Islam | Kolòt-Voci

Tag: Islam

L’Islam e il nodo della Shoah

Roma, 24 gen. (Adnkronos) – I musulmani inglesi non parteciperanno alla commemorazione della shoah: dimentica le vittime degli altri olocausti, primo su tutti quello palestinese. A comunicare la scelta della comunit à islamica britannica è stato il segretario del Consiglio Musulmano inglese, Iqbal Sacranie, in una lettera inviata al ministro dell’Interno, Charles Clarke. ”Non siamo disponibili – si legge nella lettera di Sacranie – a partecipare alla cerimonia, perchè esclude gli altri genocidi e abusi dei diritti umani che vengono perpetrati oggi al mondo, incluso quello in Palestina”. Il mondo islamico italiano prende posizione di fronte al rifiuto dei musulmani inglesi. Reazioni diverse che vanno dal totale disaccordo alla condivisione, in nome della necessita’ che le celebrazioni non siano a senso unico e che si celebri il sacrificio di tutti gli uomini del mondo. Continua a leggere »

Stupidità e “cupidità”

Alberto Somekh

Nel corpo di una relazione su Gli Ebrei a Costantinopoli a p. 330 del Corriere Israelitico, anno 1856, leggo la seguente, istruttiva affermazione che riporto testualmente: “I Mussulmani perseguitavano per ignoranza e cupidità mista ad indifferenza e dispregio per tutto quanto è straniero; gli altri all’opposto incrudelivano per fanatismo religioso velato da una sconsigliata carità e tutto pel bene del peccatore”. Illustre sapienza dei nostri maggiori! Continua a leggere »

Centenario Sinagoga: Un passo in avanti

Centenario del tempio di Roma, in sinagoga anche islamici

Magdi Allam

ROMA – Per la prima volta in modo così formale ed esplicito tre esponenti delle comunità islamiche hanno messo piede nella sinagoga di Roma. Sarebbe tuttavia enfatico parlare di svolta storica nei difficili rapporti religiosi e politici tra musulmani ed ebrei. Perché in due, Mario Scialoja e Omar Camiletti, sottolineano di esserci andati a titolo personale. Il terzo, Abd al Wahid Pallavicini, è il presidente della Coreis (Comunità religiosa islamica italiana), una piccola anche se influente associazione. E tutti e tre sono italiani convertiti all’Islam. Mentre il 97% dei musulmani sono immigrati. Principale assente è un rappresentante ufficiale della Grande moschea di Roma.

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Alain Finkielkraut: “Mai gli Ebrei si sono sentiti così soli”

Il filosofo analizza la situazione nel Medio-Oriente e tenta di spiegare l’insuccesso del processo di pace.

Marianne: In Israele lei ha parlato con un gran numero di responsabili politici ed intellettuali, in particolare a sinistra. Ha avvertito questo smarrimento del campo progressista israeliano del quale si parla, mentre il ciclo attentati-suicidi e rappresaglie sembra doversi ripetere all’infinito ?

Alain Finkielkraut: Ho avuto una lunga conversazione con Benny Morris, il capo fila di questi nuovi storici che hanno messo in difficoltà la leggenda dorata del sionismo. Dal lavoro di Morris, risulta il fatto che nel 1948 da 600.000 a 700.000 Palestinesi sono fuggiti poiché la loro società, in via di decomposizione, non era pronta ad affrontare la guerra, ma anche perché subivano atti di espulsione e di intimidazione da parte degli ebrei. Nel 1998, all’epoca della prima intifada, lo stesso Benny Morris è stato in prigione per essersi rifiutato di servire nei Territori occupati. A partire dal 1992, ha creduto alla pace. Allora tutto sembrava possibile: la Giordania concludeva un trattato, la Siria negoziava, il blocco comunista era distrutto, la risoluzione «vergognosa» dell’ONU, secondo la definizione di Michel Foucault, assimilante sionismo e razzismo veniva abbandonata, Arafat, a secco dalla guerra del Golfo, adottava una attitudine più morbida. Poi tutto è crollato, a partire dal fatto dell’incapacità dei Palestinesi a dire almeno «si ma» ai compromessi che erano stati loro proposti a Camp David. Questo massimalismo, aggiunge Benny Morris, gli procura guai sin dagli anni 30. Continua a leggere »

Antisemitismo: radici antiche

ENZO FONTANA – L’Adige (10/11/2003)

L’ostilità contro gli ebrei è antichissima. Ce lo ricorda anche Pietro Citati in «Israele e Islam, Le scintille di Dio» (Mondadori 2003), viaggio attraverso ventisette secoli di storia e letteratura. Nel capitolo conclusivo di questo libro Citati prende in considerazione esplicitamente l’antisemitismo, dalle più antiche manifestazioni alla triste letteratura in voga nel XIX e XX secolo. Secondo Citati, l´origine di quest´avversione contro gli ebrei è il loro monoteismo, il non voler mischiare il loro Dio con la schiera degli dèi pagani, il loro cercare la separazione dai costumi religiosi degli altri popoli, persino a tavola.

Proprio questo vivere separati accese l´immaginazione dei popoli antichi. Per non parlare della reazione degli intellettuali. Tacito, il grande storico romano, pur ignorando completamente la cultura di Israele raccontava che gli ebrei erano gente superstiziosa, odiata dagli dèi, misantropi che veneravano una testa d´asino. Un altro storico, Apione, raccontava che nel loro Tempio compivano sacrifici rituali di stranieri, ingrassati a forza come Hansel e Gretel. In realtà gli ebrei forse furono gli unici, tra le grandi civiltà mondo antico, ad aborrire il sacrificio umano. Basterebbe questo a dimostrare la superiorità morale della loro concezione del mondo e della divinità. Continua a leggere »

Antisionisti, non antisemiti!

S. Plaut

Come dite? Anti-semiti? Chi, noi anti-sionisti? Noi? Noi non abbiamo nulla contro gli ebrei in quanto tali. Noi odiamo semplicemente il Sionismo ed i sionisti. Pensiamo che Israele non abbia il diritto ad esistere, ma questo non significa che odiamo gli ebrei in quanto tali. Siamo umanisti, progressisti ed amanti della pace.

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Sinistra e Islam

LA STRANA COPPIA

Aldo Torchiaro

La sinistra e’ per vocazione democratica e progressista. Lo e’ per antonomasia e per definizione. E’ l’istanza della partecipazione diffusa, della presa di posizione come lotta contro le ingiustizie. “Vivere”, ha insegnato Gramsci, “e’ essere partigiano” : prendere le parti dei soggetti deboli, il cui rafforzamento dei diritti e’ condizione imprescindibile di affrancamento e di progresso sociale. Alla realizzazione di questo sogno, l”utopia possibile”, alcune tra le migliori menti del XX secolo hanno dedicato l’esistenza. Il portato ideologico del passato doveva trasmettere alle nuove generazioni quella volonta’ di progresso, di solidarieta’, quel bisogno di uguaglianza sul piano dei diritti ed insieme l’ estensione dell’idea di liberta’ individuale e collettiva, che oggi sarebbe lecito aspettarsi da un moderno impianto socialdemocratico. Continua a leggere »