Sandro Servi | Kolòt-Voci

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Ma è veramente “impossibile” tradurre il Talmud?

Sandro Servi*

Sandro ServiÈ stato detto recentemente che “tradurre il Talmud è impossibile quanto tradurre la Torà”. Giusto, come si potrebbe anche sostenere che “dipingere un fiore è impossibile”, o “descrivere un amore è impossibile”. Tuttavia queste operazioni vengono compiute: operazioni parziali, imperfette, ma non disutili.

Chi potrebbe affermare che l’immenso lavoro portato a termine in cinquant’anni da rav Adin Even Israel (Steinsaltz) con la sua traduzione in ebraico moderno, o che l’altrettanto ciclopico lavoro degli editors della ArtScroll, nella loro edizione americana, non abbiano avuto un impatto rivoluzionario sull’ebraismo mondiale aprendo le porte del Talmud a decine o centinaia di migliaia di studiosi, o di semplici studenti?

Più banalmente, chi di noi – e siamo tutti convinti che la Torà sia intraducibile – potrebbe sostenere che la traduzione della Bibbia in oltre 2500 lingue non abbia cambiato la Storia dell’Umanità?

Tradurre il Talmud è un’impresa enorme: non so se, e quanto, noi ci riusciremo. È una sfida culturale entusiasmante. Non a caso tutti i redattori il cui lavoro sto coordinando, fra tutte le difficoltà, e anche le frustrazioni, dovute ai tanti ostacoli da superare, tutti, mi dicono che, passata la prima fase di stupore e di timore, vengono presi da una passione, da una gioiosa commozione che permette loro di superare le fatiche e i disagi del loro lavoro, umile e insostituibile.

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Ma chi diavolo frequenta il Limmud di Firenze?

A Firenze si è svolta la seconda edizione del Limmud Italia Day 2015

Sandro Servi

Il Limmudnik internationalis italicus è, come dice il nome stesso, una varietà dell’internationalis e, pur risentendo dell’habitat più mite che gli consente un approvvigionamento di materiali commestibili più nobili, ne condivide caratteri psicofisici e stile di vita.

Limmud 2015Il Limmudnik italicus è a volte estremamente colto, specializzato in rare discipline accademiche a cui ha dedicato i migliori anni della sua formazione giovanile e poi la sua luminosa carriera universitaria: usa allora aggirarsi tra le classi dell’evento cercando sofisticate connessioni tra la disciplina che padroneggia e le basi dell’ebraismo che, al contrario, sembrano poco aggredibili dalle sue competenze. Quando espone il suo intervento fa tesoro delle categorie scientifiche che gli sono familiari. Occasionalmente è meno acculturato e, in tal caso, è vorace frequentatore delle presentazioni che gli appaiono maggiormente educative.

Vi sono dei limmudnikim irriducibilmente laici sempre però curiosi e rispettosi delle tradizioni religiose: i loro campioni sono Elishà ben Avuyà, Baruch Spinoza, Sigmund Freud e Albert Einstein; e di osservanti, che tuttavia non disdegnano di confrontarsi con modalità di vita ebraica diverse e non conformiste: parlano di Torà, ma lo fanno in modo poco convenzionale, usando un linguaggio che – almeno a parer loro – dovrebbe incontrare l’approvazione anche dei miscredenti.

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L’esperimento

Chiude in una media comunità ebraica l’unico punto vendita di prodotti alimentari kasher, perché il nuovo Consiglio non tenta un esperimento?

Sandro Servi

Abbiamo letto con piacere sulla stampa ebraica in queste ultime settimane della creazione del primo ristorante kasher in una media Comunità ebraica italiana: ai promotori e ai gestori dell’iniziativa facciamo i più fervidi auguri di successo. Contemporaneamente sulla stampa ebraica non abbiamo letto, ma abbiamo comunque saputo, che ha chiuso l’unico punto vendita di prodotti alimentari kasher di un’altra media comunità ebraica italiana, di cui, per i consueti motivi di opportunità (evitare le polemiche), preferisco tacere il nome. Per i pochi che cercano di mangiare kasher in quella comunità si tratta di un colpo durissimo, come chiunque potrà capire.

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Tanti auguri a chi?

L’esperimento scientifico socio-culturale di un iscritto che chiede lumi a 24 rabbini italiani su come comportarsi riguardo la spinosa questione dei matrimoni misti. Le risposte valgono più di 24 numeri speciali sul Rabbinato in Italia della Rassegna Mensile di Israel e dimostrano meno divisioni di quelle che appaiono all’esterno, sulle questioni cruciali.

Sandro Servi

Leggendo il giornale di una Comunità ebraica italiana mi sono imbattuto, qualche tempo fa, in una rubrica, intitolata “Auguri a…” in cui si fanno le felicitazioni per matrimoni, bar/bat mitzvà, nascite. Notando la nascita di ben tre bambini (due gemelli da un matrimonio e una bambina da un altro) e mi stavo rallegrando, visto che in quella Comunità le nascite raramente si contano in un anno con le dita di una mano, quando ho dovuto considerare che quei due matrimoni erano matrimoni misti in cui entrambe le madri non sono ebree, dunque anche i neonati non lo sono. Mi sono posto allora il problema dell’opportunità dell’iniziativa di pubblicare gli auguri per tali nascite in un giornale di una Comunità ebraica.

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Intrigo internazionale in Comunità

Firenze 2011. Anche questo può succedere in una Comunità ebraica italiana. Sommario: Un’iscrizione alla Comunità ebraica dalla procedura davvero singolare. Un efferato caso di cronaca nera. Documenti che appaiono misteriosamente. Non-ebrei che vogliono convertirsi, ma che sono già ebrei.

Sandro Servi

Premessa Poiché il Consiglio della Comunità ebraica di Firenze ha ritenuto di pubblicare, e diffondendo così, coram populo, una “risoluzione” votata a maggioranza contro il sottoscritto, lo stesso sottoscritto si ritiene obbligato a portare a conoscenza di tutti gli interessati i fatti relativi a quella risoluzione: gli iscritti alla Comunità di Firenze e gli altri lettori potranno così rendersi conto direttamente di che cosa si tratta e di chi siano le responsabilità e le colpe.

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Il Triangle Fire e lo strano negazionismo de “la Repubblica”

Perché non ricordare che molte delle vittime della strage del 1911 a New York erano ebree?

Sandro Servi

Il 25 marzo di cento anni fa (1911) ebbe luogo in un edificio all’angolo di Washington Square a New York, dove all’ottavo nono e decimo piano aveva sede la Triangle Waist Company (una fabbrica di confezioni che impiegava circa 500 operai) uno spaventoso incendio. Si trattò del disastro industriale con il maggior numero di morti nella storia della città. Centoquarantasei furono le vittime, alcune decedute perché precipitate dalle finestre nel tentativo di sottrarsi alle fiamme, altre bruciate vive o soffocate dai fumi.

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A che serve una Comunità ebraica

Pregi e difetti di una struttura in crisi

Sandro Servi (Alef Dac 21 – 1984)

«Comunità», sociologicamente, termine assai ambiguo. I dizionari riportato «gruppo di persone che hanno comuni origini, idee, interessi o consuetudini di vita»; ognuno di questi termini («origini» «idee» «interessi» «consuetudini di vita») è, a sua volta, fonte di possibili equivoci e il verificare quando queste «origini» «idee» ecc. siano comuni è opera ben ardua. Grandi filosofi politici hanno individuato una contrapposizione tra «comunità» rimane associata l’idea di una composizione omogenea dove a quello di «società» si riconosce una forma contrattuale tra entità, per definizione, eterogenee.

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