L’abitudine del bue | Kolòt-Voci

L’abitudine del bue

Parashà di Mishpatìm

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – MIlano

La maggior parte di noi sceglie l’inizio dell’anno come tempo adatto per apportare modifiche. Decidiamo di perdere peso, smettere di fumare, fare più esercizio o spendere di meno. Naturalmente, questo è sempre l’anno in cui faremo un vero cambiamento. Le statistiche mostrano che entro la seconda settimana di febbraio, oltre l’80% di noi non sarà riuscito ad apportare queste modifiche. La realtà è che prima di un cambiamento spirituale o fisico, ci deve essere la consapevolezza e l’abitudine in modo che possano essere messe in atto misure di salvaguardia per aumentare le possibilità di successo.

In parashat Mishpatim, il popolo di Israele riceve le leggi che regolano la giustizia sociale. Queste includono come trattare il servitore, come trattare il proprio coniuge, sanzioni per giudici e dirigenti, risarcimento dei danni a persone o proprietà, nonché leggi che regolano le interazioni personali. La Torà prosegue poi con i comandamenti relativi allo Shabbat, all’anno sabbatico e alle feste dei tre pellegrinaggi (Pesach, Shavuot e Succot). Mentre la maggior parte delle leggi e dei comandamenti in questa Parashà continuano ad essere rilevanti oggi, sia dal punto di vista religioso che di giustizia sociale, siamo abbastanza lontani dai giorni in cui ci si dovrebbe preoccupare del bue di nostra proprietà. In effetti, molti di noi probabilmente non hanno mai visto un bue. All’epoca facevano parte della vita quotidiana per il trasporto, il traino di carri e l’agricoltura. A differenza dei camion o dei trattori, il bue ha una mente propria e ha qualche probabilità di causare, di volta in volta, danni alla proprietà di altri per i quali il proprietario è responsabile. Nella Parashà è scritto: «Quando il bue di un uomo ferisce il bue del suo prossimo ed esso muore, venderanno il bue vivo e ne divideranno il prezzo; divideranno anche l’animale morto. Se, tuttavia, è noto che il bue aveva l’abitudine di incornare mitemòl shilshòm, e il suo proprietario non lo ha custodito, deve restituire (il valore del) bue per (il valore del) bue, ma terrà l’animale morto. (Shemot 21:35-36).

La legge è abbastanza semplice. Se un bue provoca solo occasionalmente danni, il proprietario deve risarcire solo la metà dei danni. Se, tuttavia, il bue ha l’abitudine di incornare, cioè se questo questo tipo di comportamento si verifica regolarmente, ci si aspetta che il proprietario ne sia consapevole e sia più attento al suo animale. Se un tale animale causa danni, il proprietario è pienamente responsabile.

l Talmud si concentra sulla locuzione “mitemòl shilshòm” usata nel versetto, espressione che di solito viene tradotta come “abitualmente”. Secondo Abayè, “mitemòl” significa “ieri”, “shilshòm”, “l’altro ieri”, parole alle quali va aggiunto quanto successo oggi, il che ci porta ad un atto ripetuto per tre volte. Una volta compiuto un atto per tre volte abbiamo la prova di un’abitudine e dell’intenzionalità. “Come si dice: la prima volta potrebbe essere un incidente. La seconda volta potrebbe essere una coincidenza. Ma la terza volta stabilisce l’intenzionalità» (Bava Qama 23b-24a).

Quindi, c’è una distinzione tra il bue che incorna occasionalmente e il bue che ha l’abitudine di incornare. Il primo è considerato in qualche modo innocente, mentre il secondo è indicato come “muàd”, o “avvertito”. Pertanto, il proprietario dovrebbe essere consapevole di questa tendenza del suo animale e prendere le dovute precauzioni. In questo caso, il proprietario è stato avvertito di mantenere il controllo del suo animale ma non ha agito, pertanto il proprietario del bue è ritenuto responsabile. È interessante notare che lo stato di bue “muàd” può cambiare e il toro ritornare innocente quando questo viene venduto a un nuovo proprietario. In che modo lo status di un animale, che chiaramente aveva l’abitudine di incornare, viene ribaltato semplicemente attraverso una vendita?

Ci sono due modi per promuovere il cambiamento nel comportamento dell’animale (Bava Qama 14a): disciplina e addestramento rigorosi, oppure vendere o regalare l’animale a un nuovo proprietario. Secondo il Rambam, “Con un nuovo proprietario, nuovi schemi e orari, l’Halacha assume che l’animale tornerà alla sua naturale indole ed è considerato non violento fino a prova contraria”. Il cambiamento di ambiente è la chiave. Sebbene il bue possa essere stato incline a questo comportamento negativo a causa di segnali presenti nel suo ambiente, se questi segnali vengono rimossi, può emergere un nuovo modello di comportamento.

Il Rebbe di Lubavitch paragona la nostra natura animalesca al bue che ha l’abitudine di incornare. Se vogliamo superare le cattive abitudini, dobbiamo prima prenderne coscienza e riconoscerle per quello che sono. Successivamente dobbiamo apportare modifiche al nostro ambiente, allontanarci da situazioni e luoghi che alimentano l’abitudine, proteggerci dalle influenze negative. In questo modo potremo apportare veri cambiamenti nelle nostre vite. Le leggi relative ai danni causati dal bue sono molto attuali per noi oggi. Spesso la chiave per superare certe situazioni negative in cui ci troviamo è dentro noi stessi. Certe volte è necessario cambiare il nostro ambiente, certe volte è necessario cambiare la nostra attitudine, le nostre abitudini, ragionare in modo nuovo, vedere le cose da un’altra prospettiva. Non è mai troppo tardi per fare entrare aria nuova e fresca nelle nostre vite, per cambiare abitudini per il bene di noi stessi, per il bene di chi amiamo e per il bene di chi ci circonda.