Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Amos Luzzatto si schiera con l’intolleranza

Scuse? Troppo poco. Un bel gesto di sottomissione e torniamo a farci i fatti nostri

Giorgio Israel

Sono rimasto allibito – e non da solo – leggendo l’intervista rilasciata da Amos Luzzatto alla Repubblica (17 settembre) sotto il titolo “Le scuse non sono sufficienti, occorre un segnale diverso”. Si tratta delle scuse che il Papa deve porgere all’Islam e che, secondo Luzzatto, non bastano: occorre di più, un gesto di “apertura” verso l’Islam. Cosa vorrà mai dire? Convertirsi? Continua a leggere »

Educazione ebraica, il laboratorio di Milano

Guido Vitale

Gli uomini, secondo un’antica interpretazione ebraica, sono superiori agli angeli. Gli esseri celesti, infatti, non devono affrontare la responsabilità e la difficoltà di educare i propri figli. Lo ha ricordato, nel corso della serata culminante di una importante due giorni di studi (il primo Seminario regionale per rabbini europei, organizzato dal Rabbinato centrale di Milano, dalla Conference of European Rabbis e dall’organizzazione Arachim), il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib. Continua a leggere »

Essere sempre di sentinella

Alessandro Schwed

Sere fa, in televisione, un film iniziato. Barbe, riccioli, lo shtetl. Mi succede come ogni volta che vedo la gente danzare in circolo, le mani sulle spalle di quelli accanto; ebrei in una strada stretta; persone con un naso come dico io; certi lungagnoni con gli occhiali che sono a casa. Torno al mio golfo. Ma qui dobbiamo essere in Ucraina e la casa è perduta dall’aprile del 1943. Sto al televisore come se mi apprestassi a gustare il brodo di Pessach della mamma, e mi bevo tutto lo shtetl. Una intera scodella di bonomia ebraica. Guardo tutto per non perdere un appuntamento e mi cresce un languore, o un tremito, e non capisco in quale porta mi sto infilando. Infatti, i cosacchi. A cavallo; tra le vie strette. Ubriachi. A folate. Le sciabole verso un orizzonte che non c’è. La gente dello shtetl scappa, che ti dicevo che non poteva durare, le bancarelle rovesciate, lo sai che quelli tornano sempre, i vecchi acciuffati come i topi dal gatto – e adesso che faremo? – Ognuno si nasconde nei buchi che trova, in anfratti, dietro la spazzatura. La morte ebraica viene a caso. Un collo è agganciato a un balcone con sotto un corpo. I piedi scalciano nell’aria. Fatto: la morte. Eppure prima eri vivo. Vorrei sapere come faccio, adesso che la commedia è un dramma. Continua a leggere »

(E)Mozioni proposte al V° Congresso dell’Unione Comunista Ebraica Italiana

Gabriele Di Segni

Commissione Bilancia

Il Congresso, nell’ambito della più vasta opera di sensibilizzazione e di lotta contro ogni forma di discriminazione, chiede al Consiglio di non limitarsi ad esaminare solo le voci di Bilancia, ma a prestare ascolto anche ai restanti segni zodiacali.

Commissione Coltura

Il quinto Congresso dell’UCEI viste le delusioni e la scarsità di risultati che ogni nuovo anno si incontrano in campo colturale chiede al Consiglio di organizzare dei corsi di formazione di base o di aggiornamento sulle strategie ottimali per far crescere le piantine di Grano e Granturco per Rosh haShanà. Continua a leggere »

Il male del lager uccide Davide Di Veroli

“Davide e il suo male oscuro Muore come Primo Levi sotto ponte Garibaldi”. Aveva 82 anni ed era uno degli ultimi superstiti romani di Auschwitz

Paolo Brogi

Tacere. Oppure dirlo. C’è una famiglia distrutta dal dolore. Un dolore enorme, perché è morto un uomo che aveva subito nel corso della sua vita quella cosa irriferibile che si chiama Auschwitz. Rispettiamo quella famiglia, quella di Davide Di Veroli, che l’altro giorno è stata segnata a lutto così atrocemente. E con la famiglia l’intera Comunità Ebraica romana. Ma la morte di Davide Di Veroli, 82 anni, un sopravvissuto all’orrore che nel maggio di 61 anni dopo conservava sul suo corpo ferite non rimarginabili, è un grido di dolore che ci riguarda tutti. È successo di nuovo, come con Primo Levi. Stavolta sotto ponte Garibaldi. Qualcosa di terribile che si deve sapere. Continua a leggere »

Gli ebrei che alzano la testa

Per Amos Luzzato gli ebrei hanno votato “per paura” – Davide Romano spiega perché la verità è diversa

Davide Romano

C’è un nuovo vento nell’ebraismo italiano. L’idea di alzare la testa e rispondere – sui mezzi di informazione piuttosto che scendendo in piazza –agli attacchi provenienti da destra come da sinistra, senza sconti per nessuno, non è più un tabù.

Le elezioni della Comunità ebraica milanese di domenica hanno confermato questa tendenza. Per capirne l’origine bisogna però tornare a sei anni fa, quando ebbe inizio la seconda intifada palestinese: quella che alle pietre preferì i kamikaze che si facevano esplodere negli autobus pieni di civili israeliani. In quegli anni di continui attacchi terroristici, il governo israeliano reagì in maniera molto più misurata rispetto a qualunque altro governo al mondo (dagli USA post 11 settembre alla Russia contro i ceceni). Ciononostante, le condanne del mondo intero e le manifestazioni nelle piazze europee si concentrarono soprattutto sul governo Sharon-Peres. La legittima critica politica sfociò in odio anti-israeliano che presto tracimò in antisemitismo. Gli atti ostili contro gli ebrei in Europa si moltiplicarono: in Francia si arrivò a bruciare le sinagoghe e alle violenze fisiche sugli ebrei. Continua a leggere »

Comunità ebraica, vince la tradizione

Alle urne il successo va alla lista “Per Israele”. Quasi dimezzati gli eletti della componente laica Chai e di Kadima. Tedeschi: “La parte laica non ha colto l´invito a partecipare più direttamente”

ALESSIA GALLIONE – Repubblica – 30 maggio 2006

Nelle stesse ore in cui la città decideva il suo futuro sindaco, c´era un´altra Milano che si metteva in coda di fronte alle urne, quella ebraica. I 6.500 iscritti della comunità più eterogenea d´Italia, la più numerosa dopo Roma, hanno scelto chi li governerà per i prossimi quattro anni. E i numeri dell´”altra elezione” raccontano la vittoria della lista Per Israele, che rappresenta l´anima più tradizionalista e che schierava il presidente uscente Leone Soued, sicuro della riconferma, e il portavoce Yasha Reibman, il più votato. Una affermazione che, con 10 consiglieri eletti su 19, supera le aspettative della vigilia. I laici della lista Chai – «Vita» in ebraico – vedono quasi dimezzati i propri rappresentanti, che passano da otto a cinque. Non decolla neppure Kadima (Avanti) la formazione dell´ex presidente Roberto Jarach, che per il suo ritorno ufficiale nella vita politica comunitaria aveva scelto il nome del partito israeliano di Sharon, ma che riesce a conquistare solo quattro consiglieri. Continua a leggere »