Israele al voto. Bibi cade sui “timorati” decisivi nel futuro ebraico | Kolòt-Voci

Israele al voto. Bibi cade sui “timorati” decisivi nel futuro ebraico

Intervista a Ofir Haivry: “Per la prima volta nella storia ebraica migliaia di persone sono pagate per studiare la Torah. Questo però sta cambiando. E il peso anche demografico degli ortodossi è conseguenza del ruolo sempre più importante che la religione esercita nella società israeliana. E’ l’opposto dell’occidente”. 

Giulio Meotti 

La popolazione di Israele raggiungerà i 20 milioni di abitanti nel 2065. Una crescita demografica senza uguali fra i paesi occidentali. Di quei 20 milioni, un terzo sarà composto da ebrei ortodossi. E su questi è appena caduto il nuovo, mai nato, governo di Benjamin Netanyahu. Israele dunque torna a votare il 17 settembre, dopo che il partito nazionalista e laico “Israel Beitenu”, guidato dall’ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman, si era detto contrario a un accordo di Bibi con i partiti religiosi, concedendo loro una modifica della legge sul servizio di leva che limita per i giovani ultra ortodossi gli obblighi verso l’esercito.

Nel 2017, il numero di ultraortodossi in Israele ha superato per la prima volta il milione, ovvero il 12 per cento della popolazione, che salirà al 20 per cento nel 2040 e al 32 per cento nel 2065 (c’è chi parla anche del 40 per cento). Che gli ortodossi stessero crescendo molto nella demografia israeliana si era visto anche dall’ultima composizione della Knesset, il Parlamento di Gerusalemme, dove erano saliti a 16 seggi rispetto ai 13 delle precedenti elezioni. In Israele, tutti i cittadini devono prestare servizio militare o svolgere un altro tipo di servizio nazionale. Ma un gruppo è esentato da quando è stato istituito lo stato nel 1948: gli ultraortodossi, o haredim, che raddoppiano di numero ogni 10-15 anni grazie a una natalità prodigiosa. Nel 1948, c’erano circa 400 haredim che poterono usufruire delle esenzioni. Oggi ce ne sono più di 50 mila. I giovani ortodossi studiano la Torah invece di indossare un’uniforme.

“La società ortodossa sta attraversando un terremoto”, dice Peggy Cidor, che segue gli ortodossi per il Jerusalem Post. “I giovani cercano un modo per avere una sorta di vita moderna, ma rimanendo religiosi allo stesso tempo”. Gilad Malach, direttore del programma ultraortodosso presso l’Istituto per la democrazia israeliano, un organismo di ricerca, afferma che negli ultimi anni c’è stata una maggiore integrazione degli haredim nel mercato del lavoro. La partecipazione maschile è passata dal 36 al 51 per cento, mentre quella femminile è passata dal 51 al 76 per cento, appena dietro alle donne laiche. Dal 2009 al 2017, il numero di ebrei ortodossi che entrano nel servizio militare e nazionale è più che raddoppiato a 3.700. Ma siamo ancora lontani dai numeri che vorrebbero i laici.

Si staglia senza dubbio sul futuro di Israele questa società misteriosa e intransigente, fatta di migliaia di giovani nerovestiti, che ondeggiano in preghiera, un Israele pio, umile, religioso, come un’isola preclusa alla storia, dalla prodigiosa familiarità con Dio e le questioni religiose. “Originariamente era un gruppo molto piccolo, perché era stato eliminato nella Shoah, così nel 1948 Israele gli diede la possibilità di non servire nell’esercito, erano qualche centinaio”, dice al Foglio Ofir Haivry, storico, vicepresidente dello Herzl Institute di Gerusalemme e collaboratore del Wall Street Journal. “Il mondo delle yeshivah (scuole religiose, ndr) era stato distrutto. Gli haredim sono stati così ‘nazionalizzati’, è nata una organizzazione sociale che, in un certo modo, spinge i giovani ortodossi a studiare per vivere, grazie ai sussidi sociali. E come ogni industria statalizzata hanno sempre più dipendenti. Per cui oggi ci sono più studenti nelle yeshivah in Israele che in tutto l’Est Europa durante la Shoah. Non è normale per una società avere così tanti giovani che studiano. Non è mai esistito nella storia del popolo ebraico una situazione simile. Maimonide era anche un medico, ad esempio. Si arriverà quindi a un cambiamento del mondo ebraico ortodosso. Molti ortodossi si apriranno al mondo del lavoro.

