Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Conoscere Dio e le sue vie

Parashà di Ki Tissà

Rav Scialom Bahbout

Mosè disse:  fammi conoscere le tue vie… Il Signore disse: Ecco un posto vicino a me, tu ti presenterai sulla rupe e avverrà che quando transiterà la mia gloria, io ti metterò in un anfratto della roccia … io toglierò la mia mano  …… tu potrai vedere (ciò che è) dietro di me, ma non ti sarà concesso di vedere il mio volto. (Esodo  33: 13 – 23) Cosa voleva sapere Mosè? Dio aveva decretato la morte di tutto il popolo, mentre solo una sua piccola parte aveva servito il vitello doro e trasgredito i comandamenti. Quali erano i criteri della giustizia divina? La concezione della giustizia divina è completamente diversa da quella umana? Perché non riusciamo a vedere nessuna giustizia in terra? La risposta di  Dio è che se si metterà in un luogo vicino a Lui, Mosè potrà avere una percezione della storia dell’uomo: stando in alto, l’orizzonte è più ampio e si ha una visione maggiore,  si può vedere e capire meglio cosa succede in terra. Dio dice quindi a Mosè: “mettiti in un luogo vicino a me” in modo da poter avere una visuale diversa: le cose ti appariranno completamente diverse.

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5 Mar 2021 Comunità Ebraiche

A proposito di “hamanismo”*

Riccardo Di Segni

Uno spettro si aggira per il mondo ebraico, si direbbe con una frase famosa. In realtà ce ne sono molti di spettri circolanti. Ma stavolta c’è uno spettro nuovo, che è stato chiamato con un nome finora (a me) ignoto: hamanismo, da Hamàn, il protagonista negativo della meghillà di Ester. Sappiamo tutti chi era Hamàn e del suo proposito di sterminare tutto il popolo ebraico vivente nel grande impero persiano. Chi ha suggerito il neologismo “hamanismo” spiega che: “nella mente bigotta e contorta di Haman, le differenze devono essere soppresse. Haman sogna una distopia di uniformità, in cui tutti pensano allo stesso modo e tutti si attengono a un solo insieme di regole: le sue.”

Di qui la definizione: “L’hamanismo è la paura della differenza, e sta alla base di ogni regime autoritario”.

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4 Mar 2021 Comunità Ebraiche

Ruth Dayan, mia nonna

Su com’e stato strano essere nipote di un personaggio della storia.

Assia Neumann Dayan

Venerdì ho letto su internet che mia nonna era morta. Era successo anche con mio padre, ed è stato spaventoso, con i social network che ti fanno “bu!” e ti viene da piangere, in una seduta di EMDR collettiva. Mia nonna aveva 103 anni, a marzo sarebbero stati 104, non propriamente una morte in culla, eppure. Eppure. Mia nonna era Ruth Dayan, era nata nel millenovecentodiciassette, e a scandire piano millenovecentodiciassette si capisce bene la dimensione esatta della storia. Prima guerra mondiale. Seconda guerra mondiale. Guerre in Medioriente. Pandemia. È sopravvissuta a due figli su tre, a un matrimonio, a un divorzio, è sopravvissuta a un ex marito e alla sua benda sull’occhio. La sua casa era piena di fotografie dell’ex marito, sculture, libri, ricordi di tutti e trentasette gli anni di matrimonio, ed è chiaro che non siamo dalle parti di Marriage Story, ma dentro una storia coniugale poco ordinaria.

