Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Gli ebrei dell’isola d’Elba

Al largo delle coste toscane, separata dal continente dal Canale di Piombino, l’isola d’Elba fa da sovrana sulle altre “colleghe”, con cui forma l’Arcipelago Toscano. Un’isola che d’estate diventa una colonia di turisti da tutta Europa, che giungono per godersi un po’ di sano e meritato relax in un vero e proprio paradiso di acqua di mare cristallina e di natura ancora incontaminata e protetta. Centro principale della vita dell’isola è Portoferraio, tra l’altro una delle culle dell’antica civiltà etrusca. Ebbene, anche l’isola d’Elba, nei secoli passati, fu sede di una comunità ebraica, e attirò gli ebrei grazie alle ricchezze che possedeva nonostante le modeste dimensioni.

Tutto cominciò nel lontano 1593, quando Ferdinando II de’ Medici promulgò le celebri leggi “liburnine”, grazie a cui le minoranze perseguitate, tra cui gli ebrei, avrebbero goduto di piena libertà politica, economico-commerciale e religiosa. Fu così che la città di Livorno divenne un porto di accoglienza di enorme importanza per i mercanti ebrei di tutto il Mediterraneo, specialmente per quelli di origine spagnola. Alcuni degli ebrei che si erano stabiliti a Livorno e a Pisa, decisero in seguito di traferirsi proprio all’Isola d’Elba, resisi conto delle possibili prospettive di guadagno.

La prima presenza ebraica isolana pertanto è attestata già all’inizio del ‘600, mentre si ha notizia dell’edificazione della prima sinagoga sull’isola nel 1631, esattamente a Portoferraio. All’epoca, circa dieci famiglie ebraiche abitavano all’Elba. Agli inizi del ‘700, le dimensioni della comunità ebraica erano aumentate, tanto che il Governatore di Portoferraio, su suggerimento del Granduca di Toscana, decise di assegnare agli ebrei un’unica strada (via Elbano Gasperi), denominata all’epoca “via degli ebrei”, con lo scopo di evitare un mescolamento con la popolazione cristiana. In realtà, non erano mai sorti reali conflitti e malumori tra la popolazione locale e la comunità ebraica, e la scelta di radunare in “ghetto” gli ebrei di Portoferraio fu tacitamente indotta dalle autorità ecclesiastiche, timorose che questi potessero “indottrinare” i cristiani con le proprie idee, oltre al fatto che, all’epoca, gli ebrei di origine spagnola erano considerati portatori di eresia.

I decenni successivi videro l’insorgere di alcuni contrasti e disguidi tra l’allora presidente della Comunità Abram Pardo e il Governatore, specialmente in relazione alla costruzione di una nuova sinagoga, più capiente e consona alle aumentate dimensioni della comunità. Il conflitto si risolse con l’edificazione della sinagoga poco dietro il Forte Stella, sulla baia di Portoferraio. Il cimitero ebraico invece era stato costruito dietro la spiaggia delle Ghiaie, situata all’ingresso di Portoferraio “dal retro”. Continua a leggere »

30 Ago 2017 Comunità Ebraiche

Puglia, matrimonio ebraico da 25 milioni di dollari per miss Sutton

I primi invitati sono già arrivati per la cerimonia del 31 agosto al lido Santo Stefano di Monopoli, a due passi dal mare. Gli ospiti dormiranno a Borgo Egnazia: nell’elenco non c’è Ivanka Trump

Anna Puricella

Secondo la classifica Forbes il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è al 544esimo posto, con un patrimonio da 3,5 miliardi di dollari. Meglio di lui Jeff Sutton, al 522esimo posto con 3,6 miliardi. È lui il padre della sposa: sua figlia Renee ha scelto la Puglia per il matrimonio con Eliot Cohen, che si celebrerà il 31 agosto a lido Santo Stefano di Monopoli, proprio sulla spiaggia, a due passi dal mare. I primi ospiti sono già arrivati all’aeroporto di Bari con due voli, il terzo è atteso per il 28 agosto. Il lido ha già chiuso da giorni, le prime feste che anticipano la cerimonia sono sulle spiagge di Sabbiadoro e del lido Bambù.

