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6 ragioni per non punire il negazionismo

Stefano Levi Della Torre

Lo sterminio nei Lager nazisti e l’impiego delle camere a gas sono tra i fatti più documentati che la storiografia abbia affrontato. Tuttavia il prof Claudio Moffa (Università di Teramo), che mi risulta essere stato un tempo di Rifondazione Comunista, poi cacciato dal partito, ha tenuto un “Master” il 25 settembre 2010 volto a negare lo sterminio di massa degli ebrei e l’uso delle camere a gas nei Campi della morte nazisti. Al seminario erano stati invitati a sostegno della stessa tesi, altri noti “negazionisti” da molto tempo in servizio.

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Un Congresso già in bilico prima del suo inizio

Domenica 5 dicembre si apre il 6° Congresso dell’Ucei. In molti hanno l’impressione che nemmeno 5 mesi di grave ritardo (rispetto alla data naturale di luglio) siano serviti a mettere a punto una bozza di riforma soddisfacente e soprattutto condivisa dal suo stesso Consiglio.

Maurizio Piperno Beer

Nel recente Convegno tenutosi a Torino “Quali rabbini nel nostro domani? ” è emersa, con diversi accenti ma con corale preoccupazione, una seria contestazione del progetto di riforma dello Statuto UCEI per la parte che riguarda la figura e l’organizzazione dei Rabbini. Le critiche hanno riguardato sia le singole norme del nuovo testo sia, soprattutto, l’idea guida che le ha prodotte e cioè che il Rabbino debba essere un semplice dipendente, con un contratto a termine che può non essere rinnovato con un anno di preavviso ad esclusivo giudizio del Consiglio della Comunità, e forse anche itinerante.

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Full Metal Jacket in giudaico-romanesco

Da qualche settimana impazzano sulla rete i video doppiati di Nonno Sborone (clicca), nome in codice di due bravi ebrei romani. I cartoni giapponesi di Holly e Benji, Ritorno al futuro, Rocky. Nulla sfugge alla trasfigurazione. A quando i sottotitoli per non romani?

Pio XII: Come politico nella media, come capo spirituale molto meno

Maurizio Ghiretti

La fiction su Pio XII ripropone ancora una volta una disamina sul comportamento storico di questo papa nel periodo più terribile dello sterminio degli ebrei europei. La mia riflessione parte dalla deportazione degli ebrei romani, il 16 ottobre 1943, e ai tentativi infruttuosi per cercare di salvarli. La deportazione ebbe come cornice generale la disastrosa situazione politica italiana scaturita dall’armistizio dell’8 settembre. A Roma quel 16 ottobre, l’unico centro di potere, non tedesco, forse in grado di aiutarli era il Vaticano. Molti sperarono in un solerte e forte intervento del papa per ottenere la loro liberazione o il concentramento in Italia, ma le speranze andarono deluse. Pio XII sapeva che la deportazione aveva come meta la morte, e sapeva anche, per esperienze precedenti, che un intervento diplomatico non sarebbe servito a nulla. Che cosa gli impedì di compiere un atto più incisivo, una pubblica denuncia, per tentare di salvarli?

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Le responsabilità della dirigenza ebraica romana nella deportazione del 16 ottobre 1943

Nella Roma ebraica il nome del Rabbino capo che si convertì al cristianesimo non si può ancora nemmeno pronunciare, ma anche della cecità del presidente Ugo Foà, fascista modello, ne parlano in pochi

Anna Foa

La Comunità ebraica romana arriva, come è noto, all’8 settembre 1943 e alla persecuzione nazifascista avendo nel ruolo di rabbino maggiore un galiziano, vissuto molti decenni a Trieste e reso apolide dalle leggi del 1938, Israel Zolli.

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Pio XII voleva che i nazisti vincessero la guerra per fermare il comunismo

Sotto il cielo (nero) di Roma. I documenti che inchiodano le falsità della fiction televisiva.

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

Ogni chiesa ha i suoi chierichetti. Assistono il prete durante la messa, portano il secchiello dell’acqua benedetta e i santini per i fedeli. O, meglio ancora, per gli infedeli. Se ne trovano a tutte le età, anche se sono per lo più ragazzi allevati nelle parrocchie con corsi per catecumeni. Si distinguono perché hanno un contegno, uno stile comunicativo, che lo stesso esercizio del chierichetto obbliga ad avere. Toni persuasivi, quasi da confessori, voce bassa e sicurezza per le proprie verità. Sono espressioni, direbbe Foucault, del potere che deforma e rende gli uomini a sua immagine e somiglianza.

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Pio XII: Troppe omissioni, troppe falsificazioni, troppa acriticità

Per gentile concessione di Shalom il testo completa dell’intervista

“La fiction ‘Sotto il cielo di Roma’ è una patacca propagandistica, è un’opera apologetica”. Il giudizio del rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni

E’ appena terminata la visione in due puntate dello sceneggiato ‘Sotto il cielo di Roma’ che racconta le ore più drammatiche dell’occupazione nazista e di come si comportò il Vaticano verso gli ebrei. Che sensazioni, che giudizio ne trae?

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