Pace | Kolòt-Voci

Tag: Pace

La pace perquisita

All’ Ambasciata d’Italia
Al Ministero degli Affari Esteri
All’attenzione del Minsitro per gli Affari Esteri, dr. F. Frattini
All’Ambasciata di Giordania in Italia
To the Jordan Embassy

Oggetto: Perquisizione invasiva al Confine Israelo-Giordano Nahar Jarden – Sheik Hussein

Buongiorno,

Mi chiamo Paolo (Shaul) Pozzi, titolare di passaporto Italiano ed Israeliano, Direttore della filale di una ditta multinazionale in Israele.

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Un colono italiano ci spiega perché la pace passa da cose molto, molto banali

Ariel Viterbo

Il conflitto tra il sionismo e il mondo arabo è un conflitto tra un movimento di liberazione nazionale atipico e un’insieme di nazioni di grande cultura e dal grande passato, le quali da più di cento anni rifiutano di riconoscere il diritto degli ebrei ad uno stato proprio. La storia del conflitto è stata segnata da innumerevoli occasioni nelle quali gli stati arabi e il popolo palestinese hanno rinnovato con atti e parole il loro rifiuto. Errori lungo il cammino della storia ne hanno fatti entrambe le parti ed è inutile tornarci sopra. Tentativi di mediazione, trattative, conferenze di pace, incontri al vertice si sono alternati a guerre, attentati, insurrezioni armate.

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Alain Finkielkraut: “Mai gli Ebrei si sono sentiti così soli”

Il filosofo analizza la situazione nel Medio-Oriente e tenta di spiegare l’insuccesso del processo di pace.

Marianne: In Israele lei ha parlato con un gran numero di responsabili politici ed intellettuali, in particolare a sinistra. Ha avvertito questo smarrimento del campo progressista israeliano del quale si parla, mentre il ciclo attentati-suicidi e rappresaglie sembra doversi ripetere all’infinito ?

Alain Finkielkraut: Ho avuto una lunga conversazione con Benny Morris, il capo fila di questi nuovi storici che hanno messo in difficoltà la leggenda dorata del sionismo. Dal lavoro di Morris, risulta il fatto che nel 1948 da 600.000 a 700.000 Palestinesi sono fuggiti poiché la loro società, in via di decomposizione, non era pronta ad affrontare la guerra, ma anche perché subivano atti di espulsione e di intimidazione da parte degli ebrei. Nel 1998, all’epoca della prima intifada, lo stesso Benny Morris è stato in prigione per essersi rifiutato di servire nei Territori occupati. A partire dal 1992, ha creduto alla pace. Allora tutto sembrava possibile: la Giordania concludeva un trattato, la Siria negoziava, il blocco comunista era distrutto, la risoluzione «vergognosa» dell’ONU, secondo la definizione di Michel Foucault, assimilante sionismo e razzismo veniva abbandonata, Arafat, a secco dalla guerra del Golfo, adottava una attitudine più morbida. Poi tutto è crollato, a partire dal fatto dell’incapacità dei Palestinesi a dire almeno «si ma» ai compromessi che erano stati loro proposti a Camp David. Questo massimalismo, aggiunge Benny Morris, gli procura guai sin dagli anni 30. Continua a leggere »

Ginevra si, Ginevra no

Lettera di intenti del Gruppo Martin Buber – Ebrei per la pace

Cari amici,

vi alleghiamo una nostra proposta per un evento da tenersi in Israele in appoggio alle intese di pace di Ginevra. Vi chiediamo di aderire all’iniziativa, di diffonderla nei modi opportuni e al contempo di darci i vostri suggerimenti, anche sul piano organizzativo e dei contatti con gruppi ebraici in altri paesi, per aumentarne l’efficacia. Continua a leggere »