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Il lamento del Presidente

La lettera del Presidente agli ebrei di Milano dopo la caduta del Consiglio. Considerazioni personali e politiche di una vittima eccellente del limite imposto dall’Ucei

Roberto Jarach

E’ con grande tristezza e rammarico per non poter portare a compimento l’impegno assunto con l’elettorato – unitamente ai Consiglieri della lista KEN ed Avram Hason – per il rilancio ed il risanamento della Comunità che mi rivolgo oggi a tutti gli iscritti ed a tutti gli ebrei di Milano. L’applicazione mista del vecchio e del nuovo Statuto dell’UCEI fa sì che il Consiglio, nel quale l’elettorato aveva assegnato la maggioranza assoluta dei posti alla lista KEN, sia decaduto in base alla previsione dell’art. 13 comma 2, avendo rassegnato le dimissioni 7 dei Consiglieri originariamente eletti, e che io, assieme ad altri 6 consiglieri uscenti, non possa essere rieletto per aver cumulato più di 3 mandati consecutivi (novità introdotta in Statuto nel Congresso UCEI del 2010).

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Come ti kasherizzo il rabbino

Raccontata da uno dei protagonisti, la storia di Siracusa, dove si investono preziose risorse Ucei per riportare all’ovile un rabbino americano di origini italiane che in pochi anni ha già convertito decine di persone, creato la “Federazione Federazione delle Comunità ebraiche del bacino del Mediterraneo”, aperto una “Scuola rabbinica”. Rinasce il Regno (ebraico) delle Due Sicilie?

Gadi Piperno*

Stefano Di Mauro

Si è scritto in vari numeri precedenti di Pagine Ebraiche della storia degli ebrei in Sicilia. In particolare nel numero di giugno 2010 un intero dossier è stato dedicato al fenomeno del marranesimo in Italia e nel mondo, così come va ricordato che il Moked primaverile del 2010 è stato dedicato allo stesso tema. Proprio in questo Moked sono state poste le basi del Progetto Meridione che nell’anno in corso ha già dato alla luce due eventi: il primo, già riportato nel numero di giugno di quest’anno, a Torre Mileto nei pressi di San Nicandro Garganico, mentre il secondo si è svolto a settembre in Siracusa.

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Fratelli coltelli

Giorgio Gomel  (Ebrei per la Pace) afferma che la famiglia di coloni sgozzata a Itamar  non sono “nostri fratelli”: Tutti zitti. Quando però appare uno striscione nel ghetto di Roma che nega la “fraternità” a Gomel si scatena l’inferno. Gattegna prende le distanze e Pacifici non ci sta.

Riccardo Pacifici

L’intervento del nostro presidente Gattegna rischia, per chi non conosce da vicino la cronologia dei fatti, di avere una distorta lettura delle proteste romane. Nella quale ci sono due “vittime”, Giorgio Gomel e Moni Ovadia da una parte e dall’altra quelli della cosiddetta “Piazza” quali “incivili e prevaricatori”.

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Ma che cosa insegnamo ai nostri figli?

L’ebraismo italiano è cresciuto ma non riusciamo ancora a trasmettere una cultura forte

Roberto Della Rocca*

Alcuni giorni fa ho partecipato alla Tefillah del mattino nella scuola elementare della Comunità ebraica di Torino. Sono rimasto colpito nel vedere come molti bambini non ebrei, regolarmente iscritti alla scuola ebraica, fossero coinvolti nella Tefillah. Non ho potuto fare a meno di pensare a quanti bambini ebrei, soprattutto nelle scuole ebraiche di Roma e di Milano, rifiutano invece, talvolta con sussiego, l’invito a partecipare alle Tefillot.

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Solo pochi giovani riescono a diventare rabbini

Un anno alla guida dell’Ari (Assemblea dei Rabbini d’Italia), primo bilancio del rav Richetti

Rossella Tercatin

Un anno fa veniva nominato presidente dell’assemblea rabbinica italiana succedendo a rav Giuseppe Laras che ha assunto l’incarico di presidente onorario. Rav Elia Richetti, fino al termine del 2010 rabbino capo della Comunità ebraica di Venezia, oggi a Milano, Comunità in cui è cresciuto, alla guida della sinagoga Beth Yoseph, racconta quanto l’Ari in questo periodo ha fatto e soprattutto quanto c’è ancora da fare, nel quadro di un ebraismo italiano che si evolve rapidamente.

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Addio a Tullia Zevi voce dell’ebraismo italiano

La giornalista e scrittrice è morta a Roma, fra poco avrebbe compiuto 92 anni. La gioventù in esilio dopo le leggi razziali, l’esperienza americana e il ritorno in Italia con l’impegno politico e il giornalismo militante.

ROMA – E’ morta a Roma la giornalista e scrittrice Tullia Zevi, già presidente dell’Ucei, l’Unione delle comunità ebraiche italiane. Era ricoverata in ospedale da qualche giorno. Avrebbe compiuto 92 anni il prossimo febbraio. Esule con la famiglia dopo le leggi razziali del 1938, aveva partecipato attivamente alla lotta antifascista. Dopo la guerra, l’impegno nel giornalismo militante e nell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

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Famiglia e Comunità, istituzioni in crisi?

Rossella Tercatin

È possibile partecipare a una serata in cui ci si domanda come stanno le Comunità e le famiglie ebraiche in Italia, e uscirne un po’ più ottimisti di quando si era entrati? È possibile, almeno guardando al primo della serie di incontri che ha organizzato la Comunità Ebraica di Milano in collaborazione con il dipartimento Educazione e Cultura dell’UCEI. Che di gente ne sarebbe venuta tanta, lo si era capito vedendo la folla intorno ai tavoli della cena a buffet. Chiacchierando, il pubblico si è lentamente spostato in sala: una volta esauriti i posti in aula magna, è stata aperta anche la palestra.

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