Ma per comprendere la portata dell’evento bisogna partire dal capostipite dei Sutton, Jeff. Classe 1960, il creatore di Wharton properties è un immobiliarista, uno di quelli che si è fatto da solo: ora è al vertice di un impero che possiede proprietà nei posti chiave di New York, da Times Square a Madison avenue, fino alla Fifth avenue, la 34esima e Soho. Sulle facciate dei suoi palazzi si leggono marchi come Armani e Valentino, Abercrombie& Fitch e Ralph Lauren, Prada e Dolce&Gabbana. E uno di essi si trova proprio di fronte alla nota Trump Tower. Ma la vicinanza fra le due potenti famiglie non è solo questione di toponomastica: Sutton e Trump hanno studiato alla stessa università, la Wharton. Così come i rispettivi figli.

Ma questo non basta perché la first daughter torni in Puglia. E in effetti pare proprio che non ci sarà. Non è attesa a Borgo Egnazia, il resort destinato agli ospiti del ricevimento, l’unica alternativa è pensare che abbia riservato per sé la masseria Petrarolo. E non ci sarà neppure Madonna, che a Borgo Egnazia ha alloggiato per la seconda estate, a ridosso di Ferragosto per il compleanno, e che era data in concerto per gli sposi. Renee è una dei cinque figli di Jeff: a Monopoli arriveranno anche Danielle e Frieda, Eddie e Joseph, oltre alla mamma Rachel. “Ma sarà un matrimonio tranquillo, niente vip”, fanno sapere i bene informati. Meno appariscente di quello indiano, ma a quanto pare pure più costoso. Continua a leggere »

28 Ago 2017 Comunità Ebraiche

Ebrei ortodossi in vacanza in Presolana

Andrea Filisetti

Non sono passati inosservati a Castione gli ospiti del Grand Hotel Presolana di Dorga: il loro numero e soprattutto l’aspetto, in particolare quello degli uomini con i loro abiti neri e i ricci che scendono lungo le guance, ha suscitato l’interesse degli abitanti e dei villeggianti abituali delle zona.

Presso la struttura stanno infatti alloggiando numerosi turisti di religione ebraica della corrente Haredì, una forma molto conservatrice dell’ebraismo ortodosso. Questi ebrei sono contraddistinti anche da rigide regole che incidono sul loro stile di vita, motivo per cui non si tratta di comuni clienti da gestire come tutti quelli che in genere arrivano negli alberghi della zona.

Eppure la scommessa della struttura del Gruppo Mythos Hotel (presente anche a Cortina d’Ampezzo, Venezia e Mestre), sta dando i suoi frutti. «Lo scorso anno – spiega Alessandro Urru, direttore commerciale di Gruppo – abbiamo avviato una sperimentazione attraverso una collaborazione stretta con alcuni operatori turistici nel settore kosher, tanto che circa l’80% delle presenze oggi sono di questo segmento.

«Non tutti gli alberghi – aggiunge il direttore – si aprono a questo mercato. Per noi è stato necessario adattarsi alle loro richieste, ben diverse da quelle dei nostri clienti abituali». L’attenzione più importante è legata all’alimentazione. «Fortunatamente – continua Urru – abbiamo due cucine, ed è stato quindi semplice per noi dedicarne una alla preparazione dei piatti kosher. Abbiamo inoltre dovuto formare il personale alle loro rigide procedure, ad esempio alla separazione delle stoviglie in base al contatto con alcuni alimenti». Continua a leggere »

24 Ago 2017 Comunità Ebraiche

Dustin Hoffman fa 80: curiosità sulla sua identità ebraica

Dustin Hoffman compie 80 anni: Special sulle sue radici ebraiche, che all’inizio nascose a tutti

Roberto Zadik

Una leggenda del cinema come il carismatico e riservato Dustin Hoffman compie 80 anni, ma non voglio dedicare il solito omaggio come ce ne saranno tremila sul web in ogni lingua umanamente conosciuta, dall’inglese allo swaili.  Come per la Monroe e per altri, qui mi soffermo sul suo complesso rapporto con l’identità ebraica, che fino al secondo matrimonio con la donna d’affari Lisa Gottsegen, stando a varie fonti, come il sito Jewish Chronicle, l’attore preferiva non rivelare a amici e produttori hollywoodiani. Solamente negli ultimi vent’anni, grazie alla seconda moglie, l’avvocatessa Lisa Gottsegen appunto, Hoffman è diventato più “espansivo” sulle proprie origini tanto da esclamare “finalmente posso dire apertamente che sono ebreo”.

