Bruciarsi al fuoco delle stelle | Kolòt-Voci

Bruciarsi al fuoco delle stelle

Shalom Rosenberg

Le cattive ideologie possono apparire con ottime relazioni pubbliche e operare magie. Ma successivamente il loro meccanismo di auto-distruzione annienterà anche noi 

Uno dei motivi centrali nei racconti di viaggi è la presenza della guida che porta l’uomo verso il mondo sconosciuto e lo accompagna in esso. Un esempio classico di questo motivo è la Divina commedia di Dante. All’inferno lo accompagna Virgilio, il poeta romano, e nel paradiso lo accompagna Beatrice, la donna che amava. Anche nei racconti dei viaggi fantastici dell’amoraita Rabbà bar bar Channà (nel Talmud Babilonese), egli viene portato da marinai e da uomini del deserto che gli rivelano anche dei segreti. In uno degli episodi (TB Bavà Batrà 73a) dei marinai gli raccontano così: “Tra un’onda e l’altra c’era una distanza di 300 parasange e questa misura era anche l’altezza di ogni onda. Una volta un’onda li sollevò vicino a una piccola stella, dove era possibile seminare quaranta seà di senape. Se l’onda li avesse sollevati ancora più in alto, sarebbero bruciati”.

Proviamo a seguire alcune delle idee di rav Kuk (1865-1935, primo Rabbino capo della Palestina mandataria NdT) nella sua interpretazione allegorica di questo racconto. Rav Kuk vede nelle onde del mare il simbolo delle forze dell’impurità che si diffondono e che cercano di distruggere il mondo. Mi sembra che non sbagliamo di molto se le interpretiamo come le ideologie che cercano di dominare il mondo. C’è una lotta continua tra il bene e il male, ma a volte si forma una simmetria pericolosa tra di loro.

Rabbì Nachmàn di Breslav (1772-1810) diceva che nello stesso momento che noi qui raccontiamo qualcosa di santo, in un altro posto qualcuno racconta un anti-racconto impuro. E così la guerra contro il male è tra forze pari tra loro. Il male si traveste a volte da bene e sembra convincente e attraente, ed è impossibile capire con facilità che si tratta del male. Si può nascondere dietro idee, concetti e ideologie, per strutturare sé stesso in modo simmetrico a quello del bene. Così la Kabbalà interpreta il versetto “Questo, non meno di quello, è opera di Dio” (Kohèlet 7, 14). Di fronte a forze del bene particolari troviamo forze dell’impurità di segno contrario. Questo causa una dura guerra.

Sporcarsi le mani

Un altro problema è che il nostro mondo non è ideale, il bene e il male non sono affatto divisi: nel male troviamo sempre un po’ di bene e nel bene troviamo sempre un po’ di male. Questo ci può confondere. La mescolanza ci può portare a situazioni complesse. In Halakhà c’è il concetto di “mitzvà che comporta una trasgressione” – che è vietata, e al suo opposto troviamo quello della “trasgressione senza secondi fini” – una trasgressione nel nome del cielo, che a volte siamo costretti a compiere. Per esempio: è vietato rubare il cedro per mettere in pratica la mitzvà del lulàv, però, a volte, siamo costretti a compiere determinate trasgressioni per raggiungere uno scopo importante. C’è chi si è fortemente opposto a questa situazione e la questione è dibattuta tra i Maestri e i chassidìm antichi. Anche i chassidìm ashkenaziti si opponevano a questo principio.

È vero, nel mondo ideale dovremmo evitare ogni trasgressione, ma il mondo reale ci obbliga, purtroppo, a sporcarci le mani. Chi non è pronto a questo, non potrà vincere il male, né potrà gestire uno stato preoccupandosi del suo bene. La discussione è su questo punto quando la Corte internazionale dell’Aia cerca, una volta dopo l’altra, di giudicarci. Quando Carmi Ghilon era ambasciatore in Danimarca venne denunciato sulla base del fatto che i Servizi di Sicurezza interni, sotto il comando di Ghilon, avevano fatto uso della tortura su alcuni terroristi che erano stati catturati. Proprio loro, che non devono confrontarsi con quello con cui noi siamo costretti, possono permettersi di essere puri e puliti. È vero, nel mondo la moralità è complessa. Da quando abbiamo mangiato dall’albero della conoscenza, bene e male sono mescolati. È quasi impossibile dire: “voglio essere completamente pulito e puro”. Magari potessi. Ma allora sarebbero degli innocenti a pagarne il prezzo.