Il mondo ortodosso ha dato un grande contributo alla società israeliana, il loro studio continuo li aiuta ad esempio nell’high tech. Ci sono centinaia di ortodossi che fanno i giornalisti, tanti hanno la televisione, tanti sono avvocati. Quindi non è un monolite chiuso in se stesso. Fanno parte della realtà sociale israeliana molto più di quanto dicano i media. Vai in ospedale e troverai sempre un ortodosso che vi lavora. Più il numero di loro crescerà, più si integreranno nella società israeliana”. La realtà israeliana è diventata più religiosa e osservante, “ma c’è anche un fenomeno di laici che stanno diventando osservanti. Tanti elettori di Shas sono cresciuti come laici e sono diventati osservanti. Molti bambini ultraortodossi invece si laicizzano e bambini di famiglie laiche diventano ultra ortodossi. Molta gente in America e in Europa non comprende quando si usa la parola ‘religione’. In Italia si dice religioso chi va alla messa almeno una volta all’anno. Allora un quarto degli italiani è religioso, formalmente. In Israele è diverso. Il novanta per cento degli israeliani fa la cena di Pasqua, la preghiera, la commemorazione dell’uscita dall’Egitto. Sono laici molto più osservanti del laico europeo. La religione ebraica è connessa all’identità nazionale. Il 97 per cento degli israeliani, anche i laici, circoncide i figli. Nelle ultime due generazioni, la religiosità di Israele è cresciuta. E’ una cultura che ha aspetti religiosi e di identità che si tengono insieme. L’ideologia degli ultra ortodossi dice che non è mai giusto andare in guerra. Sarebbero delle colombe, ma di fatto la stragrande maggioranza degli ortodossi oggi è estremamente di destra in politica e sulla sicurezza. E questa integrazione li pone di fronte a un conflitto interiore con il loro modo di vivere. Prima la loro ideologia li portava a non mischiarsi con gli affari pubblici, erano i ‘giusti’, una sorta di Vaticano distinto dallo stato, mentre oggi questa distinzione non esiste più. Stanno entrando già nell’esercito, le battaglie di Lieberman sono esibizionismi, perché già oggi ci sono numerosi soldati ultraortodossi. La società ortodossa cresce ma diventa anche sempre più israeliana, mentre fino a ieri volevano continuare con una società stile Europa orientale”.

La società israeliana è molto diversificata, ma la religione è sempre più importante: “Un 20 per cento di laici, 40 di tradizionalisti, 20 di religiosi meno osservanti e 20 di ultrareligiosi” continua al Foglio Ofir Haivri. “Anche la laicizzazione israeliana è un’illusione ottica. Israele è nata da sionisti socialisti, laici, ma quando vedi i discorsi di Ben Gurion e Begin, erano pieni di riferimenti religiosi. E’ la benedizione e la maledizione del paese che parla la lingua della Bibbia”. 

Il peso dei religiosi sta segnando una profonda trasformazione della società israeliana. “La crescita degli ortodossi non è il risultato, ma la conseguenza della crescita dei valori, della tradizione, dell’identità ebraica. Israele va nella direzione opposta a quella dei paesi occidentali e dei paesi est-asiatici. In occidente le società affrontano uno sgretolamento dei valori comuni, lo si vede dai tassi di natalità, l’individualità che sovrasta la famiglia, la cultura che si indebolisce molto. Il futuro di Israele sarà, forse, un misto di ultra high tech e ultra religione. Fra dieci, vent’anni, avremo un generale ortodosso. Oggi ci sono decine di politici con la kippah. Lo stesso Benny Gantz (oppositore di Netanyahu, ndr) va in sinagoga a pregare ed è il capo del centrosinistra. In futuro Israele avrà un primo ministro con la kippah”. 

(Il Foglio, 31 maggio 2019) (http://www.ilvangelo-israele.it)