Nato a Los Angeles l’8 agosto 1937 (Leone ascendente Capricorno) da una famiglia di origini romene-ucraine. I suoi genitori scelsero, viste le sofferenze dei pogrom e dell’antisemitismo da cui erano fuggiti, di nascondere la propria appartenenza.  Suo nonno era stato ucciso mentre cercava di salvare, durante la Rivoluzione Russa, i suoi parenti dalle persecuzioni antisemite; da parte materna, la nonna, Liba Hoffman era stata arrestata e mandata in un lager. Un passato molto duro, quindi, per Hoffman e rimasto sconosciuto per molto tempo, che lo  ha portato, a lui come a una fitta schiera di ebrei americani ashkenaziti, come i registi Cecil De Mille o Otto Preminger, premiati, il primo per “I dieci comandamenti” e il secondo per “Exodus”, a celare per molto tempo la loro identità ebraica. Continua a leggere »

14 Ago 2017 Comunità Ebraiche

La truffa del “nuovo Olocausto”

Giudici che paragonano un centro per migranti a un lager nazista. Intellettuali alla Erri de Luca che parlano di “sterminio di massa” di migranti. Alla radice del grande inganno culturale e lessicale di chi non vuole governare l’immigrazione

Giulio Meotti

ROMA – L’ideologia, messa in circolazione dai giornali, finisce spesso per entrare nelle sentenze dei magistrati. Ieri, la prima sezione civile del tribunale di Bari ha condannato la presidenza del Consiglio e il ministero dell’Interno a versare un risarcimento di 30 mila euro al comune di Bari. Motivo? Il “danno all’immagine” causato dalla presenza di un “cie”, i centri di identificazione dei migranti. “Si pensi ad Auschwitz, luogo che richiama alla mente di tutti immediatamente il campo di concentramento simbolo dell’Olocausto” osserva il magistrato. “E non di certo la cittadina polacca sita nelle vicinanze”.

Dunque, secondo la magistratura un centro per migranti sfigurerebbe il territorio barese come ha fatto il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau alla cittadina polacca di Oswiecim. L’uso sbrigativo, la reiterata propensione comparativa di categorie esplosive, come “sterminio” e “genocidio”, iniziò proprio contro i cie. “Quei lager chiamati Cie”, partì MicroMega dedicandogli un dossier. Poi La Repubblica, sorella nel gruppo Espresso: “Ecco l’inferno del centro immigrati. Campo di concentramento al San Paolo”. La Repubblica sembra aver ritrovato una missione nell’immigrazione, elevandola a causa ideologica, contro il tentativo del governo Gentiloni e del ministro dell’Interno Minniti di regolare i flussi dalla Libia. Si inizia con i pezzi di cronaca, come quello dell’8 agosto: “Libia, arrivano meno migranti che così finiscono nel lager” scrive Rep. Nei confronti dei migranti si consumano “atrocità degne dei peggiori campi di sterminio del XX secolo”. Si scopre che la Kolyma non è più battuta dalle tormente siberiane, ma dalle tempeste di sabbia del deserto libico. La polacca Sobibor oggi è la libica Sabha. Continua a leggere »

13 Ago 2017 Comunità Ebraiche, Israele, Shoah

Come la Shoah diventa il prezzemolo ideologico per chiudere ogni discussione

“L’immigrazione e il linguaggio della menzogna. C’è chi spaccia per nuova Shoah la gestione dei nostri confini”

