Palestina | Kolòt-Voci

Tag: Palestina

La lettera di Laura Malchiodi al Papa

Dopo il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della santa sede

abu mazen papa francesco (2)Sua Santità, Le scrivo, ancora, perché trovo sempre più difficile considerarmi Cattolica. Eppure sono sempre stata molto vicina alla Chiesa, grazie anche al fatto che provengo da una famiglia molto religiosa, con due pro-zii Vescovi (Umberto Malchiodi, Vescovo di Piacenza e Gaetano Malchiodi, Vescovo a Loreto, erano fratelli di mio nonno Aldo)… ma non solo per questo. La lettura dei Vangeli, che ho cominciato alle medie e quella della Bibbia, che ho iniziato ad affrontare nel 1972, a 15 anni (grazie al regalo di zio don Umberto), mi hanno sempre più coinvolta. Ho poi conosciuto Madre Speranza, che mi ha detto che sarei rimasta delusa dalla Chiesa, ma che avrei dovuto lottare contro le sue storture e non avrei dovuto abbandonarla… Lei mi sta rendendo estremamente difficile mantenere questa promessa. Oggi, per la prima volta nella mia vita, non me la sento di andare a Messa.

E pensare che ero così felice quando L’ho vista la prima volta!

La Sua scelta del nome Francesco (il mio Santo preferito) mi aveva fatto sperare che Lei volesse in qualche modo testimoniare il suo distacco dai capitoli bui della nostra storia, che hanno visto i Gesuiti come protagonisti di pogrom e persecuzioni orribili nei confronti degli Ebrei… ma evidentemente mi sbagliavo.

E non Le scrivo solo a mio nome. Miei amici, conoscenti e parenti ogni giorno mi confessano il loro imbarazzo profondo e la crisi che stanno attraversando, grazie a Lei.

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Criticare Israele si può, ma così è nuovo antisemitismo

Non si leggono mai appelli ad Hamas e simili affinché smettano di lanciare razzi, praticare violenza e diffondere odio antiebraico. Non è credibile che tutti i governi israeliani dal 1948 a oggi, di destra e di sinistra, siano stati criminali. Forse c’è altro.  Il trionfo e la tragedia di un Paese cinico e crudele anche perché assediato da chi vorrebbe una Palestina Judenfrei

Christian Rocca

AntiZionism200Mai un appello di intellettuali occidentali rivolto ad Hamas o ad Al Qaeda o agli Ayatollah affinché rinuncino alla violenza, all’odio razzista, ai missili, ai kamikaze, al terrorismo. Mai. Nemmeno un tweet. Gli intellettuali occidentali si appellano solo a Israele, perché si ritiri, perché rimuova l’embargo, perché fermi l’esercito. E poi boicottano. Boicottano gli studenti israeliani, i professori Israeliani, anche le aziende israeliane di acqua gassata. In teoria, ma solo in teoria, tutto questo potrebbe anche avere un senso perché Israele è un Paese democratico con un’opinione pubblica che può influenzare le scelte del governo, mentre le altre sono organizzazioni terroristiche di stampo religioso non particolarmente sensibili alle prediche peace&love.

Ma è inutile girarci intorno: l’antisionismo è il nuovo antisemitismo. E’ una versione aggiornata, ipocrita e politicamente corretta dell’antico pregiudizio antiebraico ben radicato a destra come a sinistra nella tradizione europea. Non c’è altro esempio di Paese messo in discussione in quanto tale. Non c’è altro esempio di Stato circondato da nemici che non ne riconoscono l’esistenza e da detrattori internazionali che lo mettono costantemente in discussione. Non c’è altro esempio di nazione criticata perché si difende da attacchi continui e ripetuti contro la sua popolazione e nonostante sia sempre pronta a deporre le armi, come ha già fatto, nel momento esatto in cui le autorità vicine smettano di voler spillare sangue ai «porci» e alle «scimmie ebree.

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Israeliani di tutto il mondo, unitevi!

Un paese costretto a uccidere per non essere ucciso. Le ragioni dell’inimicizia e del terrorismo sono le stesse a Gaza e a Mosul. Anche i cristiani dovrebbero unirsi, invece di fare sofismi di tipo umanitario

Giuliano Ferrara

giuliano-ferraraIsraeliani di tutto il mondo, unitevi! Avete un mondo da guadagnare e nient’altro che le vostre catene da perdere. Chiunque conosca e a qualunque titolo la storia degli ebrei, quella del sionismo e quella di Israele non deve avere dubbi su quale parte prendere nella guerra di Gaza. E quando infuriano le armi c’è un solo problema per le persone rette: da che parte stare. Chi si tira fuori parteggia senza dirlo, affetta un sentimento che è privo di vere basi etiche, insomma se la cava con poco e con poco si lava la coscienza. Se si guardi a Mosul e alla fuga funesta che una banda di predoni impone a una comunità perseguitata di “miscredenti”, anche i cristiani di tutto il mondo, intesi non come credo cultuale ma come nazione occidentale, dovrebbero unirsi. E contro gli stessi identici nemici.

