Lubavitch | Kolòt-Voci

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Rabbini a confronto

SPECIALE SHALOM GIUGNO 2014. Sensibilità, formazione, impegno, sono elementi che caratterizzano il lavoro dei rabbanim Chabad e delle Comunità ebraiche, con molte analogie ma anche con molte differenze

David Piazza

DavidPiazzaA un raduno Moked di qualche anno fa,  in una di quelle chiacchierate notturne fuori dagli schemi, un rabbino di una Comunità italiana mi raccontava di come era venuto a sapere che il matrimonio di un suo ex alunno sarebbe stato celebrato non da un rabbino “comunitario”*, ma con grande stupore, da un rabbino Chabad-Lubavitch. Interrogato l’ex alunno, questo aveva risposto di aver passato un brutto “periodo” durante il quale gli capitava di girare disperato di notte e senza motivo e di aver trovato successivamente conforto solo nel poter suonare il campanello di quel rabbino Chabad, che a qualsiasi ora della notte non solo rispondeva, ma scendeva per strada e pazientemente si intratteneva in conversazione con il malcapitato. Mi ricordo che il rabbino “comunitario” aveva concluso il suo racconto con una considerazione ammiccante, dal sapore di una confessione: “Ma se fosse capitato a me, sai dove lo mandavo quello lì?”

Da questo episodio abbiamo già capito che pur trattandosi sempre di rabbini, le differenze tra quelli “comunitari” e quelli Chabad possono essere a volte molto marcate. Proverò allora a elencare qualcuna di queste differenze, ma cerchiamo di sempre avere bene in mente che si tratta solo di generalizzazioni senza alcuna pretesa di scientificità e che ogni rabbino è comunque un caso a parte.

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Il rabbino e l’amico dittatore

Berel Lazar, nato a Milano, sostiene da anni lo “zar” Vladimir Putin, che contraccambia con stima e sostegno

Gadi Luzzatto Voghera

Lazar-PutinChissà cosa pensano i rabbini ucraini delle prese di posizione di Berel Lazar, il rabbino Lubavich noto per la sua familiarità con Putin e che ha applaudito in maniera convinta all’annessione della Crimea alla Russia. Noto per aver dato nuovo slancio alle attività ebraiche nella Russia postcomunista, che ormai in gran parte si svolgono nell’ambito organizzativo del mondo Chabad, il rabbino Lazar (che si è formato a Milano) esprime con il suo comportamento un ben noto e direi tradizionale rapporto di appeasement fra la leadership ebraica e il potere politico.

Nei secoli e nei millenni, la massima talmudica “dinà demalkutà dinà” (la legge del regno è legge) ha non solo permesso agli ebrei di sopravvivere come minoranza in luoghi altrimenti inospitali, ma anche e soprattutto ha costituito l’essenza stessa del discorso politico ebraico nella diaspora. Certo, la figura di Lazar è particolarmente discussa, come sottolinea Batya Ungar-Sargon in un bell’articolo sul Tablet Magazine, e rimangono tutte da chiarire le dinamiche del suo rapporto con il nuovo Zar.

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La prima cucina sociale kasher in Italia

Ruth Migliara

La prima cucina sociale kosher in Italia. Questa è la nuova sfida del Merkos l’Inyonei Chinuch di Milano, associazione fondata in America nel 1940 dal Rebbe di Lubavitch, Rabbi Yosef Yitzchok Schneerson e presente in Italia dal 1959. Si tratterà di una mensa che distribuirà pasti gratuiti da asporto ai bisognosi e avrà sede nei locali delle scuole del Merkos di Milano, in Via Forze Armate. A sostegno dell’iniziativa si terrà il 17 giugno un evento benefico di grande prestigio al Teatro Vetra di Milano: “Beteavòn! La serata che nutre un progetto”.

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L’italiano non-ebreo che insegna ai Chassidim

NEW YORK – In un recente articolo apparso su www.lubavitch.com, Domenico Lepore è stato descritto come una anomalia. Nato e cresciuto in Italia, sebbene non sia ebreo, legge la Torah tutti giorni, ed è in grado di sostenere un dibattito sofisticato sul pensiero chassidico.

Il suo percorso di crescita professionale e “spirituale” comincia quando, insieme all’Israeliano Oded Cohen, sviluppa un approccio alla gestione delle organizzazioni basato sui principi scientifici del ‘pensiero sistemico’, denominato ‘The Decalogue’ , a seguito del quale viene scritto un libro, “Deming and Goldratt – The Decalogue” pubblicato negli Stati Uniti e tradotto in diverse lingue.

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I misteriosi ebrei di Bukhara

Massimo Introvigne

Bukhara, Uzbekistan. “Gli ebrei di Bukhara? Sono a New York”. Così, prima che partissi per l’Uzbekistan, diversi esperti di storia dell’ebraismo rispondevano alla mia domanda su una delle più antiche e misteriose comunità ebraiche del mondo. E certamente a New York gli ebrei di Bukhara ci sono.

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Quando la tradizione divide

Daniele Liberanome

Si dice spesso che Milano con la sua comunità costituisce una realtà a sé nel panorama italiano: gli iscritti provengono da un gran numero di paesi diversi, le sinagoghe aumentano in modo continuo (si può dire eccessivo?), ma anche l’attività è intensa ed estremamente varia. Milano in questo senso appare assai più simile a Parigi che a Roma e per questo è interessante leggere il breve e denso scritto di Laurence Podselver “Fragmentation et recomposition du Judaïsme: le cas français” (Ginevra, 2004). In poche e scorrevoli pagine, la docente universitaria ha riassunto buona parte dei risultati delle sue lunghe ricerche, a partire da un’analisi socio-demografica dell’ebraismo d’Oltralpe, per passare a un’interessante analisi della composizione e delle tendenze dell’Assemblea Rabbinica (il Consistoire) per poi soffermarsi sulle emblematiche evoluzioni di alcuni gruppi, ossia i residenti di una cittadina dell’hinterland parigino e i Lubavitch. Il quadro che ne emerge è quello di una comunità che, rispetto ai primi anni ’50, ha smarrito alcuni vecchi punti di riferimento ma ne sta trovando di nuovi. Continua a leggere »

Il messia è giunto a Brooklyn

Breve storia dei Lubavitcher, i più eretici tra gli ebrei ortodossi

La comunità ebraica in tutto il mondo è alle prese da alcuni anni con un fenomeno singolare: il Messia è arrivato a Brooklyn e ha ricostruito il “tempio” al numero 770 di Eastern Parkway; poi nel 1994, dopo due anni di paralisi, è morto e i seguaci ne attendono ora la resurrezione in modo che possa completare la redenzione. Potrebbe sembrare una stranezza o uno scherzo, ma non è così: i cosiddetti “messianisti”, coloro che riconoscono il “Rebbe”, cioè Menahem Mendel Schneersohn, come “Melek Moshiach”, il Messia per eccellenza, costituiscono la maggioranza del gruppo hassidico Lubavitcher (chiamato anche Chabad). Continua a leggere »