Pesach | Kolòt-Voci

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La base della fede risiede nell’uscita dall’Egitto

Commento alla Parashat Bo – In onore del Bar Mitzva di Tommy ben Shoshana ve-Moni Matalon

“E vi oltrepassai” (“u-pasachti ‘aleikhem”) (Shemot 12, 13)

Cosa vuol dire “u-pasachti”? La traduzione letterale del verbo sarebbe: passare oltre, saltare. Come puo’ essere? Eppure D-o e’ Onnipresente, quindi come fa a saltare se si trova dappertutto? In effetti il risultato di “u-pasachti” e’ che solamente i primogeniti degli egiziani vennero colpiti dalla decima piaga, mentre gli ebrei ne rimasero incolumi. Rashi suggerisce “ve-chamalti”, “ed ebbi misericordia” e la traduzione in aramaico di Onkelos e’ d’accordo. Quindi, evidentemente, il “salto” non e’ da intendersi solo in senso materiale ma anche in senso spirituale.

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Riconquistare la libertà

Alfonso Arbib – Rabbino capo di Milano

A Pèsach ricordiamo la Yetziàt Mitzràim, l’uscita degli ebrei dall’Egitto. Questo evento centrale della nostra storia non viene ricordato solo a Pèsach ma ogni giorno, più volte al giorno. Lo shabbàt e quasi tutte le feste ricordano questo avvenimento, la mitzvà dei tefillìn e la lettura dello shemà servono a perpetuarne la memoria. Continua a leggere »

I denti del figlio lontano

Un commento alla Haggadà di Pesach

Amedeo Spagnoletto

“Con i nostri ragazzi e i nostri vecchi, con i nostri figli e le nostre figlie con le nostri greggi e bestiami andremo perché è festa di Dio per noi” (Esodo 10:9)

C’e’ un brano dell’aggadà molto noto che a mio avviso ha bisogno di un approfondimento. Come si sa, vengono presentate quattro tipologie diverse di figlioli. Il saggio, il malvagio, il semplice e colui che non sa porre domande. Il brano trae spunto da quattro diverse espressioni contenute nella Torà, in tutte e’ affermato il compito di trasmettere alla generazione successiva la memoria dell’uscita dall’Egitto. Continua a leggere »

Che cosa non c’è bisogno di pulire per Pèsach?

Rav Shlomo Aviner*

Chi parte per Pèsach

MatzaChi parte per Pèsach e quindi non si trova in casa, può essere facilitato e non pulire nulla. In che maniera? Non solo si vende il chamètz, ma anche tutte le sue briciole. Certo non si possono vendere solo le briciole, perché non avrebbe senso dal punto di visto halakhico, ma si può però vendere il chamètz che sta in un armadio, compreso lo sporco. Oppure si può anche comprendere (nella vendita) tutto il chamètz di un’abitazione, senza che ci sia bisogno di pulire alcunché. Se però qualche ospite vi dovesse abitare (nei giorni di Pèsach) si devono pulire le stanze che verranno usate. Le altre stanze non in uso, verranno quindi sigillate con del nastro adesivo e si venderà il chamètz in esse contenuto.

Resta la domanda: in che maniera allora si può adempiere alla mitzvà della ricerca del chamètz, senza perderla? Se si arriva, la sera del 14 (la vigilia), nel luogo dove si trascorrerà Pèsach, quello è il luogo dove va fatta la ricerca del chamètz; ma se si arriva la mattina (del 14), si deve pulire bene e controllare una stanza “facile”, per esempio l’ingresso, ma senza bisogno vendere il chamètz contenuto. È chiaro però che si deve controllare, pronunciando la berakhà relativa, anche il locale dove si risiederà, se questo non è stato fatto prima.

Chamètz in quantità minore di un “kazàit”

Riguardo al chamètz in quantità minore di un “kazàit” (27 cmq o un cubetto di 3 cm), non si trasgredisce la regola di “non dovrai vederlo e non si troverà presso di voi” (cfr. “Igròt Moshè”). È scritto sulla “Mishnà Berurà” che qualsiasi cosa che sia chamètz “visibile” rientra nella categoria del divieto di consumare del chamètz che ha “passato Pèsach” (senza essere stato venduto), ma se questo viene compreso nella vendita del chamètz, è sicuramente permesso tenerlo. Certo, meno di un “kazàit” non si può certo mangiare, ma non si trasgredisce (per esso) al divieto di “non dovrai vederlo e non si troverà presso di voi”.

Generalmente infatti, nelle stanze non si trovano grossi pezzi di chamètz, a meno che un bambino non vada in giro con un panino in mano, o con dei biscotti da sbriciolare. Ma se si tratta di una stanza dove non si va in giro col cibo, non c’è affatto bisogno di pulirla (per Pèsach)!

Tra l’altro, per questa ragione, riguardo l’usanza di nascondere i “bocconcini” di chamètz, bisogna stare attenti a che siano minori di un “kazàit”, in maniera che se non se ne dovesse trovare uno, non c’è bisogno poi di impazzire a cercarlo, perché si può fare affidamento sulla formula di annullamento che si pronuncia dopo la ricerca. Continua a leggere »

Gli insegnamenti dell’Haggadà di Pèsach

David Piazza

DavidPiazzaChe cosa possiamo imparare, ebrei e non ebrei, la sera del Sèder, da portarci dietro tutto l’anno?

Lista sintetica senza nessuna garanzia di completezza e senza ordine di importanza. Alcuni insegnamenti sottintendono una conoscenza delle fonti accennate.

1) Si può uscire anche da una situazione apparentemente senza via d’uscita – Vedi il principio “Inizia con la diffamazione e finisce con la lode”: a) Gli ebrei schiavi in Egitto; b) Il popolo ebraico che ai suoi inizi era idolatra. Continua a leggere »

Shavuòt: Il passaggio dall’inusuale all’usuale

David Piazza

Tra tutte le feste del calendario ebraico, quella di Shavu’òt si distingue per un particolarità: è una festa senza mitzvòt, senza cioè obblighi particolari. Non si celebra, non si accende, non si suona e non si mangia niente di speciale. Questa ricorrenza inoltre, non ha nemmeno un nome particolare dalla Torà che la definisce solo col termine “settimane”, in ebraico appunto Shavu’òt. E di quali “settimane” si parla? Quelle che si contano a partire dalla seconda sera di Pèsach. Questo conteggio, comandato dalla Torà, è legato al manipolo d’orzo che in questo periodo veniva portato al Santuario di Gerusalemme. Ogni giorno, per quarantanove giorni. Continua a leggere »

Quando Pèsach cade di sabato sera (come quest’anno)…

Alberto Somekh

DERASHAH (sermone) SUI PREPARATIVI DI PESACH (Sabato 16 Aprile – ore 10.30)

Si anticipa la derashah di Shabbat ha-Gadol (così è tradizionalmente chiamato il Sabato che precede Pesach) allo Shabbat ancora precedente, cioè il 7 Nisan. Vengono nuovamente ricordate le regole relative a Pesach, quali l’obbligo delle pulizie, la bollitura dei recipienti da cucina, la ricerca e l’eliminazione delle sostanze lievitate (chamètz), l’acquisto delle matzot, il lavaggio delle erbe amare e tutto quanto è legato alla preparazione del Seder. Continua a leggere »