Riccardo Di Segni | Kolòt-Voci

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Matrimoni, figli, educazione: sei Rabbini per spiegare l’Halakhà della famiglia ebraica

Matrimoni, figli, educazione: sei Rabbini per spiegare l’Halachà della famiglia ebraica. CLICCANDO SUI NOMI TROVATE GLI INTERVENTI IN VIDEO.

Ester Moscati

“La lettera di Stefano Jesurum è stata un problema per me. Ma ha avuto un aspetto positivo: mi ha costretto a rispondere pubblicamente”. Non si nasconde dietro a un dito, Rav Arbib, rabbino capo di Milano, e spiega così la ragione per cui ha fortemente voluto questa serata, questa lezione collettiva di sei-rabbini-sei sulla famiglia ebraica e i matrimoni misti. Ma anche sulla possibilità di far convivere diversi modi di vivere l’ebraismo nella nostra Comunità.

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Che succede in Italia col secondo giorno di Purìm?

Purim è l’unica festa con due date diverse a seconda della città in cui si festeggia

Riccardo Di Segni

Dal momento in cui Purim fu istituito, furono fissate due date diverse per la sua celebrazione. Secondo il racconto della Meghillà (cap. 9), il giorno scelto per il massacro degli ebrei doveva essere il 13 di Adar; in quel giorno gli ebrei ricevettero il diritto di difendersi e il giorno dell’annunciato massacro si trasformò in quello di una battaglia vinta; a suo ricordo in quel giorno si fa il digiuno di Ester. Il giorno successivo, 14 di Adar, si festeggia Purim. A Shushan, Susa, la capitale dell’impero, la battaglia durò ancora un giorno, il 14, per cui la festa per la salvezza fu fatta il 15. Da allora Susa fa Purim il 15 e le altre città il 14.

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Gli estranei tra noi

La crisi che si è scatenata oggi, opponendo in malo modo ebrei “laici” e “charedim”, ha radici ben lontane ed è solo l’ultimo episodio di una storia infinita di contrasti di sistemi e di modi di vivere l’identità ebraica. Lo spiega il rabbino capo di Roma

Riccardo Di Segni

La prima volta che ho visto un autobus con posti separati per uomini e donne è stata al cinema, nel 1992, nel film Una estranea fra noi, di Sidney Lumet, che racconta la storia di un omicidio di cui è vittima un chasid di New York; un’investigatrice (Melanie Griffith), per risolvere il mistero, deve inserirsi nella comunità chasidica e per questo vestire i panni di un’ebrea lontana che fa teshuvà.

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Dal messianismo al missionarismo

Anche Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità di Roma, ne denuncia il rischio in un’intervista rilasciata alla rivista cattolica “Trenta giorni”

Giacomo Galeazzi

Sos falso messia. Allarme tra gli ebrei per il boom dei movimenti messianici. Il «messia» si differenzia dal profeta perché, a differenza di quest’ultimo, si proclama non semplice intermediario, ma diretta incarnazione della divinità o di un altro principio divino. La distinzione, tuttavia, non è sempre così netta; non è raro, infatti, che alcuni profeti, raggiunta una certa notorietà, dichiarino la propria discendenza divina o siano considerati messia dai propri seguaci.

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Una ricetta biblica per affrontare la crisi economica

Con un suo articolo pubblicato sul quotidiano Il Messaggero, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni offre una chiave di soluzione attraverso l’interpretazione del racconto della storia di Giuseppe

Siano in piena stagnazione, in un momento di ristrettezze che si preannuncia lungo. Siamo, in sostanza, in un periodo di ‘vacche magre’, un’espressione che nasce con il racconto biblico, di un giovane ragazzo ebreo (Giuseppe) che, interpretando i sogni dei collaboratori del Faraone, preannuncia un lungo periodo di sette anni di prosperità, cui seguirà una terribile siccità altrettanto lunga. Una storia, ha scritto il rabbino capo di RomaRiccardo Di Segni sul quotidiano Il Messaggero, i cui “spunti di attualità sono affascinanti, o micidiali, secondo i punti di vista”.

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Atene e Sparta

Chi piange e chi non ride. Da una parte si discute su una sedicente rabbinessa ortodossa, dall’altra la congregazione riformata di Milano, Lev Chadash vive la sua prima spaccatura.

Riccardo Di Segni

La Gialappa’s band ha chiesto pubblicamente scusa per aver usato la parola “rabbino” come sinonimo di “tirchio”. Un uso evidentemente improprio e offensivo. Ma in altra forma, forse non offensiva, ma certamente impropria e perlomeno equivoca, si fa ampio uso anche da noi della parola rabbino. Dovrebbe essere chiaro che questo titolo compete a chi ha svolto un determinato percorso di studi e che si comporta coerentemente. Esistono tante scuole e tante regole, dentro e fuori dell’ortodossia, per cui dire rabbino spesso non basta.

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Un libro di preghiere speciale

Il rabbino capo di Roma nella sua introduzione al nuovo siddùr di Morashà sottolinea l’importanza della lingua ebraica

Riccardo Shmuel Di Segni

Sfogliando alcuni libri popolari, come le haggadòt stampate nei secoli scorsi in Italia, si rimane stupiti da una strana cosa: accanto al testo originale c’è la traduzione, in italiano o ladino, ma i caratteri in cui è scritta sono ebraici. A quei tempi c’erano persone che avevano difficoltà a capire l’ebraico dei rabbini, la lingua che parlavano era quella locale, ma l’alfabeto che più conoscevano era quello ebraico; o perlomeno si considerava come una sorta di desacralizzazione l’uso di un altro alfabeto in un libro sacro.

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