alla religione ebraica?

Sì. Volevo convertirmi.

Continua a leggere »

Shemità: Il riposo sabbatico del pianeta

MOSAICO MILANO

Sofia Tranchina

Quest’anno, con l’arrivo di Rosh Hashana (la sera del 6 di settembre) e l’inizio dell’anno 5782, inizierà la Shemità, ovvero l’Anno Sabbatico durante il quale ci è stato comandato di lasciar riposare la terra (dalla radice shamot, abbandonare per lasciare, restare incolto). Durante questo anno, il contadino non può seminare, piantare, tagliare né mietere nelle proprie coltivazioni. Tuttavia, sono permesse le cure necessarie ad impedire la morte delle piante. Tra i compiti permessi ci sono quelli di controllo dei parassiti e delle malattie delle piante, di irrigazione delle piante nelle zone in cui l’aridità ne causerebbe la morte, e di trapianto delle piante laddove queste devono essere abbattute per la costruzione di edifici…

«Parla al popolo israelita e digli:
Quando entrerai nella terra che ti assegno, la terra osserverà il Sabato del Signore.
Per sei anni seminerai il tuo campo e per sei anni potrai potare la tua vigna e raccoglierne i frutti.
Ma nel settimo anno la terra avrà un Sabato di riposo assoluto, un Sabato del Signore: non seminerai il tuo campo né poterai la tua vigna.
Non mieterai gli ultimi frutti della tua messe, né coglierai l’uva delle tue vigne non potate; sarà un anno di completo riposo per la terra.
Ma potrai mangiare tutto ciò che la terra produrrà durante il suo Sabato: tu, i tuoi schiavi e le tue schiave, i salariati e i lavoratori vincolati che abitano con te, e il tuo bestiame e le bestie nella tua terra ne potranno mangiare tutti i prodotti”»

(Levitico, 25:2-7)

Continua a leggere »

II dialogo tra le religioni è possibile se si riconosce la legittimità dell’altro

Con chi non è disposto a mettersi in gioco si possono cercare solo accordi insignificanti

Lucetta Scaraffia

Giuseppe Conte, sempre così attento a dire cose che prevedono il gradimento generale, ha fatto un passo falso proponendo qualche giorno fa di aprire un dialogo con i taleban. Cioè con uno dei gruppi umani più impermeabili al dialogo. I punti di contrasto tra la cultura dei cosiddetti «studenti coranici», come spesso vengono definiti, e la nostra concezione del dialogo sono numerosi e irriducibili. I nuovi padroni dell’Afghanistan pensano che tutti debbano essere sottomessi a Dio, cioè a quella che viene considerata senza possibilità di discussione la sua legge, che non esistano confini nazionali, che la politica estera si concretizzi sostanzialmente nel jihad per diffondere l’islam, che non vi siano possibilità di pensare diversamente dal «partito» di Dio perché chi visi contrappone appartiene a quello di Satana. E si potrebbero ancora aggiungere altri elementi a sottolineare la totale impossibilità di dialogo, anche di tipo politico: le rassicurazioni firmate dai loro rappresentanti a Doha con quelli del governo statunitense, infatti, non sono state rispettate perché contrarie alla loro cultura.

Continua a leggere »

Mosè: le mani e il cuore di Israele

Parashà di Vezòt Haberakhà

Rav Scialom Bahbout

Passo dopo passo siamo arrivati all’ultima parashà della Torà: Vezoth haberakhà, questa è la benedizione. Come ogni parashà possiamo analizzarla in tutti i suoi contenuti cercando i collegamenti con altri passi della Torà, per esempio con le benedizioni date da Giacobbe ai 12 figli; oppure esaminare il rapporto tra l’inizio e la fine della parashà (un metodo classico seguito dai commentatori); possiamo ancora cercare di capire che rapporto c’è tra l’inizio e la fine del libro del Deuteronomio oppure cercare di capire qual è il rapporto tra la fine e l’inizio della Torà, perché nel sabato in cui terminiamo la lettura della Torà. Iniziamo a leggere la prima parte del libro della Genesi.   

Continua a leggere »

Groviglio legale. Groviglio identitario

Caso Eitan. Di qua i diritti, di là la tradizione. E Israele si scopre divisa sul nuovo giudizio di Salomone

Meir Ouziel

Ci sono tragedie in cui il cuore si spezza e, quando per un attimo si intravede uno spiraglio di luce, si spezza ancora di più. È il caso della terribile vicenda che vede coinvolto, a suo scapito, Eitan Biran, 6 anni, l’unico superstite della tragedia del Mottarone, in cui ha perso i genitori, il fratellino e i bisnonni. Il disastro quel 23 maggio è stato immenso, ma poi è emerso, come in un giudizio di Salomone dei nostri tempi, che la contesa tra i due rami della famiglia del bambino si è trasformata in un’ulteriore tragedia che ha portato a un atto indicibile, il rapimento di Eitan dall’Italia verso Israele.

Dove dovrebbe crescere il bambino? È la domanda sulla bocca di tutti. Con i nonni e gli zii materni in Israele, che hanno presentato domanda di adozione in Israele e sostengono che questo è il futuro che avrebbero voluto per lui i suoi genitori, o con il ramo paterno della famiglia in Italia, il luogo in cui è cresciuto quasi dalla nascita?

Continua a leggere »

Riflessioni su Ecclesiaste e Coronavirus

Shabbàt Chol Hamo’èd Sukkòt

Rav Scialom Bahbout

L’epidemia dovuta al Coronavirus ha riportato in prima pagina l’esperienza della morte, che è rientrata improvvisamente e prepotentemente nella vita del singolo e della società. La morte era stata quasi bandita dalle case e confinata negli ospedali. La riflessione sulla morte e sulle epidemie ha spinto molte persone a cercare ispirazione nella lettura dei testi classici: ecco quindi che si tornano a leggere I promessi Sposi di Manzoni, il Decameron di Boccaccio o La Peste di Camus. Davvero strano che tra questi testi non trovi posto nessuno dei libri della Bibbia. Pur senza averle inserite nelle proprie leggi costitutive, l’Europa dichiara di ispirarsi alle radici giudaico-cristiane: ci saremmo quindi aspettati di trovare tra i testi proposti alla lettura e su cui riflettere qualcuno dei testi biblici. Ecclesiaste è un libro con molte domande e con qualche risposta per chi lo legge in momenti di crisi con la dovuta attenzione.

Continua a leggere »

Perché si legge un libro pessimista come Kohèlet nello shabbàt di Chol Hamo’èd  Sukkòt?

Donato Grosser

Nel sabato di Chol Hamo’èd di Pèsach si usa leggere nel bet ha-kenèsset il Cantico dei Cantici (Shir Ha-Shirìm) composto da re Shelomò. A Shavu’òt si legge la meghillà di Rut e a Sukkòt si legge l’Ecclesiaste (Kohèlet), anch’esso composto da re Shelomò. Pèsach è la festa della liberazione dall’Egitto e dello “sposalizio” tra il Creatore e il popolo d’Israele; il Cantico dei Cantici che si legge a Pèsach è un’allegoria di questo amore tra l’Eterno e Israele.

Continua a leggere »