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Petrowskaja racconta a Trieste gli ebrei tra Kiev e l’Europa

La scrittrice, che si è trasferita a Berlino dove scrive per testate russe e tedesche, ha ottenuto un grande successo con la saga familiare “Forse Esther” (Adelphi)

Luigi Reitani

PetrowskajaTra le novità più rilevanti della letteratura tedesca contemporanea vi è la diffusa presenza di autori provenienti da altre realtà linguistiche e culturali, immigrati di prima o di seconda generazione, che con il loro contributo apportano nuova linfa alla tradizione del paese in cui vivono, non solo tematizzando spesso le proprie origini e i problemi dell’adattamento, ma anche e soprattutto guardando con occhi nuovi la società e la storia della Germania. È così che alcuni degli scrittori tedeschi protagonisti del recente Salone del libro di Torino, che ha visto la Germania ospite d’onore, portano nomi decisamente non tedeschi, come ad esempio Stefanie de Velasco.

Questo è anche il caso di Katja Petrowskaja, nata a Kiev nel 1970, che dopo gli studi di letteratura a Tartu, in Estonia, e una laurea a Mosca, si è trasferita nel 1999 a Berlino, dove lavora come giornalista per alcune testate russe e tedesche. Con il suo debutto letterario “Forse Esther”, impeccabilmente tradotto da Ada Vigliani per le edizioni Adelphi (pagg. 241, euro 18), la scrittrice ha ottenuto un fulminante successo di critica a partire dal prestigioso Premio Ingeborg Bachmann, assegnatole nel 2013 per un’anticipazione del libro uscito qualche mese dopo. Un successo che sembra riproporsi ora anche in Italia con l’ingresso del romanzo nella cinquina dedicata agli stranieri del premio Strega.

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Il lavoro con i libri? Un’avventura senza tregua

Daniela Gross

È nata e cresciuta in un mondo di libri, temprata, fin dalla più tenera età, a una severa pratica di buone letture. Bando alle storie da ragazzine e largo a Edgar Allan Poe, Kafka, Proust, Dickens e quant’altro poteva pescare dalla biblioteca di casa. Una biblioteca fornitissima e di ottima qualità, grazie a due genitori d’eccezione: il papà Alberto, matematico e inventore, cofondatore con l’amico d’infanzia Luciano Foà della casa editrice Adelphi e la mamma, Bianca Candian, di professione medico oculista avvezza a dedicare il tempo libero alla difficile alchimia della traduzione letterarie.

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