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3 Mar 2021 Comunità Ebraiche

Il pol.cor. anglosassone si diffonde anche nelle università italiane

Intervista al semiologo Ugo Volli. “Attenzione, il woke americano sta arrivando. Sorgono studi sul colonialismo e il gender e in molte facoltà italiane ora usiamo chiamarci collegh*”

Giulio Meotti

Ugo Volli

L’Università di Glasgow ha cancellato su pressione dei militanti woke una conferenza del celebre economista della London School of Economics Gregory Clark. La scorsa settimana Clark non ha potuto spiegare “Per chi suona la curva della campana” (questo il titolo del suo intervento) . Il riferimento alla poesia di John Donne non era il problema. L’allusione al lavoro di Charles MurrayRichard Hernstein, sì. “The Bell Curve”, il loro libro del  1994, rimane uno dei saggi più controversi mai pubblicati. I suoi critici, sebbene tendano a non averlo letto, insistono  che non solo sostiene, ma addirittura si rallegra  dell’idea che l’intelligenza sia determinata dalle origini etniche di una persona. E’ un malinteso che continua da oltre un quarto di secolo, e ogni discussione sul libro di solito finisce male. Così, quando il professor Clark ha accennato al lavoro nel titolo della conferenza, l’università gli ha chiesto di cambiarlo. “Ho avuto una riunione su Zoom di mezz’ora con il preside”, ha raccontato Clark. “Avrebbe riprogrammato la conferenza se avessi accettato di cambiare il titolo. Ho rifiutato”. E la conferenza è stata annullata. 

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2 Mar 2021 Comunità Ebraiche

Il caso Bartali, le reticenze di Yad Vashem e la crisi della Storia

“Libertà per la storia”. D’accordo. Ma per fare che?

David Bidussa

Di L’ossessione della memoria. Bartali e il salvataggio degli ebrei: una storia inventata, di Marco e Stefano Pivato (Castelvecchi editore) il rischio è che rimanga al centro della discussione la parte più scandalosa o l’aspetto più impressionistico: la vicenda dell’azione di Gino Bartali e dei documenti per il salvataggio degli ebrei a Firenze. Quello è certamente l’aspetto immediatamente più eclatante, ma non è quello centrale del libro. A mio avviso è il pretesto del libro. Ci tornerò tra poco, prima consideriamo la questione che ha appassionato e fatto discutere in queste settimane. Cominciamo dall’inizio.

L’inizio è che Stefano Pivato nel 2018 quella volta da solo, amplia un testo dal titolo Sia lodato Bartali (prima edizione: 1985), in cui si sofferma con molta attenzione sulla vicenda del salvataggio sostenendo la tesi della veridicità di quella storia che ha portato nel 2013 Il centro Yad Vashem di Gerusalemme a iscrivere Gino Bartali tra i giusti delle nazioni.

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28 Feb 2021 Comunità Ebraiche

L’abito fa il monaco?

Parashà di Tetzavvè – Purìm

Rav Scialom Bahbout

Quest’anno Purim a Yerushalaim cade di Shabbath Tezzavè: la lettura della Meghilà si fa il venerdì sia nella Diaspora che a Gerusalemme. Alla lettura della parashà settimanale a Gerusalemme aggiungeranno il brano che ricorda la battaglia che Giosuè conduce  contro ‘Amalek, che aveva aggredito senza alcun motivo la retroguardia affaticata e fragile del popolo ebraico appena uscito dall’Egitto. Questa “coincidenza” non è sporadica, ma avviene quasi ogni anno ed è spontaneo domandarsi se esista una relazione tra Tetzavè, Amalek e Purim.  Andiamo per ordine:

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26 Feb 2021 Comunità Ebraiche

La quinta mem di Purìm

Le maschere e lo strano rapporto con il carnevale

Rav Riccardo Di Segni

A Purim si usa mascherarsi, ma perché? Da dove origina questo uso? Sappiamo che tradizionalmente vi sono quattro precetti da osservare a Purim, ognuno dei quali inizia con la lettera mem: meghillà, la lettura della meghillàda fare la sera e la mattina; mattanòt la evionim, doni ai poveri, un dono ciascuno a due poveri differenti; mishloach manòt, invio di due alimenti a un amico; mIshtè, il banchetto, nel senso di un pasto in cui si abbonda con il cibo e soprattutto con il vino. A questi precetti si è aggiunta un’altra cosa, che non è un precetto, ma una consuetudine, quella di mascherarsi; maschera in ebraico si dice massekhà, e così abbiamo la quinta mem.

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25 Feb 2021 Comunità Ebraiche