Giulio Meotti

Roma. L’approccio pragmatico all’immigrazione clandestina, il “metodo Minniti”, gli accordi con la Libia e la sua guardia costiera che compie i blocchi, il faticoso tentativo di gestione dei flussi, la firma di un protocollo di intesa con le ong. Come combattere tutto questo? Manipolando il linguaggio, aumentando il peso di parole e immagini portandole a livelli impossibili da sopportare, dispiegando il paragone storico più eclatante, appellandosi all’inaudito, al mai visto. I migranti sono la “nuova Shoah”. Come ha scritto Pascal Bruckner nella “Tirannia della penitenza”, “è così che diventiamo responsabili retroattivamente degli orrori commessi dai nostri antenati o dall’umanità intera”. Non è soltanto quello che fa Roberto Saviano su Repubblica, accusando Matteo Salvini di “attirare la canaglia razzista”, una bella stimmate. E’ quello che fanno a tamburo battente media e ong. “Quello dei migranti è un Olocausto”, iniziò Furio Colombo sul Fatto Quotidiano. Famiglia Cristiana: “Nell’olocausto dei migranti che avviene quotidianamente nel Mar Mediterraneo”.

Le proteste all’hub di Bagnoli, riportate questa settimana dal Corriere della Sera, sono scandite da queste frasi: “Mettiamo fine a questo scempio da campo di concentramento”. Linkiesta ha appena chiamato gli hotspot “campi di concentramento dove mancano solo forni e Zyklon B”, il gas usato dai nazisti per sterminare gli ebrei a Birkenau. Padre Zanotelli questa settimana alla trasmissione “In Onda” su La7: “Sui migranti un giorno diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti e della Shoah”. Il Manifesto ci va giù a raffica: “Crepano nei campi di concentramento della Libia”. E ancora Guido Viale: “Come quello che ha preceduto lo sterminio nazista”. E Alessandro Dal Lago, che paragona le misure sulle ong a “quando la Svizzera chiuse le frontiere agli ebrei in fuga dal nazismo”. Sempre il Fatto Quotidiano la scorsa settimana: “Campi di concentramento gestiti dal governo”. Oxfam Italia, la ong critica dell’accordo del governo Gentiloni con la Libia, parla di “veri e propri lager”. L’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati: “Hotspot? Solo lager”. Se sono “lager”, le autorità italiane e libiche sono “carnefici”. Continua a leggere »

11 Ago 2017 Antisemitismo, Shoah

«Tra vicoli e luoghi sacri, orgoglio di noi ebrei romani»

In giro nella «cittadella» con Ruth Dureghello all’ombra del Tempio Maggiore e attorno a quella che tutti chiamano Piazza Giudìa, significa fermarsi ogni due metri.

Paolo Conti

«Ruth, salutame mamma tua, nun te scordà!». Vicolo della Reginella: una panchina e due donne anziane della zona più antica del Vecchio Ghetto ebraico di Roma, lì nell’unica strada rimasta del secolare reticolo di viuzze. Girare con Ruth Dureghello nell’area ebraica di Roma, all’ombra del Tempio Maggiore e attorno a quella che tutti chiamano Piazza Giudìa, significa fermarsi ogni due metri. La abbracciano e baciano tutti: ristoratori, baristi, passanti, le proprietarie del Forno Pasticceria Boccione, che espone in vetrina la migliore crostata ebraica di ricotta e visciole certamente di Roma, forse d’Europa.

Ruth Dureghello, da due anni esatti presidente della Comunità ebraica romana, è il simbolo di quella grande famiglia allargata che è l’ebraismo romano: «Siamo i romani più antichi, i primi ad arrivare furono i Maccabei nel II secolo prima dell’Era Volgare (è la definizione preferita dagli israeliti per indicare avanti Cristo, ndr), poi giunsero gli altri nel 70 dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Nessuna comunità italiana è così profondamente cementata con l’identità della propria città come avviene qui a Roma».

In una giornata di sole estivo, i richiami delle voci confermano: è il dialetto giudaico romanesco, rimasto intatto nei secoli, pieno di rinvii geografici. Soprattutto in via della Reginella: «Per noi questa strada è importante, spiega bene cosa fosse l’antico Ghetto con i vicoli stretti e le case quasi una addossata all’altra. Siamo fatti così, noi ebrei romani: abituati a stare uno vicino all’altro, da secoli». Continua a leggere »

9 Ago 2017 Comunità Ebraiche, Israele