Rabbini | Kolòt-Voci

Tag: Rabbini

Riconoscimento, replica e contro-replica

Da Israele arriva un importante riconoscimento per il Rabbinato italiano che però esclude alcuni tribunali.

Il Rabbino capo d’Israele, Rishon leZion, rav Shlomo Amar, valutando quanto avviene in Italia, ha deciso, nella sua funzione di presidente del tribunale rabbinico superiore e responsabile dei Tribunali rabbinici per le conversioni, che la Rabbanut Rashit continuerà a riconoscere gli atti di Beth Din (conversioni, divorzi, verifiche di ebraicità) firmati dal Rabbino Di Segni e dal Rabbino Arbib, rabbini capi rispettivamente di Roma e Milano. Per tutto ciò che riguarda gli atti di Tribunale rabbinico e le verifiche di ebraicità prodotti da altri Tribunali rabbinici in Italia, la Rabbanut Rashit si riserva il diritto di verificare ogni caso distintamente e solo dopo verifica deciderà se confermarlo, secondo i risultati della verifica.

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Ma esiste veramente un partito kasher?

La difficile ricerca di un partito kasher e i benefici dell’estraneità istituzionale. Un Commento

Riccardo Di Segni

Alla recente cerimonia annuale per il premio in memoria del Commissario Palatucci, presso la scuola di Polizia di Roma, le autorità dello Stato intervenute hanno sottolineato il forte impegno delle forze dell’ordine a tutela delle categorie esposte a rischio, citando le comunità ebraiche, le comunità di recente immigrazione, gli omosessuali. Mentre dobbiamo rinnovare la nostra gratitudine per quanto viene fatto per la nostra sicurezza, non possiamo non riflettere sugli accostamenti proposti, che esprimono la posizione che viene attribuita agli ebrei nella classificazione burocratica e politica e nell’immaginazione diretta e spontanea, pure animata da sentimenti di amicizia. Siamo considerati categorie a rischio sostanzialmente estranee. Eppure nella sala di accesso all’aula dove si svolgeva il convegno faceva bella mostra di sé un busto in onore del fondatore della scuola, Salvatore Ottolenghi, di evidenti origini ebraiche. Gli ebrei hanno fondato quella scuola, ma rimangono estranei.

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Il canto proibito

Israele, la star di «X Factor» sospesa da scuola. La 17enne Ofir punita per aver cantato davanti agli uomini. Il rabbino: «Inammissibile che una donna si comporti così»

Davide Frattini 

GERUSALEMME – Ofir porta l’abito nero e giallo con la gonna che copre le ginocchia e le maniche che nascondono i gomiti. Osserva le regole della sua famiglia e del villaggio religioso dove vive, il moshav Nir Galim sulla costa verso sud. Non è bastato ai rabbini che dirigono la sua scuola: Ofir ha cantato da sola in pubblico – davanti a milioni di israeliani – perché ha voluto partecipare al concorso televisivo The Voice , versione locale dello show americano. È stata punita, sospesa per due settimane, i genitori hanno accettato il castigo, non l’hanno tenuta a casa.

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Preghiera tamarra

Dal meme sui rabbini che ballano Gangman Style ai flash mob nelle strade israeliane: perché la musica disco si presta bene alla mistica ebraica.

Anna Momigliano

La scorsa settimana questo video ha goduto di una discreta viralità: girato durante un matrimonio, mostra alcuni ebrei ultra-ortodossi che si scatenano in pista sulle note di Gangnam Style – anzi: della rivisitazione in Yiddish di Gangman Style. Nelle prime 48 ore ha ricevuto circa 98mila clic, prima di ritornare nel dimenticatoio collettivo. Perché, al di là della “notizia” (dove la notizia sarebbe wow anche gli ebrei ultra-ortodossi fanno Gangnam Style) non è che fosse un gran che.

Se in un primo momento era circolato sui social media, era proprio perché la situazione stessa era vista come un controsenso (minkia che storia i rabbini e la disco tamarra), un attimo fuggente di assurdità resa possibile soltanto dal caso e dalla fortuna di avere uno smartphone in mano al momento giusto. Un po’ come i video dei gattini che suonano il pianoforte, prima che i gattini che suonano il pianoforte diventassero un archetipo a sé.

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E chi l’avrebbe detto? I rabbini?

Dialogo tra una professoressa e un rabbino

Gianfranco Di Segni

Al Seder della seconda sera di Rosh Hashana, in una casa ebraica romana, ho assistito al seguente dialogo fra una professoressa e un rabbino. La prima parte è una fedele trascrizione dello scambio fra i due protagonisti, la seconda si basa su quanto il rabbino in questione, che conosco molto bene da diversi decenni, mi ha spiegato al ritorno verso casa. [Le parole fra parentesi sono annotazioni esplicative aggiunte da me].

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Tanti auguri a chi?

L’esperimento scientifico socio-culturale di un iscritto che chiede lumi a 24 rabbini italiani su come comportarsi riguardo la spinosa questione dei matrimoni misti. Le risposte valgono più di 24 numeri speciali sul Rabbinato in Italia della Rassegna Mensile di Israel e dimostrano meno divisioni di quelle che appaiono all’esterno, sulle questioni cruciali.

Sandro Servi

Leggendo il giornale di una Comunità ebraica italiana mi sono imbattuto, qualche tempo fa, in una rubrica, intitolata “Auguri a…” in cui si fanno le felicitazioni per matrimoni, bar/bat mitzvà, nascite. Notando la nascita di ben tre bambini (due gemelli da un matrimonio e una bambina da un altro) e mi stavo rallegrando, visto che in quella Comunità le nascite raramente si contano in un anno con le dita di una mano, quando ho dovuto considerare che quei due matrimoni erano matrimoni misti in cui entrambe le madri non sono ebree, dunque anche i neonati non lo sono. Mi sono posto allora il problema dell’opportunità dell’iniziativa di pubblicare gli auguri per tali nascite in un giornale di una Comunità ebraica.

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Boteach apre la campagna per il posto di Sacks

Un libro controcorrente, scritto da Rav Shmuley Boteach, racconta un Messia patriota e molto devoto alla legge mosaica. E sui giornali di Gerusalemme scoppia la polemica

Vittorio Dan Segre

Nel 1954 ebbi occasione di intervistare l’ambasciatore, accademico di Francia, Paul Claudel. Alla fine dell’incontro sapendo che venivo da Israele mi disse: «Ora che gli ebrei hanno uno stato daranno la cittadinanza a Gesù mettendo fine alla sua situazione di “apolide” tanto per gli ebrei che per i cristiani».

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