Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Maradona e le mitzvot

Qualche riflessione sulle conversioni da fonte ben informata

Gilberto Bosco

Gli appassionati lettori di Ha Keillah avranno visto che da qualche tempo compaiono su queste pagine, forse con più frequenza del solito, articoli che affrontano tematiche religiose; in particolare viene dibattuto il tema se sia giusto chiedere a chi vuole convertirsi di “accettare e rispettare tutte le mitzvot” (da qui in poi mi riferirò a questa domanda con le parole “la nota questione”). E a leggere le nostre pagine potrebbe sembrare che su questo punto esista un vasto dibattito, e che tutti o quasi gli iscritti al Gruppo di studi e alla Comunità torinese siano contrari alla domanda e se ne preoccupino molto. Dalla seggiola su cui sono seduto devo dire che non mi pare che questo sia un tema molto sentito; non solo, mi stupisce che in tale dibattito siano praticamente assenti quelli che ne sanno di più in proposito: i convertiti. Insomma, se si vuol discutere di un problema di bridge, forse è meglio dar la parola a chi si è seduto davvero al tavolo di gioco. Ecco perché prendo la parola. (Ho diviso, per fare chiarezza nella mia testa, il mio articolo in paragrafi; e, last but not least, vorrei precisare che non voglio convincere nessuno: esprimo una opinione, che ha diritto di essere conosciuta quanto altre opinioni, diverse o contrarie.)

Continua a leggere »

13 Dic 2019 Comunità Ebraiche

La nuova cucina degli ebrei ultraortodossi

Sono tra le comunità religiose più rigide al mondo e fino a pochi anni fa mangiavano solo piatti tradizionali ed economici: ora non più

Il Guardian racconta come sta cambiando la cucina israeliana: però non quella fatta di bagel al salmone (resa popolare dagli ebrei di New York) o quella a base di hummus e falafel (che va sempre più di moda in tutto il mondo) bensì quella delle comunità ebraiche ultraortodosse, i cosiddetti haredim. Negli ultimi anni, infatti, le cose stanno cambiando anche in questa comunità isolata, ancorata al passato e rigidamente prescrittiva: la nascita di una nuova classe media ha portato alla richiesta di piatti moderni e di migliore qualità e sempre più donne – perché sono loro a cucinare – interpretano la cucina come qualcosa di creativo, «dove mescolare vecchie regole e nuovi filtri di Instagram».

Continua a leggere »

12 Dic 2019 Comunità Ebraiche

Una scena nel ghetto di Venezia, di Rainer Maria Rilke con nota di lettura Riccardo Calimani

Elena Lattes

“Se si passa sotto il Ponte di Rialto, dopo il Fondaco de’ Turchi e il mercato del pesce, e si dice al gondoliere: “A destra!” quello appare un po’ sorpreso e chiederà: “Dove?” Se però si insiste per andare a destra  e si risale uno dei piccoli canali sporchi, si tratta con lui e si inveisce, attraverso calli pigiate e portici anneriti dal fumo si arriva in una piazza, vuota. Tutta questa premessa semplicemente perché è là che si svolge la mia storia.
Il signor Baum mi toccò lievemente il braccio:
– Mi perdoni: quale storia? (…)”

Così il poeta praghese Rainer Maria Rilke, descrisse il percorso per raggiungere uno dei luoghi che più lo affascinò durante i suoi numerosi viaggi in Italia: Venezia e in particolare il suo ghetto, quel luogo periferico, angusto e sovraffollato, ma anche un po’ magico, nel quale dal 1516 vennero assiepati, per ordine del Senato, tutti gli ebrei della città e che, sempre per legge, veniva chiuso tutte le sere.

Continua a leggere »

11 Dic 2019 Comunità Ebraiche

Poveri ma kosher alla mensa ultraortodossa

Gestita dal movimento Chabad Lubavitch, e l’unica a Milano a fornire piatti cucinati secondo la tradizione ebraica. Un presidio aperto a tutti, ovviamente musulmani compresi

Luigi Mastrodonato

Beteavon, “buon appetito”. E questo il nome che nel 2014 la scuola del Merkos di via delle Forze Annate, a Milano, ha dato a quella che e la prima e al momento unica cucina sociale kosher in citta. Un nome che e anche un auspicio per tutte quelle persone bisognose che qui possono trovare dei pasti pronti e gratuiti. L’associazione del Merkos e il ramo educativo del movimento ebraico Chabad Lubavitch, dottrina ultra ortodossa nata in Bielorussia e diffusissima nel mondo. Chabad e l’acronimo di Chochmah, Binah, Da’at, cioè saggezza, comprensione e conoscenza, mentre Lubavitch significa “citta dell’amore” ed e il nome del villaggio russo dove tutto inizio a meta del 1700.

