Alberto Somekh | Kolòt-Voci

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Torino: Pulsione distruttiva

David Sorani

La Comunità di Torino è scossa, turbata, inquieta. La conferma della revoca a Rav Somekh è un ulteriore colpo assestato a un ambiente già fortemente disorientato e lacerato al suo interno, che da tempo ha purtroppo smarrito il suo equilibrio e la sua vitalità. Già questo basterebbe per esprimere duri giudizi sulla maggioranza consiliare che col suo accanimento antirabbinico l’ha portata a vivere l’attuale situazione di tormento e di crisi esistenziale. E se il presente è amaro e grigio, il futuro si prospetta ancora più fosco e privo di sbocchi. Non solo a Torino, probabilmente, ma in tutta l’Italia ebraica.

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Lettera agli ebrei torinesi

Lettera Aperta

Ma cosa sta succedendo nella nostra Comunità? Ormai quasi ogni giorno finiamo sui giornali, e sempre per qualche litigio o qualche protesta. “La Stampa” scrive addirittura che avremmo bisogno di due rabbini: uno per i religiosi e uno per i laici (etichetta che manca implicitamente di rispetto a entrambi)! Ma perché questo Consiglio continua a creare divisioni?

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Marrani e italiani

Alberto Somekh

Nello scorso gennaio ho partecipato all’evento annuale della Orthodox Assembly a Gerusalemme: duecento rabbini da quaranta paesi del mondo riuniti per dibattere i temi centrali dell’ebraismo. La prima sessione era dedicata al tema scottante dell’avvicinamento dei lontani, che nessun forum rabbinico si esime dal trattare oggi. Peraltro, in apertura ci venne detto che quest’anno non si sarebbe parlato degli strumenti e degli obbiettivi, ma si sarebbe affrontato l’argomento da un’angolatura diversa: fino a che punto è lecito spingersi pur di avvicinare chi si è allontanato dall’ebraismo?

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Torino: In tre mesi “Conosce già bene la Comunità”

La comunità nomina Elihau Birnbaum. Ma resta anche Alberto Somekh

MAURIZIO LUPO

Viene da Gerusalemme il nuovo Rabbino Capo della Comunità ebraica di Torino. Si chiama Elihau Birnbaum. E’ ritenuto un uomo di grande esperienza, di circa cinquant’ anni, apprezzato per la sua cultura e la sua capacità di mediazione.

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Ogni giorno si compie un piccolo miracolo

Tsad Kadima e i quartieri di Gerusalemme

L’Università Ebraica di Gerusalemme al monte Scopus ha ospitato la cerimonia finale del corso speciale per giovani cerebrolesi “I quartieri di Gerusalemme” realizzato in collaborazione con Tsad Kadima, l’associazione che da anni si occupa di organizzare e aiutare il percorso formativo dei bambini che soffrono di lesione cerebrale in Israele. Erano presenti il vice decano dell’Università Ebraica di Gerusalemme Suzy Seligman, Shahaf Raich direttrice progetto Perach che opera in campo disabilità e che ha fornito studenti regolari come accompagnatori e assistenti del corso, il direttore di Tsad Kadima Yosi Pinto, Yuval Tsur direttore dei progetti Tsad Kadima a Gerusalemme e Alessandro Viterbo tra gli ideatori del progetto e rappresentante in questa occasione della Fondazione Marchese De Levy di Torino, che ha dato il sostegno finanziario che ha consentito la realizzazione del Corso. Molti gli interventi di saluto e condivisione: il Rav Alberto Somekh, rabbino capo della Comunità ebraica di Torino e presidente della fondazione De Levy ha inviato un messaggio di saluto, sottolineato l’importanza di aver sostenuto un progetto simile che rende la città di Yerushalaim e la sua bellezza “lenes’ammim” come scrive il profeta Yeshayau. La vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e vicepresidente e animatrice dell’associazione Amici di Tsad Kadima in Italia, Claudia De Benedetti, ha ricordato in un messaggio il forte legame che lega gli ebrei italiani e la città di Gerusalemme.

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Cedri preziosissimi

Alberto Somekh

In vista della prossima festività di Sukkòt sono in circolazione in alcune Comunità italiane cedri israeliani con l’etichetta “Otzàr Bet Din”. Di cosa si tratta? Come è noto l’anno 5768 appena trascorso è stato un Anno Sabbatico (shenàt shemittah): in esso erano in vigore restrizioni halakhiche per quanto riguarda i lavori e i prodotti agricoli in Eretz Israel, come prescrive la Torah in Wayqrà, cap. 25. Contrariamente a quanto molti credono, i frutti dell’Anno Sabbatico non sono affatto proibiti, ma sono invece dotati di una qedushah particolare. La Torah dice infatti: “E lo Shabbat della terra sarà per voi affinché ve ne cibiate (le-okhlah)” (v. 6) e si interpreta questo versetto come una vera e propria Mitzwah. Nello stesso tempo, la Torah vuole insegnarci che la qedushah di questi frutti esige da noi che ci asteniamo dal farne commercio (le-okhlah we-lò li-skhorah) e dal danneggiarli o sprecarne in alcun modo (le-okhlah we-lò le-hefsèd – Mishnah Shevi’it 8, 1 segg.; ‘Avodah Zarah 62a).

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Frutta da Israele? Sì, grazie!

Anno sabbatico e Seder di Rosh ha-Shanah

Alberto Somekh

Si avvicina Rosh ha-Shanah. In molte famiglie, soprattutto di origine sefaradita, vi è il minhag di introdurre la cena, dopo aver recitato il Qiddush, con una serie di assaggi dolci e beneauguranti. Alcuni corrispondono a frutti, come il melograno e il dattero, che non sono raccolti in Italia ma provengono da paesi caldi. Fra i produttori di questi frutti vi è Israele e per molti il cosiddetto Seder di Rosh ha-Shanah è anzi un’occasione per portare in tavola, come Siman Tov, prodotti di Eretz Israel. A tal proposito mi è stata rivolta la seguente domanda. L’anno uscente 5768 è stato un Anno Sabbatico (Shenat Shemittah) e, come è noto, ha comportato diverse restrizioni halakhiche all’agricoltura in Israele e al conseguente consumo dei relativi prodotti. Essi necessitano di un apposito marchio di kashrut che ne attesti la provenienza in conformità con la halakhah (esistono soluzioni differenti, sulle quali non mi soffermerò). Come regolarsi oggi con questi frutti in Italia?

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