Quale ruolo per gli ebrei nell’identità europea? | Kolòt-Voci

Quale ruolo per gli ebrei nell’identità europea?

Rav Scialom Bahbout – L’attualità letta ebraicamente

Uno degli aspetti che sta entrando sempre più nel dialogo sull’Europa è il dibattito di cosa sia la “L’identità europea”. La domanda in realtà non è solo cosa sia l’identità europea, ma come la si costruisce una volta definita. Innanzi tutto bisogna intendersi su cosa sia l’identità e quali sono i pericoli insiti nel rincorrere le singole identità: l’Europa è stata attraversata per secoli da conflitti che hanno prodotto migliaia e talvolta milioni di morti per imporre il predominio di una identità sulle altre. I movimenti politici che volevano imporre una identità “superiore” alle altre mediante la forza dimostrano quanto sia pericoloso un percorso che tenda a creare una “nuova” identità.

E’ possibile costruire un’identità condivisa? Quali sono gli strumenti necessari? Quale potrebbe essere l’idea portante?

1. E’ illusorio pensare che si possa ”inventare” o “creare” una nuova identità senza aver sviluppato una seria riflessione storica e culturale sul fenomeno “identità”,.  

2.Gli universalismi di natura religiosa o politica hanno creato danni irreparabili: Il Sacro Romano Impero, il progetto di Napoleone di conquistare l’Europa, il Social nazionalismo tedesco, a stessa idea della dittatura del proletariato per imporre a tutte le classi sociali ecc.  

3. Per costruire un’identità condivisa è necessario avviare un dialogo tra le diverse regioni per cercare di sostituire l’idea dell’ ”io” con quella del “noi”.

4. Anche il Monoteismo ha avuto l’influenza di  negare valore a espressioni religiose diverse: Il Cristianesimo e l’Islamismo hanno cercato di eliminare molte culture solo perché diverse: le religioni monoteistiche, in quanto ritengono di essere portatrici di verità assolute, hanno tentato di convertire anche con la forza persone appartenenti ad altre religioni e culture. L’Ebraismo, proprio per essere stata la prima e per la sua natura di popolo scelto per trasmettere l’idea monoteista, è particolarmente esposto a questo virus pericoloso: la tendenza ebraica a non facilitare il proselitismo, ma di accettare che ogni popolo segua le sue usanze e credenze, si basa sulle parole del profeta Micha (5, 5), che costituiscono una specie di antivirus“Casa di Giacobbe, venite e andiamo alla luce del Signore, perché tutti i popoli andranno nel nome del proprio Dio e noi andremo nel nome del nostro Dio da ora e per l’eternità”.

L’esercizio del proselitismo attivo è contrario al progetto iniziale della creazione dell’uomo: Dio ha creato un solo uomo, dal quale far discendere tutta l’Umanità. Il Talmud afferma che mentre l’uomo con il conio di una moneta può produrre solo monete tutte eguali tra loro, con il conio del primo uomo Dio ha creato uomini tutti diversi l’uno dall’altro. Esiste addirittura una benedizione speciale per cui quando si vede una moltitudine (il testo dice 600 mila persone), composta da persone l’una diversa dall’altra, si ringrazia il Signore la cui sapienza ha creato il mistero della diversità.

Quindi la diversità è considerata dall’ebraismo una ricchezza che Dio ha concesso all’uomo, e nel momento in cui l’uomo tenta di eliminarla, finisce con il compiere un atto che, sostanzialmente, si pone in aperto contrasto con il progetto della Creazione. Quando parliamo di diversità, dobbiamo intenderla nel senso più ampio: fisico, spirituale e culturale.

Ancora oggi avvertiamo l’influenza della  teoria della cosiddetta “limpieza de sangre”, locuzione che significa purezza di sangue che si sviluppò nel quattrocento prima in Spagna e poi in Portogallo e che si trascinò per oltre due secoli: interdizione di accesso ai principali uffici civili ed ecclesiastici spagnoli di tutti coloro che non potranno dimostrare lo status di limpieza de sangre. Di questa categoria fanno parte i conversos (ebrei convertiti) e moriscos (musulmani convertiti), definiti nuovi cristiani in contrapposizione ai cosiddetti «vecchi cristiani» in contrapposizione ai «nuovi cristiani», sospettati di non avere aderito con sincerità al Cristianesimo.  

La cacciata degli ebrei da tutti i territori spagnoli (compreso il Meridione italiano) fu un evento epocale che influenzò i viaggi di Colombo e la scoperta dell’America: determinò l’eliminazione della Comunità ebraica in Spagna e la formazione di comunità ebraiche sia in Europa che nel vicino oriente. L’obiettivo della cacciata (Gherush) era creare una “limpieza de sangre”, tesa ad eliminare ogni identità ritenuta diversa da quella cristiana: discendenti di ebrei conversos, musulmani moriscos furono costretti a riparare altrove.

Come reagire e cosa si poteva contrapporre a questa politica tesa ad eliminare ogni diverso?

La risposta venne dalla città mistica di Safed in Galilea: Isaak Luria elaborò la mistica dello “Zimzum” (autolimitazione), l’atto con cui la Divinità si sarebbe ritratta per lasciare lo spazio all’uomo e al creato. Il prof. Mordekahi Rottenberg (Gerusalemme e Berkley) ha applicato questa idea all’uomo, con la sua teoria di psicologia sociale: si può cambiare veramente la società solo se si farà l’azione di Zimzum su se stessi per lasciare spazio agli altri. Il modello Zimzum promuove uno speciale approccio centrato sulla comunità, che contrasta fortemente con il linguaggio della psicologia occidentale.

La stessa idea deve quindi essere applicata alla società e alle diverse “nazionalità” che devono cercare di lasciare spazio alle identità rappresentate dalle altre regioni e nazioni: solo così potrà essere costruita una identità europea che sia inclusiva: questo processo deve iniziare fin dalle prime classi della scuola per sperare che l’uomo cambi.

Scialom Bahbout