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Carne kasher da Eataly a Roma

Mentre all’Ucei si baloccano col “marchio unico”, le carni di Claudio Spizzichino entrano nel tempio della gastronomia italiana

Claudio SpizzichinoSeguono un rigoroso rituale di macellazione e una lavorazione altrettanto scrupolosa le carni kasher vendute presso il Centro Kasher di Claudio Spizzichino (in arrivo dall’allevamento di Vittorio Mastropietro). Dal 6 marzo anche la macelleria di Eataly Roma proporrà al grande pubblico le carni in arrivo dal Centro Kasher, con l’obiettivo di promuovere la cultura gastronomica ebraica.

È vero, Eataly rappresenta nel mondo il meglio del made in Italy, ma allora perché non dare spazio anche a chi, pur legato a un’altra cultura alimentare, lavora un prodotto 100% italiano (e di qualità) per adeguarlo alle esigenze di una vasta comunità?

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Il dominio .kosher diventa una battaglia da 17 miliardi di dollari

Rabbini contro rabbini. Una faida digitale che si è giocata virtualmente nel lontano Sudafrica e precisamente a Durban, città che ha ospitato questa settimana (dal 14 al 18 luglio) il meeting internazionale dell’Icaan (Internet Corporation for Assigned Names e Numbers), l’organismo che controlla su scala globale l’assegnazione dei nomi di dominio della grande Rete. La battaglia in questione vale il controllo del suffisso .kosher, termine che rimanda al vocabolo “kosherut”, che nell’accezione comune indica l’idoneità di un cibo ad essere consumato dal popolo ebraico.

Gianni Rusconi

Il punto focale della questione è la seguente: cinque organizzazioni (Orthodox Union, Star-K Kosher Certification, Chicago Rabbinical Council, Kashruth Council of Canada e Kosher Supervision Service, meglio conosciuta come Kof-K) si sono unite per opporsi al solo richiedente del dominio generico di primo livello “dot-kosher”, la Kosher Marketing Assets Llc, puntando l’indice sull’uso non adeguato e a meri fini di lucro di quella che è una tradizione sacra. Le due parti, entrambe attive nel business della certificazione degli alimenti con il “marchio” kosher, sono in disaccordo su come gli utenti del Web potranno trovare questi prodotti in futuro.

Kasher: dove un’impresa deve essere anche un servizio

Intervista a Marco Sed del Ristorante Yotvata di Roma: “Cucina kosher? Un servizio di natura sociale”.

Anna Tina Mirra

“A Roma abbiamo una vera cucina tradizionale ebraica. Fino al 1870 gli ebrei erano costretti a vivere nel Ghetto e, per imposizione papalina, a fare la spesa solo alla fine del mercato di S. Angelo in Pescheria. E poiché lì si trovavano soltanto prodotti quali indivia o zucchine, le nostre nonne cominciarono a fare di necessità virtù, ideando piatti come gli aliciotti all’indivia o la guiche di zucchine. Oppure la cassuola di ricotta, perché alla fine del mercato si trovava soltanto la ricotta e non anche altri formaggi. Piatti che poi la cucina romana ha ‘rubato’ dalla tradizione ebraica”. E’ con Marco Sed – 43 anni, sposato con Sharon, padre di Yael, Gabriel e Sarah, imprenditore, titolare del Ristorante “Yotvata” a Piazza Cenci, nel cuore del Ghetto romano – che GIROMA comincia ad addentarsi nelle tradizioni della cultura ebraica.

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Puntare su cucina kasher contro pregiudizi

Il Rabbino capo Roma all’evento ‘Gusto Kosher’, i sapori della tradizione ebraica

Virginia Di Marco

Prendere gli antisemiti per la gola, a tavola: è la ricetta del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che punta anche sulla cucina ebraica per contrastare pregiudizi e discriminazioni. “La cucina ebraica è l’arma migliore per combattere l’antisemitismo”, ha dichiarato ieri Di Segni, intervistato da ANSAmed durante l’evento eno-gastronomico ‘Gusto Kosher’, tenutosi nel vecchio ghetto della capitale.

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Gustando lo shabbat

Combattere la crisi facendo cultura. Un ristorante kasher milanese ci ha provato. Ecco la recensione di uno dei giornalisti presenti

Amo conoscere le altre culture, arricchirmi dissetandomi di sapere. Mi è sempre piaciuto, l’ho sempre fatto e mi son sempre domandata perché, purtroppo, per farlo bisogna sempre viaggiare. Che è una cosa meravigliosa, sia chiaro, ma le possibilità per farlo sono molto scarse. Della cultura ebrea sapevo ben poco. Ero già stata al Ristorante Re Salomone (leggete la recensione qui) ma non avevo fatto altro che mangiare i loro deliziosi piatti e limitarmi ad osservare.

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Ci mancava la guerra dei panini kasher

“Ghetto, un pastrami triste e solitario” è il titolo di questa recensione di un sito culinario, Puntarella Rossa. Leggete i commenti firmati in calce all’articolo. I gestori kasher scoprono che il web sa anche far male.

Vabbè, ci sono forme di ingenuità che è giusto vengano punite. Però le punizioni dovrebbero avere una proporzione. Comunque alla fine il consiglio è questo: se siete a Roma e vi viene voglia di pastrami – magari perché siete recentemente stati a New York e vi siete goduti il famoso monumento da una libbra di Katz’s – beh, lasciate perdere. Lo so, state già pensando che “al Ghetto qualcuno che ti fa un pastrami decente lo troveremo di sicuro”. Attenzione, rischiate di sedervi, ingannati anche dai tre adesivi del Gambero Rosso, ai tavolini all’aperto del Bistrot kosher cafè, in via Madonna del Pianto 69. Un locale tanto carino, visto da fuori, tutto laccato bianco, con le tinte giuste, e i funghi che riscaldano per bene, quanto approssimativo nel servizio e, purtroppo, nella cucina.

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Letiziola «kosher», cuoca con l’anima

Ha più di 80 anni ma governa ancora la cucina

Lilli Garrone

Tutti la conoscono come «Letiziola», e così la chiamano i figli e i nipoti. Con grande affetto e con un timore quasi reverenziale. Perché lei, Letizia Della Seta, a 81 anni compiuti (è nata il 9 aprile del 1930), ancora la chef, sarebbe meglio dire il comandante in capo, di «Dolce kosher» in via Fonteiana, un locale molto conosciuto dagli abitanti di Monteverde. Perché qui, accanto a villa Doria Pamphili, in uno dei quartieri più antichi e verdi della città, si è creata una seconda comunità ebraica romana, quasi più grande di quella del Portico di Ottavia, diventato di gran moda.

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