Quando la pezza è peggio del buco | Kolòt-Voci

Quando la pezza è peggio del buco

Doppio serpente. Alcune reazioni alle scuse frettolose della farmacia milanese di piazza Vesuvio con la zelante commessa anti-Israele.

La farmacia Vesuvio ringrazia sentitamente il Presidente della Comunità ebraica di Milano, Milo Hasbani, per averci dato la possibilità di scusarci pubblicamente per le gravi e improvvide affermazioni della nostra dipendente, che non esprimono in alcun modo il sentire della Farmacia e dalle quali la stessa si dissocia fermamente. Ci dispiace se tale episodio ha causato offesa o disagio alla cliente che ha denunciato l’accaduto e a qualsiasi altro membro della Comunitá. Confidiamo che simili episodi non si ripeteranno in futuro e garantiamo che la Farmacia sarà, in piena coerenza con la sua storia, un luogo aperto a tutti. Dott Achille Bonandrini – Farmacia Vesuvio

Caro Dottor Achille Bonandrini,
ho letto la sua lettera più volte. Mi sento toccata come ” membro della Comunità ” come scrive, ma sperando di non crearle troppo disagio, in primis le rendo noto che mi sento toccata come cittadina italiana. Perché sì, Dottore, l’accaduto ha creato e per fortuna, imbarazzo e disappunto a molti milanesi. Ebrei e non ebrei. Mi fa piacere che la sua farmacia rimanga aperta alla cittadinanza milanese, wow.

Mi chiedo pero’ con quale coraggio un cliente potrà chiedervi informazioni su un farmaco Israeliano visti gli attacchi di odio compulsivo che suscitano alla sua dipendente e su cui lei stesso scrive, ” confido” ma non garantisce, non accadranno più.

Consiglio di far assumere alla sua dipendente, ma soprattutto per salvaguardare tutta la sua clientela , una dose di Laila al giorno. Rilassa, distende e aiuta il sistema nervoso, sia mai un altro malcapitato possa chiedere informazioni nella sua farmacia che solo possano indurre a pensare a Israele o agli ebrei italiani.

Non mi sono mai posta il problema di quale fosse ” il sentire di una farmacia ” prima di entrarci , al limite quello dei farmacisti.
E per fortuna la nostra Milano ha tante farmacie, personale preparato, disponibile e accogliente nei confronti di tutti i cittadini. Che possono entrare anche senza permesso e chiedere liberamente tutte le informazioni necessarie.

Anche quelle su prodotti Israeliani. Saluti
Roberta Vital

LETTERA APERTA AL DOTT. BONANDRINI

Dott. Achille Bonandrini,
ho letto la sua lettera di scuse scritta, immagino, in veste di titolare della farmacia Vesuvio.

Le do’ atto che non è facile scusarsi per un episodio così odioso, occorso in “casa” sua senza che lei stesso (se presente) o almeno qualcuno dei suoi collaboratori trovasse il coraggio di ricondurre alla ragione la sua intemperante ed antisemita dipendente.

Mi lasci dire tuttavia che il suo approccio è del tutto insoddisfacente e inadeguato. Lei non deve chiedere scusa ai membri della Comunità Ebraica. Lei deve chiedere scusa all’intera collettività di Milano. L’incidente occorso indigna ogni cittadino che a buona ragione vorrebbe considerare l’antisemitismo e tutto ciò che a tale espressione è associato un orrore archiviato nella pattumiera della storia.

Lei dice che l’incidente non riflette ‘il sentire della Farmacia’. E vorrei ben vedere! Ma se mi avventuro dentro uno spazio pubblico ho diritto di trovare al suo interno un’atmosfera congrua al rispetto di ognuno. Ed assicurare tale atmosfera è responsabilità dei titolari e/o dei dirigenti.
È evidente, allo stato dei fatti, che nel frangente nessuno è stato all’altezza di questo ruolo.

Chiedere scusa oggi non basta se non si è capaci di esprimere cosa cambierà da domani.

Non leggo nulla in proposito, nella sua inadeguata missiva. E francamente mi interessa poco in cosa lei astrattamente confidi: anche perché immagino avesse la medesima confidenza prima dell’incidente che non è stato in grado di impedire e tanto meno di arginare.

Distinti saluti.
Mario Pacifici