E’ vero che la sproporzione delle forze colpisce, intimidisce, favorisce la favola umanitaria. Israele è grande in confronto alla Striscia di Gaza, pur essendo un paese piccolo. E’ più ricco, più popoloso, più attrezzato militarmente e tecnologicamente. Paga e ha pagato un prezzo alto al terrorismo, ma in confronto alle vittime di guerra palestinesi i suoi morti civili o in divisa, si contano sulle dita di due mani, per adesso. Se solo si abbia voglia di riflettere onestamente sulla realtà, però, tutto cambia. A parte gli accordi di Camp David, che hanno restituito agibilità politica e diplomatica al confronto statale di Israele con Egitto e Giordania, per tutto il resto Israele è un fazzoletto di terra accerchiato dall’inimicizia armata e dal terrorismo deliberato contro i civili, il vero collante di tutti i suoi vicini: inimicizia per la terra contesa, ma anche per il culto, che l’islam sunnita e sciita del nostro tempo non prevede possa sussistere in piena legittimazione fuori dai confini dell’islam stesso, e questo su basi profonde, che si rintracciano anche nel libro nella profezia coranica intoccabile, e anche per l’estraneità razziale (sono ebrei, una non entità, discendenti di scimmie e maiali).

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Perché la Repubblica Ceca ha votato no sulla Palestina?

C’entra la politica filo-americana del governo, ma anche gli accordi di Monaco del 1938 e una lunga vicinanza a Israele

La Repubblica Ceca è stata uno dei 9 stati che giovedì hanno votato contro l’ammissione della Palestina alle Nazioni Unite come “stato osservatore non membro”, l’unico di tutta l’Unione Europea. Si è trattato solo dell’ultima manifestazione di una stretta alleanza diplomatica tra Repubblica Ceca e Israele che dura da molto tempo. Anche un anno fa, ad esempio, la Repubblica Ceca aveva votato contro l’entrata della Palestina nell’UNESCO. Durante l’operazione Piombo Fuso, nel 2008-09, era stato l’unico paese europeo a sostenere il diritto di Israele a difendersi. Una posizione sostenuta anche in occasione della guerra in Libano nel 2006. Insomma: la Repubblica Ceca è considerata uno dei più fedeli alleati di Israele in Europa.

Il dramma dei matrimoni misti arabo-israeliani

Ripreso dal blog del Peace and Collaborative Development Network

“Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome: o, se non vuoi, legati solo in giuramento all’amor mio, ed io non sarò più una Capuleti”. Neanche nei suoi sogni più strani, Fareed avrebbe mai immaginato che queste famose parole pronunciate dalle labbra di Giulietta nell’immortale tragedia di Shakespeare, avrebbero descritto perfettamente la sua situazione attuale.

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Un piano nazista per Gerusalemme

L’ipotesi di Mallmann e Cüppers: fu progettato lo sterminio, anche se al dunque non fu messo in pratica

Michele Sarfatti

La Germania nazista programmò lo sterminio degli ebrei di Gerusalemme e Tel Aviv? Secondo il libro di Klaus-Michael Mallmann e Martin Cüppers, ora tradotto in inglese col titolo Nazi Palestine. The Plans for the Extermination of the Jews in Palestine (Enigma Books), tale progetto venne realmente pianificato, anche se al dunque non fu messo in pratica.

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Chi ha visto la nave degli Ebrei?

Nell’agosto 1946 una goletta carica di sopravvissuti all’Olocausto salpò dal porto di Bacoli, vicino a Napoli, e riuscì a raggiungere la Palestina nonostante il blocco inglese. Ora uno storico sta cercando di ricostruire quel viaggio. E si rivolge a chiunque, in Italia, abbia ricordi o notizie

Telesio Malaspina

Ilan Braun, 66 anni, ebreo francese, giornalista e poeta, da undici anni fa anche lo “storico non professionista”, come ama definirsi, con un particolare interesse per la presenza degli ebrei nell’ovest della Francia e per l’immigrazione clandestina ebraica in Palestina tra il 1945 e il 1948.

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