Torniamo ora al problema della simmetria tra bene e male. Le cattive ideologie possono apparire con ottime relazioni pubbliche. Le onde del racconto sono questa idea. L’onda ci solleva fino alle stelle. Rav Kuk spiega che le ideologie che si formano riescono sempre a catturare alcuni ebrei. Anche l’ideologia nazista riuscì a catturare alcuni ebrei che odiavano così tanto sé stessi e il loro popolo.

Un esempio di ebreo diventato preda del razzismo anti-ebraico era Otto Weininger che scrisse un libro dal titolo “Sesso e carattere” del quale Hitler disse che era l’unico libro ebraico che dovesse trovar posto in una libreria nazista. Weininger sosteneva che il popolo ebraico fosse un “popolo femminile” e a questo punto non è difficile pensare che, come Schopenhauer, fosse fortemente misogino. Al contrario di Freud egli sosteneva una psicologia alternativa, basata sul principio che ogni individuo abbia caratteristiche femminili e maschili in proporzioni diverse, e che la razza ebraica fosse troppo femminile. Il suo profondo odio di sé lo portò alla fine a suicidarsi.

Rav Kuk nel suo commento al racconto talmudico era cosciente che il comunismo si stava diffondendo come un fuoco di paglia nel popolo ebraico. Molti giovani ebrei ne caddero preda. Ai suoi occhi questo è rappresentato dalla stella verso la quale le onde sollevano la nave. Che succede alla stella? Si potevano fare lì quaranta seà di senape. Che cosa rappresenta la senape? Rav Kuk ci porta al trattato di Bavà Batrà dove si parla di problemi sorti tra vicini di casa. Uno degli esempi è quello di una persona che alleva delle api e il secondo fa crescere della senape. Le api amano molto i fiori della senape, ma li distruggono. In generale le api sono utili alle piante, ma non in questo caso.

La puntura dell’ape

Rav Kuk interpreta il racconto talmudico seguendo questo caso e dice che quando c’è la senape le api ne vengono attratte. Queste rappresentano le forze della distruzione, come recita il versetto: “Ho osservato ogni cosa sotto il sole, quando gli uomini avevano ancora l’autorità sopra altri uomini per sottometterli ingiustamente” (Kohèlet 8, 9). Ingiustamente per chi? Secondo il significato semplice per gli uomini sottomessi. Ma i Maestri del Talmud interpretano: il male che si rivolta contro il dominatore, quello cioè che tratta ingiustamente gli altri, come l’ape che muore nel momento che punge. Potrei imparare da questo caso che una cultura come quella islamica che manda in giro degli attentatori suicidi in realtà suicida sé stessa.

Il messaggio è che queste cattive ideologie hanno un meccanismo di autodistruzione. Come l’ape che punge e si auto-distrugge. Le idee possono ammaliare come con un incantesimo, per questo quel marinaio dice che se lo avessero sollevato anche noi saremmo stati bruciati dal fuoco delle stelle. Ho sentito che rav Kahaneman, fondatore della yeshiva di Ponivez (1886-1969) raccontava che aveva sentito una volta Trotsky parlare e che se l’avesse sentito ancora una volta si sarebbe convinto. Non sono sicuro di questo racconto, ma ci dimostra bene l’idea di rav Kuk sulla magia e l’incantesimo che le ideologie malvagie possono creare. Per poterci opporre abbiamo bisogno di una grande forza.

È quello che dice il marinaio: Se mi avessero sollevato ancora un po’ anch’io mi sarei bruciato al fuoco di queste ideologie. È vero, alla base di queste ideologie ci sono degli ideali, anche positivi, e per questo possono apparire come simili alla santità. Ma non lo sono. 

Traduzione D. Piazza

Makòr Rishòn 27.6.2020 – Titolo originale: “Lehisarèf beesh hakokhavìm”

Shalom Rosenberg  (1935) è un pensatore ebreo osservante, israeliano, professore emerito dell’Università Ebraica, dove è stato preside della facoltà di pensiero ebraico. Si occupa principalmente di filosofia della religione, rapporto tra religione ed etica, interpretazione dei testi, ermeneutica ebraica e generale.

https://he.wikipedia.org/wiki/שלום_רוזנברג