David Piazza | Kolòt-Voci

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I costi della kashrùt in Italia

David Piazza

A un vecchio stereotipo antisemita piace rappresentare gli ebrei come un popolo di astuti commercianti che riescono a manipolare l’ambiente circostante a proprio vantaggio. Basta dare un’occhiata ai prezzi che gli ebrei sono costretti a pagare per mangiare conformemente alla legge ebraica (kashrùt) per rendersi conto di quanto sia facile smentire questo stereotipo. In particolare in Italia, dove le comunità ebraiche sono in proporzione più piccole di quelle di paesi come la Francia, la Gran Bretagna, o gli Usa il problema è ancora più acuto. Continua a leggere »

Gli insegnamenti dell’Haggadà di Pèsach

David Piazza

DavidPiazzaChe cosa possiamo imparare, ebrei e non ebrei, la sera del Sèder, da portarci dietro tutto l’anno?

Lista sintetica senza nessuna garanzia di completezza e senza ordine di importanza. Alcuni insegnamenti sottintendono una conoscenza delle fonti accennate.

1) Si può uscire anche da una situazione apparentemente senza via d’uscita – Vedi il principio “Inizia con la diffamazione e finisce con la lode”: a) Gli ebrei schiavi in Egitto; b) Il popolo ebraico che ai suoi inizi era idolatra. Continua a leggere »

Quanto rende Kesher?

David Piazza

Qualche riflessione sul programma di riavvicinamento della comunità ebraica di Milano

È davvero strano come in una Comunità dove i problemi non mancano e il bilancio presentato mostrava preoccupanti (ma non certo nuovi) deficit alla voce scuola, in un’assemblea comunitaria le critiche degli assessori che hanno preferito abbandonare il consiglio nel novembre scorso, si siano concentrate ancora una volta sul programma Kesher che ha saputo risvegliare la Comunità da un torpore culturale che durava oramai da anni. Continua a leggere »

La guerra incruenta dei simboli

David Piazza

La storica e dolorosa operazione del ritiro da Gaza, per la quale molti “esperti” prevedevano come sicuro lo spargimento di sangue, si è conclusa invece senza incidenti di rilievo, pur nel dramma di più di 8000 persone costrette al trasloco forzato e il trauma emotivo di moltissimi tra protagonisti e spettatori. Le valutazioni storiche, politiche, sociali, hanno saturato i media, non solo del piccolo Paese che ha vissuto questo colossale psicodramma collettivo, ma del mondo intero. Abbiamo approfittato quindi della nostra presenza sul posto per qualche nota sull’unica battaglia combattuta senza risparmio di colpi: quella culturale, fatta di simboli che avrà, senza dubbio, ripercussioni enormi sulla coscienza collettiva degli israeliani, che si sono trovati, a distanza di decenni, di fronte a scelte di portata simile a quelle affrontate nel periodo di costituzione dello Stato. Continua a leggere »

Nuovo rabbino capo, nuova fiducia

David Piazza

Ieri sera il consiglio della Comunità ebraica di Milano si è riunito in sessione straordinaria. La nomina infatti del nuovo rabbino capo, con la lunga pausa estiva alle porte, richiedeva alla dirigenza delle decisioni importanti e non più prorogabili, per il futuro della scuola e del nuovo rabbinato. La riunione era stata preceduta da laboriose giornate dense di incontri incrociati tra i diversi responsabili comunitari e il rabbino capo perché il programma presentato potesse godere anche di un adeguato budget di spesa. Continua a leggere »

Rav Alfonso Arbib è il nuovo rabbino capo di Milano

Il professore di Talmud che parlerà a diciotto sinagoghe

David Piazza

Il cordiale ma convinto rifiuto espresso agli amici che lo invitavano a festeggiare nella pizzeria kashèr (dove si cucina secondo le regole alimentari ebraiche), all’indomani della nomina a rabbino capo, ci dice forse qualcosa sul futuro del rabbinato a Milano: “Mi dispiace, ma domani sera ho la lezione di Talmud”, rispondeva un imbarazzato Alfonso Arbib.

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Shavuòt: Il passaggio dall’inusuale all’usuale

David Piazza

Tra tutte le feste del calendario ebraico, quella di Shavu’òt si distingue per un particolarità: è una festa senza mitzvòt, senza cioè obblighi particolari. Non si celebra, non si accende, non si suona e non si mangia niente di speciale. Questa ricorrenza inoltre, non ha nemmeno un nome particolare dalla Torà che la definisce solo col termine “settimane”, in ebraico appunto Shavu’òt. E di quali “settimane” si parla? Quelle che si contano a partire dalla seconda sera di Pèsach. Questo conteggio, comandato dalla Torà, è legato al manipolo d’orzo che in questo periodo veniva portato al Santuario di Gerusalemme. Ogni giorno, per quarantanove giorni. Continua a leggere »