Continua a leggere »

10 Dic 2019 Comunità Ebraiche

La Siria contro la Rai, i Protocolli contro i banchieri ebrei e altre prove di questi tempi impazziti

La Rai è riuscita nella fenomenale impresa di dare voce a un criminale di guerra e di farsi accusare di censura dal medesimo dittatore. Uno con cui Di Maio, mentre propone Lannutti alla Commissione Banche, dice che bisogna dialogare. Il Pd, intanto, chissà

Christian Rocca

La Siria contro la Rai è la perfetta sintesi di questi tempi impazziti dove non ci sono solo Michele Anzaldi o Maurizio Gasparri o ignoti leghisti o grillini a occuparsi dei palinsesti della televisione pubblica, ma anche il dittatore Bashar al Assad, amico dei russi, degli ayatollah iraniani e di qualche lottizzato Rai, noto per infischiarsene dei flebili ultimatum di Barack Obama che lo pregava di non gasare i suoi concittadini, un criminale di guerra che non si scompone a intimare Saxa Rubra di trasmettere, «come concordato», la sua propaganda di regime a uso degli allocchi. Del resto, il nostro ministro degli Esteri non ha appena detto al Corriere della Sera che è arrivato il momento di dialogare con Assad? E, allora, quale miglior posto, per un bel dialogo con lo sterminatore di curdi e di siriani, di una bella prima serata su Raiuno, magari si potrebbe organizzare uno special di Ballando con le stelle con il giudice e ballerino Ivan Zazzaroni, quello che non ha ancora capito che titolare in prima pagina Black Friday a corredo della foto di due calciatori neri è da ignoranti, prima ancora che da inconsapevoli razzisti.

Continua a leggere »

9 Dic 2019 Comunità Ebraiche

The Marvelous Mrs. Maisel e le altre

La serie tv di Amy Sherman-Palladino è un tributo all’impatto delle donne nella stand-up comedy.

Prodotta, scritta e girata da Amy Sherman-Palladino per Amazon Prime Video, The Marvelous Mrs. Maisel è una delle serie tv più impressionanti del 2017 per molte ragioni: racconta una persona fuori dal comune, ritrae la Manhattan della fine degli anni Cinquanta come fosse il fondale di cartone di un musical di Broadway, pone l’accento sulla solidarietà femminile mentre il ritmo sostenuto e una sceneggiatura essenziale fanno il resto. Come provano i due Golden Globe per Miglior Commedia e Miglior Attrice a Rachel Brosnahan, tutto ciò è più di quanto ci si sarebbe aspettati da uno show che è arrivato alla fine di un anno fondamentale nel grande libro della televisione; eppure è solo l’apparenza di un’opera d’arte che poggia soprattutto sull’impatto di alcune donne nella storia della comicità, restituendo allo spettatore un quadro tanto intimo quanto politico e storico.

Continua a leggere »

6 Dic 2019 Comunità Ebraiche

Il mistero bizzarro del caso Safra

Sono passati vent’anni da quando il banchiere libanese Edmond Safra è stato ucciso a Montecarlo. Un giallo ancora irrisolto.

Enrico Ratto

Montecarlo è il posto dove, se qualcuno finisce ammazzato, dopo vent’anni se lo ricordano come un evento. La notte del 3 dicembre 1999 è toccato ad Edmond Safra, banchiere libanese di origine siriana, ebreo, tanto ricco e nel mirino da farsi proteggere – nell’attico monegasco da mille metri quadrati della palazzina “Belle Epoque” affacciata sul porto – da un ex membro delle forze speciali israeliane e dei Berretti Verdi americani. Il suo nome è Ted Maher, subito arrestato per l’omicidio del suo capo, il quale rilascerà una confessione in grado in convincere i poliziotti, i giudici e pochi altri. Sentiamola. Esattamente vent’anni fa, il 3 dicembre 1999, Edmond J. Safra ha appena concluso l’affare della vita: ha venduto la sua banca ad HSBC ed è deciso a ritirarsi. Alloggia nel suo attico di Montecarlo protetto solamente da Ted Maher e da un’infermiera. Gli altri venti membri dello staff, tra sicurezza, infermieri ed assistenti, sono rimasti alla Leopolda, la villa sulle alture di Villefranche, un immenso parco costruito da Re Leopoldo II del Belgio e luogo in cui l’Avvocato Agnelli ha vissuto gran parte del suo tempo – ben movimentato – prima di iniziare ad occuparsi direttamente della Fiat, a quarantacinque anni. Insomma, luogo mitico Villa la Leopolda, ricco di storie e aneddoti, ma poco sicuro per gli standard ed i timori del banchiere.

Continua a leggere »

4 Dic 2019 Comunità Ebraiche